L’Olandese volante

More than a watcher…

Terrore politico

Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»

Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.

Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.

Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.

Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.

Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.

Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.

Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.

Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?

Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.

Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.

Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

12 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Calderoli ministro? Perché no?

La Libia si è scagliata contro l’ipotesi che Roberto Calderoli torni ad essere ministro della Repubblica, paventando conseguenza catastrofiche. La Lega Araba le ha fatto pacatamente eco (nello stesso articolo Renato Schifani, neoeletto presidente del Senato, richiama a rispettare la Costituzione…fa un certo effetto, visto che Schifani si è battuto affinché venisse ignorata)

Abbiamo capito che la scelta di un ministro è una questione interna, aggiunge Massimo D’Alema, che finalmente sembra avere fatto coming out e quasi quasi dimostra con i fatti e non più solo con le parole di essere dalla parte di Berlusconi.

Quindi, Calderoli ministro? Perché no?

Perché no. Tralasciamo l’episodio delle magliette, un momento vomitevole di per sé, che per fortuna portò alle sue dimissioni, e tralasciamo anche il fatto che con quella sua finezza ha portato alla morte di undici persone (undici Bingo Bongo scimmie cammelliere, per dirlo con il suo vocabolario).

Non dimentichiamo che Calderoli è famoso per ben altre prodezze: come ci ricorda Wikipedia, ha reiterate volte insultato gli omosessuali, che in occasione della vittoria ha esaltato la purezza sanguigna della compagine italica, ricordando che la Francia ha perso perché aveva schierato «negri, musulmani e comunisti» (e i mondiali del 1998? e gli europei 2000? Li aveva vinti schierando Asterix e Obelix?).

Vabbé, che Calderoli insulti i napoletani, è cosa abbastanza normale (qualcuno dovrà pur farlo, visto che Bossi è talmente coerente con le sue idee da cantare allegramente canzoni napoletane); e che chiami Bingo Bongo gli immigrati, ritenendo che essi siano più vicini alle scimmie che agli esseri umani, mi pare una logica conseguenza del fatto che uno non sappia esattamente cosa siano gli esseri umani. Mi è venuto in mente il maiale-day, chissà perché?

Calderoli e l’Europa? Aveva detto che la Lega Nord avrebbe portato a Bruxelles, «popolo di pedofili», un po’ di «saggezza della croce» (ma non era celtico, lui?). E infatti abbiamo visto quanta saggezza hanno portato. Un’altra figura di merda per noi italiani, grazie a questa gentaglia.

E il Calderoli statista? Un mito: Calderoli è l’uomo che ha scritto il Porcellum, la legge elettorale che non ha dato stabilità al Paese, ma solo instabilità all’opposizione tornata al Governo. Un effetto voluto, suppongo, anche perché lui stesso l’ha definita “una porcata”. Visto che l’opposizione è avanti, perché lasciarla governare? La legge elettorale di Calderoli è la ciliegina sulla torta di una campagna denigratoria nei confronti della parte opposta, che dapprima, con Berlusconi, ha rifiutato il risultato delle urne, e che poi l’ha attaccata sui media, erodendone il consenso (a mio avviso in modo ingiusto, visto che le finanze pubbliche sono state parzialmente risanate, ma stranamente nessuno -neanché il centrosinistra, per carità- ha fatto in modo da fare grancassa con questo risultato).

Adesso abbiamo questo prossimo governo e dobbiamo tenercelo. Ma Calderoli ministro, contrariamente a quanto dice D’Alema, non è una questione interna, bensì un problema interno.

E questo a prescindere da quello che dicono gli arabi. Calderoli ministro porterà a conseguenze catastrofiche, ma non per le ragioni che dice Gheddafi.

Da ministro, Calderoli dovrà giurare sulla Costituzione della Repubblica italiana, una Costituzione che con le sue “intemperanze verbali” ha trasformato in carta igienica (a partire dagli articoli 2, 3, 8 e 12, i principi fondamentali, mica bruscolini). Quando lo vedrò giurare, sperando non lo faccia, non potrò pensare ad altro che a una menzogna vivente. Per non dire di peggio.

4 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento

Inizia lo scempio

Oggi le Camere hanno nuovi Presidenti d’Aula. Si tratta di Gianfranco Fini (Camera) e Renato Schifani (Senato), entrambi del PdL (AN il primo, FI il secondo).

Sorvoliamo su Fini, che rimane un politico sopra la media (la media è di infimo livello, ma Fini riesce a distinguersi per essere meno peggio di molti altri colleghi). Passiamo invece a Schifani.

Renato Schifani è un nome, un perché. Una delle dimostrazioni della verità che in Italia i ruffiani fanno sempre carriera. Questo signore è una delle persone che quotidianamente attacca gli avversari politici, solitamente mentendo in modo spudorato (pardon, volevo dire “presentando la realtà in modo diverso”) e che provvede a correggere il tiro delle sparate che Berlusconi a intervalli regolari provvede ad emettere, affermando che il suo datore di lavoro (pardon, il leader del suo partito) è stato frainteso e correggendo le parole di Berlusconi, dicendo quello che Silvio voleva dire (solitamente, dicendo cose ben diverse dall’interpretazione che un essere umano normale darebbe alle parole emesse dalla bocca del Cavaliere).

Schifani, se da un lato è stato fautore della stabilizzazione del 41-bis (che comunque, per inciso, mi pare pure troppo morbido), dall’altro è stato uno degli autori dell’ignobile legge che rendeva sostanzialmente immuni le cinque più alte cariche dello Stato da qualunque pendenza con la giustizia (all’epoca, tuttavia, l’unica carica dello Stato ad avere pendenze era, guarda caso, il suo datore di lavoro, pardon, volevo dire Berlusconi).

Come mai, dunque, Schifani, con un curriculum simile, pur essendo uno dei più feroci avversari dell’opposizione, è stato eletto ad un incarico delicato e istituzionalmente imparziale, quale la presidenza del Senato (che, per inciso, è il vice del Presidente della Repubblica)? Perché ha preso più voti, d’accordo, ma perché proprio lui?

Noi comuni mortali non possiamo saperlo: possiamo solo ricordare che i presidenti delle Camere hanno una grande autorità sia nei lavori d’aula, sia, soprattutto, nella nomina dei vertici delle Autorità indipendenti (Concorrenza, Comunicazioni, eccetera). Questo rende Schifani l’uomo giusto al posto giusto. Non per gli italiani, certo, ma per Mediaset e le altre lobby è un toccasana. Questo secondo la mia modesta opinione.

Accanto a Schifani (che è un ex DC), altri uomini in carriera sono Fabrizio Cicchitto (ex PSI) e Sandro Bondi (ex PCI), oggi tutti e tre in Forza Italia-PdL. Anch’essi, come Schifani, attaccano ferocemente l’opposizione e correggono il tiro delle sparate di Berlusconi.

Cicchitto, dovendo coordinare Forza Italia, riceverà un incarico da Capogruppo alla Camera, quindi lasciamolo stare. Ma quello che mi preoccupa è Sandro Bondi: Bondi è l’autore di “Una storia italiana”, l’opuscolo che nel 2001 Berlusconi inviò a tutti gli italiani per raccontare in forma epica la sua ascesa. Un immane spreco di carta. Bondi, inoltre, è di casa a Villa San Martino, dove Berlusconi, solitamente, vive (ma non risiede: la sua residenza è infatti a Milano, suppongo presso la casa della sua defunta madre, visto che ha votato in via Scrosati, a due passi da Viale San Gimignano). Bene: si vocifera che Sandro Bondi diventerà ministro della Pubblica Istruzione. Sì, avete capito bene. Tuttavia, anche in questo caso, non riesco a capire per quale motivo questo signore sia fra i papabili. Laureato in filosofia a Pisa, Bondi ha sempre fatto il politico. Che c’azzecca lui con l’Istruzione? Vediamo i suoi predecessori: Fioroni è stato docente universitario, la Moratti è stata assistente universitario, De Mauro è un monumento vivente alla didattica, Berlinguer è ancora un docente. Bisogna tornare ai tempi del Governo Dini (1995-96) per trovare qualcuno in quella posizione e che non c’azzecca nulla (Lombardi, imprenditore). Quindi Bondi che c’entra?

Mi preme, all’uopo, osservare che il collegio “Consiglio dei Ministri” ha rilevanti poteri esecutivi e di indirizzo politico, oltre che di controllo sull’attività dei singoli minsitri. Ogni ministro ha diritto al voto. Fra i ministri, molti saranno della Lega, la quale è comunque un elemento destabilizzante della coalizione. Mettere un contrappeso di voti a comando, quale quello di Bondi, per esempio, può risultare vincente affinché il CdM riesca ad imprimere la giusta spinta all’indirizzo politico, il cui garante e coordinatore è il Presidente del Consiglio (probabilmente Berlusconi). Questa mi sembra, dunque, l’unica spiegazione coerente per capire per quale motivo Bondi potrebbe occupare tale carica.

Termino la mia disamina con Giulio Tremonti, probabile prossimo ministro dell’Economia. Io sono solo uno studente della materia, ma mi sembra che anche lui quel posto non dovrebbe occuparlo, in particolare per i danni che ha combinato nel precedente mandato. La nazionalizzazione di Alitalia paventata da Berlusconi (sarà questa la cordata italiana, nel senso che sarano gli italiani a pagare tutto questo scempio? E poi, dovrebbe comprarla le Ferrovie dello Stato, altra azienda statale pesantemente indebitata?) è al 99% una proposta di Tremonti, che di recente aveva difeso le nazionalizzazioni (prima che lo chiediate, sì, i partner europei cercheranno di buttarci fuori dalla UE, così affonderemo definitivamente).

La mia impressione, quindi, in questi primissimi giorni di legislatura, è che si stia creando già un sistema orientato al volere del padrone (ovvero Berlusconi). Uomini sbagliati nei posti sbagliati, almeno per la maggioranza degli italiani (siano essi sostenitori della destra o della sinistra-quasi-al-centro).

Ad onor del vero, una spiegazione alternativa c’è: che il centrodestra non abbia uomini come Fini, ovvero politici con un certo grado di decenza e competenza. Ma sinceramente non so quale delle due scelte sia più confortante.

30 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento