L’Olandese volante

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Informazione e referendum: necessità e inutilità

Come ben sappiamo, il 25 aprile scorso Beppe Grillo ha lanciato una raccolta firme volta alla proposizione di tre referendum abrogativi, riguardanti tre leggi sull’informazione. Da più parti sono stato accusato di essere un grillino (seguace di Grillo), e i più delle volte queste accuse mi sono state rivolte da cosiddetti Berluscones (ovvero persone che sostanzialmente ritengono Berlusconi un semidio infallibile).

Siccome non sono una foca e credo di possedere almeno una piccola dose di onestà intellettuale, ribadisco che io ho una facoltà di pensiero autonoma e che non seguo come una pecora quel che dice Grillo, Berlusconi, Veltroni e altra gente simile. Io sono l’incubo degli esperti di marketing. Io penso, rifletto, mi informo, mi creo una mia idea. E infatti ritengo che Grillo abbia ragione su certe cose e torto marcio su altre, come è ovvio. Grillo è un comico, e come tutti i comici deve sintetizzare dei concetti, estremizzarli per penetrare a fondo nel cuore del suo spettatore. Grillo è un grande comunicatore, ma in questo modo, se da un lato riesce ad attirare l’attenzione, dall’altro semplicizza enormemente problemi troppo complessi. Una pecca, certo, ma a Grillo va dato di sicuro il merito di portare all’attenzione problemi che altrimenti rimarrebbero sotterrati dai media mainstream.

In particolare, qui desidero spiegare cosa esattamente penso dei referendum di Grillo. Dovendo riassumere la mia posizione in poche parole, direi che sono favorevole per necessità, ma non per convinzione.

Mi spiego meglio: non esistono altri strumenti efficaci quanto un referendum per cambiare una disposizione normativa. Le proposte di legge popolare vengono spesso archiviate: figuriamoci che vengono buttate vie le proposte dei parlamentari, se non hanno il favore del Governo, figurarsi le proposte provenienti da comuni mortali. L’unica alternativa, fuori dal sistema politico, è il referendum. Per questo motivo sono favorevole ai referendum proposti da Grillo, anche se non li condivido pienamente: mi piacerebbe che un’imponente raccolta di firme costringa il Legislatore ad andare avanti con delle necessarie riforme, che altrimenti non ci sarebbero mai. Ho notato con piacere che questa posizione era condivisa da diverse persone ad Annozero, fra le quali, incredibilmente, anche Roberto Natale, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI). Ecco quindi le mie posizioni a riguardo:

Referendum per l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai giornali: CONTRARIO all’abolizione tout court, FAVOREVOLE a una riforma del sistema.

Oggigiorno i finanziamenti pubblici vengono erogati a pioggia sui quotidiani: in particolare, si premiano due componenti, ovvero la quantità di giornali stampati e il fatto di essere un organo di un partito o movimento politico, che può esistere effettivamente o meno. Riguardo il primo punto, mi sembra un incentivo allo spreco: per avere più soldi basta stampare più copie. Queste copie vengono vendute? Di solito no. Riguardo il secondo, mi sembra un insulto il fatto che basti la firma di due parlamentari per avere accesso ai finanziamenti. L’abolizione dei finanziamenti, tuttavia, comporta conseguenze nefaste: ci sono giornali piccoli che si reggono soprattutto sui finanziamenti pubblici. Questa è una delle conseguenze della riforma Gasparri: con tale legge, contrariamente al resto del mondo civile, si permette alla televisione di avere accesso ad immani quantità di pubblicità, a scapito degli altri sistemi. In un Paese normale, la pubblicità televisiva ha un tetto, che in Italia è infinitamente alto, facendo sì che determinate risorse pubblicitarie trovino sfogo sugli altri mezzi di comunicazione di massa, fra i quali i giornali. Per questo motivo, molti giornali non hanno sufficienti ricavi pubblicitari, e finirebbero fuori mercato senza i finanziamenti pubblici: e l’uscita di questi soggetti comporterebbe una drastica riduzione del pluralismo dell’informazione. L’abolizione totale dei finanziamenti pubblici ai giornali, quindi, avrebbe l’effetto contrario di quello voluto da Grillo. A mio avviso, bisogna stabilire che i giornali maggiori non debbano essere finanziati, in particolare quelli che sono quotati in borsa (i giornali del Gruppo Editoriale L’Espresso, quelli RCS e Il Sole 24 Ore, solo per fare un esempio: sono giornali che si reggono benissimo in piedi da soli: oltretutto i soldi che lo Stato eroga finiscono praticamente in mano ai privati sotto forma di dividendi); bisogna inoltre fare in modo che vengano favorite le cooperative e tutte le forme di giornalismo che non operano per profitto, ovviamente sempre entro un tetto massimo; bisogna abolire la correlazione fra finanziamenti pubblici e collegamento politico: essere collegato a un movimento politico (di solito finto) non può essere motivo di finanziamento; infine, bisogna evitare che la quantità di copie stampate determinino la quantità dei finanziamenti, e puntare su altre forme di agevolazioni, quali, ad esempio un intervento sull’IVA.

Referendum per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti: CONTRARIO all’abolizione tout court, FAVOREVOLE a una riforma.

L’Ordine dei Giornalisti è regolato da una legge del 1963 ed è stato istituito da Benito Mussolini molto tempo prima, allo scopo di controllare i giornalisti. L’Ordine dei Giornalisti è un organo utile quando si tratti di censurare appartenenti all’ordine che si discostino da una norma di deontologia professionale, ma rischia di diventare uno strumento deviato: come si dice, il coltello non può fare del male, può farlo chi lo usa. Innanzitutto, l’iscrizione all’albo deve essere facoltativa, ci si deve iscrivere dopo avere superato un esame serio e l’iscrizione potrebbe servire per avere delle agevolazioni (come gli sconti sui treni, per favorire gli spostamenti). La professione di giornalista non può però essere tanto chiusa da impedire a chiunque di dire la propria: si pensi che i blog aggiornati con periodicità regolare potrebbero essere assimilati ai giornali, e costretti alla chiusura. Tutto questo deve esse tolto di mezzo: eventuali offese a qualcuno o a qualcosa possono essere tranquillamente condannate a posteriori, tramite querela. Ma non si può mettere un bavaglio preventivo a chi dice la verità. In Italia, invece, accade esattamente questo, ovvero che i giornalisti vengono messi in condizione di «o scrivi quello che dico io o non mangi». Sono pochi i giornalisti indipendenti che possono permettersi di dire cose antisistema: il mio preferito è Marco Travaglio, perché è l’esempio di un paradosso. Travaglio, infatti, è un giornalista liberale (quindi di destra, come Montanelli) che però è costretto a scrivere sui giornali di sinistra (addirittura su L’Unità). Inoltre Travaglio correda sempre di fonti quanto dice, è informato (non a caso, Montanelli ha affermato che Travaglio non uccide con il coltello, ma con l’archivio) e non si lascia intimidire: ad esempio, ieri sera Vittorio Sgarbi affermava che Il Giornale (su cui scrive) non riceveva finanziamenti pubblici. Travaglio, senza scomporsi, ribadiva che TUTTI i giornali, compreso Il Giornale, riceveva finanziamenti pubblici. Sgarbi si è incazzato come al solito, e lo ha chiamato «Faccia di tonto». Travaglio non ha perso la calma, e poco dopo Michele Santoro ha precisato che Il Giornale percepisce un milione e seicentomila euro (e Sgarbi ha affermato poco fa di volere querelare Travaglio → come volevasi dimostrare, i giornalisti che dicono la verità vengono portati in tribunale per intimidirli e zittirli, mentre uno come Sgarbi, quando dice falsità, non viene mai toccato). Ma l’Ordine dei Giornalisti deve essere in grado di esprimere una censura nei confronti di persone, iscritte o meno, che fanno informazione in modo regolare, e questo deve avvenire sulla base di un codice etico scritto, a tutela della collettività e del pluralismo.

Referendum per l’abolizione della cd Legge Gasparri: esiste una parola più forte di FAVOREVOLISSIMO?

La legge Gasparri è una legge che va contro tutte le normative, e diciamolo chiaramente per non insultare l’intelligenza, è stata scritta ad uso e consumo di Berlusconi, in barba a tutte le disposizioni costituzionale ed europee. Non esiste una parola per definire il livello che questa legge raggiunge nella scala dell’indecenza. Grazie alla Gasparri (il cui autore viene ritenuto, secondo me a buon diritto, un Berluscones esterno) l’Italia è in mora, questo vuol dire che gli italiani dovranno pagare una “tassa Berlusconi” pari a 3-400mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della Gasparri, per un totale che il primo Gennaio 2009 arriverà a 3-400 milioni di euro, a meno che la Gasparri non venga abolita. Perché l’ho definita “tassa Berlusconi”? Perché è una tassa che dobbiamo pagare a causa delle aziende di Berlusconi, oltre che a causa di una legge del suo Governo. La Gasparri permette a Rete 4 (di proprietà, ricordiamolo, di Berlusconi) di trasmettere, in barba alle decisioni della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia della Comunità Europea e calpestando, schiacciando, spappolando, smolecolarizzando il diritto di trasmettere che Europa 7 ha regolarmente vinto (e cui noi, con le nostre tasse, dovremo pagare, probabilmente, un’altra, astronomica multa). Inoltre, la Gasparri permette alle televisioni di trasmettere una enorme quantità di pubblicità (e Mediaset ne ha approfittato in tutti modi), andando contro le disposizioni comunitarie, ovvero la direttiva Televisione senza frontiere. Ancora, la Gasparri permette che le televisioni si approprino di una quantità di risorse che in altri Paesi civili finiscono su altri media, a cominciare da radio e giornali, che oggi sono soffocati dalla mancanza di pubblicità. E infine, la Gasparri permetterà, dal 2011, ai concessionari di frequenze radiotelevisive di possedere giornali: finalmente Paolo Berlusconi potrà lasciare il suo ruolo di editore de Il Giornale, e fare in modo che Mediaset, Mondadori e Il Giornale diventino una potenza integrata devastante per l’informazione e soprattutto per il pluralismo.

Per questo motivo, al momento io penso che andrò a firmare (parlo al futuro, perché faccio parte di quell’ala di costituzionalisti che ritiene invalide le firme raccolte il 25 aprile). Queste sono le mie posizioni, che credo siano abbastanza ragionevoli. Per lo meno, io le ho attentamente ponderate. Se la pensate altrimenti, vi invito a commentare per poterne discutere.

2 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Il problema dell’informazione

Non so quanti di voi sanno che domani, 25 aprile, è previsto il V2-Day. E non lo so perché non so quanti di voi leggano il blog di Beppe Grillo, visto che fino ad oggi il mondo dei media mainstream lo ha ignorato, e quindi buona parte del Paese non lo sa. I motivi vi saranno via via chiari in seguito.

Il V2-Day che Beppe Grillo ha organizzato per domani riguarda la stampa e l’informazione: Grillo si è fatto promotore di tre referendum che intendono rivoluzionare il mercato dell’informazione in Italia, attraverso l’abolizione di tre leggi o parti di legge. Illustro i tre quesiti evitando tecnicismi:

  1. Il primo quesito chiede l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Dovete infatti sapere che lo Stato italiano finanzia i giornali con un miliardo di euro l’anno, e sono soldi che vanno a finire a una moltitudine di testate, sia grandi che piccole, microscopiche o praticamente inesistenti. Se da un lato è giusto tutelare il pluralismo dell’informazione, dall’altro è profondamente ingiusto che per ricevere molti soldi basti avere due amici parlamentare, così come è ingiusto che un giornale sopravviva solo per i finanziamenti pubblici e magari senza lettori.
  2. Il secondo quesito chiede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Dovete sapere che per fare il giornalista bisogna superare un esame di Stato (ovvero pagato da noi), fare un tirocinio e iscriversi obbligatoriamente all’albo. Tali norme vogliono tutelare la qualità dell’informazione. Ma chi, come me, legge quotidianamente i giornali e segue vari telegiornali, potrà notare che questo non accade: sempre più i giornalisti commettono grossolani errori grammaticali, travisano fatti, non si informano decentemente, manipolano la verità per mostrare un certo volto o nascondendone un altro o addirittura ignorano delle notizie. Quale che sia la causa di tutto questo, c’è da dire che è una cosa intollerabile. Non solo: l’Ordine dei Giornalisti è stato fondato dai fascisti nel 1925 per tenere sotto controllo la nascente informazione di massa. In contrasto con quanto dice l’articolo 21 della Costituzione italiana, l’Ordine è stato mantenuto anche dopo la caduta del fascismo, riformato nel 1963 e tuttora in vigore. Non voglio esplorare i motivi per cui è stato mantenuto: voglio solo far notare che all’estero, almeno nei Paesi civili, non c’è nulla del genere e l’informazione deve sottostare a livelli minimi di controllo (mentre in Italia, di recente, si voleva sottoporre ad autorizzazione addirittura i blog!). Tuttavia c’è un’informazione più libera della nostra e di qualità mediamente più alta (almeno questo dicono numerosi studi internazionali sulla stampa, ma mi pare che i fatti lo comprovino - almeno per me, che leggo spesso giornali di lingua inglese);
  3. Il terzo quesito, forse il più importante, chiede l’abolizione della legge Gasparri. Per prima cosa, bisogna dire che la legge Gasparri (che poi è un Decreto Legislativo) è stata respinta dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, poiché ravvisava due motivi di incostituzionalità: in primo luogo, la legge dichiarava che il passaggio al digitale terrestre doveva avvenire nel 2006. Abbiamo visto che questo non è avvenuto, e c’era da aspettarselo, visto che l’Unione Europea aveva posto il limite al 2012 proprio perché riteneva impensabile un passaggio così repentino. Ma perché il governo Berlusconi aveva dunque deciso il passaggio nel 2006? Perché in questo modo si raggiravano svariate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, che imponevano il passaggio di Rete 4 (rete di Berlusconi) sul satellite, a tutela del pluralismo dell’informazione. A tutt’oggi, Rete 4 è un’emittente abusiva, le cui frequenze spettano ad Europa 7, che attende un risarcimento miliardario da parte dello Stato italiano (ovvero da noi) perché non ha mai potuto trasmettere pur avendo vinto sia la gara sia i numerosi ricorsi: inoltre l’articolo 5 della legge prevede, paradossalmente, che se vinci la gara per l’assegnazione delle frequenze, non ne hai comunque diritto. In secondo luogo, Ciampi ha rinviato la legge al Parlamento perché aumentava teoricamente all’infinito la quota di mercato che un editore poteva detenere, oltre la quale sarebbe scattata la sanzione per abuso di posizione dominante: la legge Gasparri, infatti, afferma che il tetto antitrust passa dal 30% al 20%, ma afferma anche che tale tetto viene esteso. Un esempio chiarirà le idee: se il 30% di 100 è 30, il 20% di 1000 è 200. La percentuale è più bassa, ma la differenza è grossa, anzi, enorme. Tant’è che se prima un operatore poteva ricavare al massimo 12 miliardi di euro, adesso può arrivare comodamente a 26 miliardi. Qualcuno avrà notato, per esempio, che le reti di Berlusconi, dal 2006, fanno un uso massiccio delle televendite: questo perché la stessa legge, contro le regole stabilite dall’Unione Europea, prevede che le televendite non sono da considerarsi pubblicità. Tuttavia, anche grazie a queste televendite, Mediaset ha registrato un aumento dei ricavi: si consideri, inoltre, che spesso, in pieno giorno, si assistono a pubblicità+televendite che durano un quarto d’ora, e di notte una televendita dura anche mezz’ora. Mediaset (di proprietà di Berlusconi, che potrà anche non gestirla direttamente, ma che comunque ci guadagna come azionista di maggiornanza, possedendo oltre il 39%) con questo sistema illegale guadagna un sacco di soldi. Di contro, e questo in molti non l’avevano notato, l’Unione Europea ha stabilito che da gennaio 2009, se l’Italia non impedirà questo scempio, dovrà pagare multe per almeno 300mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della legge, ovvero dal 2006. Questo significa che il primo gennaio del 2009 l’Italia (e quindi noi contribuenti) rischia di dovere sborsare almeno 300 milioni di euro. Intanto Mediaset, Publitalia ‘80 e tutte le altre aziende facenti capo a Silvio Berlusconi sono regolarmente in attivo (in controtendenza con la maggioranza delle altre), e addirittura Mediaset e collegate controllano il mercato pubblicitario fino al 36%: se si considera che tutta la carta stampata raccoglie la stessa percentuale, ci rendiamo conto che si tratta di un’enormità. In risposta alla incostituzionalità ravvisata da Ciampi, il governo Berlusconi ha emanato in fretta e furia (pochi giorni dopo, infatti, Rete 4 doveva essere spenta) il decreto salva-rete4, mentre il Parlamento, a maggioranza di centrodestra, riapprovava la legge, costringendo Ciampi a promulgarla, in barba alla Costituzione.

