L’Olandese volante

More than a watcher…

Carta canta: senza parole

25 aprile 1995: «La celebrazione nazionale del cinquantenario della Liberazione prevista per oggi ha avuto una vigilia polemica: Silvio Berlusconi, invitato da Formentini come leader di Forza Italia, aveva manifestato l’ intenzione di essere sul palco con Scalfaro. Bossi ha subito parlato di “affronto alla democrazia”, mentre Rifondazione denunciava la “strumentalizzazione” da parte di Forza Italia. D’ Alema invece: “Se verra’ , lo accogliero’ bene”. Ma il Cavaliere ha rinunciato a intervenire…» (fonte, Corriere della Sera, 25 aprile 2005, pagina 1)

25 aprile 2004: «Ormai è ufficiale: il Cavaliere non ama il 25 aprile. Proprio non gli piace, non gli appartiene, è più forte di lui. Come fa ormai da dieci anni a questa parte, infatti, sia da leader dell’opposizione che da presidente del Consiglio, Berlusconi non parteciperà ad alcuna cerimonia pubblica per la Liberazione. Nemmeno se ad invitare è il presidente della Repubblica…Nel ‘94, capo del governo in pectore…il leader non si era unito alla grande manifestazione antifascista di Milano, ma aveva fatto celebrare una messa nella cappella privata di villa San Martino. Nel 2002…Berlusconi era in Sardegna “per qualche giorno di relax”…L’anno scorso [2003], disertando la solenne cerimonia voluta per la prima volta da Ciampi al Quirinale, era di nuovo in villa a Porto Rotondo…Oggi [25 aprile 2004] lo stesso: Ciampi al Quirinale, con Casini (”quando il presidente della Repubblica chiama, si va e basta, noi siamo abituati così”, spiegano vagamente caustici nell’entourage della terza carica dello Stato) e il governo rappresentato da Pisanu e Martino. Il premier [Berlusconi] no, nonostante fosse stato, com’è ovvio, invitato.» (fonte, Barbara Jerkov, repubblica.it, 25 aprile 2004»

13 aprile 2005: «Silvio Berlusconi alla manifestazione che a Milano celebrerà il Sessantesimo della Liberazione. Fino a ieri era solo un’ ipotesi, ma da Palazzo Chigi arriva la conferma ufficiale: il presidente del Consiglio il 25 aprile sarà sul palco in piazza del Duomo, accanto al Capo dello Stato.» (fonte, la Repubblica, 13 aprile 2005, pagina 27)

23 aprile 2005: «Silvio Berlusconi non parteciperà lunedì pomeriggio a Milano, con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, alla manifestazione per il 60° anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo.» (fonte, la Repubblica, 23 aprile 2005, pagina 6)

25 aprile 2005: «È un peccato, e motivo di preoccupazione sincera, che forze rilevanti della maggioranza non si riconoscano in questa Festa di libertà e democrazia» (Romano Prodi, fonte, da corriere.it)

25 aprile 2005: «Il ricordo dei giorni che portarono alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista «ci fa guardare con fiducia al nostro futuro. Ci fa sentire il dovere di essere uniti tutti nell’amore per la patria italiana ed europea» (Carlo Azeglio Ciampi, fonte, corriere.it)

25 aprile 2007: «Non sono mai andato alle manifestazioni pubbliche del 25 aprile perché erano tutte manifestazioni di parte» (Silvio Berlusconi, fonte, su corriere.it)

11 marzo 2008: «Sono fascista. Ma in senso culturale e non politico.(…) È stato Berlusconi a volere la mia candidatura.(…) Berlusconi non è mai stato antifascista. Lo conosco da decenni, non mi ricordo nemmeno che abbia mai festeggiato un 25 aprile…» (Giuseppe Ciarrapico, fonte, corriere.it)

11 marzo 2008: «Ho partecipato e ho fatto dichiarazioni reiterate sul 25 aprile, ci mancherebbe altro. Smentisco di non avere mai detto la mia e di non essermi mai unito a chi ha festeggiato questa data importante nella nostra storia» (Sivlio Berlusconi, fonte)

25 aprile 2008: «Per [Berlusconi] nessuna manifestazione e non è una sorpresa visto che non ha mai partecipato nemmeno da presidente del consiglio.» (fonte, corriere.it)

25 aprile 2008: Le televisioni Mediaset, che durante le festività nazionali e religiose hanno sempre cambiato la programmazione, per il 25 aprile ha mantenuto la programmazione feriale. UPDATE: adesso la programmazione è miscelata fra feriale e festiva, a seconda dell’ora e del canale.

25 aprile 2005: «Difendere i valori della Resistenza contro il tentativo, da parte della destra, di riscrivere artificiosamente la storia, di sovvertire le responsabilità assolvendo i carnefici e umiliando le vittime, di equiparare coloro che per la libertà si battevano con coloro che invece la soffocavano» (Piero Fassino. fonte, da corriere.it)

9 aprile 2008: «I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione» (Marcello Dell’Utri, fonte, lastampa.it)

« Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione. »
(Piero Calamandrei, Discorso ai giovani sulla Costituzione nata dalla Resistenza. Milano, 26 gennaio 1955)

25 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Il problema dell’informazione

Non so quanti di voi sanno che domani, 25 aprile, è previsto il V2-Day. E non lo so perché non so quanti di voi leggano il blog di Beppe Grillo, visto che fino ad oggi il mondo dei media mainstream lo ha ignorato, e quindi buona parte del Paese non lo sa. I motivi vi saranno via via chiari in seguito.

Il V2-Day che Beppe Grillo ha organizzato per domani riguarda la stampa e l’informazione: Grillo si è fatto promotore di tre referendum che intendono rivoluzionare il mercato dell’informazione in Italia, attraverso l’abolizione di tre leggi o parti di legge. Illustro i tre quesiti evitando tecnicismi:

  1. Il primo quesito chiede l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Dovete infatti sapere che lo Stato italiano finanzia i giornali con un miliardo di euro l’anno, e sono soldi che vanno a finire a una moltitudine di testate, sia grandi che piccole, microscopiche o praticamente inesistenti. Se da un lato è giusto tutelare il pluralismo dell’informazione, dall’altro è profondamente ingiusto che per ricevere molti soldi basti avere due amici parlamentare, così come è ingiusto che un giornale sopravviva solo per i finanziamenti pubblici e magari senza lettori.
  2. Il secondo quesito chiede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Dovete sapere che per fare il giornalista bisogna superare un esame di Stato (ovvero pagato da noi), fare un tirocinio e iscriversi obbligatoriamente all’albo. Tali norme vogliono tutelare la qualità dell’informazione. Ma chi, come me, legge quotidianamente i giornali e segue vari telegiornali, potrà notare che questo non accade: sempre più i giornalisti commettono grossolani errori grammaticali, travisano fatti, non si informano decentemente, manipolano la verità per mostrare un certo volto o nascondendone un altro o addirittura ignorano delle notizie. Quale che sia la causa di tutto questo, c’è da dire che è una cosa intollerabile. Non solo: l’Ordine dei Giornalisti è stato fondato dai fascisti nel 1925 per tenere sotto controllo la nascente informazione di massa. In contrasto con quanto dice l’articolo 21 della Costituzione italiana, l’Ordine è stato mantenuto anche dopo la caduta del fascismo, riformato nel 1963 e tuttora in vigore. Non voglio esplorare i motivi per cui è stato mantenuto: voglio solo far notare che all’estero, almeno nei Paesi civili, non c’è nulla del genere e l’informazione deve sottostare a livelli minimi di controllo (mentre in Italia, di recente, si voleva sottoporre ad autorizzazione addirittura i blog!). Tuttavia c’è un’informazione più libera della nostra e di qualità mediamente più alta (almeno questo dicono numerosi studi internazionali sulla stampa, ma mi pare che i fatti lo comprovino - almeno per me, che leggo spesso giornali di lingua inglese);
  3. Il terzo quesito, forse il più importante, chiede l’abolizione della legge Gasparri. Per prima cosa, bisogna dire che la legge Gasparri (che poi è un Decreto Legislativo) è stata respinta dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, poiché ravvisava due motivi di incostituzionalità: in primo luogo, la legge dichiarava che il passaggio al digitale terrestre doveva avvenire nel 2006. Abbiamo visto che questo non è avvenuto, e c’era da aspettarselo, visto che l’Unione Europea aveva posto il limite al 2012 proprio perché riteneva impensabile un passaggio così repentino. Ma perché il governo Berlusconi aveva dunque deciso il passaggio nel 2006? Perché in questo modo si raggiravano svariate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, che imponevano il passaggio di Rete 4 (rete di Berlusconi) sul satellite, a tutela del pluralismo dell’informazione. A tutt’oggi, Rete 4 è un’emittente abusiva, le cui frequenze spettano ad Europa 7, che attende un risarcimento miliardario da parte dello Stato italiano (ovvero da noi) perché non ha mai potuto trasmettere pur avendo vinto sia la gara sia i numerosi ricorsi: inoltre l’articolo 5 della legge prevede, paradossalmente, che se vinci la gara per l’assegnazione delle frequenze, non ne hai comunque diritto. In secondo luogo, Ciampi ha rinviato la legge al Parlamento perché aumentava teoricamente all’infinito la quota di mercato che un editore poteva detenere, oltre la quale sarebbe scattata la sanzione per abuso di posizione dominante: la legge Gasparri, infatti, afferma che il tetto antitrust passa dal 30% al 20%, ma afferma anche che tale tetto viene esteso. Un esempio chiarirà le idee: se il 30% di 100 è 30, il 20% di 1000 è 200. La percentuale è più bassa, ma la differenza è grossa, anzi, enorme. Tant’è che se prima un operatore poteva ricavare al massimo 12 miliardi di euro, adesso può arrivare comodamente a 26 miliardi. Qualcuno avrà notato, per esempio, che le reti di Berlusconi, dal 2006, fanno un uso massiccio delle televendite: questo perché la stessa legge, contro le regole stabilite dall’Unione Europea, prevede che le televendite non sono da considerarsi pubblicità. Tuttavia, anche grazie a queste televendite, Mediaset ha registrato un aumento dei ricavi: si consideri, inoltre, che spesso, in pieno giorno, si assistono a pubblicità+televendite che durano un quarto d’ora, e di notte una televendita dura anche mezz’ora. Mediaset (di proprietà di Berlusconi, che potrà anche non gestirla direttamente, ma che comunque ci guadagna come azionista di maggiornanza, possedendo oltre il 39%) con questo sistema illegale guadagna un sacco di soldi. Di contro, e questo in molti non l’avevano notato, l’Unione Europea ha stabilito che da gennaio 2009, se l’Italia non impedirà questo scempio, dovrà pagare multe per almeno 300mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della legge, ovvero dal 2006. Questo significa che il primo gennaio del 2009 l’Italia (e quindi noi contribuenti) rischia di dovere sborsare almeno 300 milioni di euro. Intanto Mediaset, Publitalia ‘80 e tutte le altre aziende facenti capo a Silvio Berlusconi sono regolarmente in attivo (in controtendenza con la maggioranza delle altre), e addirittura Mediaset e collegate controllano il mercato pubblicitario fino al 36%: se si considera che tutta la carta stampata raccoglie la stessa percentuale, ci rendiamo conto che si tratta di un’enormità. In risposta alla incostituzionalità ravvisata da Ciampi, il governo Berlusconi ha emanato in fretta e furia (pochi giorni dopo, infatti, Rete 4 doveva essere spenta) il decreto salva-rete4, mentre il Parlamento, a maggioranza di centrodestra, riapprovava la legge, costringendo Ciampi a promulgarla, in barba alla Costituzione.

Io ho una mia idea riguardo ognuno dei referendum, ma preferisco rivelarla domani, giorno del V2-Day. Ho cercato di esporre qui oggi fatti e notizie in modo oggettivo, evitando ogni commento personale, anche se si può evincere facilmente il mio disgusto per la situazione dell’informazione in generale. Un simile abominio nell’informazione ha tre precedenti illustri: l’Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica. Tre Stati che controllavano l’informazione per costruire consenso e distruggere il dissenso: o la pensi come noi o sei morto. Oggi è diverso, ma la minestra è la stessa: caro giornalista, o scrivi quello che diciamo noi o non lavori e muori di fame. E bombardati dalle stesse notizie, raccontate allo stesso modo, ed emarginate le altre campane, il cittadino medio viene convinto che questo è bene e quello è male. Come accadeva nei regimi totalitari.

L’Italia nel 2006 era stata considerata una nazione con informazione parzialmente libera dal rapporto annuale di Freedom House: la situazione è migliorata nel 2007. Lo stesso rapporto ci informa che con l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi sono migliorati (guarda caso) gli ambienti economici e politici (ma non quello legale), e l’Italia è tornata ad essere una nazione ad informazione libera (seppure di poco). Aspetteremo il prossimo anno per valutare i primi effetti del ritorno di Berlusconi al potere.

Il mio disgusto, intanto, si fa sempre più forte. Voglio farvi solo un esempio: il 16 aprile scorso un marocchino era stato picchiato e ripetutamente investito con l’auto fino a dilaniarlo a morte: il responsabile era un italiano, arrestato il 22 aprile. La stampa ha forse avuto reazioni simili ai casi di violenza, omicidio, rapine che vedono stranieri nella parte dei carnefici e italiani nella parte delle vittime? No. Io, che mi informo spesso e più volte al giorno, l’ho saputo solo grazie a una fonte minore, ma indipendente, quale è Wikinotizie.

Per la stampa italiana, un morto straniero, meglio se di colore, vale molto meno di un italiano rapinato. La stampa, in questo modo, soffia sul fuoco di un razzismo strisciante, che vede nel diverso un pericolo, un razzismo che è caratteristico della destra (a cominciare dalla Lega Nord), che guarda caso ha come leader proprio il maggiore editore d’Italia, proprietario e amico di proprietari di giornali, possessore di tre televisioni nazionali e controllore delle tre pubbliche. Proprio lui: Silvio Berlusconi.

Ringrazio ancora lui e tutti i politici che a destra come a sinistra, contribuiscono quotidianamente a tenerlo in vita (politicamente parlando) perché «non lo condividiamo, ma ci fa comodo averlo».

Le conseguenze di quindici anni di questa politica dell’opportunità e del “ci facciamo i cazzi nostri” sono sotto gli occhi di tutti.

(P.S.: avete notato sicuramente notato che il V2-Day è scomodo per certi politici: ma avete notato che i giornalisti lo ignorano perché, se passassero i referendum, sarebbe la fine della loro casta?)

24 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 Commenti

Coincidenze, aggiotaggio o prese in giro?

8 aprile 2008: Borsa Italiana comunica che il giorno successivo (9 aprile 200 8) Alitalia sarà riammessa in borsa dopo una lunga sospensione, ma in un’unica fase d’asta. (fonte)

9 aprile 2008, ore 10: dopo giorni di silenzio a riguardo, Berlusconi ritorna sul caso: «L’appello a partecipare al salvataggio di Alitalia “è stato accolto da una quantità incredibile di imprenditori italiani”. Una compagine che si farà viva “non appena si chiuderà in modo negativo la trattativa con Air France”. Lo afferma Silvio Berlusconi…» (fonte)

Coincidenza o questo signore vuole ancora turbare il mercato per non chiari motivi? Magari non lo fa apposta, nel qual caso potrebbe avere problemi mentali (perizia psichiatrica anche per lui?): infatti chiunque abbia una minima conoscenza di economia e di finanza (e un imprenditore come lui dovrebbe saperlo), dovrebbe sapere che simili affermazioni si fanno a borse chiuse (Spinetta ce lo ha insegnato pochi giorni fa).

Ma il cosiddetto elemento psicologico nelle affermazioni di Berlusconi non manca: infatti, sempre oggi, ha affermato che il suo prossimo, eventuale governo, farà proprie le sentenze in fatto di TV. Bello: peccato che nel 2011 tutto questo non sarà più necessario, visto che l’analogico verrà spento, e Rete4 sarà definitivamente salva. Tutto a posto, dunque? Mica tanto: Europa7 continua a vincere i ricorsi, ha vinto in Cassazione e alla Corte di Giustizia Europea, e presto lo Stato dovrà pagarle i danni. Con quali soldi? I nostri, naturalmente: quelli destinati alle strade, alle scuole, alla ricerca, per tagliare le tasse, il debito pubblico, per finanziare lo sviluppo. Come al solito, Berlusconi guadagna e noi gli paghiamo le multe.

Lui intanto si vanta di aver innovato i comizi, inserendovi battute e humor (fra un fucile e l‘altro), ricominciando ancora con la storia dei brogli (e ricordo quando nel 2006 praticamente accusò il proprio Governo di aver imbrogliato), affermando che un partito ormai centrista quale quello democratico è ancora comunista e affermando che un mafioso che Berlusconi ha avuto per anni in casa è un eroe (e infatti è morto in carcere con sentenze definitive per traffico di droga ed estorsione - fonte)

Voglio tuttavia ricordare che la battuta originale è di Dell’Utri, che contestualmente aveva affermato di voler modificare i libri di storia per sminuire la Resistenza - sì, quella che ci ha liberato dal fascismo). Dell’Utri, tra l’altro, ha affermato che la Sinistra ha in mano la maggioranza delle case editrici (e infatti la Mondadori è di Berlusconi, che tra l’altro è il più grande editore d’Italia).

Tutto questo mi lascia basito, e mi convince sempre più che queste battute sono delle pericolose prese in giro. Pericolose per la democrazia e lo Stato di diritto in Italia. Questi vogliono cambiare la Storia, farci dimenticare la dittatura fascista (minando alle fondamenta l’intera Repubblica italiana che sulla sua caduta è stata fondata) e cancellare il torbido passato dei dirigenti di Forza Italia con il controllo dell’informazione. Berlusconi deve tornare a fare l’imprenditore, altrimenti il Paese continuerà ad affondare. Solo allora si potrà uscire da un quindicennio in cui la politica italiana, da destra a sinistra, è rimasta immobile.

9 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

«Il macigno che blocca la politica italiana»: la campagna delle menzogne

Non basta ad Alitalia subire le scelte scellerate dei passati governi (di destra e di sinistra). Adesso la tragedia della compagnia (perché, ricordo, sono 20 000 dipendenti, cui si aggiunge l’indotto di Malpensa) viene usata come motivo elettorale.

Silvio Berlusconi butta in campo Alitalia e con essa migliaia di lavoratori: tre o quattro settimane per una cordata italiana; Banca Intesa è con noi.

La prima a tirarsi indietro è proprio Banca Intesa. Berlusconi si è sognato tutto. Ma forse Berlusconi, da buon tombeur de femmes, si era distratto a causa del nome del CEO di Intesa Sanpaolo.

Tre o quattro settimane: giusto il tempo per arrivare al 12 aprile (e proprio il giorno prima delle elezioni) o magari il 19 aprile (quattro settimane dopo, quando tutto sarà finito).

Perché proprio adesso? Berlusconi è stato al governo cinque anni. Come ieri ha ricordato Casini, nel 2004 Berlusconi faceva il superman della situazione, affermando che per fortuna di Alitalia c’era lui. Non voglio citare Casini, voglio citare la fonte: questo articolo del Corriere delle Sera del 18 febbraio 2004. Casini non si è inventato niente, ma come si dice, Berlusconi deve darsi parvenze di superuomo. Per mascherare il suo fallimento come politico.

Berlusconi doveva salvare Alitalia nel 2004: ha salvato Rete 4, ha salvato se stesso, ha salvato i suoi amici, non poteva salvare Alitalia? La risposta è sì, e l’ho detto giusto ieri. Lo ha fatto? No. Perché non gli interessava.

L’importante è il potere, l’importante è potere governare il Paese, impedire che il Diritto venga ristabilito, e che si continui con questo scempio che, lo ricordo, sta trascinando il Paese alla rovina.

E risultano profetiche le parole di Indro Montanelli, signore che comunista non può proprio essere definito, che il 14 luglio 1998, sulla prima pagina del Corriere della Sera scriveva questo editoriale, in cui definiva Berlusconi, il macigno che blocca la politica italiana.

Tutto questo è sotto gli occhi di tutti. Berlusconi è alla quinta campagna elettorale, è sceso in campo quindici anni fa. Abbiamo avuto Berlusconi-Prodi-Berlusconi-Prodi. Nella prima Repubblica non era mai successo: il Paese è fermo dalla sua discesa in campo. La politica è bloccata, e con essa il Paese intero.

Il Paese è da anni in crisi. Prima per i governi traballanti di centrosinistra, ma poi abbiamo avuto cinque anni (cinque anni) di Berlusconi. Dov’è questo cambiamento che ci aveva promesso nel contratto con gli italiani? Dov’è la prosperità che il superuomo ci aveva promesso? Il mondo cresce sempre più di noi, e cinque anni, mai accaduto nella storia italiana, non gli sono bastati per farci tenere il passo? Ne voleva venti?

Berlusconi, 72 anni a settembre, si fa avanti per la quinta volta. Blair ne ha 55 ed è “in pensione” da quasi un anno, dopo dieci anni come premier, Zapatero ne ha 48 e già quattro anni di legislatura alle spalle, Sarkozy ne ha 53, la Merkel 54.

Berlusconi, con un controllo dei mezzi di comunicazione di massa da fare invidia ad Hitler, tenta ancora di ammaliare l’Italia con le menzogne: si dichiara liberale, poi candida l’uomo dei taxi che bloccò Roma contro le liberalizzazioni. Un liberale anti-liberalizzazioni, ma lo sapevamo già.

Berlusconi, che l’11 settembre 2003 dichiarò che «Mussolini non ha mai ucciso nessuno», candida tal Giuseppe Ciarrapico, fascista dichiarato, perché «ci servono i suoi giornali». Berlusconi, tessera numero 1816 della P2 del fascista Licio Gelli. Berlusconi, che è il maggiore editore italiano, talmente convinto che i giornalisti siano uno strumento del potere, afferma che i giornalisti non sono liberi, ma suoi servi. Ed è così. E Curzio Maltese, in un editoriale su la Repubblica (giornale che ho qui davanti a me), osservava con rassegnazione che i giornalisti non si sono alzati in piedi per protestare contro simili offensive affermazioni. Non potevano: Berlusconi ha ucciso anche il giornalismo, e anche questo era stato profetizzato da Paolo Sylos Labini nel lontano 2002, in “Berlusconi e gli anticorpi“, laddove gli anticorpi sono (erano) i giornalisti.

Berlusconi, i cui amici sono amici della Mafia, che riesce a quietare magicamente tutte le accuse facendo sparire le prove o addirittura le leggi, come scriveva l’Independent nel 2006, dopo quindici anni di barzellette cerca ancora di farci ridere per nasconderci le sue magagne.

Berlusconi, l’uomo che si proclama un umile democratico, che dà del coglione agli italiani che non lo votano (condannando di fatto lo Stato di democrazia pluralista) e del kapò a un membro del Parlamento europeo, colpevole di essere socialista e di avere idee contrarie alle sue, per giunta davanti al Parlamento europeo stesso, e dichiarando i parlamentari europei come «turisti della democrazia», mentre è in carica come Primo ministro italiano. Ma Berlusconi, dopotutto, è l’uomo che insulta anche post mortem.

Berlusconi era completamente inadatto a governare: stavolta il profeta era l’Economist, un giornale liberale (non comunista), con questo articolo, ma l’Italia lo ha scelto, come disse ancora Montanelli, perché doveva provare sulla propria pelle Berlusconi per potersene liberare, come un vaccino. E per cinque anni, lo ribadisco, Berlusconi è stato al governo, e ha preso in giro gli italiani, a partire da Alitalia, che oggi è sottoterra e che lui, nel 2004, avrebbe salvato. Ecco il risultato. Berlusconi è indifendibile, e tutti i suoi sostenitori o nascondono la polvere sotto il tappeto o sono semplicemente imbambolati dal suo carisma o meglio, dalle sue battute.

Berlusconi, il democratico che, invece di confrontarsi con le opposizioni, gli strappa il programma (programma che lui aveva dichiarato essere identico al proprio).

Posso continuare per giorni. Berlusconi in quindici anni ha detto milioni di balle: non ne basterebbero venti di anni per raccontarle tutte. Berlusconi, il liberale non liberale, il democratico non democratico, il barzellettiere che non fa ridere, l’impunito che insulta chi gli mette davanti al naso le prove della sua (di Berlusconi) incapacità, il superuomo che doveva salvare l’Italia e che dopo cinque anni di governo ha salvato solo Rete 4 e i bilanci Fininvest, oltre alla propria fedina penale.

Berlusconi, che può anche essere visto come un grande imprenditore (seppur con un torbido passato), non può invece essere definito un grande stagista: Berlusconi ha fallito tutti gli obiettivi per il Paese, conseguendo solo i propri personali. E il risultato è davanti a noi: nessuno come lui ha potuto cambiare l’Italia, governando cinque anni, ma non lo ha fatto.

Adesso presenti la cordata per Alitalia, o la smetta di giocare (ancora una volta, l’ennesima) sulla pelle degli italiani. Vinca chiunque alle prossime elezioni, fosse anche Forza Nuova o il Partito Comunista del Lavoratori. Ma mi auguro con tutto il cuore, per il bene del Paese, che il Paese stesso si liberi di questo macigno che gli impedisce di andare avanti.

22 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti