L’Olandese volante

More than a watcher…

Un’Italia malata

Sono rimasto molto soddisfatto dalle conferme indirette che ho ricevuto quest’oggi. Le pagine del mio blog riguardo il voto sono state infatti “riprese” sia da statistiche che da opinioni di quotidiani di altissimo livello.

Innanzitutto la mia analisi del voto è stata corretta, secondo quanto hanno dimostrato le statistiche che Consortium ha confezionato per RAI e SKY TG24; soprattutto, l’analisi smentisce categoricamente quanto ha affermato Diliberto, e conferma quanto ho detto sulla sinistra in Italia: gli operai e tutte le categorie che storicamente stanno a sinistra non hanno saputo rispecchiarsi in quanto proposto dal PD e soprattutto da La Sinistra - l’arcobaleno, e hanno votato a destra, soprattutto la Lega.

Ma questo ci riporta anche alla seconda conferma che ho ricevuto oggi: la fonte è il Financial Times: in questo articolo Guy Dinmore dipinge un ritratto di Umberto Bossi, ricordando sin dall’inizio che il voto ai partiti antisistema e xenofobi ha caratterizzato spesso la storia italiana quando si trova in un momento di difficoltà.

Ma queste conferme non mi faranno dormire sugli allori: l’Italia è sempre malata, e questo già lo sapevamo. E Berlusconi, lo ribadisco, non è la soluzione (come non credo possa esserlo questo centrosinistra): anzi, il Financial Times aveva già affermato che Berlusconi è il sintomo di questa malattia, non la cura. Per un principale motivo: è inaccettabile che in un Paese dell’Occidente un uomo possa detenere assieme al potere politico anche il potere mediatico, essendo quindi in grado di razzolare male utilizzando i media per predicare bene (oltre che per attaccare gli avversari, come i telegiornali Mediaset, Studio Aperto e TG4 in primis, ci dimostrano). Insomma, si manipola la realtà attraverso l’informazione. Questo non fa bene all’Italia, questo ci declassa da Paese del primo mondo, quello moderno e avanzato. Il conflitto d’interessi è il tumore d’Italia.

Non solo: la nostra debolezza offre il fianco agli altri Paesi del mondo, che ne approfittano. A cominciare, per esempio, dalla Cina, che ha boicottato le nostre mozzarelle per un puro fatto economico, non per un pericolo sanitario, che, pur esistendo, era più teorico che reale. Ma la Cina è riuscita a danneggiarci.

Ma ancora: una rassegna stampa internazionale del Sole 24 Ore non è migliore. Lasciate perdere quello che vi diranno: tutti questi giornali sono al lato opposto del comunismo. Il liberale The Economist ricorda che Berlusconi (che dovrebbe essere il leader dei liberali in Italia) è ancora inadatto a governare, ma al conflitto d’interessi e ai procedimenti giudiziari mai conclusi si aggiunge anche il fatto che la situazione economica italiana è molto difficile. L’Italia ha bisogno di una svolta liberale seria, che Berlusconi, già dal 2001 è stata incapace di dare: le prime timide liberalizzazioni le ha fatte il centrosinistra di Prodi nell’ultimo Governo. E c’è ancora molta strada da fare, ed è poco probabile che il governo Berlusconi IV, il prossimo, risulti in grado di risolvere la situazione. Anzi, la possibilità che Giulio Tremonti, l’uomo condono, diventi ministro dell’economia allontana questo auspicio; giusto oggi Tremonti ha affermato cose che non stanno né in cielo né in terra: «il testo [che Mario Draghi, governatore di Bankitalia, ha presentato per risolvere la crisi economica mondiale, nda] non contiene la realtà delle nazionalizzazioni che sono state fatte e che si faranno in futuro». Nazionalizzazioni? Ma siamo pazzi? Siamo tornati negli anni Trenta, sotto il fascismo? Senza contare che Tremonti vorrebbe ripristinare i dazi: assieme alle pressioni della Lega, questo potrebbe essere il colpo di grazia per la nostra permanenza in Europa (senza dimenticare la tendenza storicamente accertata che ha il centrodestra di spendere e spandere senza avere soldi, dimenticando i vincoli del Trattato di Maastricht).

Il primo banco di prova sarà Alitalia, ma la situazione è al limite del possibile: ormai sparita la cordata italiana, Berlusconi vorrebbe vendere, invece che ai francesi, all’amico Vladimir Putin, a patto che sugli aerei rimanga la bandierina di Alitalia. Staremo a vedere cosa succederà.

Non sono tuttavia sicuro che il centrosinistra di adesso possa fare di meglio: certo, il governo Prodi ha fatto molto bene sul fronte della finanza pubblica. Eurostat ci informa oggi che il centrosinistra ha decisamente migliorato la situazione dei conti pubblici: il rapporto Deficit/PIL è passato da 3,4% a 1,9% (però la Germania, che circa cinque anni fa era al nostro stesso livello, è scesa allo 0%…due anni di Prodi non possono fare miracoli, dopo che i governi Berlusconi se n’erano serenamente infischiati), mentre il rapporto debito/PIL migliora, passando al 104% (anche se la situazione è ancora drammatica - da questo punto di vista rimaniamo il peggiore Paese del mondo).

Anche il fatto che la Sinistra sia fuori dal Parlamento è sintomo della malattia del Paese. Ed è per questo che questo sintomo va curato: come ho già detto ieri vanno aperti subito i conti per dare un taglio al passato. Il comunismo è finito, bisogna rendersene conto una volta per tutte. La Sinistra deve riprendersi il PD, per diventare una grande forza riformista, non massimalista, ma moderna e laica, perché questo porterà ad una grande riforma anche nel centrodestra, a tutto vantaggio del nostro Paese. L’Italia deve prendere ad esempio la Spagna: negli ultimi dieci anni, con Aznar e Zapatero, la Spagna è cresciuta del 3% l’anno, e oggi, con la crisi in atto, scenderà sotto il 2%; che è sempre tantissimo, se pensiamo che l’Italia, rimasta indietro, crescerà solo dello 0,6% quest’anno.

Ma non solo: come ci fa notare il solito Sole, il governo Zapatero, nel solo ultimo anno, ha accumulato un tesoretto di 20 miliardi, e non avendo debito pubblico da smaltire, sarà usato per una politica macroeconomica espansionista (una manovra anticiclica, o keynesiana, in gergo), per sostenere la domanda: verranno tagliate le tasse, verranno costruite nuove case, senza dimenticare l’aiuto alla formazione, che nel medio lungo periodo aiuterà la Spagna a crescere sempre più e più velocemente, e non mancheranno i finanziamenti per le infrastrutture, che oltre a modernizzare il Paese, daranno lavoro agli spagnoli.

Ci aspettano due anni difficili: siamo in mano a Berlusconi, e possiamo solo sperare, almeno per come al vedo io, non vada troppo male. Il centrosinistra, tuttavia, dovrà approfittare di questa pausa per costruire una vera alternativa a Berlusconi, prendendo esempio da Zapatero. E per questo il centrosinistra deve epurarsi del vecchio, ovvero smaltire le ideologie anacronistiche e mandare a casa i vecchi, ormai troppo incollati alla poltrona per vedere cosa accade fuori dalla finestra e troppo collusi con i poteri forti, a cominciare dalla Chiesa, dai sindacati troppo radicali e dall’alta finanza. Tutti questi devono rendersi conto di essere interlocutori, non protagonisti, della vita politica. La politica deve essere sola, dialogare con tutti, ma decidere in modo che sia il meglio per tutti, non solo per la Chiesa, non solo per i sindacati, non solo per l’alta finanza, non solo per gli altri poteri, ormai sempre più lontani dal Paese reale preso nel suo complesso, che se ne frega delle prerogative, dei privilegi e dei guadagni che essi godono, ma che il Paese reale non può. Solo in questo modo il Paese può riprendersi: siamo quasi sessanta milioni, tutto questo è inammissibile.