Io ho una mia idea riguardo ognuno dei referendum, ma preferisco rivelarla domani, giorno del V2-Day. Ho cercato di esporre qui oggi fatti e notizie in modo oggettivo, evitando ogni commento personale, anche se si può evincere facilmente il mio disgusto per la situazione dell’informazione in generale. Un simile abominio nell’informazione ha tre precedenti illustri: l’Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica. Tre Stati che controllavano l’informazione per costruire consenso e distruggere il dissenso: o la pensi come noi o sei morto. Oggi è diverso, ma la minestra è la stessa: caro giornalista, o scrivi quello che diciamo noi o non lavori e muori di fame. E bombardati dalle stesse notizie, raccontate allo stesso modo, ed emarginate le altre campane, il cittadino medio viene convinto che questo è bene e quello è male. Come accadeva nei regimi totalitari.

L’Italia nel 2006 era stata considerata una nazione con informazione parzialmente libera dal rapporto annuale di Freedom House: la situazione è migliorata nel 2007. Lo stesso rapporto ci informa che con l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi sono migliorati (guarda caso) gli ambienti economici e politici (ma non quello legale), e l’Italia è tornata ad essere una nazione ad informazione libera (seppure di poco). Aspetteremo il prossimo anno per valutare i primi effetti del ritorno di Berlusconi al potere.

Il mio disgusto, intanto, si fa sempre più forte. Voglio farvi solo un esempio: il 16 aprile scorso un marocchino era stato picchiato e ripetutamente investito con l’auto fino a dilaniarlo a morte: il responsabile era un italiano, arrestato il 22 aprile. La stampa ha forse avuto reazioni simili ai casi di violenza, omicidio, rapine che vedono stranieri nella parte dei carnefici e italiani nella parte delle vittime? No. Io, che mi informo spesso e più volte al giorno, l’ho saputo solo grazie a una fonte minore, ma indipendente, quale è Wikinotizie.

Per la stampa italiana, un morto straniero, meglio se di colore, vale molto meno di un italiano rapinato. La stampa, in questo modo, soffia sul fuoco di un razzismo strisciante, che vede nel diverso un pericolo, un razzismo che è caratteristico della destra (a cominciare dalla Lega Nord), che guarda caso ha come leader proprio il maggiore editore d’Italia, proprietario e amico di proprietari di giornali, possessore di tre televisioni nazionali e controllore delle tre pubbliche. Proprio lui: Silvio Berlusconi.

Ringrazio ancora lui e tutti i politici che a destra come a sinistra, contribuiscono quotidianamente a tenerlo in vita (politicamente parlando) perché «non lo condividiamo, ma ci fa comodo averlo».

Le conseguenze di quindici anni di questa politica dell’opportunità e del “ci facciamo i cazzi nostri” sono sotto gli occhi di tutti.

(P.S.: avete notato sicuramente notato che il V2-Day è scomodo per certi politici: ma avete notato che i giornalisti lo ignorano perché, se passassero i referendum, sarebbe la fine della loro casta?)

24 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 Commenti

Basta polvere sotto il tappeto!

Premessa: Solitamente evito di linkare direttamente a Beppe Grillo: ho sempre il timore di essere frainteso, trattando spesso argomenti simili, e di essere assimilato a un grillino che vede nel genovese il suo capo carismatico che ha sempre ragione.

No! Per me Grillo è una voce, una delle tante, ma di certo una di quelle fuori dal coro, che a me piacciono particolarmente perché fanno riflettere. E che sia una voce fuori dal coro e che spesso (non sempre) sia nel giusto, lo dimostra anche il fatto che Grillo viene attaccato dal Palazzo e dai giornalisti gregari in tutti i modi, anche falsi: lo chiamano il signore dell’antipolitica, ma secondo voi, se è uno è per l’antipolitica, promuove delle liste civiche per fare politica nei comuni? Diciamo la verità: Grillo è antipolitici, contro i politici, quelli che hanno demolito a pezzo a pezzo la politica, trasformandola in immondizia.

Dopo questa premessa, posso linkare il post di oggi (che tra l’altro è una lettera di un signore itali-inglese). Un post che fa inizialmente sbellicare dalle risate, ma che alla fine lascia nella più cupa disperazione.

Questo italiano emigrato nel Regno Unito risponde a un candidato senatore del PdL che chiede il suo voto. Ma casca male.

In primo luogo, ha beccato un elettore che nel 1994 aveva creduto in Silvio Berlusconi, che aveva aperto un club per Forza Italia, credendo nella sua forza innovatrice, per poi rimanere con una cocente delusione, quando ha notato che Berlusconi non faceva altro che i propri interessi, suggendo soldi e linfa vitale agli italiani. Ma non solo:

l’italo inglese fa notare che in Italia prevale ancora il clientelismo, il nepotismo e il familismo;

che in Italia si propone di non far pagare l’ICI sulla prima casa (che al cittadino comune costa pochissimo e che è quindi un provvedimento inutile - ma utile per chi paga l’ICI sulle megaville);

che in Italia il PdL propone di non far pagare le tasse agli emigrati e oriundi sulla seconda casa in Italia, dimenticando che chi può permettersi due case può (e DEVE) permettersi di pagarle fino “all’ultimo penny”;

che in Italia espatriare costa un occhio della testa: io ho un passaporto che mi è costato 40 euro, ma se devo uscire dall’Unione Europea, dovrò pagare un altro costoso bollo;

che tuttavia l’italiano è costretto ad andarsene, e questo costituisce una doppia perdita per il Paese, in quanto tutti i cervelli che ci lasciano sono stati cresciuti coi soldi delle nostre tasse, che però non sono in grado di mantenerli oltre l’università (e già fino ad allora è un miracolo).

Queste sono verità, non è nascondendole sotto il tappeto che riusciremo a risolverle: non si può fare come questo blog, attaccandosi a cavilli grammaticali, ma rispondendo con argomentazioni solide, non arrivando a conseguenze estranee e completamente estranee al senso della lettera. I sessanta milioni di italiani rimasti, a queste elezioni, dovranno decidere (da sinistra a destra) se votare i comunisti, se votare gli ignavi ipocriti, se votare i mafiosi o se votare i fascisti. E chiunque voteranno (voteremo), non potendo scegliere la persona, ma solo il partito, rimarremo incastrati in un meccanismo che legittima a governare qualunque pezzo di immondizia raccolta per strada. E ne faremo parte, scegliendo nostro malgrado, i brigatisti, i raccomandati, i mafiosi o i fascisti. La nuda e cruda realtà.

L’Italia è piena di menti, e fra queste ce ne sono molte che potrebbero governarci nel modo migliore: potrebbero fare il meglio per questo Paese. E la riprova è che i governanti, da quindici anni a questa parte, sono sempre gli stessi, basti pensare all’alternanza Berlusconi-Prodi.

Apriamo gli occhi, guardiamo in faccia i problemi e notiamo che chi deve affrontarli ne è incapace.

25 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Pensieri, Politica | , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento

Non nel mio nome: lettera aperta a Napolitano

Al signor Presidente della Repubblica italiana, Onorevole Giorgio Napolitano,

oggi Lei ha ricordato dal Cile che in Parlamento non c’è «una corporazione di avidi fannulloni» e che «Bisogna reagire a questo atteggiamento che una volta si sarebbe definito di qualunquismo».

Signor Presidente, desidero ricordarle che i parlamentari italiani guadagnano, rispettivamente, alla Camera dei Deputati, fino a 10097,09 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto), mentre al Senato della Repubblica, fino a 10352,4 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto). Sono i più pagati d’Europa, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle anche che in Italia lo stipendio medio lordo è di circa 2150 euro lordi al mese. Se togliamo un 30% di tasse, rimangono 1505 euro. Ma sono dati aggiornati al 2006, i precari mille euro al mese sono decisamente aumentati. Fra questi ci sono anche operai che sicuramente fanno davvero qualcosa (le auto che guidiamo, gli elettrodomestici che usiamo, etc.), talvolta anche a costo della vita. I parlamentari, negli ultimi anni, sono riusciti (al massimo) a far crescere l’Italia al di sotto della media europea: mentre l’Italia cresce allo 0,6%, in Spagna si chiede a Zapatero di far uscire dalla crisi un Paese che cresce al 2,6%. Mi chiedo perché dobbiamo pagarli tanto se non riescono a fare nulla.

Signor Presidente, la mossa più innovativa che ho sentito durante questa campagna elettorale riguarda l’abolizione dell’ICI sulla prima casa. Signor Presidente, le ricordo che in media nel 2006 si spendevano 142 euro all’anno di ICI (pari al 6 per mille del reddito lordo annuo): una mossa del genere è a tutto vantaggio di chi paga cifre pesanti di ICI, e non parlo certo di persone che hanno una casa da 100 metri quadrati, ma di chi possiede ville e castelli. Signor Presidente, una mossa del genere finisce tutto a carico dei Comuni, che dovranno inventare nuovi modi per far quadrare i conti, magari fermando la raccolta dei rifiuti, o tagliando la carta igienica e i computer nelle scuole.

Signor Presidente, desidero ricordarle che i nostri parlamentari quotidianamente litigano, si insultano a vicenda, permettono che talune persone guadagnino in violazione delle leggi, o che calpestino impunemente il diritto di altri, mentre le multe vengono pagate con le nostre tasse, e che i parlamentari rappresentano tutte le categorie di italiani, compresi mafiosi, corrotti e corruttori e condannati vari.

Signor Presidente, l’Europa ci ha ammonito di non prestare più soldi ad Alitalia: governi passati hanno foraggiato Alitalia per un miliardo di euro (parte dei quali sono finiti negli stipendi principeschi dell’ex CEO Giancarlo Cimoli, che mentre la compagnia affondava, si teneva a galla autoaumentandosi lo stipendio). Signor Presidente, i politici parlano oggi di un prestito ponte ad Alitalia, e Air France la considera condizione per l’acquisizione: lo Stato deve pagare Air France per comprarsi Alitalia. Mi ricorda i rifiuti inviati in Germania, ricchezza che diamo via pagandoli anche. Poi magari l’Unione Europea ci multerà per avere dato aiuti di Stato ad una compagnia privata, e saremo ancora noi a pagare, per la seconda volta.

Signor Presidente, le ricordo che Napoli è inondata dai rifiuti da tre lustri, nel corso del quale si sono alternati nove (dico nove) governi di ogni colore. E nulla è cambiato.

Signor Presidente, in Italia abbiamo un debito pubblico che cresce di anno in anno, ma che i parlamentari non riescono a fermare. Il debito pubblico, come insegnano gli elementari della macroeconomia, soffoca il Paese. In Italia, dice il Ministero del Tesoro, il debito pubblico nel 2006 era pari al 106,8% del PIL, stima in crescita. A titolo di confronto, guardi questa mappa, e conti quanti Paesi sono in condizioni simili alle nostre, e un brivido percorrerà la Sua onorevole schiena.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le migliori menti italiane se ne vanno all’estero per non fare la fame. Uno per tutti, Carlo Rubbia, premio Nobel, pronto a fare partire il solare termodinamico (una delle più grandi innovazioni in fatto di energia), ma bloccato dalla politica assente: emigrato in Spagna, in pochi giorni ha ottenuto una legge firmata dal re Juan Carlos (regio decreto del ministero dell’Economia 436/2004), che con grande forza aveva chiesto in Italia senza successo. Si trattava di una legge che aggiungeva il solare termodinamico alla lista di energie rinnovabili che possono godere di agevolazioni fiscali. Signor Presidente, desidero ricordarle che in quella lista c’è anche l’energia dai rifiuti (energia antieconomica, altrimenti). E Rubbia non ha ottenuto questa modifica per una fonte di energia (il sole) che certamente è pulitissima. Lo tenga a mente, signor Presidente: la Spagna sta guadagnando su un’attività di ricerca compiuta in Italia con soldi italiani, con i miei soldi e con i Suoi soldi, signor Presidente. Abbiamo lavorato gratis per la Spagna, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le ultime riforme giudiziarie vissute in questo Paese hanno protetto, nell’ordine, membri del governo Prodi (XIII legislatura), membri del governo Berlusconi (XIV legislatura), malviventi (XV legislatura - indulto) e gli interessi della P2 (XV legislatura - riforma della giustizia che ricorda da vicino quella proposta dalla loggia di Licio Gelli). Intanto l’Italia è più insicura, ci sono miriadi di casi irrisolti (Cogne, Garlasco, Perugia, per dirne alcuni), le persone vengono quotidianamente investite da pirati, complice la Pubblica Amministrazione che non controlla o che omette di mettere a norma, processi che saranno fermati o sono già stati fermati a causa della prescrizione abbreviata, i processi sono sempre più lunghi, gente che dovrebbe essere in carcere è per strada a compiere rapine e a compiere omicidi. Questa non è giustizia, signor Presidente. Signor Presidente, queste storie sono all’ordine del giorno: ogni tanto legga i giornali, guardi i telegiornali e se ci riesce, navighi su internet, e noterà tutti questi abomini. Ah, signor Presidente, cerchi di non dimenticare che sua moglie è stata investita da un’auto mentre era sulle striscie pedonali: se l’è cavata con una frattura, ma molta gente sulla strada ci muore, anche se sono pedoni sulle striscie pedonali, come lo era sua moglie.

Signor Presidente, lei parla di antipolitica e si riferisce, senza fare nomi, a Beppe Grillo, ma allora vuol dire che non ha capito niente: signor Presidente, Beppe Grillo non è per l’antipolitica, altrimenti non avrebbe proposto delle liste civiche, che fanno politica nei comuni. La politica è come un martello: se lo usiamo per appendere quadri facciamo bene, ma se lo usiamo per fracassare la testa del prossimo facciamo male. La politica è uno strumento che può essere usato bene o usato male. Beppe Grillo è contro i politici che usano male la politica, perché incapaci o semplicemente per interesse; questi politici, questi signori che si permettono di fare le cose che le ho appena elencato. E che lei indiscriminatamente difende.

Signor Presidente, potrei continuare con altri mostri (lo scandalo del giornalismo, la disinformazione, le leggi ad personam, le zavorre a internet, la lottizzazione), che questi politici deviati hanno causato a questo Paese che lei rappresenta, vorrei continuare, ma sinceramente sto per vomitare. Il Parlamento non va chiuso, va riformato, ma riformato sul serio (non basta che i parlamentari si autoriducano lo stipendio), per impedire questi abomini, e avere finalmente governi decenti. A me sembra inconcepibile che in Parlamento ci sia ancora gente della Prima Repubblica. A me sembra indecente che al potere ci sia una classe dirigente che non solo è staccata dai cittadini, ma anche dal mondo reale e dal suo progresso tecnologico: che tenta in tutti i modi di azzoppare lo sviluppo di internet con leggi assurde e l’IVA sui siti internet. A me sembra impossibile che alle prossime consultazioni non mi sarà possibile scegliere un rappresentante, ma solo un partito. A me sembra scandaloso che chi arresta i mafiosi sia a sua volta arrestato, mentre ci sono mafiosi in parlamento e altri si preparano a entrarvi, per evitare il carcere grazie all’impunità autoconcessasi dai parlamentari e continuare a festeggiare a cannoli per una condanna in primo grado a cinque anni. Lei dov’è in tutto questo, signor Presidente?

Signor Presidente, lei vuole far cessare gli insulti al Parlamento. Ma se guarda bene, sono i parlamentari che insultano il Parlamento e le istituzioni. E soprattutto, insultano gli italiani, che li pagano senza vedere risultati. Signor Presidente, faccia cessare anche questi insulti.

Se vuole ancora parlare in questi termini assurdi, almeno mi faccia la cortesia di non farlo nel mio nome.

Distinti saluti.

UPDATE: Desidero segnalare questo sito che ha ripreso il mio post. Fra le aggiunte, un’immagine che ben dimostra quanti i parlamentari italiani non siano dei fannulloni.

20 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento