L’Olandese volante

More than a watcher…

Quel brutto pasticcio delle intercettazioni

Come molti sapranno, il Governo in carica ha intenzione di fare un giro di vite sulle intercettazioni: saranno vietate per i reati punibili con la reclusione da dieci anni in giù (con l’esclusione di quelli contro la Pubblica Amministrazione), mentre la loro diffusione sarà vietata, portando (teoricamente) in galera magistrati e giornalisti che le pubblicheranno, mentre gli editori dovranno pagare una forte multa.

Uno dei motivi di questa stretta è: tutelare la privacy dei cittadini. Un altro motivo è che le intercettazioni sono troppe. Il primo è un motivo sacrosanto, anche se ha l’ovvia conseguenza che verrà tutelata la privacy di tutti, cittadini onesti e criminali incalliti, il problema è che un onesto cittadino già non viene intercettato, quindi si tutela la privacy del criminale (ho sbagliato qualcosa nel ragionamento?). Il secondo lo è meno: a occhio e croce, le intercettazioni sono troppe perché in Italia non c’è certezza della pena, quindi si commettono reati con più leggerezza. Di conseguenza c’è un maggiore bisogno di intercettazioni. Se uno fosse sicuro di finire qualche annetto in galera, sono sicuro che commetterebbe meno reati e quindi ci sarebbe automaticamente bisogno di meno intercettazioni. Ma questa è una mia opinione.

Quello che mi preoccupa decisamente è il fatto che in questo modo si ostacola un potere dello Stato: la magistratura avrà meno armi per far rispettare la legge e perseguire i reati. Uno dei poteri dello Stato avrà meno poteri. Dall’altro lato, gli anticorpi della democrazia (i giornalisti) avranno meno armi per fare informazione. I cittadini saranno meno informati e chi commette reati potrà più facilmente insabbiare il tutto (non che adesso sia difficile, siamo chiari). Con che risultati? Semplice: uno dei poteri dello Stato viene indebolito, gli anticorpi addormentati, a tutto vantaggio degli altri due poteri (quello esecutivo e quello legislativo, che in una democrazia parlamentare -quale è quella italiana- già sono interdipendenti). Ah, già, c’è un altro risultato importante: molti criminali la passeranno liscia perché assolti per insufficienza di prove.

La cosa maggiormente preoccupante (per tutti) è la lista di reati che verranno esclusi dall’uso di intercettazioni. Già adesso le intercettazioni non sono permesse per i reati punibili con la reclusione fino a cinque anni, ma con l’estensione proposta dal Governo, il loro numero aumenta. Non si potrà intercettare per reati quali: abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, dichiarazione fraudolenta, calunnia, falsità del pubblico ufficiale, rialzo fraudolento dei prezzi e boicottaggio, omicidio colposo, incesto, sfruttamento della prostituzione, estorsione, maltrattamenti in famiglia, lesione personale grave, sequestro di persona, furto in casa, accesso abusivo a un sistema informatico, rapina semplice, usura, ricettazione, contrabbando, associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta.

Iniziamo con il parlare dei paradossi: il Governo ha fatto della sicurezza un tema portante. Eppure si impedisce l’intercettazione per reati che il Governo ha esplicitamente dichiarato di voler combattere, ovvero: sfruttamento della prostituzione, maltrattamenti in famiglia, furto in casa (come farà la Lega a spiegarlo ai propri elettori, visto che le rapine in villa al nord sono all’ordine del giorno?), giusto per dirne alcuni. Poi mandano l’esercito a pattugliare le strade, ma a che serve se poi durante i processi non ci sono prove?

E vogliamo parlare della clinica degli orrori di Milano: le intercettazioni hanno smascherato quei macellai, ma in futuro, se la legge dovesse passare, non sperate che ciò possa avvenire. In casi simili (visto che l’inchiesta era partita per ipotesi di reato diverse da quelle venute a galla con le intercettazioni) le autorizzazioni non saranno concesse, e le persone continueranno a finire senza motivo sotto i ferri del chirurgo, perdendo, nei casi migliori un polmone, la vita in quelli peggiori. Il prossimo potresti essere tu, ma tanto non lo saprai, vivrai senza un pezzo di fegato, continua a pagare le tasse, rispetta la legge e tutto andrà bene.

Per quanto riguarda l’usura e l’estorsione, l’uso di intercettazioni è diffusissimo e spesso vediamo ai telegiornali le immagini riprese da carabinieri e polizia, durante le quali un’esca incontra l’usuraio di turno per creare una prova tangibile del reato. Come faranno in futuro per smascherare questa gente, io non so spiegarmelo (sì, ho fatto denuncia, ma è la mia parola contro quella dell’usuraio; che prove ho? L’usuraio non mi rilascia certo una ricevuta, i pagamenti sono in contanti proprio per non lasciare tracce e l’usuraio ha diverse decine di persone pronte a testimoniare che quei soldi gli sono stati donati dalla Caritas locale…il risultato è che dopo l’ovvia assoluzione per insufficienza di prove, o lascio la città e la mia vita normale oppure l’usuraio verrà a cercarmi per spezzarmi i pollici e/o le gambe…belle alternative). Adesso l’estorsore potrà addirittura chiamare il suo “cliente” a casa, senza timore: “Ciao Mario, domani prima di andare al lavoro, passa per il bancomat e ritira un cinquecento euro: vengo a prenderli dopo pranzo, non dire niente a nessuno o ti brucio la macchina. Saluti alla tua signora-clic”. Le pubbliche relazioni del racket rivivranno: non dovranno più andare in un luogo neutro e guardarsi con circospezione per essere certi che non ci siano sbirri in giro. Potranno andare nel bar, ristorante o altro della vittima, parlare liberamente, magari portare anche grafici o anche testimonial per far toccare con mano i benefici derivanti dal pagare il pizzo. Come un qualsiasi venditore di enciclopedie in 32 audiocassette sul cinema muto.

(A domani per la seconda parte; ricordo che esiste un feed che vi permette di seguire comodamente tutti i nuovi articoli con un solo click - maggiori informazioni sui feed le trovate qui)

16 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Quando non esiste l’informazione

La battaglia per un’informazione libera, che in molti stanno portando avanti negli ultimi tempi, a molte persone sembra una lotta fine a se stessa, o al massimo per fare in modo che certi reati commessi “ai piani alti” (politici, grandi industriali, etc.) vengano fuori. In realtà la battaglia per un’informazione efficiente ha influenza anche sulla vita di tutti i giorni, fino ad agire sul prezzo del pane, della benzina e altre cose. Vediamo perché.

Un economista di nome Edward Chamberlin, negli anni Quaranta, fece un esperimento insieme ai suoi studenti. Nel corso dell’esperimento, alcuni degli studenti avevano il ruolo di compratori, altri di venditori, i quali dovevano simulare un mercato del bene X; ovviamente i venditori dovevano vendere al prezzo più alto possibile, i compratori dovevano comprare al prezzo più basso possibile. Senza scendere nel dettaglio, nell’esperimento di Chamberlin venditori e compratori non avevano informazioni sull’ambiente e sulle altre transazioni: i compratori conoscevano solo il prezzo massimo (diciamo i soldi che avevano a disposizione), mentre i venditori conoscevano solo il prezzo minimo, e tutti i prezzi erano diversi.

Al termine dell’esperimento, Chamberlin notò che in questo mercato (tendenzialmente concorrenziale) le transazioni non avvenivano quasi mai al prezzo giusto, ovvero al prezzo di equilibrio, in base al quale tutti i compratori e tutti i venditori erano felici e contenti. Il mercato, insomma, non era efficiente.

Tempo dopo uno studente di Chamberlin, di nome Vernon Smith, divenuto professore, ripeté l’esperimento, ma con regole diverse. (per questi esperimenti Smith vinse il premio Nobel nel 2002) Mentre nell’esperimento di Chamberlin le transazioni avvenivano “a porte chiuse”, in quello di Smith esse avvenivano con il meccanismo dell’offerta pubblica, per esempio alzando la mano dicendo «Vendo a tre dollari» o «Compro a due dollari». Inoltre, Smith faceva ripetere l’esperimento più volte, come se ci fossero più giorni di mercato.

Al termine dell’esperimento, si notò che il prezzo medio delle transazioni si avvicinava di gran lunga al prezzo di equilibrio, diversamente dall’esperimento di Chamberlin.

Qual è la morale della favola? La troviamo nelle differenze dell’esperimento. Oltre al fatto che l’esperimento di Smith è più vicino alla realtà (il supermercato è aperto più giorni a settimana, dopotutto, no?), si tratta di un mercato trasparente, in cui gli operatori conoscono i prezzi degli altri operatori, dato che le offerte erano pubbliche. Era un mercato in cui vi erano molte informazioni sui prezzi.

Da questo esperimento, dunque, possiamo notare che un’informazione efficiente è una delle basi di un mercato concorrenziale, ovvero il modello che più si avvicina a quello dell’efficienza (che esiste nel caso della concorrenza perfetta). Cosa accade quando l’informazione è addomesticata, come in Italia? Ovviamente, il mercato si allontanerà dal modello della concorrenza perfetta e sarà meno efficiente. E infatti in Italia il modello del libero mercato non è altro che un proclama, mentre la situazione è ben lontana dal modello, soprattutto grazie alle associazioni professionali, sindacali, industriali, eccetera, che dominano la nostra economia. E alla fine da questa carenza ci perdiamo tutti, associati e non.

Una prova di ciò che dico? Una volta il ministero delle attività produttive (oggi il ministero per lo sviluppo economico) pubblicava giornalmente i prezzi consigliati dai petrolieri per la benzina. Poi l’Autorità Garante per la Concorrenza (!) ha stabilito che questo non dovesse più avvenire, in seguito ad un accordo con i petrolieri. Risultato? Non solo l’Italia ha i prezzi più alti d’Europa, ma il divario fra l’Italia e gli altri Paesi aumenta. La Stampa afferma che le ragioni di ciò sono «misteriose». Dopo quanto ho scritto forse le ragioni sono più chiare e la battaglia per un’informazione vera diventa uno strumento in grado di aiutarci a migliorare la qualità della nostra vita più di tante altre stronzate di cui sentiamo in tv.

5 Giugno 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Sociale | , , , , , , , , , , | Nessun Commento

L’illegalità continua

Oggi il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset, ribadendo che il Ministero delle Comunicazioni ha l’obbligo di procedere alla riassegnazione delle frequenze televisive. Dal 1999, infatti, nessun ministero di nessun colore politico ha provveduto all’assegnazione di tali frequenze, in ottemperanza alla gara che si tenne in quell’anno.

Durante tale gara, Mediaset aveva perso il diritto di trasmettere per quanto riguardava il canale Rete 4. Il governo di Massimo D’Alema, il più berlusconiano del centro[sinistra], non provvide, così come non fece il governo successivo, quello di Giuliano Amato. Nel 2001 Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, ritornò a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio, e ovviamente non provvide ad togliere la frequenza alla propria rete. Anzi, con un decreto e poi con la legge Gasparri, il governo Berlusconi salva Rete 4, rete, ricordiamolo, di Berlusconi stesso. Il governo Prodi che successe a Berlusconi, pur sollecitato,non ottemperò al suo obbligo.

La rete che aveva vinto la frequenza, ovvero Europa 7, ha presentato una marea di ricorsi in Italia e presso l’Unione Europea. Tutte hanno stabilito la stessa cosa: Europa 7 ha il diritto di trasmettere e il governo italiano DEVE riassegnare le frequenze e finalmente ristabilire lo stato di diritto in Italia.

Oggi il Consiglio di Stato ha nuovamente dato ragione a Europa 7. Oggi il Consiglio di Stato ha ribadito che il governo italiano DEVE assegnare le frequenze in base alla gara del 1999.

Purtroppo il governo italiano non sembra avere l’intenzione di farlo: pochi giorni fa, con un colpo di mano, il governo di Silvio Berlusconi, dimostrando di volere mantenere la situazione di conflitto d’interessi, la vergogna italiana per eccellenza, aveva tentato di dribblare tutte le sentenze inserendo una norma nascosta in un decreto milleproroghe (fortunatamente, le opposizioni se ne sono accorte e hanno miracolosamente fatto opposizione).

Grazie a questa meravigliosa opera pubblica e privata di Berlusconi l’Italia deve già pagare 3-400 mila euro al giorno come multa comminata dall’Unione Europea, che il primo gennaio 2009 (quando diventerà definitiva) ammonterà ad una cifra compresa fra 328,5 e 438 milioni di Euro, cifra che in quella data sarà definitiva e perduta per sempre. Ma oggi si aggiunge una nuova notizia: entro dicembre il Consiglio di Stato provvederà a decidere a quanto dovrà ammontare il risarcimento che lo Stato dovrà pagare ad Europa 7 per avere favorito Berlusconi. Europa 7 ha chiesto tre miliardi di euro di danni per i nove anni in cui lo Stato di diritto, in Italia, ha vissuto nell’ombra. Queste due multe le pagheremo noi, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Il governo Berlusconi, che dice di voler abbassare le tasse, sarà costretto a chiedere agli italiani di pagare una tassa Berlusconi per pagare tutte le multe che Berlusconi stesso ci ha fatto guadagnare. si parla di miliardi di euro, che potrebbero essere usati per le scuole, la ricerca, le infrastrutture, i rifiuti. E invece dovremo pagarli perché Berlusconi possa guadagnare sulla nostra pelle.

La soluzione? Rete 4 deve smettere di trasmettere illegalmente. Berlusconi sta mettendo le mani nelle nostre tasche in modo molto più subdolo di quanto il PdL dice abbia fatto il precedente governo Prodi. Fin quando quest’essere potrà rimanere in politica, l’Italia non potrà progredire, perché sarà sempre azzoppata dal cancro che Berlusconi rappresenta.

Questa sera monitorerò i telegiornali per vedere quali daranno almeno un minimo risalto alla notizia, aggiornando mano a mano questo articolo.

(UPDATE 18:45) Studio Aperto (Mediaset), edizione delle 18:25: incredibilmente, per Studio Aperto ha ragione Rete 4. Ricordiamo: la sentenza odierna del Consiglio di Stato obbliga il governo a procedere all’assegnazione delle frequenze secondo la gara del 1999, in base alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, e in base a tale gara Rete 4 NON ha diritto di trasmettere. Ricordiamo un’altra cosa: il consiglio di Stato ha RESPINTO un ricorso presentato da Mediaset, com’è possibile che Mediaset canti vittoria? (Mi viene in mente che «Chi controlla il presente, controlla il passato, chi controlla il passato, controlla il futuro»). Pazzesco.

(UPDATE 19:10) TG3 (RAI), edizione delle 19:00: il TG3 dà correttamente la notizia. Il ricorso respinto è stato presentato da Mediaset, e ricorda che il governo deve rispettare quanto ha detto l’Europa a riguardo (e per la quale siamo stati multati). Il Consiglio di Stato ha semplicemente respinto un ricorso di Europa 7 che chiedeva di assegnare le frequenze togliendole a Rete 4, ma lo stesso consiglio di Stato, in sintesi, ha detto che non può farlo, e che invece deve farlo proprio il Governo. Insomma, Studio Aperto (e Mediaset) hanno amorevolmente distorto la notizia a proprio favore.

(UPDATE 20:25) TG1 (RAI), edizione delle 20:00: anche il TG1 dà correttamente la notizia: il Consiglio di Stato afferma che Rete 4 può continuare a trasmettere fino a quando il Governo non riassegnerà le frequenze come stabilito dalla CGCE, ovvero come da gara del 1999, ovvero assegnando una frequenza a Europa 7.

(UPDATE 21:45) TG2 (RAI), edizione delle 20:30: Come il TG1 e il TG3. Peccato per i commenti dei politici, che ovviamente hanno spostato il baricentro della notizia a favore di Mediaset (ribadisco: il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset e uno di Europa 7: con il primo si obbliga il governo a dare seguito alla gara del 1999 riassegnando correttamente le frequenze, in primo luogo assegnandone una a Europa 7 secondo varie sentenze italiane e europee, con il secondo si permette a Rete 4 di continuare a trasmettere fino alla riassegnazione delle frequenze - e non dopo, visto che Rete 4 quella frequenza l’ha persa).

(UPDATE 22:45) TG.com (Mediaset), edizione delle 22:30 (Italia 1): molta enfasi riguardo il ricorso respinto di Europa 7, solo una frase riguardo quello di Mediaset. Anche nel servizio del TG.com Rete 4 appare legalmente abilitata alla trasmissione, ma il servizio dimentica che il Consiglio di Stato ha espressamente fatto riferimento alla sentenza della CGCE che dà ragione a Europa 7.

(UPDATE 12:40 - 1 giugno) Rassegna stampa TG5 (Mediaset), edizione della notte: La decina di giornali presi in esame (Messaggero, Giornale, Secolo XIX, Unità, Manifesto, Mattino e altri) in gran parte non riportavano la notizia. Quelli che la riportavano, però, sono stati decisamente ignorati dal lettore del TG5, anche quando erano in una buona posizione (taglio medio con un titolo bello grosso). Mia teoria: visto che tutti riportavano la notizia correttamente (ovvero che Mediaset usciva sconfitta), il CdR del TG5 ha preferito glissare del tutto.

UPDATE 20:05 - 3 giugno): il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

31 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Terrore politico

Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»

Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.

Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.

Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.

Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.

Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.

Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.

Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.

Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?

Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.

Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.

Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

12 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Oltre Aldo Moro

Quando arriva il 9 maggio, puntualmente si fa grancassa per ricordare il ritrovamento dei cadavere di Aldo Moro, giornali e telegiornali ricordano Aldo Moro, le istituzioni ricordano Aldo Moro. Quest’anno Mediaset offre anche un film dedicato ad Aldo Moro.

Non va dimenticato che quello stesso giorno, il 9 maggio 1978, fu uccisa un’altra persona: Peppino Impastato, siciliano, fatto saltare in aria con una bomba sotto il corpo, abbandonato sui binari della ferrovia. Neanche a dirlo, l’avevo voluto la mafia.

Ci sono differenze fra i due? La risposta è ovviamente sì, a cominciare dal fatto che il sequestro Moro ha tenuto l’Italia per mesi con il fiato sospeso, dunque la campagna mediatica dovrebbe essere ampiamente giustificata. Ma qual è la differenza oggi?

In poche parole, mentre le Brigate Rosse, responsabili dell’assassinio Moro, sono state sostanzialmente sgominate, non è così per la mafia, che ancora oggi è nel tessuto italiano, dalla politica agli affari.

Va bene ricordare il passato, ma non bisogna dimenticare il presente: le mafie sono in mezzo a noi oggi, e sforzarsi di non ricordare le sue vittime è un favore che i media (la televisione in particolare) fanno ai boss della malavita che strozzano il Paese.

Mi fa paura vedere che due omicidi, tanto simili quanto allo scopo che avevano gli esecutori, siano messi su piani tanto diversi da chi dovrebbe fare informazione e ricordare, ogni giorno, che la mafia è in mezzo a noi. Silenziosa. Ma implacabile.

9 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , , , | 1 Commento