Nel 2006 era sicuro di vincere, anche perché aveva cambiato la legge elettorale a proprio favore: mi ricorda i bambini che perdono a nascondino, e vanno dalla mamma a piangere perché ribalti il risultato. Addirittura questo signore voleva, con un atto che definirei al limite della dittatura, allungare i termini di consegna dei risultati perché si ricontassero le schede. Fortunatamente Ciampi, allora presidente della Repubblica, disse di no, appoggiato anche (addirittura) dal ministro dell’Interno Pisanu. Fortunatamente ebbero più cervello di lui.
Berlusconi, da buon antidemocratico illiberale quale ha dimostrato di essere, non ha mai accettato la vittoria dell’Unione nel 2006. Per propaganda o per idiozia, Berlusconi, pur con i riconteggi, le sentenze della Cassazione e i richiami degli alleati, non ha mai accettato quel che gli italiani avevano deciso.
L’onnipotenza che crede di avere deve avergli dato alla testa. Tant’è che ancora oggi crede che gli siano stati portati via un milione di voti: dimenticando che il premier (e quindi le elezioni stesse erano organizzate dalla sua maggioranza) era lui.
Quest’uomo crede ormai di essere sia la maggioranza che l’opposizione. Da ottimo antidemocratico.
Il tenore dei post sarà un po’ più basso del solito causa trasloco in corso, e forse talvolta anche assenti. Per rimanere aggiornati, consiglio di sottoscrivere il feed. ^_^
Il Cavaliere si è subito alterato, e ha detto che la RAI è in mano ai comunisti. Ancora una volta si dimostra un bugiardo che mente sapendo di mentire: vogliamo ricordare (solo un esempio fra i più recenti) che Berlusconi dava (dà?) indicazioni sul palinsesto RAI ad Agostino Saccà, ex direttore generale della RAI e presidente di RAI fiction? E questo sarebbe il controllo della sinistra sulla RAI?
Veltroni ha respinto l’invito di Bruno Vespa a registrare una trasmissione che avrebbe dovuto fare da contraltare alla omologa trasmissione di Berlusconi. L’ennesima intervista in ginocchio, magari con tanto di banchetto per turlupinare di nuovo gli italiani con un altro contratto.
Veltroni ha respinto l’invito perché voleva un confronto faccia a faccia con Berlusconi. Ma Berlusconi ha rifiutato. Perché? Lui si appella alla par condicio (che lui tanto odia), ma in realtà il confronto è permesso, e il motivo del rifiuto è un altro.
Paura: ecco il motivo del rifiuto del Cavaliere. Un incontro con il suo rivale lo vedrebbe ancora una volta come sconfitto. Berlusconi è troppo abituato ad avere intorno amici e compagni di partito ruffiani e giornalisti in ginocchio, non è in grado di tenere testa ad un confronto reale, e lo ha dimostrato anche con Lucia Annunziata, quando, ormai messo alle strette da una giornalista che faceva il suo lavoro senza inginocchiarsi, fu vinto dalla paura, si alzò e se ne andò. L’incapacità di Berlusconi di reggere un contraddittorio, che è l’asse portante della democrazia pluralista. E come possiamo dimenticare i match in cui Prodi lo aveva sconfitto (uno e due), pur essendovi arbitri leggermente…poco imparziali? E questo non lo dico certo io, bensì i due (allora) fedeli alleati, Fini e Casini, come potete leggere in questo articolo, in cui i due bacchettano Berlusconi. E nello stesso articolo, leggiamo come il Berlusconi sconfitto aveva poi mostrato il peggio di sé, insultando il suo avversario.
L’insulto all’avversario (che il Cavaliere ha fatto allora come ha fatto oggi) è l’ultima spiaggia del disperato che non ha argomenti.
Il Cavaliere potrà anche vincere le elezioni (sempre che riesca a governare da solo), ma è evidentemente un uomo privo di idee per il Paese, un uomo politico finito, che corre, ed è sempre più evidente, per soddisfare i propri interessi, come ha già fatto in passato. Berlusconi non ha ideali da seguire, si professa liberale, ma con i fatti ha dimostrato che liberale non è. Berlusconi non può dare alcunché al Paese. Può solo continuare a portarlo a fondo con lui.
Non basta ad Alitalia subire le scelte scellerate dei passati governi (di destra e di sinistra). Adesso la tragedia della compagnia (perché, ricordo, sono 20 000 dipendenti, cui si aggiunge l’indotto di Malpensa) viene usata come motivo elettorale.
Tre o quattro settimane: giusto il tempo per arrivare al 12 aprile (e proprio il giorno prima delle elezioni) o magari il 19 aprile (quattro settimane dopo, quando tutto sarà finito).
Perché proprio adesso? Berlusconi è stato al governo cinque anni. Come ieri ha ricordato Casini, nel 2004 Berlusconi faceva il superman della situazione, affermando che per fortuna di Alitalia c’era lui. Non voglio citare Casini, voglio citare la fonte: questo articolo del Corriere delle Sera del 18 febbraio 2004. Casini non si è inventato niente, ma come si dice, Berlusconi deve darsi parvenze di superuomo. Per mascherare il suo fallimento come politico.
Berlusconi doveva salvare Alitalia nel 2004: ha salvato Rete 4, ha salvato se stesso, ha salvato i suoi amici, non poteva salvare Alitalia? La risposta è sì, e l’ho detto giusto ieri. Lo ha fatto? No. Perché non gli interessava.
L’importante è il potere, l’importante è potere governare il Paese, impedire che il Diritto venga ristabilito, e che si continui con questo scempio che, lo ricordo, sta trascinando il Paese alla rovina.
E risultano profetiche le parole di Indro Montanelli, signore che comunista non può proprio essere definito, che il 14 luglio 1998, sulla prima pagina del Corriere della Sera scriveva questo editoriale, in cui definiva Berlusconi, il macigno che blocca la politica italiana.
Tutto questo è sotto gli occhi di tutti. Berlusconi è alla quinta campagna elettorale, è sceso in campo quindici anni fa. Abbiamo avuto Berlusconi-Prodi-Berlusconi-Prodi. Nella prima Repubblica non era mai successo: il Paese è fermo dalla sua discesa in campo. La politica è bloccata, e con essa il Paese intero.
Il Paese è da anni in crisi. Prima per i governi traballanti di centrosinistra, ma poi abbiamo avuto cinque anni (cinque anni) di Berlusconi. Dov’è questo cambiamento che ci aveva promesso nel contratto con gli italiani? Dov’è la prosperità che il superuomo ci aveva promesso? Il mondo cresce sempre più di noi, e cinque anni, mai accaduto nella storia italiana, non gli sono bastati per farci tenere il passo? Ne voleva venti?
Berlusconi, 72 anni a settembre, si fa avanti per la quinta volta. Blair ne ha 55 ed è “in pensione” da quasi un anno, dopo dieci anni come premier, Zapatero ne ha 48 e già quattro anni di legislatura alle spalle, Sarkozy ne ha 53, la Merkel 54.
Berlusconi, che l’11 settembre 2003 dichiarò che «Mussolini non ha mai ucciso nessuno», candida tal Giuseppe Ciarrapico, fascista dichiarato, perché «ci servono i suoi giornali». Berlusconi, tessera numero 1816 della P2 del fascista Licio Gelli. Berlusconi, che è il maggiore editore italiano, talmente convinto che i giornalisti siano uno strumento del potere, afferma che i giornalisti non sono liberi, ma suoi servi. Ed è così. E Curzio Maltese, in un editoriale su la Repubblica (giornale che ho qui davanti a me), osservava con rassegnazione che i giornalisti non si sono alzati in piedi per protestare contro simili offensive affermazioni. Non potevano: Berlusconi ha ucciso anche il giornalismo, e anche questo era stato profetizzato da Paolo Sylos Labini nel lontano 2002, in “Berlusconi e gli anticorpi“, laddove gli anticorpi sono (erano) i giornalisti.
Berlusconi, i cui amici sono amici della Mafia, che riesce a quietare magicamente tutte le accuse facendo sparire le prove o addirittura le leggi, come scriveva l’Independent nel 2006, dopo quindici anni di barzellette cerca ancora di farci ridere per nasconderci le sue magagne.
Berlusconi, l’uomo che si proclama un umile democratico, che dà del coglione agli italiani che non lo votano (condannando di fatto lo Stato di democrazia pluralista) e del kapò a un membro del Parlamento europeo, colpevole di essere socialista e di avere idee contrarie alle sue, per giunta davanti al Parlamento europeo stesso, e dichiarando i parlamentari europei come «turisti della democrazia», mentre è in carica come Primo ministro italiano. Ma Berlusconi, dopotutto, è l’uomo che insulta anche post mortem.
Berlusconi era completamente inadatto a governare: stavolta il profeta era l’Economist, un giornale liberale (non comunista), con questo articolo, ma l’Italia lo ha scelto, come disse ancora Montanelli, perché doveva provare sulla propria pelle Berlusconi per potersene liberare, come un vaccino. E per cinque anni, lo ribadisco, Berlusconi è stato al governo, e ha preso in giro gli italiani, a partire da Alitalia, che oggi è sottoterra e che lui, nel 2004, avrebbe salvato. Ecco il risultato. Berlusconi è indifendibile, e tutti i suoi sostenitori o nascondono la polvere sotto il tappeto o sono semplicemente imbambolati dal suo carisma o meglio, dalle sue battute.
Posso continuare per giorni. Berlusconi in quindici anni ha detto milioni di balle: non ne basterebbero venti di anni per raccontarle tutte. Berlusconi, il liberale non liberale, il democratico non democratico, il barzellettiere che non fa ridere, l’impunito che insulta chi gli mette davanti al naso le prove della sua (di Berlusconi) incapacità, il superuomo che doveva salvare l’Italia e che dopo cinque anni di governo ha salvato solo Rete 4 e i bilanci Fininvest, oltre alla propria fedina penale.
Berlusconi, che può anche essere visto come un grande imprenditore (seppur con un torbido passato), non può invece essere definito un grande stagista: Berlusconi ha fallito tutti gli obiettivi per il Paese, conseguendo solo i propri personali. E il risultato è davanti a noi: nessuno come lui ha potuto cambiare l’Italia, governando cinque anni, ma non lo ha fatto.
Adesso presenti la cordata per Alitalia, o la smetta di giocare (ancora una volta, l’ennesima) sulla pelle degli italiani. Vinca chiunque alle prossime elezioni, fosse anche Forza Nuova o il Partito Comunista del Lavoratori. Ma mi auguro con tutto il cuore, per il bene del Paese, che il Paese stesso si liberi di questo macigno che gli impedisce di andare avanti.
Silvio Berlusconi ha oggi affermato di avere orrore di Antonio Di Pietro. A Radio Anch’io ha testualmente detto: «Io ho orrore di Di Pietro e lo dico alto e forte… è il campione delle manette».
Il riferimento, ovviamente, è alle manette che fece scattare nell’ambito di Mani Pulite, un’inchiesta che, scoprendo un palazzo di corruzioni nella politica italiana, portò alla dissoluzione la cosiddetta prima Repubblica (causando la rovina, tra gli altri, anche dell’amicissimo di Berlusconi, Bettino Craxi, l’uomo che fece grande Fininvest-Mediaset con la legge Mammì - altra legge scritta a uso e consumo di Berlusconi, in barba alle direttive comunitarie, applicate un po’ a casaccio, tanto che quando i giudici tentarono di ristabilire il Diritto, Berlusconi intervenne con un decreto per bloccarli dall’applicare le sentenze della Corte Costituzionale - sì, la stessa Corte, massimo organo di garanzia del rispetto della legge fondamentale dello Stato, che ha dichiarato Rete4 abusiva).
L’orrore per Di Pietro è talmente grande che Berlusconi ha anche dimenticato che, sulla scia del successo di Tangentopoli, egli propose a Di Pietro stesso la carica di ministro dell’Interno (o anche della Giustizia, su proposta di Forza Italia stesso). Come prova, non voglio linkare a Wikipedia, dove pure si menziona la cosa, bensì questo articolo del Corriere della Sera del 24 luglio 1994, dove il giornalista, Gianfranco Piazzesi, dice esplicitamente: «La primavera scorsa Berlusconi offri’ a Di Pietro il ministero dell’Interno», oppure quest’altro, del 8 maggio 1994, di Gian Antonio Stella (quello che ha scritto La Casta), o anche questo o quest’altro o quest’altro ancora. Gli articoli sono, voglio sottolinearlo, del 1994, quasi 15 anni fa, non dell’altro ieri. Le prove ci sono, gli scritti rimangono, la carta canta, e Berlusconi non può tornare indietro di 15 anni: Berlusconi voleva Di Pietro ministro, punto.
L’orrore, in realtà, è altrove: nel 1994 Di Pietro e il pool di Mani Pulite arrivarono ad indagare sulla Fininvest di Silvio Berlusconi, ma:
i poliziotti arrestati nell’ambito di Tangentopoli, all’inizio di luglio iniziarono a fare il nome della Fininvest;
il 13 luglio del 1994 il governo Berlusconi emise il decreto Biondi, provvedimento che dichiarava la scarcerazione e il passaggio agli arresti domiciliari per i crimini di corruzione. Il provvedimento passava praticamente sotto silenzio, poiché fu emanato il giorno in cui l’Italia, ai mondiali di calcio del 1994 superava la Bulgaria e andava in finale. In preda all’euforia generale il Paese quasi non se ne accorse, e infatti pochi giorni dopo, il 17 (mentre l’Italia giocava la finale contro il Brasile) venne scarcerato un ministro della Sanità che aveva rubato soldi agli ospedali (denaro che era destinato a curare i malati, non a ingrassare i politici). A tutto questo si aggiunge il fatto che, agli arresti domiciliari, gli indagati, confortati dalle mura domestiche e dai propri cari, hanno un evidente incentivo a non parlare. Il decreto in questione fu soprannominato “salva-ladri”: giudicate voi;
Più tardi, il decreto fu ritirato, ma il danno era fatto. Tuttavia l’impianto accusatorio rimaneva in piedi, e il 28 luglio fu arrestato (e subito rilasciato) con l’accusa di corruzione anche Paolo Berlusconi, fratello di Silvio (praticamente non indagabile, in quanto presidente del Consiglio).
Osteggiati dal governo, parte del pool è sconfortato e chiede di essere spostato ad altri incarichi;
Successivamente, il governo di Berlusconi invia ispettori ad indagare su presunte irregolarità formali, mentre quel che resta del pool sta chiudendo il cerchio attorno a Fininvest e Berlusconi;
Il 6 dicembre Di Pietro, impossibilitato a svolgere il suo lavoro dalle pressioni del governo attraverso gli ispettori e coinvolto in molte indagini (portate avanti dal fratello di un uomo che Di Pietro aveva sbattuto in carcere per corruzione), è costretto alle dimissioni (Di Pietro verrà totalmente assolto).
Due settimane dopo la Lega Nord, alleata di Berlusconi ma da sempre favorevole alle indagini di Mani Pulite (tanto che Bossi aveva proposto Di Pietro ministro della Giustizia), si ritira dal governo Berlusconi, determinandone la caduta.
Tangentopoli finisce in una nuvola di fumo: la politica, da destra a sinistra, si allea per arrivare alla prescrizione, e molti processi terminano, appunto, per avvenuta prescrizione. Si inserisce in questa notte della giustizia anche il centrosinistra, con una riforma della giustizia che, sostanzialmente, invalidava molte delle prove raccolte nelle indagini (come il famigerato e incostituzionale articolo 513 del codice penale). La riforma della Giustizia fu approvata con i voti di circa il 90-95% del Parlamento, quindi in sostanziale accordo fra Forza Italia e Ulivo (e senza dimenticare che l’elezione di Berlusconi fu ammessa grazie anche ai voti dei partiti di opposizione - l’elezione di Berlusconi è infatti illegale, a norma dell’articolo 10 della legge n.361 del 1957 (una norma sul conflitto di interesse ante litteram), secondo cui «non sono eleggibili (…) coloro che (…) risultino vincolati con lo Stato (…) per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica», (e Berlusconi è concessionario di frequenze radiotelevisive - in parte abusivamente come già sappiamo), ma la giunta per elezioni approvò ugualmente l’elezione, respingendo il ricorso (che bello, la legge continua ad essere calpestata anche nel presente!).
Berlusconi definisce Di Pietro un orrore, ma non perché questi ha fatto scattare le manette (perché, quando lo ha fatto, Berlusconi gli aveva proposto il ministero degli Interni), bensì perché Di Pietro ha osato (come tanti altri magistrati in seguito) indagare su di lui. E come tutti gli altri, ha fallito a causa degli interventi legislativi che i vari governi presieduti da Berlusconi stesso (in veste di giocatore e arbitro nello stesso tempo) hanno adottato. Volendolo come ministro, Berlusconi voleva forse dare più credibilità al suo governo, incurante delle indagini perché era innocente, oppure Berlusconi voleva esercitare un controllo sul magistrato più integerrimo del pool prima che scoprisse gli scheletri che Berlusconi stesso aveva nell’armadio. La verità non la sapremo mai.
E forse nessuno saprà se Berlusconi è realmente innocente o colpevole, nelle varie e moltissime accuse che gli sono state rivolte. Tuttavia, la storia consegnerà sicuramente ai posteri che Berlusconi, con vari provvedimenti, ha impedito che la Giustizia facesse il suo corso. L’orrore vero, secondo me, è proprio questo.
Silvio Berlusconi ha annunciato pochi minuti fa che, se vincerà le elezioni, applicherà la “ricetta liberale” per salvare l’Italia: il vecchio e caro slogan “meno tasse per tutti”.
Poche ore prima, Forza Italia, per bocca del deputato Gianfranco Conte, ha bloccato una riduzione delle imposte nell’ordine di 300/350 euro, una riduzione già prevista nella finanziaria (quindi prima della caduta del governo e dunque fuori della campagna elettorale) e che doveva essere inserita nel decreto milleproroghe. Grazie al veto di Forza Italia, la riduzione dei salari per i redditi medio-bassi non avrà luogo.
Intanto, Berlusconi, che si professa liberale, continua ad opporsi alla legge e alle sentenze, che dalla Corte Costituzionale alla Corte di Giustizia Europea all’Unione Europea stabiliscono che Rete4 viola il diritto di trasmettere di Europa 7, vincitore della gara per le frequenze televisive, e che le reti Mediaset trasmettono troppa pubblicità, in barba alle leggi comunitarie, e che è costato all’Italia una procedura di infrazione.
Intanto lo stesso sedicente liberale, nel corso di cinque anni di governo, mentre il mondo era sconvolto dai faraonici falsi in bilancio di Enron e Parmalat (giusto per citarne alcuni), invece di inasprire le pene come è accaduto in tutto il mondo a seguito di questi avvenimenti, ha avuto il coraggio di depenalizzarlo per salvare se stesso e i suoi amici, accusati di tale reato.
Un liberale non calpesta la legge, un liberale che vuole abbassare le tasse non mette il veto ad un provvedimento che può farlo. Una persona del genere non è un liberale, ma solo una persona che predica bene e razzola male, e che vuole usare il potere a proprio vantaggio per piegare la Legge ai propri desideri e ai propri bisogni, non certo per il bene del Paese. A costo di portarlo alla rovina.
UPDATE 20:30: Berlusconi, intanto, afferma anche che, nonostante sia stato “vittima” di numerosi procedimenti giudiziari, non è mai stato condannato (in via definitiva, aggiungo io).Basta guardare il link più sopra, tuttavia, per notare che la maggior parte delle cosiddette “assoluzioni” sono, come dire, pilotate. Cito Wikipedia:
«I processi nei quali era stato già compiuto un accertamento della sua colpevolezza, all’esito del primo o del secondo grado di giudizio, non si sono tuttavia conclusi con una sentenza di condanna, grazie ad amnistie, al riconoscimento di circostanze attenuanti che, influendo sulla determinazione della pena, hanno comportato il sopravvenire della prescrizione, e a nuove norme, approvate definitivamente in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio. Dette norme hanno imposto una valutazione di non rilevanza penale di alcuni fatti a lui contestati, mentre la relativa riduzione delle pene previste per le nuove fattispecie di reato ha fatto sì che i termini di prescrizione maturassero prima che fosse possibile per l’autorità giudiziaria arrivare alla pronuncia di una sentenza definitiva.»
Come se in una partita di calcio, l’arbitro fosse un giocatore di una squadra che crea e cancella le regole per favorire la propria compagine. La vittoria è sicura, ma è anche giusta? E se Berlusconi è innocente, perché non si lascia, almeno, processare?