L’Olandese volante

More than a watcher…

Immuni un corno

Noto con dispiacere che la campagna disinformativa e menzognera perpetrata dal centrodestra e dalle televisioni controllate dal capo della coalizione stia dando i suoi frutti. Il messaggio è semplice e sintetico: all’estero sono tutti immuni, perché in Italia no? Sto parlando, ovviamente, dell’immunità delle alte cariche dello Stato.

Diciamolo subito: l’immunità all’estero, se esiste, è limitata. Negli Stati Uniti i membri del Congresso non possono essere perseguiti, tranne che nei casi di alto tradimento, reato grave (fra i quali rientra, guarda caso, la corruzione) e violazione dell’ordine pubblico. Ma cosa ancora più bella è che il Presidente, i membri del Governo e i Governatori federali non hanno neppure questa immunità. Essi godono di una immunità informale, che va vista da due punti di vista differenti. In primo luogo, i tre poteri dello Stato sono tutti elettivi: Presidente, membro del Congresso, governatore, presidente di tribunale, sceriffo, tutto scelto dal popolo. In secondo luogo, il popolo è informato: quindi se viene eletto un criminale, il popolo lo sa o lo saprà presto, costringendolo alle dimissioni (in Italia gli unici ad essere eletti sono i parlamentari, e neppure direttamente).

Una cosa simile avviene nel Regno Unito: i parlamentari non possono essere processati, tranne per certi reati gravi (fra i quali rientra, guarda ancora il caso, la corruzione), mentre il premier è sempre processabile. The King can do no wrong: il re non può sbagliare, il re è immune, ma è anche vero che Elisabetta non ha alcun potere, e comunque, in ogni caso, è responsabile il Governo (anche solo se la carrozza reale tampona un’auto). Stessa cosa in Spagna: immunità ai parlamentari fino a un certo punto, ma alla fine del mandato devono farsi processare. Il premier, essendo membro delle Cortes, ha la stessa immunità, ma alla fine del mandato deve farsi processare.

In Germania i parlamentari hanno la solita immunità, il capo dello Stato può essere chiamato dalla magistratura in qualunque momento, addirittura il Cancelliere e i membri del Governo vengono messi sullo stesso piano degli altri funzionari pubblici, e come tali processabili per qualunque cosa.

Perfino nella famigerata Francia, sono immuni solo il presidente e i parlamentari, ma non il capo del Governo, per gli stessi motivi citati negli Stati Uniti (ma non mi risulta che la magistratura sia elettiva).

Ricordo, frattanto, che in Italia esiste una certa immunità per i parlamentari, come già accade all’estero. La differenza è che in Italia essa è un po’ più debole, dato il fatto che i parlamentari sono sempre stati poco “virtuosi” rispetto ai colleghi oltre le Alpi (per esempio Tangentopoli, ma non dimentichiamo che il Parlamento è pieno di persone condannate in primo, secondo o addirittura terzo grado). Inoltre, il capo del Governo, a differenza degli altri Paesi, non possiede la metà delle televisioni italiane, né grossa parte del mercato editoriale: non controlla l’informazione. All’estero, Silvio Berlusconi, anche se presidente degli Stati Uniti, sarebbe stato costretto alle dimissioni nel momento in cui è uscita fuori la notizia della “lettera” che prova la corruzione di Mills, e costretto dall’opinione pubblica a farsi processare come cittadino comune, anche se non formalmente obbligato alle dimissioni. In Italia, invece, i media non solo nascondono il processo Mills (prima o poi ne parlerò), ma dicono anche il contrario di ciò che è vero.

E per questo, puntualizzo: l’immunità non esiste o esiste debolmente in Paesi come Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Germania e Francia, e probabilmente in nessun altro Stato democratico. L’immunità (anche se informale) assoluta e incondizionata esiste, certo, ma in Paesi come Iran, Cina, Cuba, Corea del Nord e compagnia bella. Tutti Paesi, stranamente, governati da variegate forme di dittatura e comunque poco democratiche. Questi Paesi cominciano sempre più a ricordarmi l’Italia…

Giusto per mostrare che non dico stronzate, inserisco questa fonte, questa e pure quest’altra.

29 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Se non ci fosse lui

C’è gente che ha ancora il coraggio di dire che Berlusconi, per l’Italia, è un problema come tanti altri. No: Berlusconi è il peggiore problema del Paese, da cui scaturiscono molti altri (non tutti, per carità, ma molti sì).

Cerchiamo di rendercene conto: senza Berlusconi avremmo un centrodestra migliore e, di conseguenza, un centrosinistra migliore. Il centrosinistra non dovrebbe abbassarsi al livello di un animatore di crociere, il centrodestra avrebbe potuto far uscire fuori un leader serio e capace. Ma queste sono mie congetture. Meglio parlare di fatti.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, Fininvest sarebbe fallita o almeno ridimensionata (e questa non è una congettura: all’inizio degli anni Novanta c’erano aziende in condizioni migliori, che avevano pagato meno tangenti, ma che non avevano un santo in Parlamento a salvarle dalle inchieste di Tangentopoli). Senza Fininvest probabilmente avremmo più pluralismo, saremmo più informati. Non avremmo l’imparzialissimo Emilio Fede e quel…coso di Studio Aperto (no, un telegiornale proprio non è). Se Berlusconi non fosse entrato in politica, Tangentopoli non si sarebbe concluso in una farsa: sotto Berlusconi, infatti, il Governo tentò di (e in molti casi riuscì a) far uscire chi la magistratura faceva andare in galera (fra i quali c’era anche il fratello di Silvio, Paolo).

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo un enorme conflitto di interessi. Noi dobbiamo accontentarci della par condicio, per evitare cose indegne come queste. Vi immaginate se, ventiquattro ore al giorno, durante le trasmissioni di punta, presentatori, veline e oche varie si mettessero a dire Silvio è il più bravo, Veltroni è il demonio (guardate il video: è esattamente quanto è avvenuto nel 1994, con Occhetto al posto di Veltroni). Voi mi direte: fanno così anche in America. Vero, ma in America non esiste un politico con tre televisioni, ovvero metà del sistema televisivo. Per dire cose del genere i candidati devono pagare, comprare degli spazi pubblicitari, quindi raccogliere fondi, togliersi soldi dalle tasche, fare la fine di Hillary, che ha finito per avere un sacco di debiti. E sovente accade che sullo stesso canale uno dopo l’altro ci siano spot a favore di uno e spot a favore dell’altro. Una par condicio naturale, insomma, grazie al fatto che il conflitto di interessi è proibito. Qui invece gli spot pro Berlusconi sono compresi nello stipendio di Vianello, Bongiorno o Ambra, mentre gli avversari possono fare pubblicità solo pagando (e il prezzo lo fa Berlusconi, il proprietario, che quindi non deve spendere una lira). Insomma, l’opposizione a Silvio dovrebbe pagare Silvio per poter fare uno spot contro Silvio sulle reti di Silvio. Magari l’opposizione non lo fa, vuoi per non dargli soldi, vuoi perché Silvio ha stabilito un prezzo troppo alto. Così metà del mercato televisivo italiano finisce per favorire Berlusconi, mentre l’altra metà viene divisa equamente. Risultato? Tre quarti della televisione parla bene di Silvio e male degli altri. Senza contrappeso, senza contraddittorio. Alla Hitler-Goebbles. Roba che negli USA farebbe scatenare la seconda guerra civile.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo avuto la legge che depenalizza il falso in bilancio, approvata in un momento storico (gli scandali finanziari) in cui in tutto il mondo le norme sul falso in bilancio venivano inasprite, e tutto per salvare Silvio e i suoi amici. Nel mondo che falsifica i bilanci rischia l’ergastolo, da noi solo una multa: ben vengano gli scandali Parmalat e Cirio. Così la legge sul falso in bilancio ha reso l’economia italiana molto più instabile, visto che le imprese sono incentivate a falsificare il bilancio, mentre le imprese estere preferiscono non competere con le imprese italiane, perché mentre queste possono imbrogliare, quelle estere non possono farlo, perché altrimenti falsificherebbero anche il bilancio dell’impresa madre, del gruppo estero, subendo conseguenze ben peggiori di quelle previste in Italia.

Se Berlusconi non fosse entrato in politica, non avremmo avuto la legge ex-Cirielli. Non solo Berlusconi in precedenza aveva approvato leggi che allungassero i processi (come la Cirami), ma con la legge ex-Cirielli addirittura dimezzava i tempi di prescrizione. In questo modo, la maggior parte dei processi non giungeva a compimento, e i criminali tornavano comodamente in libertà. Se non fosse entrato in politica, i criminali sarebbero comodamente in galera, non per strada.

E mi fermo qui: la Corte Costituzionale ha bloccato moltissime altre leggi pro Berlusconi, perché incostituzionali (come il lodo Schifani che si sta tentando di riscrivere, la legge Pecorella, la legge sulle rogatorie). non ha senso che ne parli.

Questa, in origine, grazie a Veltroni, doveva essere una legislatura costituente, all’insegna del “se pò ffà”, del “volemose bene”, del Veltrusconi. Si sarebbe dovuta riscrivere la Costituzione. Ma siamo impazziti? Se Berlusconi riscrive la Costituzione, neppure la Corte Costituzionale potrà salvarci. Ben venga lo strappo, con questo Berlusconi non si può scendere a patti: uno che usa lo Stato come la sua azienda, che manipola le leggi per potere commettere reati, non può riscrivere la Costituzione. Quest’uomo vuole distruggere il Paese per renderlo suo schiavo. Se potesse mettere le mani sulla Costituzione sarebbe la fine.

Berlusconi rischia seriamente una condanna: nel processo Mills ci sono prove schiaccianti, perché nel Regno Unito i commercialisti hanno un’etica. Berlusconi rischia grosso, è per questo che è così incazzato. La sta buttando in politica, dice che i magistrati sono degli sporchi comunisti, ma in realtà è la paura a farlo parlare.

Per salvare sé stesso, Berlusconi vuole sospendere centomila processi per un anno, per dare precedenza ai processi su reati che creano allarme sociale. Conseguenze? Se qualcuno rapisce un bambino e un altro ruba un pacco di pasta in un supermercato, verrà processato prima quest’ultimo. Il rapitore di bambini dovrà aspettare un anno per finire in galera. Ma dopo un anno che succede? Che verranno commessi altri reati, che verranno assegnati ai medesimi giudici. Centomila processi spostati di un anno arriveranno come una valanga sulle scrivanie dei giudici. Con il risultato che il rapitore di bambini in galera non ci andrà per niente, per intervenuta prescrizione.

Questa è l’Italia di Silvio. Un’Italia dove per salvare uno, liberiamo i criminali, blocchiamo la giustizia, costringiamo la politica ad occuparsi di altro, a fare polemiche su norme che non servono a nessuno tranne che a Silvio, ormai tanto ossessionato dalla magistratura e dalla paura di finire in galera da dimenticarsi che il Paese chiede ben altre norme, mentre Berlusconi se ne frega del fatto che in Italia va sempre peggio. In fondo lui è il più ricco d’Italia, perché mai dovrebbe occuparsi del Paese prima che di se stesso? E questo non lo dico solo io. Lo dice anche Famiglia Cristiana, mica l’Unità! (Purtroppo non mi pare essere nell’edizione online, se qualcuno trovasse l’articolo originale mi farà un piacere nel segnalarmelo)

E adesso manca solo che Berlusconi o Cicchitto o Bonaiuti o qualche altro ruffiano se ne esce dicendo che Ratzinger, Ruini e Bertone sono dei comunisti…non vogliono neanche approvare una legge ad personam per permettere a Silvio di farsi la comunione, più comunisti di così si muore.

Massì, lo dica. Tanto ormai, una stronzata in più o una in meno non fa differenza: l’animale da scuoiare, in fondo, rimane il cittadino comune.

23 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 3 Commenti

L’illegalità continua

Oggi il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset, ribadendo che il Ministero delle Comunicazioni ha l’obbligo di procedere alla riassegnazione delle frequenze televisive. Dal 1999, infatti, nessun ministero di nessun colore politico ha provveduto all’assegnazione di tali frequenze, in ottemperanza alla gara che si tenne in quell’anno.

Durante tale gara, Mediaset aveva perso il diritto di trasmettere per quanto riguardava il canale Rete 4. Il governo di Massimo D’Alema, il più berlusconiano del centro[sinistra], non provvide, così come non fece il governo successivo, quello di Giuliano Amato. Nel 2001 Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, ritornò a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio, e ovviamente non provvide ad togliere la frequenza alla propria rete. Anzi, con un decreto e poi con la legge Gasparri, il governo Berlusconi salva Rete 4, rete, ricordiamolo, di Berlusconi stesso. Il governo Prodi che successe a Berlusconi, pur sollecitato,non ottemperò al suo obbligo.

La rete che aveva vinto la frequenza, ovvero Europa 7, ha presentato una marea di ricorsi in Italia e presso l’Unione Europea. Tutte hanno stabilito la stessa cosa: Europa 7 ha il diritto di trasmettere e il governo italiano DEVE riassegnare le frequenze e finalmente ristabilire lo stato di diritto in Italia.

Oggi il Consiglio di Stato ha nuovamente dato ragione a Europa 7. Oggi il Consiglio di Stato ha ribadito che il governo italiano DEVE assegnare le frequenze in base alla gara del 1999.

Purtroppo il governo italiano non sembra avere l’intenzione di farlo: pochi giorni fa, con un colpo di mano, il governo di Silvio Berlusconi, dimostrando di volere mantenere la situazione di conflitto d’interessi, la vergogna italiana per eccellenza, aveva tentato di dribblare tutte le sentenze inserendo una norma nascosta in un decreto milleproroghe (fortunatamente, le opposizioni se ne sono accorte e hanno miracolosamente fatto opposizione).

Grazie a questa meravigliosa opera pubblica e privata di Berlusconi l’Italia deve già pagare 3-400 mila euro al giorno come multa comminata dall’Unione Europea, che il primo gennaio 2009 (quando diventerà definitiva) ammonterà ad una cifra compresa fra 328,5 e 438 milioni di Euro, cifra che in quella data sarà definitiva e perduta per sempre. Ma oggi si aggiunge una nuova notizia: entro dicembre il Consiglio di Stato provvederà a decidere a quanto dovrà ammontare il risarcimento che lo Stato dovrà pagare ad Europa 7 per avere favorito Berlusconi. Europa 7 ha chiesto tre miliardi di euro di danni per i nove anni in cui lo Stato di diritto, in Italia, ha vissuto nell’ombra. Queste due multe le pagheremo noi, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Il governo Berlusconi, che dice di voler abbassare le tasse, sarà costretto a chiedere agli italiani di pagare una tassa Berlusconi per pagare tutte le multe che Berlusconi stesso ci ha fatto guadagnare. si parla di miliardi di euro, che potrebbero essere usati per le scuole, la ricerca, le infrastrutture, i rifiuti. E invece dovremo pagarli perché Berlusconi possa guadagnare sulla nostra pelle.

La soluzione? Rete 4 deve smettere di trasmettere illegalmente. Berlusconi sta mettendo le mani nelle nostre tasche in modo molto più subdolo di quanto il PdL dice abbia fatto il precedente governo Prodi. Fin quando quest’essere potrà rimanere in politica, l’Italia non potrà progredire, perché sarà sempre azzoppata dal cancro che Berlusconi rappresenta.

Questa sera monitorerò i telegiornali per vedere quali daranno almeno un minimo risalto alla notizia, aggiornando mano a mano questo articolo.

(UPDATE 18:45) Studio Aperto (Mediaset), edizione delle 18:25: incredibilmente, per Studio Aperto ha ragione Rete 4. Ricordiamo: la sentenza odierna del Consiglio di Stato obbliga il governo a procedere all’assegnazione delle frequenze secondo la gara del 1999, in base alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, e in base a tale gara Rete 4 NON ha diritto di trasmettere. Ricordiamo un’altra cosa: il consiglio di Stato ha RESPINTO un ricorso presentato da Mediaset, com’è possibile che Mediaset canti vittoria? (Mi viene in mente che «Chi controlla il presente, controlla il passato, chi controlla il passato, controlla il futuro»). Pazzesco.

(UPDATE 19:10) TG3 (RAI), edizione delle 19:00: il TG3 dà correttamente la notizia. Il ricorso respinto è stato presentato da Mediaset, e ricorda che il governo deve rispettare quanto ha detto l’Europa a riguardo (e per la quale siamo stati multati). Il Consiglio di Stato ha semplicemente respinto un ricorso di Europa 7 che chiedeva di assegnare le frequenze togliendole a Rete 4, ma lo stesso consiglio di Stato, in sintesi, ha detto che non può farlo, e che invece deve farlo proprio il Governo. Insomma, Studio Aperto (e Mediaset) hanno amorevolmente distorto la notizia a proprio favore.

(UPDATE 20:25) TG1 (RAI), edizione delle 20:00: anche il TG1 dà correttamente la notizia: il Consiglio di Stato afferma che Rete 4 può continuare a trasmettere fino a quando il Governo non riassegnerà le frequenze come stabilito dalla CGCE, ovvero come da gara del 1999, ovvero assegnando una frequenza a Europa 7.

(UPDATE 21:45) TG2 (RAI), edizione delle 20:30: Come il TG1 e il TG3. Peccato per i commenti dei politici, che ovviamente hanno spostato il baricentro della notizia a favore di Mediaset (ribadisco: il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset e uno di Europa 7: con il primo si obbliga il governo a dare seguito alla gara del 1999 riassegnando correttamente le frequenze, in primo luogo assegnandone una a Europa 7 secondo varie sentenze italiane e europee, con il secondo si permette a Rete 4 di continuare a trasmettere fino alla riassegnazione delle frequenze - e non dopo, visto che Rete 4 quella frequenza l’ha persa).

(UPDATE 22:45) TG.com (Mediaset), edizione delle 22:30 (Italia 1): molta enfasi riguardo il ricorso respinto di Europa 7, solo una frase riguardo quello di Mediaset. Anche nel servizio del TG.com Rete 4 appare legalmente abilitata alla trasmissione, ma il servizio dimentica che il Consiglio di Stato ha espressamente fatto riferimento alla sentenza della CGCE che dà ragione a Europa 7.

(UPDATE 12:40 - 1 giugno) Rassegna stampa TG5 (Mediaset), edizione della notte: La decina di giornali presi in esame (Messaggero, Giornale, Secolo XIX, Unità, Manifesto, Mattino e altri) in gran parte non riportavano la notizia. Quelli che la riportavano, però, sono stati decisamente ignorati dal lettore del TG5, anche quando erano in una buona posizione (taglio medio con un titolo bello grosso). Mia teoria: visto che tutti riportavano la notizia correttamente (ovvero che Mediaset usciva sconfitta), il CdR del TG5 ha preferito glissare del tutto.

UPDATE 20:05 - 3 giugno): il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

31 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Il “malgiorno” si vede dal mattino

Cadendo dalle nuvole, mi ero ritrovato a sapere che nel famoso pacchetto sicurezza che il Governo voleva varare, c’era la prima legge ad personam del governo Berlusconi IV a favore di (udite udite) Berlusconi (fra gli altri).

Si tratta di una norma che prevede la possibilità di patteggiare per tutti i reati commessi fino al 31 dicembre 2001. La data non è scelta a caso: c’è un processo, ormai in dirittura d’arrivo, che riguarda proprio Berlusconi, e per la quale stanno scadendo i termini di prescrizione. Trattasi del processo Mills, in cui Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio e corruzione. Rischia sei anni di carcere.

La norma, scritta da Niccolò Ghedini (deputato e, guarda caso, avvocato di Berlusconi), consta di due parti: la prima prevede che i processi per reati di pubblica sicurezza abbiano la priorità, la seconda prevede che questi processi possano essere sospesi per due mesi, al fine di permettere alla difesa di discutere un patteggiamento (anche la prescrizione sarebbe stata sospesa).

Berlusconi voleva avvalersi del patteggiamento? Difficile, significherebbe ammettere la colpevolezza. Facciamo due conti: il decreto sicurezza verrà emanato domani. Trascorsi i quindi giorni di vacatio legis, sarebbe entrato in vigore a inizio giugno. Sospensione di due mesi, si arriva agli inizi di agosto, quando tutti, giudici compresi, vanno in ferie (ma non i termini di prescrizione). La sentenza, che sarebbe dovuta arrivare al massimo a luglio, finirebbe a settembre. Forse. C’è anche la prima parte della norma, che prevede la precedenza per i reati di pubblica sicurezza, e quindi un ulteriore allungamento del procedimento (e nel caso venga aggiunto il reato di immigrazione clandestina, il processo di Berlusconi, che non riguarda la pubblica sicurezza, slitterebbe alle calende greche). Non dimentichiamo poi che c’è una forte probabilità che durante il processo di appello si rischi di finire in prescrizione. Siamo abituati ai magheggi delle leggi ad personam di Berlusconi. Ma Berlusconi vuole evitare anche la condanna in primo grado, perché accuse simili lo metterebbero in imbarazzo sulla scena internazionale. Aspettiamoci, quindi, modifiche parlamentari al decreto legge, che dovrà essere approvato entro sessanta giorni. C’è tutto il tempo, per Belusconi, di salvarsi.

Inoltre, paradossalmente, mentre il governo di Berlusconi batte sul problema sicurezza, sulla certezza della pena e sull’inasprimento delle sanzioni, lo stesso governo inserisce nel decreto sicurezza una scappatoia che, anche supponendo non fosse una legge ad personam, sarebbe comunque potuta essere usata da altri criminali comuni. Che dire, quando si dice la coerenza… per una maggiore sicurezza, offriamo scappatoie ai criminali. Ecco il motto del governo.

Per fortuna, Di Pietro se n’è accorto (Veltroni e compagni probabilmente avevano ricevuto solo l’ombra di quella proposta), vari esponenti della maggioranza hanno storto il naso e l’ennesima legge vergogna è stata scongiurata. Almeno per il momento.

Il malgiorno, quindi, si vede dal mattino.

20 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , | 5 Commenti

Informazione e referendum: necessità e inutilità

Come ben sappiamo, il 25 aprile scorso Beppe Grillo ha lanciato una raccolta firme volta alla proposizione di tre referendum abrogativi, riguardanti tre leggi sull’informazione. Da più parti sono stato accusato di essere un grillino (seguace di Grillo), e i più delle volte queste accuse mi sono state rivolte da cosiddetti Berluscones (ovvero persone che sostanzialmente ritengono Berlusconi un semidio infallibile).

Siccome non sono una foca e credo di possedere almeno una piccola dose di onestà intellettuale, ribadisco che io ho una facoltà di pensiero autonoma e che non seguo come una pecora quel che dice Grillo, Berlusconi, Veltroni e altra gente simile. Io sono l’incubo degli esperti di marketing. Io penso, rifletto, mi informo, mi creo una mia idea. E infatti ritengo che Grillo abbia ragione su certe cose e torto marcio su altre, come è ovvio. Grillo è un comico, e come tutti i comici deve sintetizzare dei concetti, estremizzarli per penetrare a fondo nel cuore del suo spettatore. Grillo è un grande comunicatore, ma in questo modo, se da un lato riesce ad attirare l’attenzione, dall’altro semplicizza enormemente problemi troppo complessi. Una pecca, certo, ma a Grillo va dato di sicuro il merito di portare all’attenzione problemi che altrimenti rimarrebbero sotterrati dai media mainstream.

In particolare, qui desidero spiegare cosa esattamente penso dei referendum di Grillo. Dovendo riassumere la mia posizione in poche parole, direi che sono favorevole per necessità, ma non per convinzione.

Mi spiego meglio: non esistono altri strumenti efficaci quanto un referendum per cambiare una disposizione normativa. Le proposte di legge popolare vengono spesso archiviate: figuriamoci che vengono buttate vie le proposte dei parlamentari, se non hanno il favore del Governo, figurarsi le proposte provenienti da comuni mortali. L’unica alternativa, fuori dal sistema politico, è il referendum. Per questo motivo sono favorevole ai referendum proposti da Grillo, anche se non li condivido pienamente: mi piacerebbe che un’imponente raccolta di firme costringa il Legislatore ad andare avanti con delle necessarie riforme, che altrimenti non ci sarebbero mai. Ho notato con piacere che questa posizione era condivisa da diverse persone ad Annozero, fra le quali, incredibilmente, anche Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Ecco quindi le mie posizioni a riguardo:

Referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali: CONTRARIO all’abolizione tout court, FAVOREVOLE a una riforma del sistema.

Oggigiorno i finanziamenti pubblici vengono erogati a pioggia sui quotidiani: in particolare, si premiano due componenti, ovvero la quantità di giornali stampati e il fatto di essere un organo di un partito o movimento politico, che può esistere effettivamente o meno. Riguardo il primo punto, mi sembra un incentivo allo spreco: per avere più soldi basta stampare più copie. Queste copie vengono vendute? Di solito no. Riguardo il secondo, mi sembra un insulto il fatto che basti la firma di due parlamentari per avere accesso ai finanziamenti. L’abolizione dei finanziamenti, tuttavia, comporta conseguenze nefaste: ci sono giornali piccoli che si reggono soprattutto sui finanziamenti pubblici. Questa è una delle conseguenze della riforma Gasparri: con tale legge, contrariamente al resto del mondo civile, si permette alla televisione di avere accesso ad immani quantità di pubblicità, a scapito degli altri sistemi. In un Paese normale, la pubblicità televisiva ha un tetto, che in Italia è infinitamente alto, facendo sì che determinate risorse pubblicitarie trovino sfogo sugli altri mezzi di comunicazione di massa, fra i quali i giornali. Per questo motivo, molti giornali non hanno sufficienti ricavi pubblicitari, e finirebbero fuori mercato senza i finanziamenti pubblici: e l’uscita di questi soggetti comporterebbe una drastica riduzione del pluralismo dell’informazione. L’abolizione totale dei finanziamenti pubblici ai giornali, quindi, avrebbe l’effetto contrario di quello voluto da Grillo. A mio avviso, bisogna stabilire che i giornali maggiori non debbano essere finanziati, in particolare quelli che sono quotati in borsa (i giornali del Gruppo Editoriale L’Espresso, quelli RCS e Il Sole 24 Ore, solo per fare un esempio: sono giornali che si reggono benissimo in piedi da soli: oltretutto i soldi che lo Stato eroga finiscono praticamente in mano ai privati sotto forma di dividendi); bisogna inoltre fare in modo che vengano favorite le cooperative e tutte le forme di giornalismo che non operano per profitto, ovviamente sempre entro un tetto massimo; bisogna abolire la correlazione fra finanziamenti pubblici e collegamento politico: essere collegato a un movimento politico (di solito finto) non può essere motivo di finanziamento; infine, bisogna evitare che la quantità di copie stampate determinino la quantità dei finanziamenti, e puntare su altre forme di agevolazioni, quali, ad esempio un intervento sull’IVA.

Referendum per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti: CONTRARIO all’abolizione tout court, FAVOREVOLE a una riforma.