Ma oggi non è così: la politica è mischiata e invischiata in tutto, alternativamente queste elite, assieme a tutte le corporazioni, la comprimono per soddisfare i propri bisogni, per difendere le proprie prerogative e i propri principi. L’Italia, sino ad ora, ha vissuto di rendita: i soldi del piano Marshall prima e del debito pubblico poi sono stati investiti a tutto vantaggio dei poteri forti. E forse molti dei miei lettori, o i loro genitori, o i nonni, ne hanno beneficiato. E a loro e a tutti chiedo: quel vantaggio oggi vi/ci ha salvato? Tutto questo ha fatto bene al nostro Paese, che da anni sopporta senza poter fare nulla? Siamo diventati più ricchi? Siamo diventati più felici? Siamo diventati più liberi? Siamo diventati più sereni?

La risposta a queste domande l’avete davanti agli occhi: è giunto il momento di dire no. L’egoismo, sia personale che corporativo, ecclesiastico, sindacale, non ci porterà da nessuna parte. Come da nessuna parte ci ha portato sino ad ora.

19 Aprile 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

La forza della falsità

Su YouTube ho trovato un video. Presumo messo su YouTube da qualche cinese imbevuto di dottrine del Partito. Il video elenca sei fatti per cui il resto del mondo dice cazzate. In realtà il video mostra sei cazzate, in vario modo false. Vediamolo.

  1. Il video dice: la Cina è un entità multiculturale, che comprende 56 diversità, come il Canada. Vero, ma in Canada il Quebec non viene certo invaso da cittadini di altre parti del Canada, come avviene invece in Cina dove molte diversità vengono soppresse. In Quebec ci sono forse opere di pulizia etnica come quella che il governo cinese attua da cinquant’anni in Tibet e in altre regioni cinesi (oltre che contro i cinesi dissidenti)? La risposta è no. Prima cazzata.
  2. Il video dice: il Tibet è parte della Cina da centinaia di anni. Bello. E falso: il video fa iniziare la storia già alla dinastia Yuan, che regna in Cina dal 1279 (nel 1271 viene costituita da Kublai Khan). Ma in precedenza (da 600 anni) il Tibet era uno Stato sovrano, che viene poi conquistato (insieme e prima della Cina) da Gengis Khan e come tale entra a far parte dell’immenso impero mongolo. Ma già pochi decenni dopo, il Tibet si era bello e liberato dal dominio mongolo (1358), mentre i cinesi si sarebbero liberati solo nel 1368, con la nascita della dinastia Ming. Da questo punto storico i cinesi (moderni) rivendicano il Tibet, ma è come se l’Italia di oggi rivendicasse l’antico impero romano. Insomma, tutte le scuse sono buone per fare propaganda. Il video passa poi alla dinastia Qing, dimentico del fatto che i Mongoli, ritornando in Tibet nel 1642, imposero che sul Tibet governasse il Dalai Lama. Da allora i cinesi hanno sempre garantito al Dalai Lama di governare il Paese. Fu poi il Dalai Lama ad accettare di essere personalmente fedele all’imperatore Qing: caduta la dinastia, sarebbe caduto anche il legame che univa il Tibet alla Cina. Fino al 1865, infatti, i cinesi ebbero un potere solo nominale sul Tibet, quando i tibetani si liberarono totalmente. Nel 1910 la Cina invade il Tibet a causa dell’ingerenza britannica, costringendo il Dalai Lama ad una prima fuga. Ma già nel 1912 i tibetani cacciano i cinesi, e nel 1913 proclamano ancora l’indipendenza, confermata ancora in molti altri trattati internazionali successivi. Ma intanto è caduta anche la dinastia Qing, ed è iniziata la rivoluzione cinese. Per alcuni decenni il Dalai Lama governerà indisturbato. Poi ci sarà l’invasione cinese, di cui già sappiamo. Ecco dimostrato che dire che il Tibet è sempre stato cinese è una gran cazzata: ancora, è come dire che la Libia è sempre stata italiana, visto che è stata “italiana” con l’impero romano e poi con Mussolini. Il resto della seconda parte è una serie di idiozie, basate sulle cretinate precedentemente esposte e che ho appena confutato.
  3. Il video dice: i britannici entrarono in Tibet, e trattarono gli indigeni come schiavi: falsissimo! Nel 1904 gli inglesi invadono il Tibet, ma lo abbandonano già nel 1906. E nel 1914 l’India britannica aveva espressamente accettato l’indipendenza del Tibet. Le foto della schiavitù sono patetiche e prive di senso: quelli sono tibetani normali, il Tibet era ancora governato con il feudalesimo, e gli schiavi c’erano, come ci furono ai tempi di Carlo Magno. Il video vuole far credere che i cinesi hanno liberato i tibetani dagli inglesi, ma è una falsità: i tibetani erano già liberi ufficialmente per gli inglesi dal 1914, e la loro libertà era all’interno di un sistema feudale, con tanto di schiavi. E infatti, subito dopo…
  4. Il video dice: prima dell’arrivo dei cinesi in Tibet c’era un sistema feudale fondato sulla schiavitù. Ma come, non erano stati i britannici a rendere schiavi i tibetani? Il video, dunque, si contraddice? Divertente, ma falso. Il video poi dice che il Dalai Lama protesta perché ha perso il privilegio di percuotere i propri sudditi. Niente di più falso: è vero che il Tibet era ancora nel Medioevo (ma come ci ha fatto capire la guerra in Iraq, non si può esportare il progresso), ma è anche vero che già dal tredicesimo Dalai Lama il Tibet stava rinnovandosi. L’opera sarebbe stata continuata dal quattordicesimo e attuale Dalai Lama, come ci ha raccontato Harrer in “Sette anni nel Tibet”, che aveva incontrato quel bambino sveglio e curioso, che voleva sapere tutto del mondo occidentale e delle sue meraviglie, come il cinema. Ma i cinesi lo hanno impedito.
  5. Il video dice: il Dalai Lama riceve fondi dalla CIA per separare il Tibet dalla Cina. Mettendo da parte il fatto che il Dalai Lama, da diversi anni, chiede solo che i tibetani abbiano un po’ di autonomia, giusto per essere liberi di essere tibetani e non cinesi, di pregare come vogliono, senza vedere i propri luoghi sacri profanati dai turisti e dai sexy shop, a parte tutto questo, la storia puzza tanto di complottismo, che il video sbandiera senza prove e mostrando la copertina di un libro cinese e delle foto che a me non dicono niente. E tra l’altro, mi sa che la CIA ha ben altro da fare in Afghanistan e Iraq, con Al Qaeda in giro…
  6. Il video dice: il governo cinese spende 40 milioni di dollari l’anno per lo sviluppo del Tibet. Vero, ma quello che non dice è che il governo cinese costringe i cinesi ad andare ad abitare il Tibet, che i tibetani vengono sterminati o assimilati, che insomma è in atto un vero e proprio genocidio. I soldi del governo cinese finiscono tutti ai cinesi che vi vanno ad abitare. Ai tibetani non rimane niente, e hanno qualche beneficio solo se accettano di diventare cinesi.

Il video prosegue poi rammentando altri popoli che reclamano l’indipendenza: irlandesi, scozzesi in Gran Bretagna, una fantomatica “libera Repubblica del Texas”, indipendenza del Quebec in Canada, indipendenza di alcune isole del Giappone. Ci aggiungo io la Padania in Italia. Il video, ovviamente, non ricorda che in tutti questi Paesi non c’è oppressione (se non contro i terroristi), né tantomeno è in atto un genocidio, come invece è in Cina contro tutto il popolo cinese, tibetani e non. Scorrono poi immagini delle rivolte tibetane, ovviamente non mostrando altre immagini, come quelle delle opere di repressione dei soldati cinesi.

Poi ancora un attacco all’Occidente, che non deve ingerirsi di fatti interni. Peccato che il trattato ONU, firmato dalla Cina, preveda il rispetto dei diritti umani. Diritti umani che la Cina costantemente calpesta e questo checché ne dicano gli USA, che hanno cancellato la Cina dalla lista nera, in cambio dei dollari cinesi: io ti cancello dalla lista nera, e tu mi dai tanti bei soldini. Questo non è un fatto interno: tutto ciò che è umano interessa agli altri uomini, lo diceva già Terenzio, due millenni fa. Ma i cinesi, dietro il Grande Firewall, non ne potranno mai sapere: il governo controlla i media, censura Wikipedia, YouTube e tutto quanto dia informazione non controllabile dal regime.

Proseguono, poi, nel video, ancora vaneggiamenti e nazionalismi, oltre che insulti al resto del mondo.

Se questo video vi fa ridere per le scemenze che dice, sappiate che per centinaia di milioni di cinesi, quella è l’unica verità che potranno mai conoscere. Che quel video è per noi occidentali, per incuterci paura, perché se diciamo quelle cose ai cinesi, essi ci rideranno in faccia. Nessun cinese ricorda quanto è successo in piazza Tian-an-men. Chi se lo ricorda, è morto.

E intanto la Cina cresce, si espande economicamente in tutto il mondo, un po’ con il dumping dei suoi prodotti, un po’ comprando i debiti dell’Occidente, un po’ con manovre economiche scorrette (la moneta cinese subisce quotidianamente manipolazioni per evitare l’inflazione, impoverendo la popolazione) e un po’ sorridendo, dicendo quanto loro sono belli e liberi.

Sembra il 1984.

18 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , | 2 Commenti

Dobbiamo fare un’altra cosa

L’Unione Europea è intervenuta oggi sulla questione Tibet: no al boicottaggio dei giochi olimpici, bisogna far capire alla Cina dove sbaglia «in altro modo».

Ok, quale?

Non lo hanno detto. E chi sa se lo faranno. Anche il presidente italiano, Giorgio Napolitano, ha ritenuto opportuno svegliare l’Europa, e chiedere, pacatamente ma fermamente, un intervento della UE.

La questione rimane sui soldi: l’Inghilterra dice no al boicottaggio (nel 2012  tocca a Londra ospitarli, avrebbero perdite d’immagine), il CIO dice no al boicottaggio (altrimenti perde soldi), la Cina dice no al boicottaggio (se no fa una figura di m***a… e perde soldi). Seguono poi tanti altri che dicono che i giochi non vanno boicottati: qualcuno lo fa in buona fede, ma in buona parte no, lo fanno per interessi economici. Quello che non si sa è che la Cina ha un’altissima disponibilità liquida, grazie alle esportazioni, che utilizza per comprare debito pubblico in altri Paesi. E in un momento del genere, con la crisi dei mercati, non si può rinunciare ai loro soldi. Che cosa possono mai contare le vite di qualche centinaio di tibetani (senza contare i cinesi costantemente oppressi)?

Chi chiede il boicattaggio c’è, ma l’informazione si ostina a censurarli. Come avviene in Cina.

Già, perché non è solo il problema Tibet: in Cina si sta realizzando il 1984 di George Orwell. In Cina non si muove foglia che il partito non voglia. Il PCC dice di non avere nulla da nascondere, che loro sono stati buoni e che i morti sono stati causati dai tibetani cattivi, ma intanto oggi ha bloccato i siti internet di BBC, CNN e YouTube (e altri), che mostravano ai cinesi notizie che il governo non voleva lasciar passare, come la grande bugia: come quella che il Tibet sia parte dell’Impero cinese da sempre, e che non c’è mai stata alcuna guerra con i tibetani. Ma soprattutto non vogliono mostrare come stanno andando gli scontri, cosa dicono i testimoni presenti a Lhasa, quanti soldati ha inviato Pechino per sedare una rivolta.

Internet è censurato. La TV è di Stato. La stampa è di Stato. L’informazione è sotto controllo, come deve essere in tutti i regimi dittatoriali e assimilati. Beata ignoranza: i cinesi subiscono perché credono che questo sia il migliore dei mondi possibili. Salvo poi rischiare di scomparire per sempre grazie ai servizi segreti cinesi se un giorno, al mercato del pesce, il cinese osa dire, in un attimo di rabbia, una critica verso il Partito. E nessuno lo saprà mai.

Questa è la Cina. L’UE dice che dobbiamo opporci in altro modo. Ci dica quale: fatti, non parole.

Inserito una prova di pagamento relativo a PayPerUse.

17 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , | Nessun Commento

Sempre più una caricatura

Oggi la chiesa cattolica festeggia la Domenica delle Palme. Oggi più che mai il ramoscello d’ulivo è simbolo della pace.

Oggi il papa Benedetto XVI dal sagrato di San Pietro ha parlato: il TG1 riportava le sue parole. Per un attimo, stavo applaudendo. Ratzinger diceva che bisognava dire basta alle stragi e basta all’odio. Caspita, parole perfette, appropriate…

Se non che, il papa ha aggiunto: «per il popolo iracheno». Poi nessun riferimento per il popolo tibetano, che in queste ore sta vivendo una nuova tragedia.

Ok, questa è sempre più la conferma che questo signore non ha nulla a che fare né con il predecessore (il quale sia prima che dopo aveva combattuto il totalitarismo comunista russo), né con i valori fondamentali del cristianesimo. Trattasi di papa politico: l’importante è coltivare il mio orticello. Benedetto XVI vorrà tutelare i contatti in corso con la Cina per la chiesa cattolica locale, anche a costo del genocidio dei tibetani (a Lhasa i tibetani sono diventati rari).

Peccato che questo signore vestito di bianco non riesce a capire che i cinesi, in casa loro, fanno quello che vogliono, e che qualunque accordo con loro è carta straccia. Anche il Dalai Lama aveva firmato un accordo con i cinesi, decenni fa, un accordo favorevolissimo agli invasori, ma che la Cina stessa ha violato. Non ci metterà molto a fare lo stesso anche con eventuali accordi che Hu Jintao firmerà con Benedetto XVI o chi per lui.

La Cina deve capire che non può comportarsi come sta facendo in Tibet (sono arrivati oggi 200 veicoli miitari, per un totale di 1 000 soldati contro la popolazione inerme). Il mondo cosiddetto civilizzato non può ammettere che la Cina entri in contatto con noi: tutto questo è da stigmatizzare con forza.

Non è possibile fare le Olimpiadi sul sangue dei tibetani. Il CIO ha torto, quando dice che le Olimpiadi contribuiranno a far aprire la Cina: le Olimpiadi servono a rimpinguare le casse cinesi e del CIO stesso, finite le Olimpiadi sarà ancora tutto come prima: i cinesi dissidenti verranno torturati e uccisi in carcere, i tibetani massacrati e noi saremo sempre più schiavi dei cinesi, che scaricano sui nostri mercati i giocattoli al piombo, mentre comprano il nostro debito pubblico per tenerci con il cappio al collo.

Questa Cina va combattuta come l’Occidente ha fatto con il regime comunista russo. Non ci si può semplicemente voltare dall’altra parte, come ha fatto oggi il papa codardo.

16 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , | Nessun Commento

Vergogna senza confini


Mi ero riproposto di scrivere un post sul Tibet una volta finito il libro “Sette anni nel Tibet” di Heinrich Harrer. L’ho finito lunedì, poi il trasloco mi ha tenuto fuori dal mondo fino a ieri, quando in autostrada leggevo sugli schermi degli autogrill di rivolte a Lhasa. E sono rimasto fregato.

Volevo scrivere un post pacato e semplicemente descrittivo, ma in questa situazione l’unica cosa che mi è riuscito di fare è scrivere questo articolo su Wikinotizie, in cui ho descritto la situazione presente e passata del Tibet.

Il Tibet è stato per secoli una nazione neutrale, che si faceva abbondantemente i ca**i suoi, tanto che difficilmente lasciava entrare qualche straniero: solo durante la seconda guerra mondiale accettarono un plotoncino (una decina di persone) di soldati inglesi, che tra l’altro abitavano senza far nulla fuori dalla capitale. Erano lì in vacanza. La Cina, ad un certo punto, comincia a trasmettere per le radio che essa libererà il Tibet dalle forze di occupazione britannica. Ora, voi vi immaginate dieci persone contro sei milioni di tibetani, alla conquista di un territorio vasto quanto l’Europa occidentale? Ma per la propaganda questo e altro.

In realtà, la Cina invade il Tibet, come la Germania di Hitler invase la Polonia: ha bisogno di lebensraum, dello spazio vitale. Hitler invade la Polonia per essere più vicino alla Russia, Mao invade il Tibet per essere più vicino all’India. Hitler vuole le ricchezze della Polonia, Mao vuole i minerali (dall’oro all’uranio) che il sottosuolo del Tibet conserva, senza contare che il Dalai Lama, forte di secoli di donazioni, era uno degli uomini più ricchi del mondo, e che a Lhasa, a seimila metri di altezza, cresce il grano e molto altro. Hitler invade la Polonia per far sparire ebrei e comunisti, Mao invade il tibet per far sparire i tibetani. L’unica differenza è che Hitler è nero, Mao è rosso. Sono due totalitarismi, nel senso che sono totalmente [censura].

E come nell’invasione della Polonia, l’altro mondo, quello che si autodefinisce civile, gli Stati Uniti e l’Europa occidentale sono rimasti in silenzio mentre il Tibet, membro fondatore dell’ONU, veniva invaso. Unica voce fuori dal coro, il Salvador. La Cina annetteva territorio per un terzo della sua attuale estensione e nessuno se ne era accorto.

Oggi i cinesi non sanno nulla del Tibet: la propaganda ha cambiato la storia. Il Tibet è sempre stato cinese, mai stato indipendente.

Anche se con la fine del maoismo è leggermente permesso avere un credo religioso, i buddhisti sono comunque oggetto di repressioni, offese e vere e proprie bestemmie: c’era una volta un palazzo, il Potala, di cui vedete un’immagine in alto, che era la residenza invernale del sovrano del Tibet, un palazzo sacro, pieno di tesori e inaccessibile a chiunque. Oggi comitive di turisti e cinesi han impiantati in Tibet per forza o volontà camminano per le sue stanze, mentre ai suoi piedi i cinesi, al culmine dell’offesa, hanno impiantato centri commerciali, banche e sexy shop, per divertire i soldati che stazionano a Lhasa.

Il Dalai Lama è la figura fondamentale del Tibet, ma c’è un’altra reincarnazione, il Panchen Lama, che ha importanza simile, anche se inferiore. Il Dalai Lama riconosce il Panchen Lama e viceversa: ebbene, alla morte del decimo Panchen Lama, schiere di monaci andarono alla ricerca della nuova reincarnazione. Quando essi lo trovarono, la Cina lo rapì: era il 1995, e il Panchen Lama aveva sei anni. Da allora, sino ad oggi, dopo tredici anni, egli è agli arresti. Contemporaneamente, la Cina ha nominato un nuovo Panchen Lama, un giovane figlio di un dirigente del Partito Comunista Cinese. Si arriva quindi al 2007, quando la vergogna raggiunge profili addirittura comici: come ho scritto in questo articolo, sempre per Wikinotizie, il governo cinese ha stabilito che chiunque voglia reincarnarsi dovrà chiedere l’autorizzazione del governo stesso.

Al momento della fuga del Dalai Lama, l’intero popolo di Lhasa si mise davanti all’esercito cinese per difenderne la fuga in India: era il 1959 e l’esercito cinese, guidato da Hu Jintao, che oggi è il capo della Repubblica Popolare Cinese, sterminò oltre sessantacinquemila tibetani inermi. Dal 1950 al 1970 la Cina ha sterminato, secondo le stime, un milione di tibetani. E mentre i tibetani vengono sterminati, i cinesi raggiungono in massa il tetto del mondo per colonizzarlo, come fecero gli europei in America. Fino a far scomparire i nativi americani.

