L’Olandese volante

More than a watcher…

Terrore politico

Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»

Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.

Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.

Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.

Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.

Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.

Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.

Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.

Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?

Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.

Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.

Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

12 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Sensazioni ideologiche

Più ci penso, più mi rendo conto che la vita politica italiana sia tornata indietro di un secolo, sempre che sia andata avanti.

Possiamo correttamente vedere a destra (PdL) persone che si professano liberali, ma che in realtà sono conservatori (i governi Berlusconi 2001-2006 si sono impegnati a mantenere lo status quo e le poche riforme innovative tentate sono state bocciate - giustamente, a mio avviso); a sinistra (PD), invece, ci sono i liberali (il governo Prodi 2006-2008 ha avviato delle timide liberalizzazioni). Al centro ci sono i cattolici (UDC), all’estrema destra gli xenofobi antisistema della Lega Nord. Ma mi preoccupa quanto accade all’estrema sinistra: oggi l’ala PRC di Fausto Bertinotti, quella che addirittura viene chiamata “riformista” è stata sconfitta a favore, pensate un po’, dell’ala più conservatrice, quella dei comunisti duri e puri, ovvero parte di quel 3% che ha votato la Sinistra - l’Arcobaleno, in linea con quanto afferma Diliberto.

Forse avrete notato che manca uno schieramento particolare: quello dei socialisti. Avete notato bene: non ci sono. In tutta l’Europa continentale, la politica si è evoluta per avere, a destra, i liberali-popolari, mentre a sinistra ci sono i socialisti. I comunisti e l’estrema destra sono minoritari, avendo capito che non servono a nulla, così come sono. I Paese anglosassoni, per ovvie ragioni, non fanno testo.

L’Italia non è un Paese anglosassone: l’Italia, come gli altri Paesi continentali, si è evoluta attraverso shock, non gradualmente come i Paesi anglosassoni. In Italia dovrebbe essere normale avere un’ala socialista e un’ala liberale: invece non è così, perché l’Italia non si è più evoluta o è regredita da tempo.

Ma con il ritorno al passato non si va avanti: gli alti dirigenti dei partiti italiani devono rendersene conto, e scegliere se diventare liberali o socialisti, non una via di mezzo, e non è possibile scegliere neppure se essere conservatori demodé come Tremonti. L’Italia non ne ha bisogno. E se essi non vogliono fare questa scelta, devono andarsene: questo è il primo passo per far ritornare a galla il Paese.

20 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Male informati o stupidi?

In un Paese normale, le cose che Berlusconi dice alla stampa (lui le chiama battute, anche quando sono serie, per poi dire d’essere stato frainteso), sarebbero la causa della sua fine politica: Travaglio cita Aznar, che perse 10 punti per un errore, io voglio citare Bill Clinton, che fu sottoposto ad impeachment non già perché aveva avuto rapporti sessuali con Monica Lewinsky, ma perché aveva mentito agli americani («I did not have sexual relations with that woman».

Berlusconi, invece, riesce a dire falsità, uscendone illeso: è facile quando possiedi tre televisioni, ne controlli politicamente altre tre, possiedi due giornali e controlli il maggiore gruppo editoriale d’Italia, la Mondadori. In un Paese in cui i giornalisti (gli anticorpi, come li chiamava Labini) sono attivi, un signore del genere sarebbe già sparito (e insieme a lui anche i vari D’Alema, Bossi, etc), espulso dall’organismo politico. In Italia, invece, questo non accade.

In Italia, addirittura, esistono persone che credono ciecamente in quel che questo signore dice: senza verificare, senza leggere anche l’altra campana, si sono convinti della semidivinità di Berlusconi.

Così si può dire che Mangano è un eroe, che gli italiani sono coglioni (versione 2006) o grulli (versione 2008), che non ha proposto un ministero a Di Pietro nel 1993, mentre invece l’ha fatto, che i processi (tutti gli innumerevoli processi) sono politici e tanto altro.

Valepert ci ricorda che l’Italia è quarantesima nella classifica sulla libertà di stampa: e quest’uomo oggi osa puntare le mani a mitra contro una giornalista russa, non sapendo che nella Russia del suo amico Putin i giornalisi vengono uccisi spesso (e non per nulla la Russia è centoquarantasettesima nella classifica sulla libertà di stampa). La donna si è messa a piangere, sconvolta: nella Russia dell’amico Putin, lo ripeto, i giornalisti muoiono a colpi di mitra.

Come ci segnala oggi anche il Financial Times, in Italia esiste un conflitto d’interessi che sta distruggendo il Paese. Facci, giornalista de Il Giornale di (Paolo) Berlusconi, afferma, sarcasticamente, che gli italiani o sono male informati o sono stupidi. Senza saperlo, dice una certa verità.

Io sono sicuro che gli italiani siano solo male informati e che gli stupidi siano pochi, e che vadano emarginati ed espulsi dalla politica perché indegni di gestire il Paese: conoscere simili cose e votare comunque per questa gente non è da persona sane (al massimo, è da persone che vi hanno interesse a perpetuare questo regno delle bugie e della disinformazione).

Cambiare l’Italia si può fare: ma questo può accadere solo con l’informazione, libera e vera, in modo che l’opinione pubblica, compatta, possa fare un’opposizione senza quartiere a tutte le battutacce indegne e a tutte le bugie che il premier in pectore, ne sono sicuro, continuerà a pronunciare come ha fatto in passato.

Altro che il PD…

18 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Ma quale sinistra?

Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, scriveva oggi sul suo giornale una lettera aperta a Walter Veltroni. In sintesi, Sansonetti attacca Veltroni, ritenendolo il principale responsabile sia della sconfitta del (cosiddetto) centrosinistra sia della totale disfatta della sinistra, asserendo che il problema è stata una campagna elettorale iniziata male e condotta peggio. Questo è vero, ma non per i motivi addotti da Sansonetti, sui quali è in un errore madornale.

La mossa di Veltroni di volersi presentare con un solo partito, contrariamente a quanto dice Sansonetti, è stata giusta e probabilmente la migliore da farsi per un progetto di lungo periodo: la vecchia Unione aveva dimostrato tutta la sua fallacia, spaccata a destra e a sinistra. Il problema, a mio avviso, è tutto da rivedersi nella sinistra, per i motivi che esporrò tra breve.

Secondo punto: il pluralismo (esasperato, aggiungo io) porta all’inefficienza; è un dato di fatto. L’Italia del dopoguerra è stata fondata prima sugli aiuti del piano Marshall, poi sul debito pubblico, con le conseguenze che tutti conosciamo. L’Italia è sempre stata incapace di stare in piedi, e questo è stato dimostrato dai vari governi che si sono succeduti sino ad oggi (il prossimo sarà il sessantaduesimo in sessantadue anni; non vorrei sbagliarmi, ma le cifre più o meno sono quelle). Come i governi non riuscivano a stare in piedi (e il più lungo, della Prima Repubblica, quello di Craxi, si manteneva con le tangenti), così non riusciva all’Italia. Questo è stato il parlamentarismo compromissorio italiano, è un dato di fatto difficilmente smentibile (senza dimenticare che per pluralismo, in Italia, almeno, è da intendersi anche i poteri della società, che influivano -e influiscono- in maniera indegna sui poteri dello Stato, paralizzandolo). Una razionalizzazione della politica era d’uopo da tempo, ma ciò non è avvenuto.

Perché? Non voglio dare la colpa alla sinistra: non ce l’aveva. Erano i tempi dell’URSS, ed era normale che certe forze politiche non riuscissero a fondersi, emarginate dalle altre, come è avvenuto altrove, dove il bipartitismo si è affermato per altre vie fuorché quella elettorale (e come sta accadendo oggi in Spagna). Ma con il crollo dell’URSS la sinistra italiana ha fatto un disastro. Oggi non esiste in Italia un solo partito moderno. Tralasciando la destra, di cui ho parlato abbondantemente, a sinistra non si è assistito ad un solo movimento che intendesse riformare la sinistra in Italia. E anche oggi le cose non vanno meglio.

Diliberto ha addirittura proposto il ritorno alla “falce e martello”: l’assenza del simbolo ha provocato il tracollo, secondo lui. Cosa sbagliata: il simbolo sulle schede c’era, non era il loro, ma c’era. Eppure non ho visto da nessuna parte un successo per tali partiti. Il ritorno alla falce e al martello è solo una scusa per non guardare in faccia alla realtà. Il Paese (la parte sinistra, insomma) chiede un partito socialista come quello di Zapatero, non un partito comunista, e neppure un partito socialista barzelletta come quello presentato da Boselli.

Per questo motivo il PD ha rubato consensi alla Sinistra: perché, almeno in teoria, era il partito che più si avvicinava al partito socialista spagnolo o al SPD tedesco. Ma il PD non lo è: ora come ora è un partito più al centro che a sinistra, e deve fondersi innanzitutto ad un livello ideologico con la sinistra, per diventare un partito di sinistra. Come è avvenuto ovunque, ma non in Italia: basti pensare che nel resto del mondo i partito comunisti con un certo seguito sono praticamente scomparsi (cone le eccezioni di Cina, Cuba, Corea del Nord e cose così). La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è da attribuirsi solo ad una incapacità della sinistra di riformarsi e rimanere al passo con il mondo moderno.

Non meno colpe ha Veltroni: forse avrebbe dovuto battere di più sul fuoco della fusione con la sinistra, mostrare che un partito unico, moderno e davvero riformista “si può fare”. Ma non lo ha fatto. Nella campagna elettorale ha avuto poco coraggio. Non di meno, il PD non si è caratterizzato per nulla: un partito anonimo ed evidentemente senza ideologia.

Il percorso obbligato per avviare un reale processo di ammodernamento dell’Italia politica, a mio avviso, è questo: la Sinistra deve decidersi ad abbandonare tutti i retaggi del vecchio comunismo, e questo può farlo solo segando le gambe ai vecchi, e rinnovando il gruppo dirigente; il PD deve mandare a casa tutto il gruppo dirigente sulla cresta dell’onda dal 1993; la Sinistra e il PD devono sedersi ad un tavolo per fondere le proprie idee, giungendo ad una sintesi che non sia di 276 pagine, e questo possono farlo solo dei giovani, perché 1) sono nati nel mondo moderno, non ne sono esclusi dal Paese reale come questa gente di oltre cinquant’anni d’età e da quaranta in politica; 2) non hanno pregiudizi dovuti a decenni di scontri e incontri in Parlamento. Il PD dovrebbe accettare all’interno del suo shadow cabinet anche esponenti della Sinistra, anche se fuori dal Parlamento, per preparare una piattaforma alternativa a quella della destra. E soprattutto, fare delle primarie serie: Veltroni, visto che ti piace tanto il modello anglosassone, fai ai tuoi seguaci il piacere di andartene. Kerry non si è certo ricandidato dopo la sconfitta del 2004,e John Edwards non ha avuto maggior fortuna nelle ultime primarie democratiche USA, no? Le primarie devono essere un reale momento di scelta, non una semplice ratifica della decisione presa dalla direzione di partito.

Questa è la strada da intraprendere. Ma le formazioni che ho chiamato in causa non sembrano volerla prendere in considerazione: oltre al già citato Sansonetti, che ha avviato la lotta intestina nel centrosinistra guardando la pagliuzza nell’occhio di Veltroni invece della trave nel proprio, anche il PD ha dimostrato di non volersi rinnovare. Alla presidenza lasciata da Prodi sono stati proposti Rosy Bindy e Franco Marini. Ditemi voi che senso ha.

UPDATE: a Primo Piano Diliberto è tornato sul problema del simbolo. Ancora una volta dimostrato di non avere capito nulla: ha addotto come motivazione il fatto di avere portato in piazza un milione di persone per migliorare i protocollo sul welfare. Non ha notato che quella era una manifestazione per convincere il governo a fare delle modifiche, non una manifestazione di comunisti, come dice lui, per la quale avrebbe portato meno persone, e infatti la maggioranza dei lavoratori poi ha approvato tale protocollo con referendum. Inoltre dimentica che gli italiani, dal 1993, chiedono un sistema maggioritario, e quindi perlomeno bipolare: il voto al PD e in generale ai partiti maggiori è coerente anche con il risultato di quel referendum. Gli italiani vogliono una politica diversa, non la falce e il martello.

17 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , | 4 Commenti