L’Ordine dei Giornalisti è regolato da una legge del 1963 ed è stato istituito da Benito Mussolini molto tempo prima, allo scopo di controllare i giornalisti. L’Ordine dei Giornalisti è un organo utile quando si tratti di censurare appartenenti all’ordine che si discostino da una norma di deontologia professionale, ma rischia di diventare uno strumento deviato: come si dice, il coltello non può fare del male, può farlo chi lo usa. Innanzitutto, l’iscrizione all’albo deve essere facoltativa, ci si deve iscrivere dopo avere superato un esame serio e l’iscrizione potrebbe servire per avere delle agevolazioni (come gli sconti sui treni, per favorire gli spostamenti). La professione di giornalista non può però essere tanto chiusa da impedire a chiunque di dire la propria: si pensi che i blog aggiornati con periodicità regolare potrebbero essere assimilati ai giornali, e costretti alla chiusura. Tutto questo deve esse tolto di mezzo: eventuali offese a qualcuno o a qualcosa possono essere tranquillamente condannate a posteriori, tramite querela. Ma non si può mettere un bavaglio preventivo a chi dice la verità. In Italia, invece, accade esattamente questo, ovvero che i giornalisti vengono messi in condizione di «o scrivi quello che dico io o non mangi». Sono pochi i giornalisti indipendenti che possono permettersi di dire cose antisistema: il mio preferito è Marco Travaglio, perché è l’esempio di un paradosso. Travaglio, infatti, è un giornalista liberale (quindi di destra, come Montanelli) che però è costretto a scrivere sui giornali di sinistra (addirittura su L’Unità). Inoltre Travaglio correda sempre di fonti quanto dice, è informato (non a caso, Montanelli ha affermato che Travaglio non uccide con il coltello, ma con l’archivio) e non si lascia intimidire: ad esempio, ieri sera Vittorio Sgarbi affermava che Il Giornale (su cui scrive) non riceveva finanziamenti pubblici. Travaglio, senza scomporsi, ribadiva che TUTTI i giornali, compreso Il Giornale, riceveva finanziamenti pubblici. Sgarbi si è incazzato come al solito, e lo ha chiamato «Faccia di tonto». Travaglio non ha perso la calma, e poco dopo Michele Santoro ha precisato che Il Giornale percepisce un milione e seicentomila euro (e Sgarbi ha affermato poco fa di volere querelare Travaglio → come volevasi dimostrare, i giornalisti che dicono la verità vengono portati in tribunale per intimidirli e zittirli, mentre uno come Sgarbi, quando dice falsità, non viene mai toccato). Ma l’Ordine dei Giornalisti deve essere in grado di esprimere una censura nei confronti di persone, iscritte o meno, che fanno informazione in modo regolare, e questo deve avvenire sulla base di un codice etico scritto, a tutela della collettività e del pluralismo.

Referendum per l’abolizione della cd Legge Gasparri: esiste una parola più forte di FAVOREVOLISSIMO?

La legge Gasparri è una legge che va contro tutte le normative, e diciamolo chiaramente per non insultare l’intelligenza, è stata scritta ad uso e consumo di Berlusconi, in barba a tutte le disposizioni costituzionale ed europee. Non esiste una parola per definire il livello che questa legge raggiunge nella scala dell’indecenza. Grazie alla Gasparri (il cui autore viene ritenuto, secondo me a buon diritto, un Berluscones esterno) l’Italia è in mora, questo vuol dire che gli italiani dovranno pagare una “tassa Berlusconi” pari a 3-400mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della Gasparri, per un totale che il primo Gennaio 2009 arriverà a 3-400 milioni di euro, a meno che la Gasparri non venga abolita. Perché l’ho definita “tassa Berlusconi”? Perché è una tassa che dobbiamo pagare a causa delle aziende di Berlusconi, oltre che a causa di una legge del suo Governo. La Gasparri permette a Rete 4 (di proprietà, ricordiamolo, di Berlusconi) di trasmettere, in barba alle decisioni della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia della Comunità Europea e calpestando, schiacciando, spappolando, smolecolarizzando il diritto di trasmettere che Europa 7 ha regolarmente vinto (e cui noi, con le nostre tasse, dovremo pagare, probabilmente, un’altra, astronomica multa). Inoltre, la Gasparri permette alle televisioni di trasmettere una enorme quantità di pubblicità (e Mediaset ne ha approfittato in tutti modi), andando contro le disposizioni comunitarie, ovvero la direttiva Televisione senza frontiere. Ancora, la Gasparri permette che le televisioni si approprino di una quantità di risorse che in altri Paesi civili finiscono su altri media, a cominciare da radio e giornali, che oggi sono soffocati dalla mancanza di pubblicità. E infine, la Gasparri permetterà, dal 2011, ai concessionari di frequenze radiotelevisive di possedere giornali: finalmente Paolo Berlusconi potrà lasciare il suo ruolo di editore de Il Giornale, e fare in modo che Mediaset, Mondadori e Il Giornale diventino una potenza integrata devastante per l’informazione e soprattutto per il pluralismo.

Per questo motivo, al momento io penso che andrò a firmare (parlo al futuro, perché faccio parte di quell’ala di costituzionalisti che ritiene invalide le firme raccolte il 25 aprile). Queste sono le mie posizioni, che credo siano abbastanza ragionevoli. Per lo meno, io le ho attentamente ponderate. Se la pensate altrimenti, vi invito a commentare per poterne discutere.

2 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento