L’Olandese volante

More than a watcher…

Robin Tax?

Finalmente sta venendo a galla qualche dettaglio in più sulla cosiddetta Robin (Hood) Tax che Giulio Tremonti ha intenzione di introdurre in Italia. In soldoni, si tratta di un aumento dell’IRES a carico delle imprese petrolifere per prelevare i guadagni extra che i petrolieri percepiscono grazie all’aumento del prezzo del petrolio (l’IRES, come dice il nome, è l’Imposta sul REddito delle Società).

Qualcuno pensa che dopo questo provvedimento i petrolieri non faranno altro che aumentare i prezzi per compensare l’imposta aggiuntiva. Questo, in generale, non è sempre vero: se dopo l’introduzione dell’imposta i prezzi dovessero salire, ci sarebbe una contrazione della domanda (ovvero si comprerebbe meno benzina) e quindi i profitti dei petrolieri scenderebbero comunque. Il problema è di quanto.

La benzina non ha molti sostituti: senza la benzina che puoi mettere nel serbatoio? L’acqua? Alcune auto sono diesel, ma il prezzo del carburante è ormai lo stesso della benzina, quindi non cambia granché: per i consumatori diventa indifferente comprare l’uno o l’altra, a parità di altre condizioni. Inoltre i prezzi dei vari distributori sono abbastanza simili, quindi andare da un benzinaio o da un altro cambia poco. Si può quindi evincere empiricamente che la domanda di benzina non è elastica: questo vuol dire che se il prezzo aumenta, per esempio, del 10%, la quantità domandata diminuirà, poniamo, dell’1%.

Che succede quando la domanda è poco elastica, come nel caso della benzina? Se i produttori scaricheranno l’imposta interamente sui consumatori, questi compreranno un po’ meno benzina ad un prezzo più alto. Poiché la diminuzione della quantità domandata non è grande rispetto al prezzo, i ricavi dei petrolieri aumenteranno. Tuttavia l’IRES “mangerà” un po’ di questi ricavi, con il risultato che il guadagno dei petrolieri diminuirà. In conclusione, poiché la domanda è rigida, i consumatori pagheranno la tassa e i petrolieri guadagneranno meno. In questo caso, quindi, è vero che l’introduzione della Robin Tax potrebbe essere a carico dei consumatori (i petrolieri, in teoria, potrebbero anche decidere di non alzare i prezzi e pagare loro la tassa, ma io, a dir la verità, non ci credo, perché sarebbe da idioti: al massimo, ne pagheranno solo una parte, aumentando i prezzi di poco per evitare un calo troppo elevato della domanda).

In base a quanto detto, la Robin Tax di Tremonti, secondo me, creerà solo una tassa in più a carico dei consumatori, in particolare dei più deboli, alla faccia di Berlusconi che voleva tagliare tasse a tutto spiano.

Parlando di Robin Tax, per assonanza, viene in mente una certa Tobin Tax, inventata nel 1972 da un premio Nobel (Tobin, appunto). Prima di spiegarla vi farò sapere una cosetta: ogni giorno sui mercati finanziari si scambiano valute per circa 1 500 miliardi di dollari al giorno. Giusto per fare un paragone, il PIL dell’Italia è di circa 2 000 miliardi di dollari l’anno. Il mercato delle valute è molto speculativo: è aperto 24 ore su 24, è molto liquido, concorrenziale e decentrato, quindi è facile approfittare delle fluttuazioni delle monete. Immaginate di tassare questi scambi ad un’aliquota bassissima, ad esempio lo 0,05% (per fare un paragone, l’IRES è al 27%): ogni giorno si avrebbero (potenzialmente) 75 miliardi di dollari, ovvero quasi 30 000 miliardi ogni anno. Per fare un paragone, la FAO, per far fronte all’emergenza alimentare, ha chiesto un paio di miliardi: con il gettito della Tobin Tax potremmo far mangiare aragoste agli africani. Qualcuno ha calcolato che applicando questa tassa alla sola Unione Europea, entrerebbero in cassa 22 miliardi di euro l’anno.

Non solo: tassare questi scambi farebbe diminuire gli scambi stessi, quindi ci sarebbe meno speculazione e più stabilità. In soldoni, l’euro non salirebbe o crollerebbe in pochi giorni rispetto al dollaro, come succede da qualche settimana.

Ovviamente, questa medaglia ha il suo rovescio (secondo qualcuno, almeno): minori scambi significa minore liquidità, quindi minore efficienza dei mercati. Secondo me è una baggianata: con un’aliquota così bassa, il mercato diventerà di sicuro un po’ meno liquido, ma non in modo catastrofico. Inoltre la maggiore stabilità eviterà catastrofi ancora maggiori: qualcuno ricorderà che nel 1992 ci fu un feroce attacco contro la lira, tanto che la nostra moneta dovette essere svalutata del 30% e il governo fu costretto a due manovre finanziarie di lacrime e sangue.

Altra cosa discutibile è il fatto che la Tobin Tax sarebbe una tassa anti-globalizzazione, e il nome di Tobin è stato associato ai no-global, e così la sua tassa. Una simpatica opera di diffamazione, ma che pare abbia avuto effetto.

Il problema è che il forex (ovvero il mercato valutario) rende molto: con un po’ di fattore C si può anche diventare schifosamente ricchi in poco tempo. Per questo motivo il mondo finanziario è contro l’introduzione di questa tassa e, si sa, le lobby contano più dei comuni cittadini disinformati. Tremonti dovrebbe fare in modo che ci sia consenso in Europa per l’introduzione della Tobin Tax, invece di puntare sulla Robin Tax, che invece sarà a carico dei consumatori (speculatori o meno).

19 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Economia | , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 Commenti

Il merito del 3% e gli scandali della demagogia

Oggi l’Ecofin ha ufficialmente fermato la procedura di infrazione contro l’Italia per avere superato il tetto del 3% nel rapporto deficit/PIL.

Già prima delle elezioni, avevo parlato dell’azione dell’ultimo governo Prodi per quanto riguarda la politica economica, e avevo già detto che ciò che era stato fatto andava nella direzione giusta. Oggi l’Ecofin ce lo ha confermato. Alcuni estratti dall’articolo sullinkato, però, vanno evidenziati.

L’Ecofin prende atto di come il rapporto tra deficit e Pil in Italia “è aumentato al 4,2% nel 2005, prima di scendere al 3,4% nel 2006 e all’1,9% nel 2007, con un aggiustamento del bilancio del 3% del Pil nel periodo 2006-2007, ben al di là degli sforzi raccomandati dal Consiglio”.

Come avevo scritto in precedenza, il passato governo Berlusconi aveva avuto il demerito di far schizzare il debito pubblico ben oltre il tetto nel 2005. Nel 2006 e nel 2007, invece, il rapporto è felicemente crollato, ed è avvenuto durante il governo Prodi (il piccolo calo del 2006, tuttavia, andrebbe attribuito a entrambi i governi Berlusconi e Prodi, ovviamente in proporzione - il governo Prodi si è insediato a maggio 2006).

“Per quel che riguarda il debito dell’Italia - si legge nella decisione del’Ecofin - dopo essere sceso per un decennio appena sotto il 104%, nel 2004 è rimasto ben al di sopra del tetto Ue del 60%. E’ poi aumentato del 2% nel 2005 e di un ulteriore 0,6% nel 2006, prima di calare di nuovo al 104% nel 2007.

Il rapport debito/PIL, come avevo già scritto, è aumentato durante il governo Berlusconi, per scendere decisamente sotto Prodi. Insomma, come sopra: delle prove difficilmente confutabili del fatto che la politica di Padoa-Schioppa è stata intelligente e orientata al lungo periodo. Un’opera interrotta bruscamente, in favore di un ritorno al passato, soprattutto grazie ad un’infame opera dei mass media che hanno convinto gli italiani di pagare più tasse.

All’uopo, giusto per fare un esempio, Studio aperto, presunto telegiornale di Italia 1, Mediaset, prima delle elezioni del 2006, paventava lo spettro del ritorno di Visco al ministero dell’Economia, dipingendolo esplicitamente come un vampiro (satira? può darsi…ma un telegiornale che fa satira non è un telegiornale, è un varietà). A governo Prodi insediato, poi, aveva detto che gli italiani pagavano più tasse, parlando solo di pressione fiscale ma non facendo esemplificazioni corrette sul risparmio che invece gli italiani hanno avuto (come ho già scritto, sotto Prodi hanno pagato più tasse solo i ricchi e gli evasori). Sotto Berlusconi, invece, il medesimo telegiornale decantava meravigliato il clamoroso risparmio che gli italiani avrebbero avuto dal taglio dell’ICI e altre cose, prendendo giustamente i risparmi massimi, ma non quelli medi.

Stranamente, però, non ha ricordato che questi tagli (soprattutto l’ICI, la tassa più federalista d’Italia, che la Lega avrebbe dovuto difendere con i denti, se avesse avuto un po’ di coerenza) se da un lato ci fanno risparmiare (forse), dall’altro ha conseguenze nefaste: come scrive questo articolo, a seguito del taglio dell’ICI, sono stati tagliati i fondi per i trasporti, per l’ambiente, per la ricerca e il fondo contro la violenza sulle donne (istituito nel 2007 dal governo Prodi). Insomma, risparmiamo qualche centinaio di euro, ma avremo tram, bus, metro sporchi, in ritardo (a meno che non alzino i prezzi dei biglietti, come temo faranno, e il risparmio andrà a quel paese), avremo più inquinamento, la rete idrica, che già fa schifo, continuerà a peggiorare, si darà un altro simpatico colpo di grazia alla ricerca. Alle donne vittime di abusi in casa, alle ragazze-madri senza un tetto e ai loro figli, il governo Berlusconi risponde con un civile “Cazzi vostri”. La Carfagna, che avrebbe dovuto difendere queste donne, si preoccupa di insultare gli omosessuali.

Mi chiedo dove andremo di questo passo: ricordiamo che Berlusconi ha promesso di abolire anche il bollo auto e che a gennaio dovremo pagare qualche miliardo di euro grazie al conflitto di interessi in capo a Berlusconi, che sta cercando di difendere con le unghie e con i denti la sua rete abusiva, Rete 4. Questi miliardi da dove arriveranno? Da una nuova tassa Berlusconi o da altri tagli, non ci sono molte alternative . E vogliamo ricordare il famigerato federalismo fiscale che rischia di dare il colpo di grazia al Sud?

E infine, non dimentichiamo che la situazione economica del nostro Paese è ancora terribile.

Il debito pubblico dell’Italia però, nonostante una lieve flessione nel 2007, “resta il più elevato tra gli Stati membri dell’Ue”

Ho già detto che il malgiorno si vede dal mattino. Ancora una volta, incrociamo le dita e speriamo non vada troppo male…

UPDATE ore 20:05: il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

3 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Economia | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

L’illegalità continua

Oggi il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset, ribadendo che il Ministero delle Comunicazioni ha l’obbligo di procedere alla riassegnazione delle frequenze televisive. Dal 1999, infatti, nessun ministero di nessun colore politico ha provveduto all’assegnazione di tali frequenze, in ottemperanza alla gara che si tenne in quell’anno.

Durante tale gara, Mediaset aveva perso il diritto di trasmettere per quanto riguardava il canale Rete 4. Il governo di Massimo D’Alema, il più berlusconiano del centro[sinistra], non provvide, così come non fece il governo successivo, quello di Giuliano Amato. Nel 2001 Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, ritornò a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio, e ovviamente non provvide ad togliere la frequenza alla propria rete. Anzi, con un decreto e poi con la legge Gasparri, il governo Berlusconi salva Rete 4, rete, ricordiamolo, di Berlusconi stesso. Il governo Prodi che successe a Berlusconi, pur sollecitato,non ottemperò al suo obbligo.

La rete che aveva vinto la frequenza, ovvero Europa 7, ha presentato una marea di ricorsi in Italia e presso l’Unione Europea. Tutte hanno stabilito la stessa cosa: Europa 7 ha il diritto di trasmettere e il governo italiano DEVE riassegnare le frequenze e finalmente ristabilire lo stato di diritto in Italia.

Oggi il Consiglio di Stato ha nuovamente dato ragione a Europa 7. Oggi il Consiglio di Stato ha ribadito che il governo italiano DEVE assegnare le frequenze in base alla gara del 1999.

Purtroppo il governo italiano non sembra avere l’intenzione di farlo: pochi giorni fa, con un colpo di mano, il governo di Silvio Berlusconi, dimostrando di volere mantenere la situazione di conflitto d’interessi, la vergogna italiana per eccellenza, aveva tentato di dribblare tutte le sentenze inserendo una norma nascosta in un decreto milleproroghe (fortunatamente, le opposizioni se ne sono accorte e hanno miracolosamente fatto opposizione).

Grazie a questa meravigliosa opera pubblica e privata di Berlusconi l’Italia deve già pagare 3-400 mila euro al giorno come multa comminata dall’Unione Europea, che il primo gennaio 2009 (quando diventerà definitiva) ammonterà ad una cifra compresa fra 328,5 e 438 milioni di Euro, cifra che in quella data sarà definitiva e perduta per sempre. Ma oggi si aggiunge una nuova notizia: entro dicembre il Consiglio di Stato provvederà a decidere a quanto dovrà ammontare il risarcimento che lo Stato dovrà pagare ad Europa 7 per avere favorito Berlusconi. Europa 7 ha chiesto tre miliardi di euro di danni per i nove anni in cui lo Stato di diritto, in Italia, ha vissuto nell’ombra. Queste due multe le pagheremo noi, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Il governo Berlusconi, che dice di voler abbassare le tasse, sarà costretto a chiedere agli italiani di pagare una tassa Berlusconi per pagare tutte le multe che Berlusconi stesso ci ha fatto guadagnare. si parla di miliardi di euro, che potrebbero essere usati per le scuole, la ricerca, le infrastrutture, i rifiuti. E invece dovremo pagarli perché Berlusconi possa guadagnare sulla nostra pelle.

La soluzione? Rete 4 deve smettere di trasmettere illegalmente. Berlusconi sta mettendo le mani nelle nostre tasche in modo molto più subdolo di quanto il PdL dice abbia fatto il precedente governo Prodi. Fin quando quest’essere potrà rimanere in politica, l’Italia non potrà progredire, perché sarà sempre azzoppata dal cancro che Berlusconi rappresenta.

Questa sera monitorerò i telegiornali per vedere quali daranno almeno un minimo risalto alla notizia, aggiornando mano a mano questo articolo.

(UPDATE 18:45) Studio Aperto (Mediaset), edizione delle 18:25: incredibilmente, per Studio Aperto ha ragione Rete 4. Ricordiamo: la sentenza odierna del Consiglio di Stato obbliga il governo a procedere all’assegnazione delle frequenze secondo la gara del 1999, in base alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, e in base a tale gara Rete 4 NON ha diritto di trasmettere. Ricordiamo un’altra cosa: il consiglio di Stato ha RESPINTO un ricorso presentato da Mediaset, com’è possibile che Mediaset canti vittoria? (Mi viene in mente che «Chi controlla il presente, controlla il passato, chi controlla il passato, controlla il futuro»). Pazzesco.

(UPDATE 19:10) TG3 (RAI), edizione delle 19:00: il TG3 dà correttamente la notizia. Il ricorso respinto è stato presentato da Mediaset, e ricorda che il governo deve rispettare quanto ha detto l’Europa a riguardo (e per la quale siamo stati multati). Il Consiglio di Stato ha semplicemente respinto un ricorso di Europa 7 che chiedeva di assegnare le frequenze togliendole a Rete 4, ma lo stesso consiglio di Stato, in sintesi, ha detto che non può farlo, e che invece deve farlo proprio il Governo. Insomma, Studio Aperto (e Mediaset) hanno amorevolmente distorto la notizia a proprio favore.

(UPDATE 20:25) TG1 (RAI), edizione delle 20:00: anche il TG1 dà correttamente la notizia: il Consiglio di Stato afferma che Rete 4 può continuare a trasmettere fino a quando il Governo non riassegnerà le frequenze come stabilito dalla CGCE, ovvero come da gara del 1999, ovvero assegnando una frequenza a Europa 7.

(UPDATE 21:45) TG2 (RAI), edizione delle 20:30: Come il TG1 e il TG3. Peccato per i commenti dei politici, che ovviamente hanno spostato il baricentro della notizia a favore di Mediaset (ribadisco: il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset e uno di Europa 7: con il primo si obbliga il governo a dare seguito alla gara del 1999 riassegnando correttamente le frequenze, in primo luogo assegnandone una a Europa 7 secondo varie sentenze italiane e europee, con il secondo si permette a Rete 4 di continuare a trasmettere fino alla riassegnazione delle frequenze - e non dopo, visto che Rete 4 quella frequenza l’ha persa).

(UPDATE 22:45) TG.com (Mediaset), edizione delle 22:30 (Italia 1): molta enfasi riguardo il ricorso respinto di Europa 7, solo una frase riguardo quello di Mediaset. Anche nel servizio del TG.com Rete 4 appare legalmente abilitata alla trasmissione, ma il servizio dimentica che il Consiglio di Stato ha espressamente fatto riferimento alla sentenza della CGCE che dà ragione a Europa 7.

(UPDATE 12:40 - 1 giugno) Rassegna stampa TG5 (Mediaset), edizione della notte: La decina di giornali presi in esame (Messaggero, Giornale, Secolo XIX, Unità, Manifesto, Mattino e altri) in gran parte non riportavano la notizia. Quelli che la riportavano, però, sono stati decisamente ignorati dal lettore del TG5, anche quando erano in una buona posizione (taglio medio con un titolo bello grosso). Mia teoria: visto che tutti riportavano la notizia correttamente (ovvero che Mediaset usciva sconfitta), il CdR del TG5 ha preferito glissare del tutto.

UPDATE 20:05 - 3 giugno): il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

31 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Quanto costerà il primo CdM di Berlusconi?

Questa mattina, al Giornale Radio Uno (quindi non Radio Mosca) si facevano i conti in tasca delle prime dichiarazioni di Berlusconi sul suo primo Consiglio dei Ministri: Silvio Berlusconi ha proposto l’abolizione dell’ICI sulla prima casa. L’ICI è un’imposta comunale, quindi i suoi soldi finiscono nelle tasse dei comuni italiani: ogni anno entrano nelle casse municipali circa dieci miliardi di euro, ovvero il 30% circa del loro intero bilancio. Imponendo l’abolizione dell’imposta sulla prima casa, ci sarà un taglio delle entrate di circa tre miliardi l’anno. Un’abolizione, come ho già fatto notare, che sarà comunque inutile per le famiglie italiane, visto che spendono in media poche centinaia di euro l’anno per questa imposta, a differenza dei ricchi proprietari di megaville.

Per legge, il bilancio deve quadrare, quindi i comuni avranno due strade: o aumentano le entrate (aumentando altre tasse o concedendo nuove licenze edilizie, completando la cementificazione dell’Italia) o tagliare i servizi. In alternativa, può essere lo Stato centrale a erogare nuovi finanziamenti, ma il problema sarebbe lo stesso: o alza le tasse o taglia le spese. Non oso neppure ricordare l’opzione tre: l’emissione di nuovo debito pubblico sarebbe il colpo di grazia per un Paese il cui intero PIL già non basta a coprire i suoi debiti, e che in questo senso è il peggior Paese del mondo, come ho già fatto notare.

L’altro provvedimento annunciato da Berlusconi è il bonus bebé: considerando che i bebé nati ogni anno in Italia sono circa 200mila, allo Stato toccherà sborsare almeno altri 200 milioni di euro (non so come la prenderà la Lega, visto che questi soldi finiranno anche nelle tasche di extracomunitari e romeni).

Non dimentichiamo poi la bomba sganciata da Berlusconi nell’ultimo giorno di campagna elettorale: l’abolizione del bollo auto. Per mettere in atto questa mossa, occorrono altri quattro miliardi di euro l’anno, portando a poco più di sette miliardi di euro il denaro che Berlusconi dovrà trovare per queste manovre.

Già oggi Berlusconi ha ammesso che si dovranno adottare decisioni impopolari: il pesce comincia a puzzare, e sono passati solo due giorni. Non solo: è addirittura preoccupato che i conti pubblici lasciati in eredità dal centrosinistra non siano buoni, e incaricherà una due diligence di soggetti indipendenti, al fine di verificare la situazione. Mi pare metta già le mani avanti: «Non possiamo mantenere le promesse a causa del buco della sinistra», quindi non sarà certo colpa del fatto che l’ha sparata troppo grossa, salvo accorgersi di non potercela fare. Staremo a vedere: nel caso accada, comunque, so già come rispondere.

Dopo questa mera considerazione matematica, faccio qualche considerazione personale: l’arrivo di Berlusconi rischia di produrre una compressione delle entrate dello Stato. Nelle sue parole, Berlusconi ha spesso affermato che gli italiani sono incoraggiati ad evadere a causa delle tasse troppo alte, ma abbiamo già visto che negli ultimi due anni, con Prodi, chi ha pagato più tasse sono stati i più ricchi (e a maggior ragione Berlusconi, che era il più ricco d’Italia): ma le parole di Berlusconi, affermando ciò, possono (e probabilmente lo faranno) innescare un processo di giustificazione dell’evasione, rafforzata dal fatto che il precedente governo Berlusconi ha abusato dello strumento del condono. Risultato: compressione delle entrate dello Stato, e ancora meno soldi per attuare il faraonico programma del PdL. Qualcuno penserà che sto esagerando, ma è stato già dimostrato che questo effetto, con Berlusconi, si è sempre avuto, e i proclami fatti sinora hanno effettivamente tale conseguenza.

Magari troverà qualche espediente per far quadrare i conti: possiamo solo sperare che essi non siano troppo dannosi.

Dreaming Argentina…

16 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Coincidenze, aggiotaggio o prese in giro?

8 aprile 2008: Borsa Italiana comunica che il giorno successivo (9 aprile 200 8) Alitalia sarà riammessa in borsa dopo una lunga sospensione, ma in un’unica fase d’asta. (fonte)

9 aprile 2008, ore 10: dopo giorni di silenzio a riguardo, Berlusconi ritorna sul caso: «L’appello a partecipare al salvataggio di Alitalia “è stato accolto da una quantità incredibile di imprenditori italiani”. Una compagine che si farà viva “non appena si chiuderà in modo negativo la trattativa con Air France”. Lo afferma Silvio Berlusconi…» (fonte)

Coincidenza o questo signore vuole ancora turbare il mercato per non chiari motivi? Magari non lo fa apposta, nel qual caso potrebbe avere problemi mentali (perizia psichiatrica anche per lui?): infatti chiunque abbia una minima conoscenza di economia e di finanza (e un imprenditore come lui dovrebbe saperlo), dovrebbe sapere che simili affermazioni si fanno a borse chiuse (Spinetta ce lo ha insegnato pochi giorni fa).

Ma il cosiddetto elemento psicologico nelle affermazioni di Berlusconi non manca: infatti, sempre oggi, ha affermato che il suo prossimo, eventuale governo, farà proprie le sentenze in fatto di TV. Bello: peccato che nel 2011 tutto questo non sarà più necessario, visto che l’analogico verrà spento, e Rete4 sarà definitivamente salva. Tutto a posto, dunque? Mica tanto: Europa7 continua a vincere i ricorsi, ha vinto in Cassazione e alla Corte di Giustizia Europea, e presto lo Stato dovrà pagarle i danni. Con quali soldi? I nostri, naturalmente: quelli destinati alle strade, alle scuole, alla ricerca, per tagliare le tasse, il debito pubblico, per finanziare lo sviluppo. Come al solito, Berlusconi guadagna e noi gli paghiamo le multe.

Lui intanto si vanta di aver innovato i comizi, inserendovi battute e humor (fra un fucile e l‘altro), ricominciando ancora con la storia dei brogli (e ricordo quando nel 2006 praticamente accusò il proprio Governo di aver imbrogliato), affermando che un partito ormai centrista quale quello democratico è ancora comunista e affermando che un mafioso che Berlusconi ha avuto per anni in casa è un eroe (e infatti è morto in carcere con sentenze definitive per traffico di droga ed estorsione - fonte)

Voglio tuttavia ricordare che la battuta originale è di Dell’Utri, che contestualmente aveva affermato di voler modificare i libri di storia per sminuire la Resistenza - sì, quella che ci ha liberato dal fascismo). Dell’Utri, tra l’altro, ha affermato che la Sinistra ha in mano la maggioranza delle case editrici (e infatti la Mondadori è di Berlusconi, che tra l’altro è il più grande editore d’Italia).

Tutto questo mi lascia basito, e mi convince sempre più che queste battute sono delle pericolose prese in giro. Pericolose per la democrazia e lo Stato di diritto in Italia. Questi vogliono cambiare la Storia, farci dimenticare la dittatura fascista (minando alle fondamenta l’intera Repubblica italiana che sulla sua caduta è stata fondata) e cancellare il torbido passato dei dirigenti di Forza Italia con il controllo dell’informazione. Berlusconi deve tornare a fare l’imprenditore, altrimenti il Paese continuerà ad affondare. Solo allora si potrà uscire da un quindicennio in cui la politica italiana, da destra a sinistra, è rimasta immobile.

9 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento