L’Olandese volante

More than a watcher…

Terrore politico

Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»

Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.

Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.

Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.

Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.

Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.

Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.

Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.

Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?

Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.

Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.

Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

12 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Ancora cose dell’altro mondo

Più leggo, più sono schifato: stamattina mi sono svegliato pensando al generale Roberto Speciale. Cercavo di ricordarmi che fine avesse fatto.

Speciale era il generale della Guardia di Finanza che usava i voli dell’arma per scopi non solo personali, ma anche assurdi: la Repubblica, nel maggio 2007, scoprì un video in cui si vedeva Speciale andare allegramente per le nevi di Bolzano con un aereo dello Stato. Fin qui, nulla di strano, è in buona compagnia, se pensiamo a Mastella, che andò al GP di Monza del 2007 con un aereo di Stato, solo a titolo di esempio (il lusso a carico dei contribuenti è pratica, per quanto ignobile, molto diffusa ai piani alti). Ma Speciale, in quell’occasione, superò tutti i record di indecenza: un volo è stato addirittura utilizzato per trasportare pesce fresco da Pratica di Mare a Bolzano. D’altronde, gustare del pesce fresco sulle montagne del Trentino non è cosa di tutti i giorni. Un lusso che, a quanto pare, il contribuente deve permettersi per soddisfare questa gente.

Io non mi sto inventando niente: ripeto quanto dice la Corte dei Conti, la quale ha accertato tutte queste cose (maggiori dettagli qui).

Se non che, Speciale è stato candidato alla Camera dei Deputati ed eletto per il PdL in Umbria. Non solo questo signore spreca i soldi dei contribuenti, ma adesso gli pagheremo anche uno stipendio, che magari userà (semmai dovesse venire condannato, cosa alquanto difficile) per pagare il risarcimento per i suoi sprechi. Insomma, siamo noi a pagare noi stessi.

Speciale, inoltre, è in buona compagnia: Totò Cuffaro, ex governatore della Sicilia e recentemente condannato a cinque anni per favoreggiamento alla mafia, condanna che ha festeggiato addirittura offrendo dei cannoli, è stato eletto senatore nelle fila dell’UDC (il partito dei cattolici di nome ma non di fatto come Casini, divorziato e risposato, o Mele, che, pur sposato, allegramente andava a prostitute con annesso coca party). Entrambi (e non solo) potranno utilizzare la sostanziale impunità parlamentare per evitare pericolose condanne, oltre che utilizzare il proprio potere derivante dall’incarico per lo stesso fine (magari cancellando per legge la mafia o dichiarando legale retroattivamente lo spreco di denaro pubblico, chissà…magari stabilendo per legge che ogni parlamentare ha diritto a un aereo privato o comunque al trasporto di pesce e cannoli direttamente dal mare o dalla pasticceria preferita).

E a proposito di aerei, non è mica finita qui: via Faccio Cose Vedo Gente, leggo un articolo molto interessante. Avete presente i trecento milioni che Prodi, per fare un favore alla cordata italiana di Berlusconi, ha prestato ad Alitalia per permetterle di sopravvivere? Bene, quei soldi sono stati presi dai fondi per la ricerca. Mi dispiace, amico mio che hai o che potresti avere qualche malattia di cui si cerca una cura (quindi anche io), il Paese non può fare a meno di una compagnia aerea che doveva fallire anni fa, soprattutto se da quella compagnia possono scaturire profitti per dei privati.

Talvolta io spero che tutte queste persone che hanno certe brillanti idee sull’utilizzo del denaro pubblico, si buschino una simpatica malattia mortale: «caro amico - spero che qualcuno gli risponda - eravamo vicini ad una cura, ma ci hanno tagliato i finanziamenti, i nostri cervelli sono stati costretti ad andarsene altrove, il progetto è stato venduto agli americani e la cura per la tua malattia si è allontanata. Buona morte, dunque». Purtroppo ho imparato che non esiste una giustizia terrena per questi abomini, e che troppo spesso cose del genere capitano solo ai comuni mortali.

Tutto questo è abominevole: l’Italia è uno dei Paesi che spende meno nella ricerca, ma gli italiani, paradossalmente, sono tra i migliori ricercatori del mondo. Sono però costretti ad andarsene all’estero, perché nel proprio Paese i soldi vengono sperperati per trasportare pesce, stipendiare spreconi e favoreggiatori della mafia condannati in primo grado, criminali vari e salvare compagnie aeree ormai fallite da anni per l’interesse di pochi privati e per qualche motivo di orgoglio nazionale. Ma che diamine? Io mi sentirei mille volte più orgoglioso se in Italia si scoprisse una cura per l’AIDS o per i tumori (cura che poi sarebbe commercializzabile con largo profitto economico per il Paese). E poi, questi cervelli vengono coltivati nelle nostre scuole, dunque con le nostre tasse, quindi noi sforniamo cervelli perché Stati esteri li possano sfruttare gratuitamente.

Ma in fondo meglio così, no? Tanto Berlusconi & company se ne vanno in America a farsi curare, magari proprio da un italiano (come nel caso del Silvio nazionale). E l’italiano comune? “Lassa che more”, lascia che muoia, come si dice dalle mie parti.

E a proposito delle mie parti, la Repubblica ha pubblicato un lunghissimo articolo, in cui si ricorda che De Gennaro, il superGianni supercommissario, ha avvisato che da come è messa la Campania, a luglio sarà di nuovo emergenza, con una lievissima differenza: con 30° di temperatura, assolutamente normali in estate, il pericolo di terribili patologie dovute ai cumuli di rifiuti lasciati in strada è dietro l’angolo. I soldi per risolvere l’emergenza ci sono, ma ostacoli in primo luogo politici, sempre secondo quanto dice l’articolo, fanno sì che tali soldi siano sprecati. Come se non bastasse il fatto che paghiamo la Germania perché con i nostri rifiuti vi tragga profitto. Sto seriamente pensando di non tornare in Campania in estate, ci manca solo che contragga il colera. E dire che io sono di quelle parti e lì ci sono parenti e vari amici: figuriamoci come reagiranno i turisti! «Grazie, ma preferiamo andare in Vietnam quest’anno, ci sono meno rischi per la salute»

Ma ditemi voi: sono io che sono diventato pazzo o sono tutte cose dell’altro mondo? E per quale maledettissimo motivo in tv cose del genere non le sento? Sarà mica che l’informazione è controllata per davvero?

28 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Il problema dell’informazione

Non so quanti di voi sanno che domani, 25 aprile, è previsto il V2-Day. E non lo so perché non so quanti di voi leggano il blog di Beppe Grillo, visto che fino ad oggi il mondo dei media mainstream lo ha ignorato, e quindi buona parte del Paese non lo sa. I motivi vi saranno via via chiari in seguito.

Il V2-Day che Beppe Grillo ha organizzato per domani riguarda la stampa e l’informazione: Grillo si è fatto promotore di tre referendum che intendono rivoluzionare il mercato dell’informazione in Italia, attraverso l’abolizione di tre leggi o parti di legge. Illustro i tre quesiti evitando tecnicismi:

  1. Il primo quesito chiede l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Dovete infatti sapere che lo Stato italiano finanzia i giornali con un miliardo di euro l’anno, e sono soldi che vanno a finire a una moltitudine di testate, sia grandi che piccole, microscopiche o praticamente inesistenti. Se da un lato è giusto tutelare il pluralismo dell’informazione, dall’altro è profondamente ingiusto che per ricevere molti soldi basti avere due amici parlamentare, così come è ingiusto che un giornale sopravviva solo per i finanziamenti pubblici e magari senza lettori.
  2. Il secondo quesito chiede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Dovete sapere che per fare il giornalista bisogna superare un esame di Stato (ovvero pagato da noi), fare un tirocinio e iscriversi obbligatoriamente all’albo. Tali norme vogliono tutelare la qualità dell’informazione. Ma chi, come me, legge quotidianamente i giornali e segue vari telegiornali, potrà notare che questo non accade: sempre più i giornalisti commettono grossolani errori grammaticali, travisano fatti, non si informano decentemente, manipolano la verità per mostrare un certo volto o nascondendone un altro o addirittura ignorano delle notizie. Quale che sia la causa di tutto questo, c’è da dire che è una cosa intollerabile. Non solo: l’Ordine dei Giornalisti è stato fondato dai fascisti nel 1925 per tenere sotto controllo la nascente informazione di massa. In contrasto con quanto dice l’articolo 21 della Costituzione italiana, l’Ordine è stato mantenuto anche dopo la caduta del fascismo, riformato nel 1963 e tuttora in vigore. Non voglio esplorare i motivi per cui è stato mantenuto: voglio solo far notare che all’estero, almeno nei Paesi civili, non c’è nulla del genere e l’informazione deve sottostare a livelli minimi di controllo (mentre in Italia, di recente, si voleva sottoporre ad autorizzazione addirittura i blog!). Tuttavia c’è un’informazione più libera della nostra e di qualità mediamente più alta (almeno questo dicono numerosi studi internazionali sulla stampa, ma mi pare che i fatti lo comprovino - almeno per me, che leggo spesso giornali di lingua inglese);
  3. Il terzo quesito, forse il più importante, chiede l’abolizione della legge Gasparri. Per prima cosa, bisogna dire che la legge Gasparri (che poi è un Decreto Legislativo) è stata respinta dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, poiché ravvisava due motivi di incostituzionalità: in primo luogo, la legge dichiarava che il passaggio al digitale terrestre doveva avvenire nel 2006. Abbiamo visto che questo non è avvenuto, e c’era da aspettarselo, visto che l’Unione Europea aveva posto il limite al 2012 proprio perché riteneva impensabile un passaggio così repentino. Ma perché il governo Berlusconi aveva dunque deciso il passaggio nel 2006? Perché in questo modo si raggiravano svariate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, che imponevano il passaggio di Rete 4 (rete di Berlusconi) sul satellite, a tutela del pluralismo dell’informazione. A tutt’oggi, Rete 4 è un’emittente abusiva, le cui frequenze spettano ad Europa 7, che attende un risarcimento miliardario da parte dello Stato italiano (ovvero da noi) perché non ha mai potuto trasmettere pur avendo vinto sia la gara sia i numerosi ricorsi: inoltre l’articolo 5 della legge prevede, paradossalmente, che se vinci la gara per l’assegnazione delle frequenze, non ne hai comunque diritto. In secondo luogo, Ciampi ha rinviato la legge al Parlamento perché aumentava teoricamente all’infinito la quota di mercato che un editore poteva detenere, oltre la quale sarebbe scattata la sanzione per abuso di posizione dominante: la legge Gasparri, infatti, afferma che il tetto antitrust passa dal 30% al 20%, ma afferma anche che tale tetto viene esteso. Un esempio chiarirà le idee: se il 30% di 100 è 30, il 20% di 1000 è 200. La percentuale è più bassa, ma la differenza è grossa, anzi, enorme. Tant’è che se prima un operatore poteva ricavare al massimo 12 miliardi di euro, adesso può arrivare comodamente a 26 miliardi. Qualcuno avrà notato, per esempio, che le reti di Berlusconi, dal 2006, fanno un uso massiccio delle televendite: questo perché la stessa legge, contro le regole stabilite dall’Unione Europea, prevede che le televendite non sono da considerarsi pubblicità. Tuttavia, anche grazie a queste televendite, Mediaset ha registrato un aumento dei ricavi: si consideri, inoltre, che spesso, in pieno giorno, si assistono a pubblicità+televendite che durano un quarto d’ora, e di notte una televendita dura anche mezz’ora. Mediaset (di proprietà di Berlusconi, che potrà anche non gestirla direttamente, ma che comunque ci guadagna come azionista di maggiornanza, possedendo oltre il 39%) con questo sistema illegale guadagna un sacco di soldi. Di contro, e questo in molti non l’avevano notato, l’Unione Europea ha stabilito che da gennaio 2009, se l’Italia non impedirà questo scempio, dovrà pagare multe per almeno 300mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della legge, ovvero dal 2006. Questo significa che il primo gennaio del 2009 l’Italia (e quindi noi contribuenti) rischia di dovere sborsare almeno 300 milioni di euro. Intanto Mediaset, Publitalia ‘80 e tutte le altre aziende facenti capo a Silvio Berlusconi sono regolarmente in attivo (in controtendenza con la maggioranza delle altre), e addirittura Mediaset e collegate controllano il mercato pubblicitario fino al 36%: se si considera che tutta la carta stampata raccoglie la stessa percentuale, ci rendiamo conto che si tratta di un’enormità. In risposta alla incostituzionalità ravvisata da Ciampi, il governo Berlusconi ha emanato in fretta e furia (pochi giorni dopo, infatti, Rete 4 doveva essere spenta) il decreto salva-rete4, mentre il Parlamento, a maggioranza di centrodestra, riapprovava la legge, costringendo Ciampi a promulgarla, in barba alla Costituzione.

Io ho una mia idea riguardo ognuno dei referendum, ma preferisco rivelarla domani, giorno del V2-Day. Ho cercato di esporre qui oggi fatti e notizie in modo oggettivo, evitando ogni commento personale, anche se si può evincere facilmente il mio disgusto per la situazione dell’informazione in generale. Un simile abominio nell’informazione ha tre precedenti illustri: l’Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica. Tre Stati che controllavano l’informazione per costruire consenso e distruggere il dissenso: o la pensi come noi o sei morto. Oggi è diverso, ma la minestra è la stessa: caro giornalista, o scrivi quello che diciamo noi o non lavori e muori di fame. E bombardati dalle stesse notizie, raccontate allo stesso modo, ed emarginate le altre campane, il cittadino medio viene convinto che questo è bene e quello è male. Come accadeva nei regimi totalitari.

L’Italia nel 2006 era stata considerata una nazione con informazione parzialmente libera dal rapporto annuale di Freedom House: la situazione è migliorata nel 2007. Lo stesso rapporto ci informa che con l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi sono migliorati (guarda caso) gli ambienti economici e politici (ma non quello legale), e l’Italia è tornata ad essere una nazione ad informazione libera (seppure di poco). Aspetteremo il prossimo anno per valutare i primi effetti del ritorno di Berlusconi al potere.

Il mio disgusto, intanto, si fa sempre più forte. Voglio farvi solo un esempio: il 16 aprile scorso un marocchino era stato picchiato e ripetutamente investito con l’auto fino a dilaniarlo a morte: il responsabile era un italiano, arrestato il 22 aprile. La stampa ha forse avuto reazioni simili ai casi di violenza, omicidio, rapine che vedono stranieri nella parte dei carnefici e italiani nella parte delle vittime? No. Io, che mi informo spesso e più volte al giorno, l’ho saputo solo grazie a una fonte minore, ma indipendente, quale è Wikinotizie.

Per la stampa italiana, un morto straniero, meglio se di colore, vale molto meno di un italiano rapinato. La stampa, in questo modo, soffia sul fuoco di un razzismo strisciante, che vede nel diverso un pericolo, un razzismo che è caratteristico della destra (a cominciare dalla Lega Nord), che guarda caso ha come leader proprio il maggiore editore d’Italia, proprietario e amico di proprietari di giornali, possessore di tre televisioni nazionali e controllore delle tre pubbliche. Proprio lui: Silvio Berlusconi.

Ringrazio ancora lui e tutti i politici che a destra come a sinistra, contribuiscono quotidianamente a tenerlo in vita (politicamente parlando) perché «non lo condividiamo, ma ci fa comodo averlo».

Le conseguenze di quindici anni di questa politica dell’opportunità e del “ci facciamo i cazzi nostri” sono sotto gli occhi di tutti.

(P.S.: avete notato sicuramente notato che il V2-Day è scomodo per certi politici: ma avete notato che i giornalisti lo ignorano perché, se passassero i referendum, sarebbe la fine della loro casta?)

24 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 Commenti

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Male informati o stupidi?

In un Paese normale, le cose che Berlusconi dice alla stampa (lui le chiama battute, anche quando sono serie, per poi dire d’essere stato frainteso), sarebbero la causa della sua fine politica: Travaglio cita Aznar, che perse 10 punti per un errore, io voglio citare Bill Clinton, che fu sottoposto ad impeachment non già perché aveva avuto rapporti sessuali con Monica Lewinsky, ma perché aveva mentito agli americani («I did not have sexual relations with that woman».

Berlusconi, invece, riesce a dire falsità, uscendone illeso: è facile quando possiedi tre televisioni, ne controlli politicamente altre tre, possiedi due giornali e controlli il maggiore gruppo editoriale d’Italia, la Mondadori. In un Paese in cui i giornalisti (gli anticorpi, come li chiamava Labini) sono attivi, un signore del genere sarebbe già sparito (e insieme a lui anche i vari D’Alema, Bossi, etc), espulso dall’organismo politico. In Italia, invece, questo non accade.

In Italia, addirittura, esistono persone che credono ciecamente in quel che questo signore dice: senza verificare, senza leggere anche l’altra campana, si sono convinti della semidivinità di Berlusconi.

Così si può dire che Mangano è un eroe, che gli italiani sono coglioni (versione 2006) o grulli (versione 2008), che non ha proposto un ministero a Di Pietro nel 1993, mentre invece l’ha fatto, che i processi (tutti gli innumerevoli processi) sono politici e tanto altro.

Valepert ci ricorda che l’Italia è quarantesima nella classifica sulla libertà di stampa: e quest’uomo oggi osa puntare le mani a mitra contro una giornalista russa, non sapendo che nella Russia del suo amico Putin i giornalisi vengono uccisi spesso (e non per nulla la Russia è centoquarantasettesima nella classifica sulla libertà di stampa). La donna si è messa a piangere, sconvolta: nella Russia dell’amico Putin, lo ripeto, i giornalisti muoiono a colpi di mitra.

Come ci segnala oggi anche il Financial Times, in Italia esiste un conflitto d’interessi che sta distruggendo il Paese. Facci, giornalista de Il Giornale di (Paolo) Berlusconi, afferma, sarcasticamente, che gli italiani o sono male informati o sono stupidi. Senza saperlo, dice una certa verità.

Io sono sicuro che gli italiani siano solo male informati e che gli stupidi siano pochi, e che vadano emarginati ed espulsi dalla politica perché indegni di gestire il Paese: conoscere simili cose e votare comunque per questa gente non è da persona sane (al massimo, è da persone che vi hanno interesse a perpetuare questo regno delle bugie e della disinformazione).

Cambiare l’Italia si può fare: ma questo può accadere solo con l’informazione, libera e vera, in modo che l’opinione pubblica, compatta, possa fare un’opposizione senza quartiere a tutte le battutacce indegne e a tutte le bugie che il premier in pectore, ne sono sicuro, continuerà a pronunciare come ha fatto in passato.

Altro che il PD…

18 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento