L’Olandese volante

More than a watcher…

Non c’è giustizia

Leggo da Lavoce.info due articoli assai interessanti. Il primo, argomento un po’ minore, ma comunque importante, riguarda un provvedimento del Governo italiano, che propone che a pagare le spese di una causa civile sia la parte che ha vinto se questa ha rifiutato una proposta di conciliazione “giusta”. Del secondo parlerò prossimamente.

Le spese processuali sono le spese di cancelleria, del tribunale, dei documenti e soprattutto gli onorari degli avvocati. Oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, a pagare è chi perde, ovvero chi ha infranto la legge. Chi rompe paga e i cocci sono suoi.

Adesso il Governo propone che a pagare sia chi vince. L’intento è abbastanza chiaro: favorire la conciliazione fra le parti. Intento giusto. Ma come al solito, il provvedimento è stato scritto coi piedi.

Giusto un esempio, anche questo un po’ coi piedi, ma comunque valido: io ho un terreno dove coltivo felicemente pomodori. Di fianco a me c’è un’impresa da 100 dipendenti che coltiva pomodori in modo industriale. L’impresa decide di costruire un deposito degli attrezzi sul confine, ma sbaglia i calcoli e costruisce sul mio terreno. La legge, in teoria, mi dà ragione, e dice che i casi sono due: o demolisci tutto o mi paghi il terreno caro e amaro. L’impresa è convinta di essere nel giusto e andiamo in tribunale.

Caso 1: l’impresa si accorge subito dell’errore e mi fa una proposta di X euro, diciamo inferiore del 10% a quanto potrei avere per legge. Con la legge attualmente in vigore, mi conviene andare fino alla fine per avere tutti i soldi che mi spettano, tanto pagheranno loro tutte le spese. Oddio, potrei anche accettare la conciliazione, se penso che il ribasso non sia eccessivo. Con la nuova legge non più: se rifiuto e vado fino alla fine, anche se vinco, poi rischio seriamente di pagare le spese processuali (e magari l’impresa assume un esercito di avvocati), quindi se sono fortunato il “guadagno” del risarcimento va in fumo. Quindi con la nuova legge sono tentato a decidere di non avere giustizia.

Caso 2: l’impresa ha dei bravi avvocati. Nessuna proposta di conciliazione per molti anni. Un processo, in media, dura cinque anni, durante i quali, ovviamente, le spese si accumulano. Poi l’impresa capisce che perderà la causa. E mi fa la stessa proposta di cui sopra. Con la legge attualmente in vigore, il minimo che si beccano è l’ombrello: io avrò tutti i miei soldi e tu dovrai pagare tutte le spese processuali, così la prossima volta imparerai a rispettare la legge. Ma con la legge proposta sono praticamente costretto ad accettare la proposta (mi ricorda la frase del padrino: «Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare»): anche se vinco, poi dovrò pagare cinque anni di processo sia per me che per loro. Per un processo che io non ho voluto, visto che io non ho costruito sul terreno altrui, visto che io sono la parte danneggiata.

Non ho parlato di casi multimilionari alla Erin Brockovich, ma mi pare ovvio che più è grande la persona/impresa che commette il sopruso, maggiori saranno le spese legali e maggiore sarà la tendenza ad accettare forzatamente la conciliazione.

Insomma, sarò costretto a rifiutare di avere giustizia. Così va l’Italia, baby.

1 Luglio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , | 3 Commenti

Immuni un corno

Noto con dispiacere che la campagna disinformativa e menzognera perpetrata dal centrodestra e dalle televisioni controllate dal capo della coalizione stia dando i suoi frutti. Il messaggio è semplice e sintetico: all’estero sono tutti immuni, perché in Italia no? Sto parlando, ovviamente, dell’immunità delle alte cariche dello Stato.

Diciamolo subito: l’immunità all’estero, se esiste, è limitata. Negli Stati Uniti i membri del Congresso non possono essere perseguiti, tranne che nei casi di alto tradimento, reato grave (fra i quali rientra, guarda caso, la corruzione) e violazione dell’ordine pubblico. Ma cosa ancora più bella è che il Presidente, i membri del Governo e i Governatori federali non hanno neppure questa immunità. Essi godono di una immunità informale, che va vista da due punti di vista differenti. In primo luogo, i tre poteri dello Stato sono tutti elettivi: Presidente, membro del Congresso, governatore, presidente di tribunale, sceriffo, tutto scelto dal popolo. In secondo luogo, il popolo è informato: quindi se viene eletto un criminale, il popolo lo sa o lo saprà presto, costringendolo alle dimissioni (in Italia gli unici ad essere eletti sono i parlamentari, e neppure direttamente).

Una cosa simile avviene nel Regno Unito: i parlamentari non possono essere processati, tranne per certi reati gravi (fra i quali rientra, guarda ancora il caso, la corruzione), mentre il premier è sempre processabile. The King can do no wrong: il re non può sbagliare, il re è immune, ma è anche vero che Elisabetta non ha alcun potere, e comunque, in ogni caso, è responsabile il Governo (anche solo se la carrozza reale tampona un’auto). Stessa cosa in Spagna: immunità ai parlamentari fino a un certo punto, ma alla fine del mandato devono farsi processare. Il premier, essendo membro delle Cortes, ha la stessa immunità, ma alla fine del mandato deve farsi processare.

In Germania i parlamentari hanno la solita immunità, il capo dello Stato può essere chiamato dalla magistratura in qualunque momento, addirittura il Cancelliere e i membri del Governo vengono messi sullo stesso piano degli altri funzionari pubblici, e come tali processabili per qualunque cosa.

Perfino nella famigerata Francia, sono immuni solo il presidente e i parlamentari, ma non il capo del Governo, per gli stessi motivi citati negli Stati Uniti (ma non mi risulta che la magistratura sia elettiva).

Ricordo, frattanto, che in Italia esiste una certa immunità per i parlamentari, come già accade all’estero. La differenza è che in Italia essa è un po’ più debole, dato il fatto che i parlamentari sono sempre stati poco “virtuosi” rispetto ai colleghi oltre le Alpi (per esempio Tangentopoli, ma non dimentichiamo che il Parlamento è pieno di persone condannate in primo, secondo o addirittura terzo grado). Inoltre, il capo del Governo, a differenza degli altri Paesi, non possiede la metà delle televisioni italiane, né grossa parte del mercato editoriale: non controlla l’informazione. All’estero, Silvio Berlusconi, anche se presidente degli Stati Uniti, sarebbe stato costretto alle dimissioni nel momento in cui è uscita fuori la notizia della “lettera” che prova la corruzione di Mills, e costretto dall’opinione pubblica a farsi processare come cittadino comune, anche se non formalmente obbligato alle dimissioni. In Italia, invece, i media non solo nascondono il processo Mills (prima o poi ne parlerò), ma dicono anche il contrario di ciò che è vero.

E per questo, puntualizzo: l’immunità non esiste o esiste debolmente in Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, e probabilmente in nessun altro Stato democratico. L’immunità (anche se informale) assoluta e incondizionata esiste, certo, ma in Paesi come Iran, Cina, Cuba, Corea del Nord e compagnia bella. Tutti Paesi, stranamente, governati da variegate forme di dittatura e comunque poco democratiche. Questi Paesi cominciano sempre più a ricordarmi l’Italia…

Giusto per mostrare che non dico stronzate, inserisco questa fonte, questa e pure quest’altra.

29 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Se non ci fosse lui

C’è gente che ha ancora il coraggio di dire che Berlusconi, per l’Italia, è un problema come tanti altri. No: Berlusconi è il peggiore problema del Paese, da cui scaturiscono molti altri (non tutti, per carità, ma molti sì).

Cerchiamo di rendercene conto: senza Berlusconi avremmo un centrodestra migliore e, di conseguenza, un centrosinistra migliore. Il centrosinistra non dovrebbe abbassarsi al livello di un animatore di crociere, il centrodestra avrebbe potuto far uscire fuori un leader serio e capace. Ma queste sono mie congetture. Meglio parlare di fatti.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, Fininvest sarebbe fallita o almeno ridimensionata (e questa non è una congettura: all’inizio degli anni Novanta c’erano aziende in condizioni migliori, che avevano pagato meno tangenti, ma che non avevano un santo in Parlamento a salvarle dalle inchieste di Tangentopoli). Senza Fininvest probabilmente avremmo più pluralismo, saremmo più informati. Non avremmo l’imparzialissimo Emilio Fede e quel…coso di Studio Aperto (no, un telegiornale proprio non è). Se Berlusconi non fosse entrato in politica, Tangentopoli non si sarebbe concluso in una farsa: sotto Berlusconi, infatti, il Governo tentò di (e in molti casi riuscì a) far uscire chi la magistratura faceva andare in galera (fra i quali c’era anche il fratello di Silvio, Paolo).

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo un enorme conflitto di interessi. Noi dobbiamo accontentarci della par condicio, per evitare cose indegne come queste. Vi immaginate se, ventiquattro ore al giorno, durante le trasmissioni di punta, presentatori, veline e oche varie si mettessero a dire Silvio è il più bravo, Veltroni è il demonio (guardate il video: è esattamente quanto è avvenuto nel 1994, con Occhetto al posto di Veltroni). Voi mi direte: fanno così anche in America. Vero, ma in America non esiste un politico con tre televisioni, ovvero metà del sistema televisivo. Per dire cose del genere i candidati devono pagare, comprare degli spazi pubblicitari, quindi raccogliere fondi, togliersi soldi dalle tasche, fare la fine di Hillary, che ha finito per avere un sacco di debiti. E sovente accade che sullo stesso canale uno dopo l’altro ci siano spot a favore di uno e spot a favore dell’altro. Una par condicio naturale, insomma, grazie al fatto che il conflitto di interessi è proibito. Qui invece gli spot pro Berlusconi sono compresi nello stipendio di Vianello, Bongiorno o Ambra, mentre gli avversari possono fare pubblicità solo pagando (e il prezzo lo fa Berlusconi, il proprietario, che quindi non deve spendere una lira). Insomma, l’opposizione a Silvio dovrebbe pagare Silvio per poter fare uno spot contro Silvio sulle reti di Silvio. Magari l’opposizione non lo fa, vuoi per non dargli soldi, vuoi perché Silvio ha stabilito un prezzo troppo alto. Così metà del mercato televisivo italiano finisce per favorire Berlusconi, mentre l’altra metà viene divisa equamente. Risultato? Tre quarti della televisione parla bene di Silvio e male degli altri. Senza contrappeso, senza contraddittorio. Alla Hitler-Goebbles. Roba che negli USA farebbe scatenare la seconda guerra civile.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo avuto la legge che depenalizza il falso in bilancio, approvata in un momento storico (gli scandali finanziari) in cui in tutto il mondo le norme sul falso in bilancio venivano inasprite, e tutto per salvare Silvio e i suoi amici. Nel mondo che falsifica i bilanci rischia l’ergastolo, da noi solo una multa: ben vengano gli scandali Parmalat e Cirio. Così la legge sul falso in bilancio ha reso l’economia italiana molto più instabile, visto che le imprese sono incentivate a falsificare il bilancio, mentre le imprese estere preferiscono non competere con le imprese italiane, perché mentre queste possono imbrogliare, quelle estere non possono farlo, perché altrimenti falsificherebbero anche il bilancio dell’impresa madre, del gruppo estero, subendo conseguenze ben peggiori di quelle previste in Italia.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo avuto la legge ex-Cirielli. Non solo Berlusconi in precedenza aveva approvato leggi che allungassero i processi (come la Cirami), ma con la legge ex-Cirielli addirittura dimezzava i tempi di prescrizione. In questo modo, la maggior parte dei processi non giungeva a compimento, e i criminali tornavano comodamente in libertà. Se non fosse entrato in politica, i criminali sarebbero comodamente in galera, non per strada.

E mi fermo qui: la Corte Costituzionale ha bloccato moltissime altre leggi pro Berlusconi, perché incostituzionali (come il lodo Schifani che si sta tentando di riscrivere, la legge Pecorella, la legge sulle rogatorie). non ha senso che ne parli.

Questa, in origine, grazie a Veltroni, doveva essere una legislatura costituente, all’insegna del “se pò ffà”, del “volemose bene”, del Veltrusconi. Si sarebbe dovuta riscrivere la Costituzione. Ma siamo impazziti? Se Berlusconi riscrive la Costituzione, neppure la Corte Costituzionale potrà salvarci. Ben venga lo strappo, con questo Berlusconi non si può scendere a patti: uno che usa lo Stato come la sua azienda, che manipola le leggi per potere commettere reati, non può riscrivere la Costituzione. Quest’uomo vuole distruggere il Paese per renderlo suo schiavo. Se potesse mettere le mani sulla Costituzione sarebbe la fine.

Berlusconi rischia seriamente una condanna: nel processo Mills ci sono prove schiaccianti, perché nel Regno Unito i commercialisti hanno un’etica. Berlusconi rischia grosso, è per questo che è così incazzato. La sta buttando in politica, dice che i magistrati sono degli sporchi comunisti, ma in realtà è la paura a farlo parlare.

Per salvare sé stesso, Berlusconi vuole sospendere centomila processi per un anno, per dare precedenza ai processi su reati che creano allarme sociale. Conseguenze? Se qualcuno rapisce un bambino e un altro ruba un pacco di pasta in un supermercato, verrà processato prima quest’ultimo. Il rapitore di bambini dovrà aspettare un anno per finire in galera. Ma dopo un anno che succede? Che verranno commessi altri reati, che verranno assegnati ai medesimi giudici. Centomila processi spostati di un anno arriveranno come una valanga sulle scrivanie dei giudici. Con il risultato che il rapitore di bambini in galera non ci andrà per niente, per intervenuta prescrizione.

Questa è l’Italia di Silvio. Un’Italia dove per salvare uno, liberiamo i criminali, blocchiamo la giustizia, costringiamo la politica ad occuparsi di altro, a fare polemiche su norme che non servono a nessuno tranne che a Silvio, ormai tanto ossessionato dalla magistratura e dalla paura di finire in galera da dimenticarsi che il Paese chiede ben altre norme, mentre Berlusconi se ne frega del fatto che in Italia va sempre peggio. In fondo lui è il più ricco d’Italia, perché mai dovrebbe occuparsi del Paese prima che di se stesso? E questo non lo dico solo io. Lo dice anche Famiglia Cristiana, mica l’Unità! (Purtroppo non mi pare essere nell’edizione online, se qualcuno trovasse l’articolo originale mi farà un piacere nel segnalarmelo)

E adesso manca solo che Berlusconi o Cicchitto o Bonaiuti o qualche altro ruffiano se ne esce dicendo che Ratzinger, Ruini e Bertone sono dei comunisti…non vogliono neanche approvare una legge ad personam per permettere a Silvio di farsi la comunione, più comunisti di così si muore.

Massì, lo dica. Tanto ormai, una stronzata in più o una in meno non fa differenza: l’animale da scuoiare, in fondo, rimane il cittadino comune.

23 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 Commenti

Robin Tax?

Finalmente sta venendo a galla qualche dettaglio in più sulla cosiddetta Robin (Hood) Tax che Giulio Tremonti ha intenzione di introdurre in Italia. In soldoni, si tratta di un aumento dell’IRES a carico delle imprese petrolifere per prelevare i guadagni extra che i petrolieri percepiscono grazie all’aumento del prezzo del petrolio (l’IRES, come dice il nome, è l’Imposta sul REddito delle Società).

Qualcuno pensa che dopo questo provvedimento i petrolieri non faranno altro che aumentare i prezzi per compensare l’imposta aggiuntiva. Questo, in generale, non è sempre vero: se dopo l’introduzione dell’imposta i prezzi dovessero salire, ci sarebbe una contrazione della domanda (ovvero si comprerebbe meno benzina) e quindi i profitti dei petrolieri scenderebbero comunque. Il problema è di quanto.