Il buddhismo non è una religione come le altre. Non è come il cristianesimo, religione fonte di guerre e basata sulla paura che incute l’inferno, e non sull’amore come voleva Gesù; non è una religione bramosa di potere, com’è il cristianesimo da oltre mille anni, dall’epoca dei vescovi-conti, sino ai cardinali che amministrano tesori attraverso la banca off-shore del Vaticano e girano in Mercedes. Non è neppure come i (presunti) islamici che fanno la guerra in nome di Allah, e neppure come come l’ebraismo, il cui testo sacro definisce Jahvè il Signore (collerico) degli eserciti (Zc, 1,3) e Israele lo prende in parola (e pure Hamas ci mette del suo, tanto per dire, che a prescindere dalla religione son tutti minchioni). E infine il buddhismo non è neppure come l’ateismo, che in nome di un fantomatico “grande balzo“, ha spesso sterminato chiunque volesse credere in qualcosa di diverso dallo Stato, da Mao o da Stalin.

Il buddhismo non è nulla di tutto questo: i buddhisti cercano l’armonia interiore, presupposto per l’armonia con gli altri. Il Tibet era un Paese neutrale, dotato di un semplice esercito cerimoniale, e fondamentalmente ma decisamente pacifico. Tutte le altre (presunte) religioni hanno guardato dall’altra parte (Benedetto XVI, di recente, ha ricominciato le trattative per permettere il libero culto in Cina…libero culto della religione cattolica, all’interno di libere concessioni del libero stato cinese…).

E intanto in tutta la Cina i blogger e in generale i dissenzienti scompaiono miracolosamente come rapiti dagli alieni: Google, Microsoft e Yahoo! si mettono al servizio del governo per scoprire chi parla male del regime, alla faccia dei diritti umani. I motori di ricerca, addirittura, si autocensurano: se cerchi determinate parole (come Tibet o Dalai Lama) in Cina, Google ti restituirà risultati neutri o comunque controllati dal regime.

E i leader occidentali fanno orecchie da mercante: il Dalai Lama ha vinto un premio Nobel, è il sovrano in esilio di un Paese grande quanto l’intera Europa, e nessuno vuole incontrarlo per non andare incontro all’ira della Cina (ma soprattutto per non allontanarsi dai suoi soldi). In Italia Prodi non ha voluto incontrarlo: pusillanime. Berlusconi non aveva battute da dire. Il papa Benedetto XVI (confermandosi ancora una volta meno di una nullità di fronte a Giovanni Paolo II) lo incontra in forma strettamente privata, senza che quasi nessuno lo sapesse: non sia mai detto che la Cina interrompa la penetrazione difficoltosa della Chiesa Cattolica, cavolo, sono un miliardo e mezzo di persone da evangelizzare, possiamo avere la maggioranza assoluta e governare senza appoggi esterni. Pazzesco.

Non avrei mai pensato di dirlo in vita mia, ma ho ammirato il presidente Bush, che ha incontrato il Dalai Lama in forma pubblica e in pompa magna. Alle proteste della Cina, Bush ha mostrato il medio.

Peccato che l’errore l’abbia fatto dopo: gli USA hanno cancellato la Cina dalla lista dei Paesi che violano i diritti umani. Alla faccia di tutti gli abominii che commette e che ho narrato sopra. Ma la ragione è economica: gli USA accettano i prodotti esportati dai cinesi, mentre i cinesi finanziano gli USA comprando zitti zitti grandi quantità del debito pubblico statunitense. E adesso, gli USA, nazione in crisi politicamente (elezioni difficili alle porte), economicamente (crisi dei subprime e recessione) e militarmente (i soldati uccisi in Iraq sono quasi quattromila) ne hanno sempre più bisogno. E in cambio, nell’anno delle Olimpiadi, la Cina può apparire come un Paese civile, con grande guadagno di immagine. Il tutto sul sangue dei tibetani e dei dissenzienti cinesi in generale.

Spero che in molti seguano l’esempio di Steven Spielberg: boicottare le Olimpiadi, un simbolo di pace e fratellanza fra gli uomini di ogni dove non può giungere in un Paese che uccide migliaia di persone solo perché la pensano diversamente. Dal canto mio, cercherò di sviluppare il molto che ho scritto in questo post per non dimenticare tutte queste ipocrisie.

15 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , | Nessun Commento