20 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia di appoggiare la cordata italiana per rilevare Alitalia guidata da AirOne, e annuncia che Banca Intesa l’appoggerà. (fonte)
21 marzo 2008: Banca Intesa smentisce qualunque interessamento per Alitalia. (fonte)
21 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia: «In tre o quattro settimane la cordata sarà pronta». (fonte)
26 marzo 2008: Silvio Berlusconi annuncia i nomi della cordata: Benetton, ENI, Ligresti e Mediobanca. (fonte)
27 marzo 2008: Mediobanca (il salotto buono della finanza in cui Berlusconi è appena entrato in patto di sindacato) smentisce categoricamente. (fonte)
27 marzo 2008: Ligresti smentisce. (fonte)
27 marzo 2008: Benetton ed ENI smentiscono. (fonte)
28 marzo 2008: Silvio Berlusconi: «Quando saremo al Governo lanceremo un appello a tutti gli imprenditori italiani e voglio vedere quale sarà l’imprenditore che si negherà di dare un apporto in nome dell’orgoglio e dell’interesse nazionale». (fonte)
Otto giorni fa Berlusconi annunciava l’esistenza di una cordata.Oggi Berlusconi annuncia che lancerà un appello dopo le elezioni e che tutti gli imprenditori si uniranno a lui: intanto riceve secche smentite dalle maggiori imprese italiane.
Qualcuno ha ancora dubbi che quest’uomo disperato riesce solo a sparare menzogne? Che quest’uomo è politicamente finito?
E intanto Alitalia che fa in borsa? Il 20 marzo 2008 (giorno dell’annuncio) Alitalia non riesce a fare prezzo: sospesa per eccesso di rialzo, apre poi a 0,25 per chiudere a 0,37 (rialzo del 50%). Il 25 marzo riapre la Borsa valori dopo Pasqua: nessun annuncio di Berlusconi, e Alitalia, in mano alla speculazione, viene sospesa prima per eccesso di rialzo, poi per eccesso di ribasso. Apre a 0,35 per raggiungere immediatamente 0,50, quindi crollare a 0,40 per chiudere a 0,45. Il giorno dopo Berlusconi fa i nomi e Alitalia, ancora a lungo sospesa per eccesso di rialzo, apre a 0,45 per piombare quasi verticalmente a 0,55. In serata, a borsa chiusa arrivano le smentite, e Alitalia non riesce ad essere ammessa alle contrattazioni per tutto il giorno 27: l’ultimo prezzo è a 0,64. Oggi un nuovo crollo del 35%.
Tutti questi movimenti non hanno fatto insospettire solo me. Dopo avere destabilizzato la politica, Berlusconi destabilizza anche il mercato finanziario: è evidente, ma il delicato momento politico non permetterà che la giustizia faccia il suo corso. Qualcuno pensa che la manipolazione sia avvenuta a proprio vantaggio. Non sarebbe la prima volta che Berlusconi fa il proprio interesse a spese del pubblico (contribuente e risparmiatore).
28 Marzo 2008
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Chi si presenta oggi al voto come candidato, ha ben chiara la situazione politica che si è avuta con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. Tutti sanno che Berlusconi sta lì illegalmente, e non per un solo motivo.
Il problema è che tutti lo sopportano e nessuno lo contesta. Qualcuno dello schieramento opposto a quello di Berlusconi, si fa anche pubblicare i suoi libri per comprarsi uno yacht. E poi c’è gente che, stupita, si chiede come faccia questo tizio (Berlusconi) a essere ancora a galla dopo quindici anni di gaffe e fallimenti. Il potere dei soldi? Non solo. C’è interesse, altrimenti di motivi per sbatterlo fuori ce ne sarebbero. Ne elenco alcuni:
- Innanzitutto, è incostituzionale: secondo l’articolo 51 della Costituzione, tutti i cittadini dovrebbero concorrere a ricoprire incarichi pubblici in condizioni di uguaglianza. Possedere metà del mercato televisivo (oltre ad essere il maggiore editore italiano) non è condizione di uguaglianza (la legge sulla par condicio è solo un tampone che Berlusconi continuamente infrange, come si può vedere qui, con tanto di Bonaiuti che ne chiede l’abolizione, cosicché il suo principale - Berlusconi - possa comprare pubblicità elettorale sulle sue reti a piacimento - tanto compra da sé stesso - e magari trasformare l’illegale Rete4 in un reality show 24 ore su 24 su di lui, la sua famiglia, il suo partito e i suoi miracoli);
- In secondo luogo, Berlusconi non può essere eletto per una legge dello Stato: l’articolo 10 della legge n.361 del 1957 afferma che «non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica». Il possesso di tre televisioni (di cui una illegalmente) è frutto di una concessione dello Stato italiano a Berlusconi. L’entità economica è notevole. Eppure la Giunta per elezioni del Parlamento dell’illegalità, calpestando la legge, ammise Berlusconi;
- In terzo luogo, il conflitto di interessi in essere nella persona di Berlusconi è enorme: non solo è concessionario di reti televisive, ma ha le mani anche, per esempio, nel settore assicurativo, bancario ed edile, dove l’intervento legislativo dello Stato è sempre notevolissimo. Anche il Parlamento europeo ha richiamato l’Italia, il 20 novembre 2002, deplorando che “in particolare in Italia, permanga una situazione di concentrazione del potere mediatico nelle mani del presidente del Consiglio, senza che sia stata adottata una normativa sul conflitto d’interessi“. Eppure cinque anni di centrosinistra non sono bastati ad approvare una legge che costringesse Berlusconi a scegliere fra se stesso e lo Stato. Per questo io li ritengo complici di Berlusconi al mantenimento di questa situazione di illegalità che sta distruggendo l’Italia. Adesso la blanda normativa sul conflitto d’interessi, approvata dal governo Berlusconi, prevede soltanto che il capo del Governo debba delegare la gestione a persone qualsiasi (parenti o amici, ma in ogni caso sono ammesse persone che non sono indipendenti), limitandosi a uscire dal Consiglio dei Ministri quando si tratti di votare una questione in conflitto (il fatto che poi ci siano già accordi e indicazioni di voto per gli altri ministri rimane irrilevante).
E non dimentichiamo le leggi ad personam, i processi (con condanne in primo o in secondo grado) fermati da cavilli degli avvocati-deputati o da leggi cancella-reati, gli insulti alla Giustizia, il passato opaco e le leggi palesemente incostituzionali, come quella sulla legge elettorale, ripudiata persino dal suo creatore. Tutti provvedimenti che sono andati a beneficio non solo suo, ma anche di tantissimi criminali, che, ad esempio grazie alla legge ex-Cirielli, sono rimasti o saranno impuniti.
Tutto questo grazie alla sua discesa in campo. E grazie a chi lo tiene in vita per proprio interesse, a destra come a sinistra. Se oggi l’Italia è in coma profondo, lo dobbiamo a tutti voi, veterani della politica, che oggi, ancora una volta, ci chiedete il voto, ma permettete che l’illegalità personificata continui a tenere in scacco il Paese per il proprio interesse. Montanelli lo diceva da anni, ma avete continuato a sporcare il gioco politico sulla pelle dei cittadini impotenti.
Complimenti.
24 Marzo 2008
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tooby |
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berlusconi, corruzioni, Costituzione, giustizia, illegalità, indagini, informazione, Politica, politiche italiane 2008, processi, Televisione, trasformismo |
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Totò Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, ha bisogno di un posto in Parlamento: rischia di finire in carcere per avere aiutato i mafiosi. Con una condanna a cinque anni sulle spalle, vorrebbe rappresentare il popolo italiano. Con questa legge elettorale ce la farebbe, perché deputati e senatori vengono decisi non dai cittadini, ma dai partiti. Ma deve farcela presto, perché non può arrivare alla condanna in secondo e magari in terzo grado, o sarà tutto inutile. E quando festeggiava con i cannoli, lo faceva perché senza l’aggravante mafiosa può candidarsi al Parlamento (altrimenti non avrebbe potuto). E tutto quadra.
Silvio Berlusconi ha sulle spalle un processo per corruzione che dovrebbe concludersi ad aprile, quando vorrebbe che si tenessero le elezioni. Ha sempre parlato di giustizia ad orologeria: adesso vuole una sentenza in concomitanza delle elezioni. Se verrà assolto, griderà contro i magistrati rossi che lo avevano ingiustamente accusato, e dirà che bisogna riformare la giustizia (come voleva la P2, loggia massonica di cui faceva parte). Se verrà condannato, griderà contro i magistrati rossi che ce l’hanno con lui, e dirà che bisogna riformare la giustizia (sempre come voleva la P2 etc, etc). In entrambi i casi, non andrà in carcere perché è un parlamentare, ma potrà sfruttare l’occasione del processo per cercare consensi, strumentalizzando la magistratura. E tutto quadra.
Entro giugno bisognerà nominare 600 dirigenti delle più grandi aziende italiane (Eni, Enel, Terna, Finmeccanica, Tirrenia, Alitalia, RAI e altre). Il cuore dell’economia italiana che tutti vorrebbero controllare. E tutto quadra.
Ecco tutti i problemi che andare al voto subito risolverebbe. All’Italia servono soluzioni per aumentare i salari per i dipendenti (che in sei anni sono aumentati dell’0,3%, contro un’inflazione del 2% all’anno), servono liberalizzazioni, servono manovre che rendano la finanza pubblica sana e in grado di sostenere la crescita, visto che abbiamo un debito pubblico altissimo e visto che crescerà, poiché la BCE alzerà i tassi di interesse. E serve una legge elettorale che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere, e che dia una maggioranza stabile, che sia in grado di dare un indirizzo al Paese. Questa legge elettorale non fa né l’uno né l’altro, visto che si rischia di avere al Senato una situazione sempre in bilico, probabilmente con il centrodestra ad avere una maggioranza risicata.
Ma tutto questo, paradossalmente, è una questione di contorno. I problemi all’ordine del giorno del Palazzo sono altri: i problemi del Paese verranno dopo. Forse.
29 Gennaio 2008
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tooby |
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Non ci vuole granché a collegare le notizie.
Numero 1: Berlusconi accusato di corruzione (voleva comprare senatori del centrosinistra, oltre ad aver messo le mani sulla RAI, unica presunta concorrente di Mediaset);
Numero 2: Mastella accusato di concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione (il più grave reato di cui possa macchiarsi uno della Pubblica Amministrazione) e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso.
Numero 3: L’indice di libertà economica pubblicato dal Wall Street Journal, pone l’Italia al 22mo posto (su 41) nell’indice sulla corruzione (con un punteggio di 49 centesimi - e c’è da aggiungere che fra il 18mo posto (Malta) e il 22mo ci sono 15 punti di differenza). A livello mondiale l’Italia è 44ma dopo Stati come le Bahamas, le Barbados, gli Emirati Arabi, il Qatar, il Bahrain, il Botswana, l’Oman, la Giordania e le Mauritius. C’è da dire che l’Italia, in questa classifica, è più vicina al fondo della classifica, dove troviamo Stati come Nord Korea (10), Birmania (19) e Bangladesh (20) che non alla vetta della stessa (si va da Nuova Zelanda, Islanda e Finlandia con 96 fino all’Austra, 11ma con 86 punti). In altri indici di libertà economica l’Italia si salva, ma solo perché buona parte delle decisioni economiche vengono prese dall’Unione Europea o vi sono parametri europei da rispettare (ad esempio, negli ultimi tempi abbiamo sentito di multe europee per la questione rifiuti, oppure di controlli sul bilancio italiano da parte della Commissione europea).
Insomma, la politica italiana dimostra sempre più a cosa assomiglia, e poi ci chiediamo come mai finiamo in fondo a tutte le classifiche del mondo (o in cima, quando si tratta di schifo).
Comprendo, da parte mia, le dimissioni di Mastella: dopo il caso De Magistris (che pure lo aveva accusato di qualche altro reato) non poteva nuovamente inviare gli ispettori né rimuovere il giudice che ha emesso l’ordinanza; sarebbe stato ovvio che non vuole farsi inquisire. Impossibile anche promuovere un altro indulto o un’amnistia (stiamo ancora scontando gli effetti del precedente, voluto da Mastella e molti altri per salvare altre persone accusate di altri reati contro la Pubblica Amministrazione). Che fare, dunque? La risposta è stata dimettersi e uscire dal Governo, per potere ricattarlo. Guarda caso, ieri aveva detto che l’Udeur avrebbe vigilato sui Di.Co., sulla famiglia, sulla religione (che non c’entra con uno Stato laico, ma vabé), mentre oggi emergono le vere intenzioni dell’ex ministro (leggi la notizia): si vuole usare il Governo per salvare la pelle della moglie Sandra e del suo partito (la pelle di Clemente Mastella è salva, in quanto il Parlamento non darà mai l’autorizzazione a procedere).
E tutto per salvare un partito che vale l’1,4% in Italia e che pure con i suoi voti può ricattare una maggioranza intera (guarda caso, nuove elezioni farebbero abortire il referendum che spazzerebbe via partiti del genere).
Per la serie, lo chiamavano il Bel Paese…
18 Gennaio 2008
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tooby |
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