L’Olandese volante

More than a watcher…

Perché non paghiamo abbastanza per il petrolio

Di recente Davide Tabarelli è tornato sulla questione petrolio. Avevamo già incontrato Tabarelli, docente di economia ed energia e presidente di Nomisma Energia. All’epoca, si parla di due mesi fa, il petrolio era nei pressi dei cento dollari al barile, e parlavamo dello spettro della soglia dei 150$ come una cosa possibile, ma ancora lontana. Oggi però il barile è arrivato ormai a 130$, e lo spettro non è più così lontano. Le conseguenze, tuttavia, sono sempre quelle.

Eppure, non paghiamo ancora abbastanza per il petrolio. Non paghiamo abbastanza perché ci ostiniamo a non voler regolamentare il mercato. Come dice Tabarelli, ci troviamo di fronte a un fallimento del mercato, in special modo se consideriamo che il Congresso degli Stati Uniti (il Paese liberale per eccellenza) vuole intervenire nella questione. Notizia di questi giorni, per esempio, è la volontà di tagliare le tasse sul carburante per ridurne i prezzi durante l’estate.

Ma perché il mercato ha fallito? Io trovo che la prima motivazione sia il fatto che esiste un cartello, l’OPEC, che regola l’offerta di petrolio, che distorce il mercato. Tabarelli stima che i Paesi produttori dell’OPEC quest’anno guadagneranno mille miliardi di dollari, più o meno quanto il PIL dell’India o, se volete, la metà del PIL italiano.

La domanda di petrolio aumenta vertiginosamente, anche grazie o per colpa dei Paesi emergenti, che crescono ad un ritmo incredibile. L’offerta di petrolio, però, rimane la stessa: conseguenza, il prezzo aumenta.

Perché l’OPEC non aumenta l’offerta? Sappiamo che il petrolio c’è. Ma bisogna considerare innanzitutto che l’OPEC è formato prevalentamente da Paesi arabi, e dall’11 settembre questi Paesi sono stati portati a chiudersi in sè stessi a causa dell’odio o della paura dell’uomo occidentale. Inoltre i Paesi arabi non hanno la tecnologia adatta per sfruttare al meglio i giacimenti: questo perché hanno nazionalizzato le strutture e cacciato le tecnologicamente avanzate aziende occidentali. Infine, ovviamente, i Paesi produttori non hanno interesse a tenere alta l’offerta: se consideriamo che molti Paesi stanno decidendo di affrancarsi dal petrolio, grazie ai biocarburanti e compagnia bella, è ovvio che i produttori vogliano spremere per bene i propri “clienti” finché c’è trippa per gatti.

Poi, ovviamente, a fronte dell’offerta limitata, nascono ulteriori speculazioni: mai sentito parlare del mercato nero dei tempi di guerra, quando il pane era scarso e razionato? Bene, come allora c’erano gli speculatori, ci sono anche oggi.

E infatti Tabarelli ribadisce che un barile di petrolio, alla fonte, costa 5$. Noi lo paghiamo 130. Eppure è ancora poco.

Bisogna trovare nuove strade, e soprattutto cominciare ad utilizzare le fonti alternative esistenti.

A riguardo,  per non ripetere quanto ho già detto nell’articolo precedente, ricordo che già da tempo si parla di fusione fredda. Gli studi si sono impantanati per cause squisitamente politiche all’interno della comunità scientifica. L’Italia già da anni aveva avviato degli studi, era un Paese all’avanguardia, ma poi il progetto è stato fermato. Ne ha parlato quasi due anni fa anche Rainews24, mostrando il rapporto 41 dell’ENEA, che dava risultati giudicati “impressionanti“. Per motivi non ancora chiari, però, tutto è stato fermato, ma nel frattempo altri Paesi ci hanno già raggiunto, e rischiano di utilizzare questa nuova fonte di energia prima di noi, magari brevettando il metodo e impedendoci di utilizzarlo liberamente.

Non sarebbe meglio continuare gli studi ed evitare che qualcuno ci sorpassi, se, come sembra, la fusione fredda è una realtà effettivamente esistente? La richiesta di ulteriori finanziamenti non è stata però presa in considerazione, e l’esilio volontario di Rubbia in Spagna ha bloccato i lavori a tempo indefinito.

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11 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Economia | , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Inizia lo scempio

Oggi le Camere hanno nuovi Presidenti d’Aula. Si tratta di Gianfranco Fini (Camera) e Renato Schifani (Senato), entrambi del PdL (AN il primo, FI il secondo).

Sorvoliamo su Fini, che rimane un politico sopra la media (la media è di infimo livello, ma Fini riesce a distinguersi per essere meno peggio di molti altri colleghi). Passiamo invece a Schifani.

Renato Schifani è un nome, un perché. Una delle dimostrazioni della verità che in Italia i ruffiani fanno sempre carriera. Questo signore è una delle persone che quotidianamente attacca gli avversari politici, solitamente mentendo in modo spudorato (pardon, volevo dire “presentando la realtà in modo diverso”) e che provvede a correggere il tiro delle sparate che Berlusconi a intervalli regolari provvede ad emettere, affermando che il suo datore di lavoro (pardon, il leader del suo partito) è stato frainteso e correggendo le parole di Berlusconi, dicendo quello che Silvio voleva dire (solitamente, dicendo cose ben diverse dall’interpretazione che un essere umano normale darebbe alle parole emesse dalla bocca del Cavaliere).

Schifani, se da un lato è stato fautore della stabilizzazione del 41-bis (che comunque, per inciso, mi pare pure troppo morbido), dall’altro è stato uno degli autori dell’ignobile legge che rendeva sostanzialmente immuni le cinque più alte cariche dello Stato da qualunque pendenza con la giustizia (all’epoca, tuttavia, l’unica carica dello Stato ad avere pendenze era, guarda caso, il suo datore di lavoro, pardon, volevo dire Berlusconi).

Come mai, dunque, Schifani, con un curriculum simile, pur essendo uno dei più feroci avversari dell’opposizione, è stato eletto ad un incarico delicato e istituzionalmente imparziale, quale la presidenza del Senato (che, per inciso, è il vice del Presidente della Repubblica)? Perché ha preso più voti, d’accordo, ma perché proprio lui?

Noi comuni mortali non possiamo saperlo: possiamo solo ricordare che i presidenti delle Camere hanno una grande autorità sia nei lavori d’aula, sia, soprattutto, nella nomina dei vertici delle Autorità indipendenti (Concorrenza, Comunicazioni, eccetera). Questo rende Schifani l’uomo giusto al posto giusto. Non per gli italiani, certo, ma per Mediaset e le altre lobby è un toccasana. Questo secondo la mia modesta opinione.

Accanto a Schifani (che è un ex DC), altri uomini in carriera sono Fabrizio Cicchitto (ex PSI) e Sandro Bondi (ex PCI), oggi tutti e tre in Forza Italia-PdL. Anch’essi, come Schifani, attaccano ferocemente l’opposizione e correggono il tiro delle sparate di Berlusconi.

Cicchitto, dovendo coordinare Forza Italia, riceverà un incarico da Capogruppo alla Camera, quindi lasciamolo stare. Ma quello che mi preoccupa è Sandro Bondi: Bondi è l’autore di “Una storia italiana”, l’opuscolo che nel 2001 Berlusconi inviò a tutti gli italiani per raccontare in forma epica la sua ascesa. Un immane spreco di carta. Bondi, inoltre, è di casa a Villa San Martino, dove Berlusconi, solitamente, vive (ma non risiede: la sua residenza è infatti a Milano, suppongo presso la casa della sua defunta madre, visto che ha votato in via Scrosati, a due passi da Viale San Gimignano). Bene: si vocifera che Sandro Bondi diventerà ministro della Pubblica Istruzione. Sì, avete capito bene. Tuttavia, anche in questo caso, non riesco a capire per quale motivo questo signore sia fra i papabili. Laureato in filosofia a Pisa, Bondi ha sempre fatto il politico. Che c’azzecca lui con l’Istruzione? Vediamo i suoi predecessori: Fioroni è stato docente universitario, la Moratti è stata assistente universitario, De Mauro è un monumento vivente alla didattica, Berlinguer è ancora un docente. Bisogna tornare ai tempi del Governo Dini (1995-96) per trovare qualcuno in quella posizione e che non c’azzecca nulla (Lombardi, imprenditore). Quindi Bondi che c’entra?

Mi preme, all’uopo, osservare che il collegio “Consiglio dei Ministri” ha rilevanti poteri esecutivi e di indirizzo politico, oltre che di controllo sull’attività dei singoli minsitri. Ogni ministro ha diritto al voto. Fra i ministri, molti saranno della Lega, la quale è comunque un elemento destabilizzante della coalizione. Mettere un contrappeso di voti a comando, quale quello di Bondi, per esempio, può risultare vincente affinché il CdM riesca ad imprimere la giusta spinta all’indirizzo politico, il cui garante e coordinatore è il Presidente del Consiglio (probabilmente Berlusconi). Questa mi sembra, dunque, l’unica spiegazione coerente per capire per quale motivo Bondi potrebbe occupare tale carica.

Termino la mia disamina con Giulio Tremonti, probabile prossimo ministro dell’Economia. Io sono solo uno studente della materia, ma mi sembra che anche lui quel posto non dovrebbe occuparlo, in particolare per i danni che ha combinato nel precedente mandato. La nazionalizzazione di Alitalia paventata da Berlusconi (sarà questa la cordata italiana, nel senso che sarano gli italiani a pagare tutto questo scempio? E poi, dovrebbe comprarla le Ferrovie dello Stato, altra azienda statale pesantemente indebitata?) è al 99% una proposta di Tremonti, che di recente aveva difeso le nazionalizzazioni (prima che lo chiediate, sì, i partner europei cercheranno di buttarci fuori dalla UE, così affonderemo definitivamente).

La mia impressione, quindi, in questi primissimi giorni di legislatura, è che si stia creando già un sistema orientato al volere del padrone (ovvero Berlusconi). Uomini sbagliati nei posti sbagliati, almeno per la maggioranza degli italiani (siano essi sostenitori della destra o della sinistra-quasi-al-centro).

Ad onor del vero, una spiegazione alternativa c’è: che il centrodestra non abbia uomini come Fini, ovvero politici con un certo grado di decenza e competenza. Ma sinceramente non so quale delle due scelte sia più confortante.

30 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Vittime di questo sistema

Alla fine sono usciti allo scoperto alcuni dei protagonisti della campagna elettorale, ovvero della cordata per Alitalia: dopo Banca Intesa, oggi è toccato a Ligresti.

Ma chiediamoci: come mai questi soggetti sono usciti fuori adesso? Perché prima hanno negato?

Innanzitutto, AirFrance-KLM si è ritirata (quindi niente concorrenza seria per acquistare Alitalia, quindi un prezzo più basso), il governo Prodi ha varato un prestito ponte (quindi i prossimi soci saranno agevolati), ma soprattutto Berlusconi ha vinto le elezioni (diventando quindi una sorta di airbag nel caso qualcosa vada male, visto che è lui a giocarci la faccia - e che, in extremis, potrà contare sull’aiuto dell’amico Putin). Anche i sindacati, forse, saranno contenti, visto che probabilmente si salverà l’ipertrofico personale di Alitalia (non ho nulla contro di loro, sono semplicemente troppi).

Forse saranno contenti anche gli italiani, per patriottismo: ma forse non avranno notato che Alitalia sarà salvata da noi, o meglio, dai nostri soldi. Il prestito ponte chi lo ha pagato? Lo Stato? E lo Stato da dove li prende i soldi? Dalle nostre tasche.

Dunque lo Stato ha prestato soldi ad un’azienda che lo Stato stesso ha amministrato in un modo terribile, stornando quindi denaro che teoricamente poteva tradursi in servizi per il cittadino. Adesso quei soldi serviranno a salvare un’azienda che subito dopo verrà privatizzata, a tutto vantaggio di tali privati.

Sappiamo già che lo Stato (e quindi noi) paga spesso multe per conto dei privati (ricordiamo che Berlusconi mette troppa pubblicità sulle sue tv, guadagnandoci, mentre l’UE ci multa proprio perché Berlusconi mette troppa pubblicità: lui guadagna, noi paghiamo, insomma). Ma il governo Prodi aveva forse alternative?

No, per vari motivi: innanzitutto, siamo ancora in campagna elettorale. Far fallire Alitalia significa uscire ancora più malconci dalle urne. In secondo luogo, l’alternativa al prestito ponte era il commissariamento, quindi una procedura agevolata per salvare l’azienda, ovvero licenziamenti più semplici, con lo scontento dei sindacati e dei lavoratori, ovviamente contro il governo Prodi (che condivide la colpa con Berlusconi e con se stesso, rispettivamente dal 2001 e dal 1996). In terzo luogo, il commissariamento avrebbe favorito la cordata di Berlusconi, visto che una volta rimessa in piedi quel che rimaneva dell’azienda, essa sarebbe stata un bocconcino ancora più prelibato.

Insomma, un simpatico gioco di potere e dispetti. Che paghiamo noi. E che, a quanto dicono giornali “comunisti” (ricordiamo che tutto quanto non è nel controllo di Berlusconi è comunista, anche i giornali più liberali di lui) come il Financial Times, The Independent, The Guardian, eccetera, oltre ad essere scorretto, è anche inutile.

Chissà, forse un giorno ci renderemo conto che la classe politica da quindici anni al potere è incapace, e che ormai giocano a scacchi sulla nostra pelle? E ci renderemo mai conto che le corporazioni (avvocati, industriali, commercianti, sindacati, eccetera) sono troppo miopi per capire che difendendo le proprie prerogative a tutti i costi, strangolano il Paese e soprattutto se stessi?

L’allarme continua a suonare, ma nessuno sembra sentirlo…

Dreaming Argentina…

23 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Coincidenze, aggiotaggio o prese in giro?

8 aprile 2008: Borsa Italiana comunica che il giorno successivo (9 aprile 200 8) Alitalia sarà riammessa in borsa dopo una lunga sospensione, ma in un’unica fase d’asta. (fonte)

9 aprile 2008, ore 10: dopo giorni di silenzio a riguardo, Berlusconi ritorna sul caso: «L’appello a partecipare al salvataggio di Alitalia “è stato accolto da una quantità incredibile di imprenditori italiani”. Una compagine che si farà viva “non appena si chiuderà in modo negativo la trattativa con Air France”. Lo afferma Silvio Berlusconi…» (fonte)

Coincidenza o questo signore vuole ancora turbare il mercato per non chiari motivi? Magari non lo fa apposta, nel qual caso potrebbe avere problemi mentali (perizia psichiatrica anche per lui?): infatti chiunque abbia una minima conoscenza di economia e di finanza (e un imprenditore come lui dovrebbe saperlo), dovrebbe sapere che simili affermazioni si fanno a borse chiuse (Spinetta ce lo ha insegnato pochi giorni fa).

Ma il cosiddetto elemento psicologico nelle affermazioni di Berlusconi non manca: infatti, sempre oggi, ha affermato che il suo prossimo, eventuale governo, farà proprie le sentenze in fatto di TV. Bello: peccato che nel 2011 tutto questo non sarà più necessario, visto che l’analogico verrà spento, e Rete4 sarà definitivamente salva. Tutto a posto, dunque? Mica tanto: Europa7 continua a vincere i ricorsi, ha vinto in Cassazione e alla Corte di Giustizia Europea, e presto lo Stato dovrà pagarle i danni. Con quali soldi? I nostri, naturalmente: quelli destinati alle strade, alle scuole, alla ricerca, per tagliare le tasse, il debito pubblico, per finanziare lo sviluppo. Come al solito, Berlusconi guadagna e noi gli paghiamo le multe.

Lui intanto si vanta di aver innovato i comizi, inserendovi battute e humor (fra un fucile e l‘altro), ricominciando ancora con la storia dei brogli (e ricordo quando nel 2006 praticamente accusò il proprio Governo di aver imbrogliato), affermando che un partito ormai centrista quale quello democratico è ancora comunista e affermando che un mafioso che Berlusconi ha avuto per anni in casa è un eroe (e infatti è morto in carcere con sentenze definitive per traffico di droga ed estorsione - fonte)

Voglio tuttavia ricordare che la battuta originale è di Dell’Utri, che contestualmente aveva affermato di voler modificare i libri di storia per sminuire la Resistenza - sì, quella che ci ha liberato dal fascismo). Dell’Utri, tra l’altro, ha affermato che la Sinistra ha in mano la maggioranza delle case editrici (e infatti la Mondadori è di Berlusconi, che tra l’altro è il più grande editore d’Italia).

Tutto questo mi lascia basito, e mi convince sempre più che queste battute sono delle pericolose prese in giro. Pericolose per la democrazia e lo Stato di diritto in Italia. Questi vogliono cambiare la Storia, farci dimenticare la dittatura fascista (minando alle fondamenta l’intera Repubblica italiana che sulla sua caduta è stata fondata) e cancellare il torbido passato dei dirigenti di Forza Italia con il controllo dell’informazione. Berlusconi deve tornare a fare l’imprenditore, altrimenti il Paese continuerà ad affondare. Solo allora si potrà uscire da un quindicennio in cui la politica italiana, da destra a sinistra, è rimasta immobile.

9 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento