Senza parole: Friends
Ore 17:40: Friends - Il sedere di…Al Pacino (Prima stagione, episodio 6)
Ore 18:05: Friends - La prima volta di Ross (Prima stagione, episodio 4)
Ore 18:50: Friends - Una visita inattesa (Sesta stagione, episodio 13)
Ore 19:10: Friends - Cuore di ghiaccio (Sesta stagione, episodio 14)
Fonti: Palinsesto RAI e palinsesto Mediaset
Se il voto è illegale…
Chi si presenta oggi al voto come candidato, ha ben chiara la situazione politica che si è avuta con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Tutti sanno che Berlusconi sta lì illegalmente, e non per un solo motivo.
Il problema è che tutti lo sopportano e nessuno lo contesta. Qualcuno dello schieramento opposto a quello di Berlusconi, si fa anche pubblicare i suoi libri per comprarsi uno yacht. E poi c’è gente che, stupita, si chiede come faccia questo tizio (Berlusconi) a essere ancora a galla dopo quindici anni di gaffe e fallimenti. Il potere dei soldi? Non solo. C’è interesse, altrimenti di motivi per sbatterlo fuori ce ne sarebbero. Ne elenco alcuni:
- Innanzitutto, è incostituzionale: secondo l’articolo 51 della Costituzione, tutti i cittadini dovrebbero concorrere a ricoprire incarichi pubblici in condizioni di uguaglianza. Possedere metà del mercato televisivo (oltre ad essere il maggiore editore italiano) non è condizione di uguaglianza (la legge sulla par condicio è solo un tampone che Berlusconi continuamente infrange, come si può vedere qui, con tanto di Bonaiuti che ne chiede l’abolizione, cosicché il suo principale - Berlusconi - possa comprare pubblicità elettorale sulle sue reti a piacimento - tanto compra da sé stesso - e magari trasformare l’illegale Rete4 in un reality show 24 ore su 24 su di lui, la sua famiglia, il suo partito e i suoi miracoli);
- In secondo luogo, Berlusconi non può essere eletto per una legge dello Stato: l’articolo 10 della legge n.361 del 1957 afferma che «non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica». Il possesso di tre televisioni (di cui una illegalmente) è frutto di una concessione dello Stato italiano a Berlusconi. L’entità economica è notevole. Eppure la Giunta per elezioni del Parlamento dell’illegalità, calpestando la legge, ammise Berlusconi;
- In terzo luogo, il conflitto di interessi in essere nella persona di Berlusconi è enorme: non solo è concessionario di reti televisive, ma ha le mani anche, per esempio, nel settore assicurativo, bancario ed edile, dove l’intervento legislativo dello Stato è sempre notevolissimo. Anche il Parlamento europeo ha richiamato l’Italia, il 20 novembre 2002, deplorando che “in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d’interessi“. Eppure cinque anni di centrosinistra non sono bastati ad approvare una legge che costringesse Berlusconi a scegliere fra se stesso e lo Stato. Per questo io li ritengo complici di Berlusconi al mantenimento di questa situazione di illegalità che sta distruggendo l’Italia. Adesso la blanda normativa sul conflitto d’interessi, approvata dal governo Berlusconi, prevede soltanto che il capo del Governo debba delegare la gestione a persone qualsiasi (parenti o amici, ma in ogni caso sono ammesse persone che non sono indipendenti), limitandosi a uscire dal Consiglio dei Ministri quando si tratti di votare una questione in conflitto (il fatto che poi ci siano già accordi e indicazioni di voto per gli altri ministri rimane irrilevante).
E non dimentichiamo le leggi ad personam, i processi (con condanne in primo o in secondo grado) fermati da cavilli degli avvocati-deputati o da leggi cancella-reati, gli insulti alla Giustizia, il passato opaco e le leggi palesemente incostituzionali, come quella sulla legge elettorale, ripudiata persino dal suo creatore. Tutti provvedimenti che sono andati a beneficio non solo suo, ma anche di tantissimi criminali, che, ad esempio grazie alla legge ex-Cirielli, sono rimasti o saranno impuniti.
Tutto questo grazie alla sua discesa in campo. E grazie a chi lo tiene in vita per proprio interesse, a destra come a sinistra. Se oggi l’Italia è in coma profondo, lo dobbiamo a tutti voi, veterani della politica, che oggi, ancora una volta, ci chiedete il voto, ma permettete che l’illegalità personificata continui a tenere in scacco il Paese per il proprio interesse. Montanelli lo diceva da anni, ma avete continuato a sporcare il gioco politico sulla pelle dei cittadini impotenti.
Complimenti.
Stato di diritto o sprecopoli?
Ieri sera guardavo con piacere Matrix, il programma di Enrico Mentana. Si parlava degli sprechi della politica. Uno degli ospiti era Roberto Poletti: giornalista presso Vittorio Feltri, eletto nel 2006 nelle file dei Verdi. Questo giovane (di faccia, ma anche anagraficamente, avendo 37 anni, rispetto agli altri colleghi) ha deciso, dopo due anni di legislatura, ha deciso di non ricandidarsi. Il motivo? Prendeva 15 000 euro per non fare un emerito nulla: in una parola, faceva il peón.
Non solo: denuncia francamente che c’erano molti parlamentari che non facevano nulla, ma che comunque prendevano lo stesso stipendio di chi lavorava 16 ore al giorno. Ancora: siccome lo stipendio è anche a gettone (più sei in aula, più vieni pagato), i parlamentari fanno i pianisti; i nuovi imparano presto a fare il voto multiplo. Prima si mette la mano, oltre che nel proprio banco, anche in quello del vicino. La seduta successiva la mano finisce su entrambi i banchi vicini. Alla fine sei talmente esperto che riesci a suonare «una serenata lungo tutta la fila» (parole di Poletti). Un po’ questo, un po’ quello, alla fine i parlamentari prendono il gettone anche se non sono presenti. Basta fare i turni.
La discussione si è fatta accesa in merito alla legge-mancia. Questa vergognosa legge distribuisce un sacco di soldi a una marea di associazioni, comuni, enti locali. Immaginate di avere mille euro: se li distribuite a mille persone, ognuno avrà un euro, che “investirà” in un caffè, un giornale, un lecca lecca…che ci volete mai fare con un euro? Ma se invece, fra quelle mille persone, ne scegliamo una sola o due, quella con l’idea migliore, al fine di realizzare quell’idea non è meglio? Sì. Ma se gli diamo solo un euro, la sua idea non potrà mai realizzarla. Ma non è solo la stupidità dei finanziamenti a pioggia: c’è anche il problema che questi soldi sono andati in luoghi dove i parlamentari ne avevano bisogno per alimentare il clientelismo. Quei soldi (almeno in parte) sono finiti nelle tasche di amici e parenti. E intanto nelle ASL e nelle scuole manca la carta igienica.
Si è parlato anche di inutilità burocratiche: nel nostro Paese esiste non solo la Provincia, ma esistono anche cose come le comunità montane, delle associazioni di comuni (al momento, 358), che spesso di montane non hanno niente: vi fanno parte anche comuni costieri (!). Ma intanto prendono finanziamenti dallo Stato, mentre i consiglieri e i presidenti soddisfano il proprio ego ai danni dei cittadini, scrivendo il proprio incarico sul proprio biglietto da visita, e prendendo il lauto stipendio.
Esiste poi un organo costituzionale che in pochi conoscono: il CNEL. Chi non studia diritto probabilmente non lo conosce. Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro è previsto dal’articolo 99 della Costituzione, ed è un organo consultivo con potere di iniziativa legislativa. Attivo dal 1957, non ha praticamente fatto nulla. L’unico merito, è l’aver fatto quadrare i conti dello Stato, pur costandogli 15 milioni di euro l’anno. I membri di questo consiglio percepiscono poco più di mille euro al mese. Un Consiglio inutile, che rimane, viene copiato dai somali, ma che comunque continuiamo a pagare. Senza un perché.
Ma più di tutte, un’affermazione di Poletti mi ha colpito: che nel Palazzo in pochissimi si siano resi conto che la Piazza è (anche, se non soprattutto) su internet. E quei pochi che se ne sono accorti, hanno tentato (forse in buona fede) di imbavagliarli e azzopparli. Non solo il già noto e famigerato ddl Levi, ma anche, di recente, l’Agenzia delle Entrate: Stefano Corradino ci informa che l’Agenzia vuole che i siti web utilizzati «per divulgare informazioni relative all’attività esercitata anche solo a scopo pubblicitario, deve indicare nel proprio spazio web il numero di partita I.V.A.». Pazzesco. Nel resto del mondo, Cina compresa, nel bene e nel male, si comprende l’importanza di internet e la tecnologia “as is”. Evvai, fermiamo il commercio elettronico: uno prima provava a vendere, se gli andava bene continuava, e faceva il suo piccolo o grande commercio elettronico, su cui poi avrebbe pagato regolarmente le tasse. Ma se solo per provare a vendere devo perdere tempo e denaro per aprire la partita IVA, allora niente. E ci perde anche lo Stato, che non incamera quelle tasse. La burocrazia è asfissiante.
Forbes ha stilato di recente la classifica degli uomini più ricchi del mondo: in cima, fra i primi tre, vedo persone come Carlos Slim, magnate delle telecomunicazioni e Bill Gates di Microsoft. Persone che hanno fatto fortuna con internet e i computer. E in Italia? Sempre fra i primi tre, c’è il Ferrero, che ha fatto fortuna col cioccolato, e Del Vecchio, che ha fatto fortuna con gli occhiali. D’altronde, come si può fare fortuna con internet e le tecnologie, se la ricerca in Italia è sottofinanziata e sovraburocratizzata, e gli esperti IT emigrano all’estero, dove sono richiestissimi e strapagati?
Ogni giorno sempre più le magagne mettono la zavorra a questo Paese. Aspettando Argentina?
BUONE NOTIZIE: Il Papa, che domenica scorsa aveva ignorato il Tibet, ha capito di essere in errore, e oggi ha pregato per il Tibet (vabé, nel frattempo è scaduto l’ultimatum, la repressione cinese è scesa in campo, ma comunque almeno il gesto va apprezzato).
E tu paghi
Mi è capitato oggi di vedere una televendita su Italia Uno di MediaShopping, società del gruppo Mediaset (principale azionista, mediante varie società, Silvio Berlusconi).
La televendita è durata cinque minuti. Ed è stata mandata in onda fra cinque minuti di pubblicità e altri cinque minuti di pubblicità normale. Totale: un quarto d’ora di pubblicità consecutiva. PAZZESCO.
L’Unione Europea ha vietato con direttiva simili comportamenti. L’Italia, grazie alla legge Gasparri…
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Ma quale informazione?
Ho l’abitudine, quando posso, di vedere quanti più telegiornali è possibile. Mi piace confrontarli e vedere quanto fanno cagare. Ma oggi proprio si è scaduto nel ridicolo.
Gianni Riotta è il direttore del TG1; è subentrato a Clemente J. Mimun, il quale, dato il risultato delle ultime elezioni politiche, ha dovuto trasferirsi su Canale 5, dove è diventato direttore del TG5. Informazione lottizzata, mi viene da dire: cambia il partito al potere, cambia il direttore del telegiornale. Ma in questo Paese non è una novità: è così da cinquant’anni.
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