L’Olandese volante

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Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Ma quale sinistra?

Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, scriveva oggi sul suo giornale una lettera aperta a Walter Veltroni. In sintesi, Sansonetti attacca Veltroni, ritenendolo il principale responsabile sia della sconfitta del (cosiddetto) centrosinistra sia della totale disfatta della sinistra, asserendo che il problema è stata una campagna elettorale iniziata male e condotta peggio. Questo è vero, ma non per i motivi addotti da Sansonetti, sui quali è in un errore madornale.

La mossa di Veltroni di volersi presentare con un solo partito, contrariamente a quanto dice Sansonetti, è stata giusta e probabilmente la migliore da farsi per un progetto di lungo periodo: la vecchia Unione aveva dimostrato tutta la sua fallacia, spaccata a destra e a sinistra. Il problema, a mio avviso, è tutto da rivedersi nella sinistra, per i motivi che esporrò tra breve.

Secondo punto: il pluralismo (esasperato, aggiungo io) porta all’inefficienza; è un dato di fatto. L’Italia del dopoguerra è stata fondata prima sugli aiuti del piano Marshall, poi sul debito pubblico, con le conseguenze che tutti conosciamo. L’Italia è sempre stata incapace di stare in piedi, e questo è stato dimostrato dai vari governi che si sono succeduti sino ad oggi (il prossimo sarà il sessantaduesimo in sessantadue anni; non vorrei sbagliarmi, ma le cifre più o meno sono quelle). Come i governi non riuscivano a stare in piedi (e il più lungo, della Prima Repubblica, quello di Craxi, si manteneva con le tangenti), così non riusciva all’Italia. Questo è stato il parlamentarismo compromissorio italiano, è un dato di fatto difficilmente smentibile (senza dimenticare che per pluralismo, in Italia, almeno, è da intendersi anche i poteri della società, che influivano -e influiscono- in maniera indegna sui poteri dello Stato, paralizzandolo). Una razionalizzazione della politica era d’uopo da tempo, ma ciò non è avvenuto.

Perché? Non voglio dare la colpa alla sinistra: non ce l’aveva. Erano i tempi dell’URSS, ed era normale che certe forze politiche non riuscissero a fondersi, emarginate dalle altre, come è avvenuto altrove, dove il bipartitismo si è affermato per altre vie fuorché quella elettorale (e come sta accadendo oggi in Spagna). Ma con il crollo dell’URSS la sinistra italiana ha fatto un disastro. Oggi non esiste in Italia un solo partito moderno. Tralasciando la destra, di cui ho parlato abbondantemente, a sinistra non si è assistito ad un solo movimento che intendesse riformare la sinistra in Italia. E anche oggi le cose non vanno meglio.

Diliberto ha addirittura proposto il ritorno alla “falce e martello”: l’assenza del simbolo ha provocato il tracollo, secondo lui. Cosa sbagliata: il simbolo sulle schede c’era, non era il loro, ma c’era. Eppure non ho visto da nessuna parte un successo per tali partiti. Il ritorno alla falce e al martello è solo una scusa per non guardare in faccia alla realtà. Il Paese (la parte sinistra, insomma) chiede un partito socialista come quello di Zapatero, non un partito comunista, e neppure un partito socialista barzelletta come quello presentato da Boselli.

Per questo motivo il PD ha rubato consensi alla Sinistra: perché, almeno in teoria, era il partito che più si avvicinava al partito socialista spagnolo o al SPD tedesco. Ma il PD non lo è: ora come ora è un partito più al centro che a sinistra, e deve fondersi innanzitutto ad un livello ideologico con la sinistra, per diventare un partito di sinistra. Come è avvenuto ovunque, ma non in Italia: basti pensare che nel resto del mondo i partito comunisti con un certo seguito sono praticamente scomparsi (cone le eccezioni di Cina, Cuba, Corea del Nord e cose così). La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è da attribuirsi solo ad una incapacità della sinistra di riformarsi e rimanere al passo con il mondo moderno.

Non meno colpe ha Veltroni: forse avrebbe dovuto battere di più sul fuoco della fusione con la sinistra, mostrare che un partito unico, moderno e davvero riformista “si può fare”. Ma non lo ha fatto. Nella campagna elettorale ha avuto poco coraggio. Non di meno, il PD non si è caratterizzato per nulla: un partito anonimo ed evidentemente senza ideologia.

Il percorso obbligato per avviare un reale processo di ammodernamento dell’Italia politica, a mio avviso, è questo: la Sinistra deve decidersi ad abbandonare tutti i retaggi del vecchio comunismo, e questo può farlo solo segando le gambe ai vecchi, e rinnovando il gruppo dirigente; il PD deve mandare a casa tutto il gruppo dirigente sulla cresta dell’onda dal 1993; la Sinistra e il PD devono sedersi ad un tavolo per fondere le proprie idee, giungendo ad una sintesi che non sia di 276 pagine, e questo possono farlo solo dei giovani, perché 1) sono nati nel mondo moderno, non ne sono esclusi dal Paese reale come questa gente di oltre cinquant’anni d’età e da quaranta in politica; 2) non hanno pregiudizi dovuti a decenni di scontri e incontri in Parlamento. Il PD dovrebbe accettare all’interno del suo shadow cabinet anche esponenti della Sinistra, anche se fuori dal Parlamento, per preparare una piattaforma alternativa a quella della destra. E soprattutto, fare delle primarie serie: Veltroni, visto che ti piace tanto il modello anglosassone, fai ai tuoi seguaci il piacere di andartene. Kerry non si è certo ricandidato dopo la sconfitta del 2004,e John Edwards non ha avuto maggior fortuna nelle ultime primarie democratiche USA, no? Le primarie devono essere un reale momento di scelta, non una semplice ratifica della decisione presa dalla direzione di partito.

Questa è la strada da intraprendere. Ma le formazioni che ho chiamato in causa non sembrano volerla prendere in considerazione: oltre al già citato Sansonetti, che ha avviato la lotta intestina nel centrosinistra guardando la pagliuzza nell’occhio di Veltroni invece della trave nel proprio, anche il PD ha dimostrato di non volersi rinnovare. Alla presidenza lasciata da Prodi sono stati proposti Rosy Bindy e Franco Marini. Ditemi voi che senso ha.

UPDATE: a Primo Piano Diliberto è tornato sul problema del simbolo. Ancora una volta dimostrato di non avere capito nulla: ha addotto come motivazione il fatto di avere portato in piazza un milione di persone per migliorare i protocollo sul welfare. Non ha notato che quella era una manifestazione per convincere il governo a fare delle modifiche, non una manifestazione di comunisti, come dice lui, per la quale avrebbe portato meno persone, e infatti la maggioranza dei lavoratori poi ha approvato tale protocollo con referendum. Inoltre dimentica che gli italiani, dal 1993, chiedono un sistema maggioritario, e quindi perlomeno bipolare: il voto al PD e in generale ai partiti maggiori è coerente anche con il risultato di quel referendum. Gli italiani vogliono una politica diversa, non la falce e il martello.

17 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , | 4 Commenti

«Il macigno che blocca la politica italiana»: la campagna delle menzogne

Non basta ad Alitalia subire le scelte scellerate dei passati governi (di destra e di sinistra). Adesso la tragedia della compagnia (perché, ricordo, sono 20 000 dipendenti, cui si aggiunge l’indotto di Malpensa) viene usata come motivo elettorale.

Silvio Berlusconi butta in campo Alitalia e con essa migliaia di lavoratori: tre o quattro settimane per una cordata italiana; Banca Intesa è con noi.

La prima a tirarsi indietro è proprio Banca Intesa. Berlusconi si è sognato tutto. Ma forse Berlusconi, da buon tombeur de femmes, si era distratto a causa del nome del CEO di Intesa Sanpaolo.

Tre o quattro settimane: giusto il tempo per arrivare al 12 aprile (e proprio il giorno prima delle elezioni) o magari il 19 aprile (quattro settimane dopo, quando tutto sarà finito).

Perché proprio adesso? Berlusconi è stato al governo cinque anni. Come ieri ha ricordato Casini, nel 2004 Berlusconi faceva il superman della situazione, affermando che per fortuna di Alitalia c’era lui. Non voglio citare Casini, voglio citare la fonte: questo articolo del Corriere delle Sera del 18 febbraio 2004. Casini non si è inventato niente, ma come si dice, Berlusconi deve darsi parvenze di superuomo. Per mascherare il suo fallimento come politico.

Berlusconi doveva salvare Alitalia nel 2004: ha salvato Rete 4, ha salvato se stesso, ha salvato i suoi amici, non poteva salvare Alitalia? La risposta è sì, e l’ho detto giusto ieri. Lo ha fatto? No. Perché non gli interessava.

L’importante è il potere, l’importante è potere governare il Paese, impedire che il Diritto venga ristabilito, e che si continui con questo scempio che, lo ricordo, sta trascinando il Paese alla rovina.

E risultano profetiche le parole di Indro Montanelli, signore che comunista non può proprio essere definito, che il 14 luglio 1998, sulla prima pagina del Corriere della Sera scriveva questo editoriale, in cui definiva Berlusconi, il macigno che blocca la politica italiana.

Tutto questo è sotto gli occhi di tutti. Berlusconi è alla quinta campagna elettorale, è sceso in campo quindici anni fa. Abbiamo avuto Berlusconi-Prodi-Berlusconi-Prodi. Nella prima Repubblica non era mai successo: il Paese è fermo dalla sua discesa in campo. La politica è bloccata, e con essa il Paese intero.

Il Paese è da anni in crisi. Prima per i governi traballanti di centrosinistra, ma poi abbiamo avuto cinque anni (cinque anni) di Berlusconi. Dov’è questo cambiamento che ci aveva promesso nel contratto con gli italiani? Dov’è la prosperità che il superuomo ci aveva promesso? Il mondo cresce sempre più di noi, e cinque anni, mai accaduto nella storia italiana, non gli sono bastati per farci tenere il passo? Ne voleva venti?

Berlusconi, 72 anni a settembre, si fa avanti per la quinta volta. Blair ne ha 55 ed è “in pensione” da quasi un anno, dopo dieci anni come premier, Zapatero ne ha 48 e già quattro anni di legislatura alle spalle, Sarkozy ne ha 53, la Merkel 54.

Berlusconi, con un controllo dei mezzi di comunicazione di massa da fare invidia ad Hitler, tenta ancora di ammaliare l’Italia con le menzogne: si dichiara liberale, poi candida l’uomo dei taxi che bloccò Roma contro le liberalizzazioni. Un liberale anti-liberalizzazioni, ma lo sapevamo già.

Berlusconi, che l’11 settembre 2003 dichiarò che «Mussolini non ha mai ucciso nessuno», candida tal Giuseppe Ciarrapico, fascista dichiarato, perché «ci servono i suoi giornali». Berlusconi, tessera numero 1816 della P2 del fascista Licio Gelli. Berlusconi, che è il maggiore editore italiano, talmente convinto che i giornalisti siano uno strumento del potere, afferma che i giornalisti non sono liberi, ma suoi servi. Ed è così. E Curzio Maltese, in un editoriale su la Repubblica (giornale che ho qui davanti a me), osservava con rassegnazione che i giornalisti non si sono alzati in piedi per protestare contro simili offensive affermazioni. Non potevano: Berlusconi ha ucciso anche il giornalismo, e anche questo era stato profetizzato da Paolo Sylos Labini nel lontano 2002, in “Berlusconi e gli anticorpi“, laddove gli anticorpi sono (erano) i giornalisti.

Berlusconi, i cui amici sono amici della Mafia, che riesce a quietare magicamente tutte le accuse facendo sparire le prove o addirittura le leggi, come scriveva l’Independent nel 2006, dopo quindici anni di barzellette cerca ancora di farci ridere per nasconderci le sue magagne.

Berlusconi, l’uomo che si proclama un umile democratico, che dà del coglione agli italiani che non lo votano (condannando di fatto lo Stato di democrazia pluralista) e del kapò a un membro del Parlamento europeo, colpevole di essere socialista e di avere idee contrarie alle sue, per giunta davanti al Parlamento europeo stesso, e dichiarando i parlamentari europei come «turisti della democrazia», mentre è in carica come Primo ministro italiano. Ma Berlusconi, dopotutto, è l’uomo che insulta anche post mortem.

Berlusconi era completamente inadatto a governare: stavolta il profeta era l’Economist, un giornale liberale (non comunista), con questo articolo, ma l’Italia lo ha scelto, come disse ancora Montanelli, perché doveva provare sulla propria pelle Berlusconi per potersene liberare, come un vaccino. E per cinque anni, lo ribadisco, Berlusconi è stato al governo, e ha preso in giro gli italiani, a partire da Alitalia, che oggi è sottoterra e che lui, nel 2004, avrebbe salvato. Ecco il risultato. Berlusconi è indifendibile, e tutti i suoi sostenitori o nascondono la polvere sotto il tappeto o sono semplicemente imbambolati dal suo carisma o meglio, dalle sue battute.

Berlusconi, il democratico che, invece di confrontarsi con le opposizioni, gli strappa il programma (programma che lui aveva dichiarato essere identico al proprio).

Posso continuare per giorni. Berlusconi in quindici anni ha detto milioni di balle: non ne basterebbero venti di anni per raccontarle tutte. Berlusconi, il liberale non liberale, il democratico non democratico, il barzellettiere che non fa ridere, l’impunito che insulta chi gli mette davanti al naso le prove della sua (di Berlusconi) incapacità, il superuomo che doveva salvare l’Italia e che dopo cinque anni di governo ha salvato solo Rete 4 e i bilanci Fininvest, oltre alla propria fedina penale.

Berlusconi, che può anche essere visto come un grande imprenditore (seppur con un torbido passato), non può invece essere definito un grande stagista: Berlusconi ha fallito tutti gli obiettivi per il Paese, conseguendo solo i propri personali. E il risultato è davanti a noi: nessuno come lui ha potuto cambiare l’Italia, governando cinque anni, ma non lo ha fatto.

Adesso presenti la cordata per Alitalia, o la smetta di giocare (ancora una volta, l’ennesima) sulla pelle degli italiani. Vinca chiunque alle prossime elezioni, fosse anche Forza Nuova o il Partito Comunista del Lavoratori. Ma mi auguro con tutto il cuore, per il bene del Paese, che il Paese stesso si liberi di questo macigno che gli impedisce di andare avanti.

22 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Il socialismo italiano? Non esiste

Enrico Boselli è il candidato premier per il Partito Socialista, affiliato all’Internazionale Socialista e al Partito Socialista Europeo. Boselli dovrebbe rappresentare i socialisti, quelli veri, quelli che non sono comunisti (la Sinistra - l’Arcobaleno) e quelli che si chiamano socialisti solo per fare propaganda (il Partito Democratico).

Il socialismo italiano è ancora fermo agli anni precedenti al fascismo: le dottrine sono sempre le stesse, e non potrebbe essere altrimenti. In Italia abbiamo ancora anacronistici comunisti convinti fino al midollo e fuori dal tempo, mentre il comunismo muore ovunque, e pure la Cina se n’è accorta (per non parlare della Russia); abbiamo socialisti che sono ancora marxisti (il fu Partito dei Democratici di Sinistra, oggi Partito Democratico) e che oggi sono più al centro che a sinistra.

Boselli, quello che dovrebbe rappresentare la rinascita del socialismo italiano, che dovrebbe porre fine alla diaspora dei socialisti (che da Tangentopoli a oggi sono finiti un po’ ovunque, attirati un po’ dai soldi di Forza Italia, come Fabrizio Cicchitto, insieme a qualche comunista tipo Sandro Bondi, un po’ dal PDS, un po’ da Rifondazione), Boselli, che con coraggio si candida da solo per affermare le proprie idee socialiste, Boselli offre un seggio a Clemente Mastella. Quel Mastella che saltando da un lato all’altro dello schieramento non ci ha permesso di capire quale sia la sua ideologia.

Boselli, che neppure sa cos’è il socialismo (e in Italia non lo sa nessuno), vuole candidare qualcuno che è talmente al centro da stare sia a destra che a sinistra.

All’estero il socialismo è stato oggetto di varie e grandi revisioni (nel 1959 e nel 1989 in Germania, con Tony Blair nel Regno Unito e oggi in Spagna con José Zapatero), e grazie a queste riforme sono stati al governo e hanno ottenuto grandissimi risultati (basti ricordare che a dicembre dello scorso anno la Spagna di Zapatero ha superato l’Italia per reddito procapite), in Italia il Partito Socialista vuole candidare Mastella (che per fortuna ha rifiutato, dimostrando un minimo di dignità).

Il socialismo che ha cambiato l’Europa in Italia non esiste. E gli effetti si vedono: il resto del mondo va avanti, l’Italia rimane ferma; è il prezzo da pagare per non avere una vera sinistra da alternare ad una vera destra (che neppure esiste, ma per altri motivi). A voler riassumere la situazione politica italiana, abbiamo solo gli anacronistici comunisti, i presunti socialisti e addirittura il pentapartito, che oggi è il bipartito (PD e PdL).

Non so a voi, a me tutto questo ricorda l’Italia dell’Assemblea Costituente. Complimenti, siamo ancora negli anni Quaranta: cambiate calendario.

9 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Pensieri, Politica | , , , , , , | 1 Commento