La benzina non ha molti sostituti: senza la benzina che puoi mettere nel serbatoio? L’acqua? Alcune auto sono diesel, ma il prezzo del carburante è ormai lo stesso della benzina, quindi non cambia granché: per i consumatori diventa indifferente comprare l’uno o l’altra, a parità di altre condizioni. Inoltre i prezzi dei vari distributori sono abbastanza simili, quindi andare da un benzinaio o da un altro cambia poco. Si può quindi evincere empiricamente che la domanda di benzina non è elastica: questo vuol dire che se il prezzo aumenta, per esempio, del 10%, la quantità domandata diminuirà, poniamo, dell’1%.

Che succede quando la domanda è poco elastica, come nel caso della benzina? Se i produttori scaricheranno l’imposta interamente sui consumatori, questi compreranno un po’ meno benzina ad un prezzo più alto. Poiché la diminuzione della quantità domandata non è grande rispetto al prezzo, i ricavi dei petrolieri aumenteranno. Tuttavia l’IRES “mangerà” un po’ di questi ricavi, con il risultato che il guadagno dei petrolieri diminuirà. In conclusione, poiché la domanda è rigida, i consumatori pagheranno la tassa e i petrolieri guadagneranno meno. In questo caso, quindi, è vero che l’introduzione della Robin Tax potrebbe essere a carico dei consumatori (i petrolieri, in teoria, potrebbero anche decidere di non alzare i prezzi e pagare loro la tassa, ma io, a dir la verità, non ci credo, perché sarebbe da idioti: al massimo, ne pagheranno solo una parte, aumentando i prezzi di poco per evitare un calo troppo elevato della domanda).

In base a quanto detto, la Robin Tax di Tremonti, secondo me, creerà solo una tassa in più a carico dei consumatori, in particolare dei più deboli, alla faccia di Berlusconi che voleva tagliare tasse a tutto spiano.

Parlando di Robin Tax, per assonanza, viene in mente una certa Tobin Tax, inventata nel 1972 da un premio Nobel (Tobin, appunto). Prima di spiegarla vi farò sapere una cosetta: ogni giorno sui mercati finanziari si scambiano valute per circa 1 500 miliardi di dollari al giorno. Giusto per fare un paragone, il PIL dell’Italia è di circa 2 000 miliardi di dollari l’anno. Il mercato delle valute è molto speculativo: è aperto 24 ore su 24, è molto liquido, concorrenziale e decentrato, quindi è facile approfittare delle fluttuazioni delle monete. Immaginate di tassare questi scambi ad un’aliquota bassissima, ad esempio lo 0,05% (per fare un paragone, l’IRES è al 27%): ogni giorno si avrebbero (potenzialmente) 75 miliardi di dollari, ovvero quasi 30 000 miliardi ogni anno. Per fare un paragone, la FAO, per far fronte all’emergenza alimentare, ha chiesto un paio di miliardi: con il gettito della Tobin Tax potremmo far mangiare aragoste agli africani. Qualcuno ha calcolato che applicando questa tassa alla sola Unione Europea, entrerebbero in cassa 22 miliardi di euro l’anno.

Non solo: tassare questi scambi farebbe diminuire gli scambi stessi, quindi ci sarebbe meno speculazione e più stabilità. In soldoni, l’euro non salirebbe o crollerebbe in pochi giorni rispetto al dollaro, come succede da qualche settimana.

Ovviamente, questa medaglia ha il suo rovescio (secondo qualcuno, almeno): minori scambi significa minore liquidità, quindi minore efficienza dei mercati. Secondo me è una baggianata: con un’aliquota così bassa, il mercato diventerà di sicuro un po’ meno liquido, ma non in modo catastrofico. Inoltre la maggiore stabilità eviterà catastrofi ancora maggiori: qualcuno ricorderà che nel 1992 ci fu un feroce attacco contro la lira, tanto che la nostra moneta dovette essere svalutata del 30% e il governo fu costretto a due manovre finanziarie di lacrime e sangue.

Altra cosa discutibile è il fatto che la Tobin Tax sarebbe una tassa anti-globalizzazione, e il nome di Tobin è stato associato ai no-global, e così la sua tassa. Una simpatica opera di diffamazione, ma che pare abbia avuto effetto.

Il problema è che il forex (ovvero il mercato valutario) rende molto: con un po’ di fattore C si può anche diventare schifosamente ricchi in poco tempo. Per questo motivo il mondo finanziario è contro l’introduzione di questa tassa e, si sa, le lobby contano più dei comuni cittadini disinformati. Tremonti dovrebbe fare in modo che ci sia consenso in Europa per l’introduzione della Tobin Tax, invece di puntare sulla Robin Tax, che invece sarà a carico dei consumatori (speculatori o meno).

19 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Economia | , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 Commenti

Quel brutto pasticcio delle intercettazioni - parte II

(La prima parte la trovate qui)

E vogliamo parlare del sequestro di persona? X rapisce Y. La polizia sospetta di X: intercettazioni non possiamo farne, senza prove non possiamo perquisirgli casa e simili. Vuoi che per un caso fortuito si riesca ad arrestarlo ma che X non parli perché sa che non ci sono prove del suo coinvolgimento, come va a finire? Che Y muore di fame legato come un capretto in qualche nuraghe sperduto fra i pascoli.

Non parliamo poi dei reati finanziari: in finanza le informazioni sono tutto e se non si possono intercettare le informazioni, come fare a smascherare sta gente? Ricordate le presone rovinate dal crac Parmalat? Bene, il governo sta dicendo loro e a tutti quelli come loro di mettersi l’anima in pace: la bancarotta fraudolenta è infatti uno dei reati “salvati” dal ddl. (Oddio, non vorrei ricordare male, ma l’Unione Europea dovrebbe riuscire a salvarci, visto che le direttive europee prevedono più di dieci anni di reclusione per questi reati…sempre che la Lega non decida di farci buttare fuori insieme all’Irlanda).

Ma ci sono anche altre magagne: se due persone intercettate faranno il nome di un terzo quale autore del reato, quel terzo non potrà essere a sua volta intercettato. Per intercettarlo bisognerà trovare prima altre prove in altri modi (simpatico no? Giusto per allungare i tempi, magari arrivare alla prescrizione del reato).

Il fatto poi che sia un collegio di tre giudici è in linea di principio una buona mossa. Ma a pensarci bene, sono casi amari: ci sono tribunali di piccole e medie dimensioni che sono già sotto organico, che succede se i tre giudici non si trovano? T’attacchi al tram, caro inquirente: un’altra volta ti fai trasferire al tribunale di Milano, così potrai intercettare chi vorrai (forse). E non dimentichiamo che, in caso di incompatibilità, mentre oggi il giudice che ha autorizzato l’intercettazione verrebbe sollevato, domani ne verranno fatti fuori tre in un colpo solo. La macchina giudiziaria, che già funziona male, finirebbe addirittura per non funzionare più per mancanza di giudici.

E infine, non dimentichiamo i giornalisti: il fatto che loro siano imbavagliati danneggia più noi cittadini onesti che loro (che tanto lo stipendio lo prenderanno comunque, basterà lavorare come quelli di Studio Aperto, fare servizi inutili sulle segreterie telefoniche in dialetto, perdere un quarto d’ora a parlare del matrimonio di Briatore, parlare della scuola calcio di Paullo, mostrare dei nomadi (bosniaci) che vedevano Italia-Romania -che cacchio c’entrano i bosniaci, poi?-, o a parlare del ritorno al lavoro di Federica Fontana, oppure ancora andare a colazione da La Russa come Safiria Lecchese -e questi sono solo alcuni dei megagalattici servizi di Studio Aperto).

Ma torniamo in topic. Riassumo cosa prevede il ddl per i giornalisti: i giornalisti non potranno pubblicare né le intercettazioni, né un loro riassunto, né rivelare il contenuto delle stesse. Tutti zitti, qualunque sia il reato, anche se di mafia o sui rifiuti, fino al rinvio al giudizio, ovvero dal delitto in poi. E dire che tutte quelle cose sono pubbliche, puoi andarle a prendere anche tu, che sei un nulla assoluto (ovvero non politico, non giornalista, non giudice). Vi farò alcuni esempi sull’atrocità di questo fatto: sul caso Bancopoli, noi cittadini avremmo cominciato a sapere qualcosa solo oggi dopo tre anni. Avremmo comprato azioni della BNL, dell’Antonveneta, della BPI, dell’Unipol senza sapere che cosa stava succedendo, finché un giorno, tre anni dopo, una volta tolto il bavaglio alla stampa, tutto sarebbe uscito finalmente allo scoperto. Le azioni comprate tre anni fa? Crollano di colpo a scoppio ritardato, fregando coloro che vi hanno investito per tre anni (perché chi sapeva dell’indagine - che è di per sé pubblica - non poteva parlare, né essere intercettato perché ha approfittato di informazioni privilegiate per speculare sul ribasso). I correntisti cui Fiorani avrebbe rubato i soldi? Fregati. Qualcuno di noi sarebbe andato a farsi un conto corrente alla BPI, senza sapere delle pratiche malandrine che si facevano in quelle banche, patiche che, senza il bavaglio ai giornalisti sarebbero state pubbliche, e col cavolo che mi sarei fatto un conto corrente alla BPI. Per non parlare di Calciopoli: probabilmente non ne avremmo saputo niente. Non solo: non si sarebbero potute fare le intercettazioni. E lo scandalo pedofilia di Rignano Flaminio? La debolezza del quadro accusatorio non sarebbe stato smascherato senza l’intervento dei giornalisti.

E un esempio più recente: i rifiuti in Campania. Ci sono state intercettazioni che hanno rivelato che i responsabili dello smaltimento buttavano in discarica tutto l’impossibile. Noi oggi non potremmo saperlo. E vivremmo tranquillamente vicino a delle discariche che inquinano falde acquifere e che magari contengono iodio radioattivo. Ogni tanto qualche parente, amico, vicino di casa scoprirà di avere un tumore inspiegabile (che so, un non fumatore di trent’anni con un cancro ai polmoni); oppure sentiremo sempre più spesso che dei bambini hanno la leucemia. Nei casi migliori, a morire saremmo noi. Tranquilli e beati. Ma morti di tumore.

Piccola nota: ieri sera, dopo la scrittura dell’articolo (entrambe le parti), ho letto il resoconto del “Passaparola” di Travaglio sul blog di Grillo. Ho scritto le stesse cose senza saperlo, quindi suppongo di avere scritto cose giuste. Mi sono dimenticato di inserire altri due esempi, che ho inserito dopo la lettura del resoconto, ovvero Calciopoli e Rignano Flaminio. Da Travaglio vengo poi a sapere che il ddl prevede anche una norma salva-preti, ovvero che in caso di indagini su un sacerdote vada informato il suo vescovo, mentre se l’indagato è il vescovo, deve essere informato un ministero degli esteri di un altro Stato, ovvero il Vaticano. Una norma senza senso, che mi pare contribuire a demolire non solo lo stato democratico, ma anche lo stato laico. Tutto ciò mi ricorda la Turchia, dove al potere c’è un partito islamico.

Detto questo, non riesco a non avere timore che in Italia stia per essere instaurata una nuova forma di fascismo, strisciante, nascosto, senza una vera e propria dittatura, ma pur sempre fascismo, dove il dissenso viene ammutolito, i poteri dello Stato democratico addomesticati. E tutto questo senza avere ancora toccato la Costituzione: voglio sperare che non sia questa la legislatura costituente che dovrebbe riformare l’Italia. E tutto per salvare le capre e i cavoli di uno solo: Silvio Berlusconi e i cavoli dei suoi processi.

17 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento