L’Olandese volante

More than a watcher…

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Ma quale sinistra?

Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, scriveva oggi sul suo giornale una lettera aperta a Walter Veltroni. In sintesi, Sansonetti attacca Veltroni, ritenendolo il principale responsabile sia della sconfitta del (cosiddetto) centrosinistra sia della totale disfatta della sinistra, asserendo che il problema è stata una campagna elettorale iniziata male e condotta peggio. Questo è vero, ma non per i motivi addotti da Sansonetti, sui quali è in un errore madornale.

La mossa di Veltroni di volersi presentare con un solo partito, contrariamente a quanto dice Sansonetti, è stata giusta e probabilmente la migliore da farsi per un progetto di lungo periodo: la vecchia Unione aveva dimostrato tutta la sua fallacia, spaccata a destra e a sinistra. Il problema, a mio avviso, è tutto da rivedersi nella sinistra, per i motivi che esporrò tra breve.

Secondo punto: il pluralismo (esasperato, aggiungo io) porta all’inefficienza; è un dato di fatto. L’Italia del dopoguerra è stata fondata prima sugli aiuti del piano Marshall, poi sul debito pubblico, con le conseguenze che tutti conosciamo. L’Italia è sempre stata incapace di stare in piedi, e questo è stato dimostrato dai vari governi che si sono succeduti sino ad oggi (il prossimo sarà il sessantaduesimo in sessantadue anni; non vorrei sbagliarmi, ma le cifre più o meno sono quelle). Come i governi non riuscivano a stare in piedi (e il più lungo, della Prima Repubblica, quello di Craxi, si manteneva con le tangenti), così non riusciva all’Italia. Questo è stato il parlamentarismo compromissorio italiano, è un dato di fatto difficilmente smentibile (senza dimenticare che per pluralismo, in Italia, almeno, è da intendersi anche i poteri della società, che influivano -e influiscono- in maniera indegna sui poteri dello Stato, paralizzandolo). Una razionalizzazione della politica era d’uopo da tempo, ma ciò non è avvenuto.

Perché? Non voglio dare la colpa alla sinistra: non ce l’aveva. Erano i tempi dell’URSS, ed era normale che certe forze politiche non riuscissero a fondersi, emarginate dalle altre, come è avvenuto altrove, dove il bipartitismo si è affermato per altre vie fuorché quella elettorale (e come sta accadendo oggi in Spagna). Ma con il crollo dell’URSS la sinistra italiana ha fatto un disastro. Oggi non esiste in Italia un solo partito moderno. Tralasciando la destra, di cui ho parlato abbondantemente, a sinistra non si è assistito ad un solo movimento che intendesse riformare la sinistra in Italia. E anche oggi le cose non vanno meglio.

Diliberto ha addirittura proposto il ritorno alla “falce e martello”: l’assenza del simbolo ha provocato il tracollo, secondo lui. Cosa sbagliata: il simbolo sulle schede c’era, non era il loro, ma c’era. Eppure non ho visto da nessuna parte un successo per tali partiti. Il ritorno alla falce e al martello è solo una scusa per non guardare in faccia alla realtà. Il Paese (la parte sinistra, insomma) chiede un partito socialista come quello di Zapatero, non un partito comunista, e neppure un partito socialista barzelletta come quello presentato da Boselli.

Per questo motivo il PD ha rubato consensi alla Sinistra: perché, almeno in teoria, era il partito che più si avvicinava al partito socialista spagnolo o al SPD tedesco. Ma il PD non lo è: ora come ora è un partito più al centro che a sinistra, e deve fondersi innanzitutto ad un livello ideologico con la sinistra, per diventare un partito di sinistra. Come è avvenuto ovunque, ma non in Italia: basti pensare che nel resto del mondo i partito comunisti con un certo seguito sono praticamente scomparsi (cone le eccezioni di Cina, Cuba, Corea del Nord e cose così). La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è da attribuirsi solo ad una incapacità della sinistra di riformarsi e rimanere al passo con il mondo moderno.

Non meno colpe ha Veltroni: forse avrebbe dovuto battere di più sul fuoco della fusione con la sinistra, mostrare che un partito unico, moderno e davvero riformista “si può fare”. Ma non lo ha fatto. Nella campagna elettorale ha avuto poco coraggio. Non di meno, il PD non si è caratterizzato per nulla: un partito anonimo ed evidentemente senza ideologia.

Il percorso obbligato per avviare un reale processo di ammodernamento dell’Italia politica, a mio avviso, è questo: la Sinistra deve decidersi ad abbandonare tutti i retaggi del vecchio comunismo, e questo può farlo solo segando le gambe ai vecchi, e rinnovando il gruppo dirigente; il PD deve mandare a casa tutto il gruppo dirigente sulla cresta dell’onda dal 1993; la Sinistra e il PD devono sedersi ad un tavolo per fondere le proprie idee, giungendo ad una sintesi che non sia di 276 pagine, e questo possono farlo solo dei giovani, perché 1) sono nati nel mondo moderno, non ne sono esclusi dal Paese reale come questa gente di oltre cinquant’anni d’età e da quaranta in politica; 2) non hanno pregiudizi dovuti a decenni di scontri e incontri in Parlamento. Il PD dovrebbe accettare all’interno del suo shadow cabinet anche esponenti della Sinistra, anche se fuori dal Parlamento, per preparare una piattaforma alternativa a quella della destra. E soprattutto, fare delle primarie serie: Veltroni, visto che ti piace tanto il modello anglosassone, fai ai tuoi seguaci il piacere di andartene. Kerry non si è certo ricandidato dopo la sconfitta del 2004,e John Edwards non ha avuto maggior fortuna nelle ultime primarie democratiche USA, no? Le primarie devono essere un reale momento di scelta, non una semplice ratifica della decisione presa dalla direzione di partito.

Questa è la strada da intraprendere. Ma le formazioni che ho chiamato in causa non sembrano volerla prendere in considerazione: oltre al già citato Sansonetti, che ha avviato la lotta intestina nel centrosinistra guardando la pagliuzza nell’occhio di Veltroni invece della trave nel proprio, anche il PD ha dimostrato di non volersi rinnovare. Alla presidenza lasciata da Prodi sono stati proposti Rosy Bindy e Franco Marini. Ditemi voi che senso ha.

UPDATE: a Primo Piano Diliberto è tornato sul problema del simbolo. Ancora una volta dimostrato di non avere capito nulla: ha addotto come motivazione il fatto di avere portato in piazza un milione di persone per migliorare i protocollo sul welfare. Non ha notato che quella era una manifestazione per convincere il governo a fare delle modifiche, non una manifestazione di comunisti, come dice lui, per la quale avrebbe portato meno persone, e infatti la maggioranza dei lavoratori poi ha approvato tale protocollo con referendum. Inoltre dimentica che gli italiani, dal 1993, chiedono un sistema maggioritario, e quindi perlomeno bipolare: il voto al PD e in generale ai partiti maggiori è coerente anche con il risultato di quel referendum. Gli italiani vogliono una politica diversa, non la falce e il martello.

17 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , | 4 Commenti

Italia, debiti e tasse: una spiegazione coerente

Girando in rete ho trovato questa presentazione (messa anche in video con commento audio), da parte di un gruppo denominatosi quattrogattiLSE. Tratta di cose come debito pubblico e pressione fiscale, temi che sono all’ordine del giorno, ma che vengono usati in modo demagogico (e a  volte dimenticati).

Ho trovato questo studio molto semplice da comprendere, e molto ben fornito di fonti (quindi non dice cazzate). In ogni caso, cercherò di rendere la spiegazione ancora più semplice con alcune spiegazioni.

Per prima cosa il debito pubblico: pensiamo all’Italia come una famiglia. Attualmente questa famiglia guadagna ogni anno 100 euro e ha debiti per 106. I suoi debiti sono maggiori di quanto guadagnato. Questo vuol dire che se la famiglia usasse tutto lo stipendio annuale per pagare il debito (non comprando cibo, vestiti, non usando acqua potabile, elettricità, telefono, etc.), non riuscirebbe comunque a liberarsi dai debiti. E quei debiti non pagati producono nuovi interessi, e quindi nuovi e maggiori debiti. Questa è la situazione dell’Italia oggi.

Questo debito è nato negli anni ‘70 e ‘80, quando i vari governi hanno preferito indebitarsi, scaricando, di fatto, il debito su di noi e sulle generazioni future. Non c’è nulla di male a indebitarsi, ma il problema è che i governi degli anni ‘70 e ‘80 non hanno usato i soldi per comprare, poniamo, libri per i propri figli (le generazioni successive), perché si istruissero, ma hanno preferito usare ([gran] parte di) quei soldi per comprare dei cibi più costosi per se stessi. In altre parole, i governi passati sono andati in un ristorante a dodici stelle, mangiato manicaretti costosissimi, e hanno detto al cameriere che avrebbero pagato i figli (le generazioni successive). Ma i figli, non avendo studiato, sono dei disoccupati oppure hanno un lavoro che non permette loro di pagare i debiti dei genitori, quindi devono scaricare il debito (maggiorato) sui propri figli. E così via. Attualmente paghiamo circa 70 miliardi di euro di interessi ogni anno (sono 135mila miliardi di lire che ogni anno buttiamo a mare).

Se poi i figli hanno un’emergenza e devono indebitarsi (per esempio, perché uno di loro ha un tumore - ovvero lo Stato ha bisogno di denaro per rifare le strade), non possono farlo perché hanno già molti debiti. Il tumore non viene curato e il figlio muore (senza strade, senza infrastrutture lo Stato muore → si impoverisce, passa dal primo al secondo o terzo mondo).

I dati fanno notare che con il risanamento del centrosinistra e l’arrivo dell’euro hanno dimezzato il costo del debito pubblico. Quindi chi dà all’euro la colpa della nostra “povertà” è un povero coglione. L’euro ci ha salvato da un destino ancora più nero di oggi.

Come diminuisce il debito? La presentazione inserisce la definizione di avanzo primario: per spiegarlo in modo semplice, ritorniamo all’esempio precedente. La nostra famiglia che guadagna 100 euro l’anno, alla fine dell’anno ha speso 99 euro (per il cibo, i vestiti, la benzina, il telefono, etc più gli interessi sul debito). Quell’euro (l’avanzo primario) va a pagare il debito che quindi da 106 euro passa a 105.

Per quanto riguarda l’avanzo primario, la presentazione fa notare (dati alla mano) che l’avanzo primario con il centrosinistra è stato nettamente maggiore di quello del centrodestra: il centrosinistra ha risparmiato di più. In altre parole, il centrosinistra ha fatto qualche sacrificio perché i figli (le generazioni future) dovessero pagare meno debiti. Il centrodestra ha fatto meno.

Si passa poi alla pressione fiscale. La pressione fiscale è il rapporto fra le entrate dello Stato e il PIL. Prima puntualizzazione: le entrate dello Stato non sono solo le tasse. Ci sono molte altre entrate.

La presentazione pone questa domanda: la pressione fiscale è aumentata con l’ultimo governo Prodi? La risposta è sì. Infatti si fa anche notare che le entrate dello Stato sono aumentate. Ma non solo: con il governo Prodi c’è stata una lotta all’evasione fiscale, che ha contribuito a tale aumento.

Infatti, se il PIL è di 100, e le entrate fiscali sono 40, la pressione fiscale è al 40%. Se gli evasori vengono costretti a pagare le tasse (diciamo per 10), la pressione sale al 50%. Ma abbiamo pagato più tasse? La risposta è no: semplicemente adesso pagano le tasse anche coloro che prima non le pagavano.

Quindi, quando Berlusconi fa il demagogo populista, e dice che il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche degli italiani, mente. O per propaganda o per ignoranza. Ma mente.

Come fa vedere la presentazione, il centrosinistra ha aumentato sì la pressione fiscale, ma in gran parte (almeno la metà) l’aumento non è dovuto alle tasse.

Quindi la presentazione passa ad esaminare le riforme fiscali degli ultimi due governi.

Primo punto: l’evidenza dimostra che il centrodestra ha effettuato una politica fiscale che ha aumentato il debito pubblico. Il governo di centrodestra ha abbassato le tasse, ma in modo insostenibile. Nel lungo periodo ci ha reso più poveri. Ma non solo.

Nel secondo punto, si fa notare che entrambi i governi (di centrodestra e di centrosinistra) hanno effettuato tagli alle tasse. Ma con delle grosse differenze.

Con il centrodestra, i più poveri non hanno risparmiato quasi nulla di tasse, mentre i più ricchi hanno risparmiato (in percentuale) quasi quanto quelli meno ricchi. In termini assoluti, comunque, il più ricco ha risparmiato più del meno ricco (come dimostra la presentazione).

Con il centrosinistra, i più poveri hanno risparmiato poco meno dei meno ricchi, ma il dato più significativo è il fatto che i più ricchi (quelli che guadagnano 90mila euro o più l’anno) hanno pagato più tasse (e forse per questo Berlusconi, che era il più ricco d’Italia, si è incazzato: perché il governo Prodi ha messo le mani nelle sue tasse). Infatti per loro il risparmio è negativo.

Il fatto che il più ricco debba pagare più tasse non è semplicemente una cattiveria: è un dettato costituzionale (art. 53).

In ogni caso, fa notare la presentazione, entrambe le riforme non hanno favorito le fasce più povere.

Adesso faccio qualche considerazione: innanzitutto, non credo che il centrodestra sia formato da cretini. Non ritengo gli elettori di centrodestra degli imbecilli. Voglio solo ribadire quanto le pagine di questo blog dicono da giorni: il problema dell’Italia è Berlusconi. Io sono certo che altri politici, senza Berlusconi (e penso a Fini o Casini, per esempio), avrebbero preso altre strade, e staremmo meglio.

Invece a capo del centrodestra c’è una persona che (come dimostra la presentazione, con dati OCSE, Istat, Eurostat - che non sono istituzioni comuniste) ha sfasciato i conti dello Stato che il centrosinistra aveva cominciato a risanare (e i dati continuano a confermarlo). Lo ha fatto con provvedimenti inefficaci se non dannosi (come i condoni e le leggi ad personam).Non solo.

Berlusconi ha anche usato lo Stato per il proprio interesse, e questo è provato da due fatti: in primo luogo con provvedimenti ancora dannosi per il Paese, ma stavolta efficaci…per lui, la mafia e i criminali comuni. Ma soprattutto per il problema tasse. Berlusconi afferma che il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche degli italiani: ma questo non è vero. Il centrosinistra ha messo le mani nelle tasche dei più ricchi, e lui, essendo il più ricco d’Italia, ne ha risentito più degli altri. E per questo è incazzato. E adesso cavalca l’onda della recessione e dell’inflazione per far credere a chi è più povero di lui che il centrosinistra lo ha impoverito: fa incazzare anche chi non ha pagato più tasse, ma addirittura di meno. Ma la recessione non è semplicemente colpa del centrosinistra, ma di un’intera congiuntura economica mondiale. E soprattutto gran parte dell’inflazione è colpa del governo Berlusconi: quanti di voi ricordano che l’euro è arrivato nelle nostra tasche durante il governo Berlusconi, nel 2002? E quanti di voi ricordano che il governo Berlusconi ha dimenticato di vigilare sugli aumenti durante il cambio? Ma lui era troppo impegnato a salvare la propria pelle, oltre a farla al Paese intero.

Berlusconi, l’uomo pagliaccio ormai in definitivo declino politico, prende in giro l’Italia facendo spettacolari giochi d’acrobata, tenendo i suoi spettatori con il naso all’insù, mentre qualcuno svuota loro le tasche. Costui dice ai cittadini le cose che i cittadini vogliono sentirsi dire, ma queste cose sono false, e fanno male alla politica italiana, perché sono menzogne totali raccontate per accalappiare elettori, spostando l’attenzione sui problemi reali del Paese. E i colpi di scena che quest’uomo mette in gioco? Il taglio dell’ICI? Ma andiamo, l’italiano medio spende poche centinaia di euro di ICI, a differenza di Berlusconi, che pagherà chissà quanto per la sua villa ad Arcore, senza dimenticare la villa in Sardegna e tutte le altre case. E la cordata Alitalia? L’abbiamo detto ieri, solo un altro metodo di fare campagna elettorale sulla pelle dei ventimila dipendenti di Alitalia e dei molti altri dell’indotto, mentre qualcuno speculava sui rialzi e i ribassi causati dagli annunci contraddittori e supersmentiti di Berlusconi.

Quest’uomo fa il proprio interesse sulla nostra pelle, si arricchisce a nostre spese. Dovremmo finalmente aprire gli occhi e renderci conto che solo quando lui se ne andrà, l’Italia potrà ripartire. Fino ad allora, il Paese andrà a fondo perché lui lo userà per galleggiare: rialzati, Italia, così lui potrà galleggiare meglio.

29 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 1 Commento

Non nel mio nome: lettera aperta a Napolitano

Al signor Presidente della Repubblica italiana, Onorevole Giorgio Napolitano,

oggi Lei ha ricordato dal Cile che in Parlamento non c’è «una corporazione di avidi fannulloni» e che «Bisogna reagire a questo atteggiamento che una volta si sarebbe definito di qualunquismo».

Signor Presidente, desidero ricordarle che i parlamentari italiani guadagnano, rispettivamente, alla Camera dei Deputati, fino a 10097,09 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto), mentre al Senato della Repubblica, fino a 10352,4 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto). Sono i più pagati d’Europa, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle anche che in Italia lo stipendio medio lordo è di circa 2150 euro lordi al mese. Se togliamo un 30% di tasse, rimangono 1505 euro. Ma sono dati aggiornati al 2006, i precari mille euro al mese sono decisamente aumentati. Fra questi ci sono anche operai che sicuramente fanno davvero qualcosa (le auto che guidiamo, gli elettrodomestici che usiamo, etc.), talvolta anche a costo della vita. I parlamentari, negli ultimi anni, sono riusciti (al massimo) a far crescere l’Italia al di sotto della media europea: mentre l’Italia cresce allo 0,6%, in Spagna si chiede a Zapatero di far uscire dalla crisi un Paese che cresce al 2,6%. Mi chiedo perché dobbiamo pagarli tanto se non riescono a fare nulla.

Signor Presidente, la mossa più innovativa che ho sentito durante questa campagna elettorale riguarda l’abolizione dell’ICI sulla prima casa. Signor Presidente, le ricordo che in media nel 2006 si spendevano 142 euro all’anno di ICI (pari al 6 per mille del reddito lordo annuo): una mossa del genere è a tutto vantaggio di chi paga cifre pesanti di ICI, e non parlo certo di persone che hanno una casa da 100 metri quadrati, ma di chi possiede ville e castelli. Signor Presidente, una mossa del genere finisce tutto a carico dei Comuni, che dovranno inventare nuovi modi per far quadrare i conti, magari fermando la raccolta dei rifiuti, o tagliando la carta igienica e i computer nelle scuole.

Signor Presidente, desidero ricordarle che i nostri parlamentari quotidianamente litigano, si insultano a vicenda, permettono che talune persone guadagnino in violazione delle leggi, o che calpestino impunemente il diritto di altri, mentre le multe vengono pagate con le nostre tasse, e che i parlamentari rappresentano tutte le categorie di italiani, compresi mafiosi, corrotti e corruttori e condannati vari.

Signor Presidente, l’Europa ci ha ammonito di non prestare più soldi ad Alitalia: governi passati hanno foraggiato Alitalia per un miliardo di euro (parte dei quali sono finiti negli stipendi principeschi dell’ex CEO Giancarlo Cimoli, che mentre la compagnia affondava, si teneva a galla autoaumentandosi lo stipendio). Signor Presidente, i politici parlano oggi di un prestito ponte ad Alitalia, e Air France la considera condizione per l’acquisizione: lo Stato deve pagare Air France per comprarsi Alitalia. Mi ricorda i rifiuti inviati in Germania, ricchezza che diamo via pagandoli anche. Poi magari l’Unione Europea ci multerà per avere dato aiuti di Stato ad una compagnia privata, e saremo ancora noi a pagare, per la seconda volta.

Signor Presidente, le ricordo che Napoli è inondata dai rifiuti da tre lustri, nel corso del quale si sono alternati nove (dico nove) governi di ogni colore. E nulla è cambiato.

Signor Presidente, in Italia abbiamo un debito pubblico che cresce di anno in anno, ma che i parlamentari non riescono a fermare. Il debito pubblico, come insegnano gli elementari della macroeconomia, soffoca il Paese. In Italia, dice il Ministero del Tesoro, il debito pubblico nel 2006 era pari al 106,8% del PIL, stima in crescita. A titolo di confronto, guardi questa mappa, e conti quanti Paesi sono in condizioni simili alle nostre, e un brivido percorrerà la Sua onorevole schiena.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le migliori menti italiane se ne vanno all’estero per non fare la fame. Uno per tutti, Carlo Rubbia, premio Nobel, pronto a fare partire il solare termodinamico (una delle più grandi innovazioni in fatto di energia), ma bloccato dalla politica assente: emigrato in Spagna, in pochi giorni ha ottenuto una legge firmata dal re Juan Carlos (regio decreto del ministero dell’Economia 436/2004), che con grande forza aveva chiesto in Italia senza successo. Si trattava di una legge che aggiungeva il solare termodinamico alla lista di energie rinnovabili che possono godere di agevolazioni fiscali. Signor Presidente, desidero ricordarle che in quella lista c’è anche l’energia dai rifiuti (energia antieconomica, altrimenti). E Rubbia non ha ottenuto questa modifica per una fonte di energia (il sole) che certamente è pulitissima. Lo tenga a mente, signor Presidente: la Spagna sta guadagnando su un’attività di ricerca compiuta in Italia con soldi italiani, con i miei soldi e con i Suoi soldi, signor Presidente. Abbiamo lavorato gratis per la Spagna, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le ultime riforme giudiziarie vissute in questo Paese hanno protetto, nell’ordine, membri del governo Prodi (XIII legislatura), membri del governo Berlusconi (XIV legislatura), malviventi (XV legislatura - indulto) e gli interessi della P2 (XV legislatura - riforma della giustizia che ricorda da vicino quella proposta dalla loggia di Licio Gelli). Intanto l’Italia è più insicura, ci sono miriadi di casi irrisolti (Cogne, Garlasco, Perugia, per dirne alcuni), le persone vengono quotidianamente investite da pirati, complice la Pubblica Amministrazione che non controlla o che omette di mettere a norma, processi che saranno fermati o sono già stati fermati a causa della prescrizione abbreviata, i processi sono sempre più lunghi, gente che dovrebbe essere in carcere è per strada a compiere rapine e a compiere omicidi. Questa non è giustizia, signor Presidente. Signor Presidente, queste storie sono all’ordine del giorno: ogni tanto legga i giornali, guardi i telegiornali e se ci riesce, navighi su internet, e noterà tutti questi abomini. Ah, signor Presidente, cerchi di non dimenticare che sua moglie è stata investita da un’auto mentre era sulle striscie pedonali: se l’è cavata con una frattura, ma molta gente sulla strada ci muore, anche se sono pedoni sulle striscie pedonali, come lo era sua moglie.

Signor Presidente, lei parla di antipolitica e si riferisce, senza fare nomi, a Beppe Grillo, ma allora vuol dire che non ha capito niente: signor Presidente, Beppe Grillo non è per l’antipolitica, altrimenti non avrebbe proposto delle liste civiche, che fanno politica nei comuni. La politica è come un martello: se lo usiamo per appendere quadri facciamo bene, ma se lo usiamo per fracassare la testa del prossimo facciamo male. La politica è uno strumento che può essere usato bene o usato male. Beppe Grillo è contro i politici che usano male la politica, perché incapaci o semplicemente per interesse; questi politici, questi signori che si permettono di fare le cose che le ho appena elencato. E che lei indiscriminatamente difende.

Signor Presidente, potrei continuare con altri mostri (lo scandalo del giornalismo, la disinformazione, le leggi ad personam, le zavorre a internet, la lottizzazione), che questi politici deviati hanno causato a questo Paese che lei rappresenta, vorrei continuare, ma sinceramente sto per vomitare. Il Parlamento non va chiuso, va riformato, ma riformato sul serio (non basta che i parlamentari si autoriducano lo stipendio), per impedire questi abomini, e avere finalmente governi decenti. A me sembra inconcepibile che in Parlamento ci sia ancora gente della Prima Repubblica. A me sembra indecente che al potere ci sia una classe dirigente che non solo è staccata dai cittadini, ma anche dal mondo reale e dal suo progresso tecnologico: che tenta in tutti i modi di azzoppare lo sviluppo di internet con leggi assurde e l’IVA sui siti internet. A me sembra impossibile che alle prossime consultazioni non mi sarà possibile scegliere un rappresentante, ma solo un partito. A me sembra scandaloso che chi arresta i mafiosi sia a sua volta arrestato, mentre ci sono mafiosi in parlamento e altri si preparano a entrarvi, per evitare il carcere grazie all’impunità autoconcessasi dai parlamentari e continuare a festeggiare a cannoli per una condanna in primo grado a cinque anni. Lei dov’è in tutto questo, signor Presidente?

Signor Presidente, lei vuole far cessare gli insulti al Parlamento. Ma se guarda bene, sono i parlamentari che insultano il Parlamento e le istituzioni. E soprattutto, insultano gli italiani, che li pagano senza vedere risultati. Signor Presidente, faccia cessare anche questi insulti.

Se vuole ancora parlare in questi termini assurdi, almeno mi faccia la cortesia di non farlo nel mio nome.

Distinti saluti.

UPDATE: Desidero segnalare questo sito che ha ripreso il mio post. Fra le aggiunte, un’immagine che ben dimostra quanti i parlamentari italiani non siano dei fannulloni.

20 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento