L’Olandese volante

More than a watcher…

Il problema dell’informazione

Non so quanti di voi sanno che domani, 25 aprile, è previsto il V2-Day. E non lo so perché non so quanti di voi leggano il blog di Beppe Grillo, visto che fino ad oggi il mondo dei media mainstream lo ha ignorato, e quindi buona parte del Paese non lo sa. I motivi vi saranno via via chiari in seguito.

Il V2-Day che Beppe Grillo ha organizzato per domani riguarda la stampa e l’informazione: Grillo si è fatto promotore di tre referendum che intendono rivoluzionare il mercato dell’informazione in Italia, attraverso l’abolizione di tre leggi o parti di legge. Illustro i tre quesiti evitando tecnicismi:

  1. Il primo quesito chiede l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Dovete infatti sapere che lo Stato italiano finanzia i giornali con un miliardo di euro l’anno, e sono soldi che vanno a finire a una moltitudine di testate, sia grandi che piccole, microscopiche o praticamente inesistenti. Se da un lato è giusto tutelare il pluralismo dell’informazione, dall’altro è profondamente ingiusto che per ricevere molti soldi basti avere due amici parlamentare, così come è ingiusto che un giornale sopravviva solo per i finanziamenti pubblici e magari senza lettori.
  2. Il secondo quesito chiede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Dovete sapere che per fare il giornalista bisogna superare un esame di Stato (ovvero pagato da noi), fare un tirocinio e iscriversi obbligatoriamente all’albo. Tali norme vogliono tutelare la qualità dell’informazione. Ma chi, come me, legge quotidianamente i giornali e segue vari telegiornali, potrà notare che questo non accade: sempre più i giornalisti commettono grossolani errori grammaticali, travisano fatti, non si informano decentemente, manipolano la verità per mostrare un certo volto o nascondendone un altro o addirittura ignorano delle notizie. Quale che sia la causa di tutto questo, c’è da dire che è una cosa intollerabile. Non solo: l’Ordine dei Giornalisti è stato fondato dai fascisti nel 1925 per tenere sotto controllo la nascente informazione di massa. In contrasto con quanto dice l’articolo 21 della Costituzione italiana, l’Ordine è stato mantenuto anche dopo la caduta del fascismo, riformato nel 1963 e tuttora in vigore. Non voglio esplorare i motivi per cui è stato mantenuto: voglio solo far notare che all’estero, almeno nei Paesi civili, non c’è nulla del genere e l’informazione deve sottostare a livelli minimi di controllo (mentre in Italia, di recente, si voleva sottoporre ad autorizzazione addirittura i blog!). Tuttavia c’è un’informazione più libera della nostra e di qualità mediamente più alta (almeno questo dicono numerosi studi internazionali sulla stampa, ma mi pare che i fatti lo comprovino - almeno per me, che leggo spesso giornali di lingua inglese);
  3. Il terzo quesito, forse il più importante, chiede l’abolizione della legge Gasparri. Per prima cosa, bisogna dire che la legge Gasparri (che poi è un Decreto Legislativo) è stata respinta dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, poiché ravvisava due motivi di incostituzionalità: in primo luogo, la legge dichiarava che il passaggio al digitale terrestre doveva avvenire nel 2006. Abbiamo visto che questo non è avvenuto, e c’era da aspettarselo, visto che l’Unione Europea aveva posto il limite al 2012 proprio perché riteneva impensabile un passaggio così repentino. Ma perché il governo Berlusconi aveva dunque deciso il passaggio nel 2006? Perché in questo modo si raggiravano svariate sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia Europea, che imponevano il passaggio di Rete 4 (rete di Berlusconi) sul satellite, a tutela del pluralismo dell’informazione. A tutt’oggi, Rete 4 è un’emittente abusiva, le cui frequenze spettano ad Europa 7, che attende un risarcimento miliardario da parte dello Stato italiano (ovvero da noi) perché non ha mai potuto trasmettere pur avendo vinto sia la gara sia i numerosi ricorsi: inoltre l’articolo 5 della legge prevede, paradossalmente, che se vinci la gara per l’assegnazione delle frequenze, non ne hai comunque diritto. In secondo luogo, Ciampi ha rinviato la legge al Parlamento perché aumentava teoricamente all’infinito la quota di mercato che un editore poteva detenere, oltre la quale sarebbe scattata la sanzione per abuso di posizione dominante: la legge Gasparri, infatti, afferma che il tetto antitrust passa dal 30% al 20%, ma afferma anche che tale tetto viene esteso. Un esempio chiarirà le idee: se il 30% di 100 è 30, il 20% di 1000 è 200. La percentuale è più bassa, ma la differenza è grossa, anzi, enorme. Tant’è che se prima un operatore poteva ricavare al massimo 12 miliardi di euro, adesso può arrivare comodamente a 26 miliardi. Qualcuno avrà notato, per esempio, che le reti di Berlusconi, dal 2006, fanno un uso massiccio delle televendite: questo perché la stessa legge, contro le regole stabilite dall’Unione Europea, prevede che le televendite non sono da considerarsi pubblicità. Tuttavia, anche grazie a queste televendite, Mediaset ha registrato un aumento dei ricavi: si consideri, inoltre, che spesso, in pieno giorno, si assistono a pubblicità+televendite che durano un quarto d’ora, e di notte una televendita dura anche mezz’ora. Mediaset (di proprietà di Berlusconi, che potrà anche non gestirla direttamente, ma che comunque ci guadagna come azionista di maggiornanza, possedendo oltre il 39%) con questo sistema illegale guadagna un sacco di soldi. Di contro, e questo in molti non l’avevano notato, l’Unione Europea ha stabilito che da gennaio 2009, se l’Italia non impedirà questo scempio, dovrà pagare multe per almeno 300mila euro al giorno a partire dall’entrata in vigore della legge, ovvero dal 2006. Questo significa che il primo gennaio del 2009 l’Italia (e quindi noi contribuenti) rischia di dovere sborsare almeno 300 milioni di euro. Intanto Mediaset, Publitalia ‘80 e tutte le altre aziende facenti capo a Silvio Berlusconi sono regolarmente in attivo (in controtendenza con la maggioranza delle altre), e addirittura Mediaset e collegate controllano il mercato pubblicitario fino al 36%: se si considera che tutta la carta stampata raccoglie la stessa percentuale, ci rendiamo conto che si tratta di un’enormità. In risposta alla incostituzionalità ravvisata da Ciampi, il governo Berlusconi ha emanato in fretta e furia (pochi giorni dopo, infatti, Rete 4 doveva essere spenta) il decreto salva-rete4, mentre il Parlamento, a maggioranza di centrodestra, riapprovava la legge, costringendo Ciampi a promulgarla, in barba alla Costituzione.

Io ho una mia idea riguardo ognuno dei referendum, ma preferisco rivelarla domani, giorno del V2-Day. Ho cercato di esporre qui oggi fatti e notizie in modo oggettivo, evitando ogni commento personale, anche se si può evincere facilmente il mio disgusto per la situazione dell’informazione in generale. Un simile abominio nell’informazione ha tre precedenti illustri: l’Italia di Mussolini, la Germania di Hitler e l’Unione Sovietica. Tre Stati che controllavano l’informazione per costruire consenso e distruggere il dissenso: o la pensi come noi o sei morto. Oggi è diverso, ma la minestra è la stessa: caro giornalista, o scrivi quello che diciamo noi o non lavori e muori di fame. E bombardati dalle stesse notizie, raccontate allo stesso modo, ed emarginate le altre campane, il cittadino medio viene convinto che questo è bene e quello è male. Come accadeva nei regimi totalitari.

L’Italia nel 2006 era stata considerata una nazione con informazione parzialmente libera dal rapporto annuale di Freedom House: la situazione è migliorata nel 2007. Lo stesso rapporto ci informa che con l’uscita di Berlusconi da Palazzo Chigi sono migliorati (guarda caso) gli ambienti economici e politici (ma non quello legale), e l’Italia è tornata ad essere una nazione ad informazione libera (seppure di poco). Aspetteremo il prossimo anno per valutare i primi effetti del ritorno di Berlusconi al potere.

Il mio disgusto, intanto, si fa sempre più forte. Voglio farvi solo un esempio: il 16 aprile scorso un marocchino era stato picchiato e ripetutamente investito con l’auto fino a dilaniarlo a morte: il responsabile era un italiano, arrestato il 22 aprile. La stampa ha forse avuto reazioni simili ai casi di violenza, omicidio, rapine che vedono stranieri nella parte dei carnefici e italiani nella parte delle vittime? No. Io, che mi informo spesso e più volte al giorno, l’ho saputo solo grazie a una fonte minore, ma indipendente, quale è Wikinotizie.

Per la stampa italiana, un morto straniero, meglio se di colore, vale molto meno di un italiano rapinato. La stampa, in questo modo, soffia sul fuoco di un razzismo strisciante, che vede nel diverso un pericolo, un razzismo che è caratteristico della destra (a cominciare dalla Lega Nord), che guarda caso ha come leader proprio il maggiore editore d’Italia, proprietario e amico di proprietari di giornali, possessore di tre televisioni nazionali e controllore delle tre pubbliche. Proprio lui: Silvio Berlusconi.

Ringrazio ancora lui e tutti i politici che a destra come a sinistra, contribuiscono quotidianamente a tenerlo in vita (politicamente parlando) perché «non lo condividiamo, ma ci fa comodo averlo».

Le conseguenze di quindici anni di questa politica dell’opportunità e del “ci facciamo i cazzi nostri” sono sotto gli occhi di tutti.

(P.S.: avete notato sicuramente notato che il V2-Day è scomodo per certi politici: ma avete notato che i giornalisti lo ignorano perché, se passassero i referendum, sarebbe la fine della loro casta?)

24 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 Commenti

Sensazioni ideologiche

Più ci penso, più mi rendo conto che la vita politica italiana sia tornata indietro di un secolo, sempre che sia andata avanti.

Possiamo correttamente vedere a destra (PdL) persone che si professano liberali, ma che in realtà sono conservatori (i governi Berlusconi 2001-2006 si sono impegnati a mantenere lo status quo e le poche riforme innovative tentate sono state bocciate - giustamente, a mio avviso); a sinistra (PD), invece, ci sono i liberali (il governo Prodi 2006-2008 ha avviato delle timide liberalizzazioni). Al centro ci sono i cattolici (UDC), all’estrema destra gli xenofobi antisistema della Lega Nord. Ma mi preoccupa quanto accade all’estrema sinistra: oggi l’ala PRC di Fausto Bertinotti, quella che addirittura viene chiamata “riformista” è stata sconfitta a favore, pensate un po’, dell’ala più conservatrice, quella dei comunisti duri e puri, ovvero parte di quel 3% che ha votato la Sinistra - l’Arcobaleno, in linea con quanto afferma Diliberto.

Forse avrete notato che manca uno schieramento particolare: quello dei socialisti. Avete notato bene: non ci sono. In tutta l’Europa continentale, la politica si è evoluta per avere, a destra, i liberali-popolari, mentre a sinistra ci sono i socialisti. I comunisti e l’estrema destra sono minoritari, avendo capito che non servono a nulla, così come sono. I Paese anglosassoni, per ovvie ragioni, non fanno testo.

L’Italia non è un Paese anglosassone: l’Italia, come gli altri Paesi continentali, si è evoluta attraverso shock, non gradualmente come i Paesi anglosassoni. In Italia dovrebbe essere normale avere un’ala socialista e un’ala liberale: invece non è così, perché l’Italia non si è più evoluta o è regredita da tempo.

Ma con il ritorno al passato non si va avanti: gli alti dirigenti dei partiti italiani devono rendersene conto, e scegliere se diventare liberali o socialisti, non una via di mezzo, e non è possibile scegliere neppure se essere conservatori demodé come Tremonti. L’Italia non ne ha bisogno. E se essi non vogliono fare questa scelta, devono andarsene: questo è il primo passo per far ritornare a galla il Paese.

20 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Ma quale sinistra?

Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista, scriveva oggi sul suo giornale una lettera aperta a Walter Veltroni. In sintesi, Sansonetti attacca Veltroni, ritenendolo il principale responsabile sia della sconfitta del (cosiddetto) centrosinistra sia della totale disfatta della sinistra, asserendo che il problema è stata una campagna elettorale iniziata male e condotta peggio. Questo è vero, ma non per i motivi addotti da Sansonetti, sui quali è in un errore madornale.

La mossa di Veltroni di volersi presentare con un solo partito, contrariamente a quanto dice Sansonetti, è stata giusta e probabilmente la migliore da farsi per un progetto di lungo periodo: la vecchia Unione aveva dimostrato tutta la sua fallacia, spaccata a destra e a sinistra. Il problema, a mio avviso, è tutto da rivedersi nella sinistra, per i motivi che esporrò tra breve.

Secondo punto: il pluralismo (esasperato, aggiungo io) porta all’inefficienza; è un dato di fatto. L’Italia del dopoguerra è stata fondata prima sugli aiuti del piano Marshall, poi sul debito pubblico, con le conseguenze che tutti conosciamo. L’Italia è sempre stata incapace di stare in piedi, e questo è stato dimostrato dai vari governi che si sono succeduti sino ad oggi (il prossimo sarà il sessantaduesimo in sessantadue anni; non vorrei sbagliarmi, ma le cifre più o meno sono quelle). Come i governi non riuscivano a stare in piedi (e il più lungo, della Prima Repubblica, quello di Craxi, si manteneva con le tangenti), così non riusciva all’Italia. Questo è stato il parlamentarismo compromissorio italiano, è un dato di fatto difficilmente smentibile (senza dimenticare che per pluralismo, in Italia, almeno, è da intendersi anche i poteri della società, che influivano -e influiscono- in maniera indegna sui poteri dello Stato, paralizzandolo). Una razionalizzazione della politica era d’uopo da tempo, ma ciò non è avvenuto.

Perché? Non voglio dare la colpa alla sinistra: non ce l’aveva. Erano i tempi dell’URSS, ed era normale che certe forze politiche non riuscissero a fondersi, emarginate dalle altre, come è avvenuto altrove, dove il bipartitismo si è affermato per altre vie fuorché quella elettorale (e come sta accadendo oggi in Spagna). Ma con il crollo dell’URSS la sinistra italiana ha fatto un disastro. Oggi non esiste in Italia un solo partito moderno. Tralasciando la destra, di cui ho parlato abbondantemente, a sinistra non si è assistito ad un solo movimento che intendesse riformare la sinistra in Italia. E anche oggi le cose non vanno meglio.

Diliberto ha addirittura proposto il ritorno alla “falce e martello”: l’assenza del simbolo ha provocato il tracollo, secondo lui. Cosa sbagliata: il simbolo sulle schede c’era, non era il loro, ma c’era. Eppure non ho visto da nessuna parte un successo per tali partiti. Il ritorno alla falce e al martello è solo una scusa per non guardare in faccia alla realtà. Il Paese (la parte sinistra, insomma) chiede un partito socialista come quello di Zapatero, non un partito comunista, e neppure un partito socialista barzelletta come quello presentato da Boselli.

Per questo motivo il PD ha rubato consensi alla Sinistra: perché, almeno in teoria, era il partito che più si avvicinava al partito socialista spagnolo o al SPD tedesco. Ma il PD non lo è: ora come ora è un partito più al centro che a sinistra, e deve fondersi innanzitutto ad un livello ideologico con la sinistra, per diventare un partito di sinistra. Come è avvenuto ovunque, ma non in Italia: basti pensare che nel resto del mondo i partito comunisti con un certo seguito sono praticamente scomparsi (cone le eccezioni di Cina, Cuba, Corea del Nord e cose così). La sconfitta della Sinistra Arcobaleno è da attribuirsi solo ad una incapacità della sinistra di riformarsi e rimanere al passo con il mondo moderno.

Non meno colpe ha Veltroni: forse avrebbe dovuto battere di più sul fuoco della fusione con la sinistra, mostrare che un partito unico, moderno e davvero riformista “si può fare”. Ma non lo ha fatto. Nella campagna elettorale ha avuto poco coraggio. Non di meno, il PD non si è caratterizzato per nulla: un partito anonimo ed evidentemente senza ideologia.

Il percorso obbligato per avviare un reale processo di ammodernamento dell’Italia politica, a mio avviso, è questo: la Sinistra deve decidersi ad abbandonare tutti i retaggi del vecchio comunismo, e questo può farlo solo segando le gambe ai vecchi, e rinnovando il gruppo dirigente; il PD deve mandare a casa tutto il gruppo dirigente sulla cresta dell’onda dal 1993; la Sinistra e il PD devono sedersi ad un tavolo per fondere le proprie idee, giungendo ad una sintesi che non sia di 276 pagine, e questo possono farlo solo dei giovani, perché 1) sono nati nel mondo moderno, non ne sono esclusi dal Paese reale come questa gente di oltre cinquant’anni d’età e da quaranta in politica; 2) non hanno pregiudizi dovuti a decenni di scontri e incontri in Parlamento. Il PD dovrebbe accettare all’interno del suo shadow cabinet anche esponenti della Sinistra, anche se fuori dal Parlamento, per preparare una piattaforma alternativa a quella della destra. E soprattutto, fare delle primarie serie: Veltroni, visto che ti piace tanto il modello anglosassone, fai ai tuoi seguaci il piacere di andartene. Kerry non si è certo ricandidato dopo la sconfitta del 2004,e John Edwards non ha avuto maggior fortuna nelle ultime primarie democratiche USA, no? Le primarie devono essere un reale momento di scelta, non una semplice ratifica della decisione presa dalla direzione di partito.

Questa è la strada da intraprendere. Ma le formazioni che ho chiamato in causa non sembrano volerla prendere in considerazione: oltre al già citato Sansonetti, che ha avviato la lotta intestina nel centrosinistra guardando la pagliuzza nell’occhio di Veltroni invece della trave nel proprio, anche il PD ha dimostrato di non volersi rinnovare. Alla presidenza lasciata da Prodi sono stati proposti Rosy Bindy e Franco Marini. Ditemi voi che senso ha.

UPDATE: a Primo Piano Diliberto è tornato sul problema del simbolo. Ancora una volta dimostrato di non avere capito nulla: ha addotto come motivazione il fatto di avere portato in piazza un milione di persone per migliorare i protocollo sul welfare. Non ha notato che quella era una manifestazione per convincere il governo a fare delle modifiche, non una manifestazione di comunisti, come dice lui, per la quale avrebbe portato meno persone, e infatti la maggioranza dei lavoratori poi ha approvato tale protocollo con referendum. Inoltre dimentica che gli italiani, dal 1993, chiedono un sistema maggioritario, e quindi perlomeno bipolare: il voto al PD e in generale ai partiti maggiori è coerente anche con il risultato di quel referendum. Gli italiani vogliono una politica diversa, non la falce e il martello.

17 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , | 4 Commenti

Politiche italiane 2008: analisi del voto

Le elezioni di ieri hanno fornito alcune indicazioni chiare su com’è l’Italia oggi. La prima è che l’Italia ha scelto, ovviamente, il governo che merita: meritava Prodi, ora merita Berlusconi. In entrambi i casi, devo rendermi conto che Giolitti aveva ragione: «Governare gli italiani non è impossibile, è inutile», secondo una frase a lui attribuita (alcuni la attribuiscono a Mussolini, ma è indifferente).

La seconda è che gli italiani hanno preferito chi ha parlato chiaro di cose terra terra (a me ricorda Commodo che rovinava l’impero romano ma rendeva felice il popolo con le “feste, farina e forca”, per dirla borbonicamente, e il popolo, come un allocco, non capiva un bel nulla della rovina incombente).

La terza è che il sistema politico, dopo essersi ribellato al maggioritario voluto dal popolo, ha fatto in modo da diventare maggioritario con una legge elettorale incostituzionale. Ma non è avvenuto come nelle altre democrazie, come Regno Unito, Francia e Spagna, dove gli estremi si sono fusi con gli schieramenti, mitigando le proprie posizioni riscaldando quelle cui si univano, bensì è stata usata una legge elettorale per buttare fuori le minoranze, senza risolvere il problema: la Destra fa ancora la fascista, Casini fa ancora il finto cattolico, la sinistra ha la possibilità di capire che deve cambiare.

La quarta è che gli exit poll sono uno spreco di soldi, fatti soltanto per riempire il buco di un paio d’ore fra l’inizio dello spoglio e le prime proiezioni.

Ma andiamo nel dettaglio, partito per partito:

  • Popolo della Libertà: dati alla mano, il PdL non è cresciuto; la somma dei voti di Forza Italia, AN e i partititini sotto l’1% ivi confluiti del 2006 coincide con i voti del PdL. Ma non credo che i votanti siano gli stessi: il PdL ha tolto voti all’UDC, ma altri sono travasati a La Destra (quelli alla destra el PdL, delusi da AN per la scelta di accentrarsi). Insomma, entrano da sinistra per uscire a destra. Si può dire, quindi, che Berlusconi non ha vinto per i suoi proclami e le sue sparate, che sono servite solo a serrare i ranghi dei fedeli al centrodestra;
  • Lega Nord: è la vera sorpresa, avendo quasi raddoppiato i propri consensi rispetto al 2006. Vivendo al Nord, ho potuto notare che la Lega ha preferito fare una campagna davvero vicino ai bisogni della gente: ha raccolto il malessere dovuto ai clandestini, il problema sicurezza e anche il problema del fondo perequativo, che pure contiene soldi presi dal nord e travasati al sud, dove vengono rubati da piramidi infinite di intermediari e dalle varie mafie; tuttavia, il voto alla Lega Nord indica che il Paese sta vivendo una situazione di malessere profondo, come quello vissuto prima dell’avvento del fascismo, anche se la situazione è molto diversa oggi. Purtroppo la Lega è lontana dal mondo globalizzato, e questo può avere conseguenze nefaste per il Paese, come pure un federalismo fiscale che si limiti a penalizzare il Sud, com’è lecito immaginare (ho ancora un volantino della Lega che parla di Sud ladro dei soldi del Nord, per dirvene una);
  • UDC: il partito ha tenuto, ma ha decisamente perso consensi a favore di diversi altri partiti: il valore dei proclami cattolici e della famiglia fatti da un uomo che è comunque un divorziato risposato, non hanno agganciato gli elettori;
  • La Destra: niente da dire, il richiamo al fascismo è ancora di moda; unito al problema sicurezza, ha raccolto i voti delle destre di AN e Lega Nord. Un risultato significativo, ma comunque al di sotto delle aspettative. C’è da dire che la Santanché ha appeal…anche troppo;
  • Partito Democratico: la sinistra del partito, che si era separata dai DS, non ha portato con se elettori, o meglio, non molti; quelli che mancano, sono stati ripresi dall’UDC. Il PD ha tuttavia pagato lo scotto di un programma troppo simile al PdL, oltre che a candidature ipocrite e senza senso. Mi auguro che Veltroni se ne vada, che si facciano primarie serie, prive della vecchia nomenclatura: il centrosinistra non può vincere soltanto quando l’Italia si accorge che Berlusconi fa schifo (è quello che è successo negli ultimi quindici anni, dopotutto). Ops, scusate, ho detto centrosinistra, ma il PD, al massimo, è centros e basta;
  • Italia dei Valori: altra grande rivelazione di queste politiche, a mio avviso ha raccolto consensi grazie al fatto di essere l’unico partito pulito: tutti i candidati avevano una fedina penale immacolata; a mio avviso, parte di quei voti sono venuti dai delusi (non fascisti) di AN, uno dei partiti che appoggiò Tangentopoli e quindi Di Pietro;
  • Sinistra Arcobaleno: non si sono accorti che i precari non sono tutti comunisti; e ancora prima non si sono accorti che il comunismo è finito. Dovevano entrare nel PD, ma Veltroni ha preferito gli industriali a loro, con ovvie conseguenze. Devo comunque dire che anche loro, a voler essere “Comunisti per sempre” se la sono cercata. Quello che la Sinistra voleva fare è fuori dal mondo, Veltroni non ha giocato sporco con loro, ma sono stati loro a voler essere indietro con i tempi: Bertinotti doveva dimettersi prima delle elezioni, non dopo;
  • Partito Socialista: Boselli ha fatto il socialista all’italiana, senza un programma decente, la ciliegina sulla torta sono state le idiozie della candidatura di Mastella (fallita) e della pornostar Milly D’Abbraccio; mi consola che i socialisti dovranno pagare da sé la campagna elettorale, visto che non hanno raggiunto l’1% necessario per i rimborsi (sì, abbiamo lo sbarramento al 4%, ma rimborsiamo rigorosamente con le nostre tasse tutti quelli sopra l’1% - legge 26 luglio 2002, n.156, guarda caso, il governo Berlusconi).

Dunque la sconfitta dell’ex-centrosinistra è dovuta a idiozie strategiche: il PD si è spostato troppo al centro, la Sinistra Arcobaleno è rimasta anacronisticamente troppo a sinistra. La vittoria del PdL, invece, è tutta della Lega Nord. Il nuovo parlamento, per la prima volta dal 1946, non vedrà comunisti: un po’ è una liberazione, forse finalmente capiranno che dovrebbero riformarsi come hanno fatto i comunisti (e i socialisti) nel resto d’Europa. D’altro canto, alla guida del Paese c’è un Parlamento e quindi un Governo di industriali e liberali di nome ma non di fatto.

Ad ogni buon conto, io custodirò gelosamente uno specchietto sul programma della PdL, oltre, com’è ovvio, a ricordare tutti gli articoli che ho letto riguardo le dichiarazioni di Berlusconi. Vedremo se le rispetterà, ma nel frattempo già parla di abolizione dell’ICI e di bonus bebé al primo consiglio dei ministri (che dovrà tenersi a Napoli), mentre io mi chiedo dove troverà i soldi. Ai posteri (cioè a noi giovani) l’ardua sentenza. Senza dimenticare l’affaire Alitalia e l’abolizione del bollo auto, ovviamente…

Dreaming Argentina…

15 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 4 Commenti