L’Olandese volante

More than a watcher…

Non nel mio nome: lettera aperta a Napolitano

Al signor Presidente della Repubblica italiana, Onorevole Giorgio Napolitano,

oggi Lei ha ricordato dal Cile che in Parlamento non c’è «una corporazione di avidi fannulloni» e che «Bisogna reagire a questo atteggiamento che una volta si sarebbe definito di qualunquismo».

Signor Presidente, desidero ricordarle che i parlamentari italiani guadagnano, rispettivamente, alla Camera dei Deputati, fino a 10097,09 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto), mentre al Senato della Repubblica, fino a 10352,4 euro netti in media al mese più rimborsi vari (e senza contare che viaggiano gratis in autostrada, aerei e treni, oltre ad essere rimborsati per il tragitto fino alla stazione/aeroporto). Sono i più pagati d’Europa, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle anche che in Italia lo stipendio medio lordo è di circa 2150 euro lordi al mese. Se togliamo un 30% di tasse, rimangono 1505 euro. Ma sono dati aggiornati al 2006, i precari mille euro al mese sono decisamente aumentati. Fra questi ci sono anche operai che sicuramente fanno davvero qualcosa (le auto che guidiamo, gli elettrodomestici che usiamo, etc.), talvolta anche a costo della vita. I parlamentari, negli ultimi anni, sono riusciti (al massimo) a far crescere l’Italia al di sotto della media europea: mentre l’Italia cresce allo 0,6%, in Spagna si chiede a Zapatero di far uscire dalla crisi un Paese che cresce al 2,6%. Mi chiedo perché dobbiamo pagarli tanto se non riescono a fare nulla.

Signor Presidente, la mossa più innovativa che ho sentito durante questa campagna elettorale riguarda l’abolizione dell’ICI sulla prima casa. Signor Presidente, le ricordo che in media nel 2006 si spendevano 142 euro all’anno di ICI (pari al 6 per mille del reddito lordo annuo): una mossa del genere è a tutto vantaggio di chi paga cifre pesanti di ICI, e non parlo certo di persone che hanno una casa da 100 metri quadrati, ma di chi possiede ville e castelli. Signor Presidente, una mossa del genere finisce tutto a carico dei Comuni, che dovranno inventare nuovi modi per far quadrare i conti, magari fermando la raccolta dei rifiuti, o tagliando la carta igienica e i computer nelle scuole.

Signor Presidente, desidero ricordarle che i nostri parlamentari quotidianamente litigano, si insultano a vicenda, permettono che talune persone guadagnino in violazione delle leggi, o che calpestino impunemente il diritto di altri, mentre le multe vengono pagate con le nostre tasse, e che i parlamentari rappresentano tutte le categorie di italiani, compresi mafiosi, corrotti e corruttori e condannati vari.

Signor Presidente, l’Europa ci ha ammonito di non prestare più soldi ad Alitalia: governi passati hanno foraggiato Alitalia per un miliardo di euro (parte dei quali sono finiti negli stipendi principeschi dell’ex CEO Giancarlo Cimoli, che mentre la compagnia affondava, si teneva a galla autoaumentandosi lo stipendio). Signor Presidente, i politici parlano oggi di un prestito ponte ad Alitalia, e Air France la considera condizione per l’acquisizione: lo Stato deve pagare Air France per comprarsi Alitalia. Mi ricorda i rifiuti inviati in Germania, ricchezza che diamo via pagandoli anche. Poi magari l’Unione Europea ci multerà per avere dato aiuti di Stato ad una compagnia privata, e saremo ancora noi a pagare, per la seconda volta.

Signor Presidente, le ricordo che Napoli è inondata dai rifiuti da tre lustri, nel corso del quale si sono alternati nove (dico nove) governi di ogni colore. E nulla è cambiato.

Signor Presidente, in Italia abbiamo un debito pubblico che cresce di anno in anno, ma che i parlamentari non riescono a fermare. Il debito pubblico, come insegnano gli elementari della macroeconomia, soffoca il Paese. In Italia, dice il Ministero del Tesoro, il debito pubblico nel 2006 era pari al 106,8% del PIL, stima in crescita. A titolo di confronto, guardi questa mappa, e conti quanti Paesi sono in condizioni simili alle nostre, e un brivido percorrerà la Sua onorevole schiena.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le migliori menti italiane se ne vanno all’estero per non fare la fame. Uno per tutti, Carlo Rubbia, premio Nobel, pronto a fare partire il solare termodinamico (una delle più grandi innovazioni in fatto di energia), ma bloccato dalla politica assente: emigrato in Spagna, in pochi giorni ha ottenuto una legge firmata dal re Juan Carlos (regio decreto del ministero dell’Economia 436/2004), che con grande forza aveva chiesto in Italia senza successo. Si trattava di una legge che aggiungeva il solare termodinamico alla lista di energie rinnovabili che possono godere di agevolazioni fiscali. Signor Presidente, desidero ricordarle che in quella lista c’è anche l’energia dai rifiuti (energia antieconomica, altrimenti). E Rubbia non ha ottenuto questa modifica per una fonte di energia (il sole) che certamente è pulitissima. Lo tenga a mente, signor Presidente: la Spagna sta guadagnando su un’attività di ricerca compiuta in Italia con soldi italiani, con i miei soldi e con i Suoi soldi, signor Presidente. Abbiamo lavorato gratis per la Spagna, signor Presidente.

Signor Presidente, desidero ricordarle che le ultime riforme giudiziarie vissute in questo Paese hanno protetto, nell’ordine, membri del governo Prodi (XIII legislatura), membri del governo Berlusconi (XIV legislatura), malviventi (XV legislatura - indulto) e gli interessi della P2 (XV legislatura - riforma della giustizia che ricorda da vicino quella proposta dalla loggia di Licio Gelli). Intanto l’Italia è più insicura, ci sono miriadi di casi irrisolti (Cogne, Garlasco, Perugia, per dirne alcuni), le persone vengono quotidianamente investite da pirati, complice la Pubblica Amministrazione che non controlla o che omette di mettere a norma, processi che saranno fermati o sono già stati fermati a causa della prescrizione abbreviata, i processi sono sempre più lunghi, gente che dovrebbe essere in carcere è per strada a compiere rapine e a compiere omicidi. Questa non è giustizia, signor Presidente. Signor Presidente, queste storie sono all’ordine del giorno: ogni tanto legga i giornali, guardi i telegiornali e se ci riesce, navighi su internet, e noterà tutti questi abomini. Ah, signor Presidente, cerchi di non dimenticare che sua moglie è stata investita da un’auto mentre era sulle striscie pedonali: se l’è cavata con una frattura, ma molta gente sulla strada ci muore, anche se sono pedoni sulle striscie pedonali, come lo era sua moglie.

Signor Presidente, lei parla di antipolitica e si riferisce, senza fare nomi, a Beppe Grillo, ma allora vuol dire che non ha capito niente: signor Presidente, Beppe Grillo non è per l’antipolitica, altrimenti non avrebbe proposto delle liste civiche, che fanno politica nei comuni. La politica è come un martello: se lo usiamo per appendere quadri facciamo bene, ma se lo usiamo per fracassare la testa del prossimo facciamo male. La politica è uno strumento che può essere usato bene o usato male. Beppe Grillo è contro i politici che usano male la politica, perché incapaci o semplicemente per interesse; questi politici, questi signori che si permettono di fare le cose che le ho appena elencato. E che lei indiscriminatamente difende.

Signor Presidente, potrei continuare con altri mostri (lo scandalo del giornalismo, la disinformazione, le leggi ad personam, le zavorre a internet, la lottizzazione), che questi politici deviati hanno causato a questo Paese che lei rappresenta, vorrei continuare, ma sinceramente sto per vomitare. Il Parlamento non va chiuso, va riformato, ma riformato sul serio (non basta che i parlamentari si autoriducano lo stipendio), per impedire questi abomini, e avere finalmente governi decenti. A me sembra inconcepibile che in Parlamento ci sia ancora gente della Prima Repubblica. A me sembra indecente che al potere ci sia una classe dirigente che non solo è staccata dai cittadini, ma anche dal mondo reale e dal suo progresso tecnologico: che tenta in tutti i modi di azzoppare lo sviluppo di internet con leggi assurde e l’IVA sui siti internet. A me sembra impossibile che alle prossime consultazioni non mi sarà possibile scegliere un rappresentante, ma solo un partito. A me sembra scandaloso che chi arresta i mafiosi sia a sua volta arrestato, mentre ci sono mafiosi in parlamento e altri si preparano a entrarvi, per evitare il carcere grazie all’impunità autoconcessasi dai parlamentari e continuare a festeggiare a cannoli per una condanna in primo grado a cinque anni. Lei dov’è in tutto questo, signor Presidente?

Signor Presidente, lei vuole far cessare gli insulti al Parlamento. Ma se guarda bene, sono i parlamentari che insultano il Parlamento e le istituzioni. E soprattutto, insultano gli italiani, che li pagano senza vedere risultati. Signor Presidente, faccia cessare anche questi insulti.

Se vuole ancora parlare in questi termini assurdi, almeno mi faccia la cortesia di non farlo nel mio nome.

Distinti saluti.

UPDATE: Desidero segnalare questo sito che ha ripreso il mio post. Fra le aggiunte, un’immagine che ben dimostra quanti i parlamentari italiani non siano dei fannulloni.

20 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Petrolio alle stelle, vogliamo più petrolio!

Qualche giorno fa Giovanni Minoli ha presentato il documentario Oil storm - Emergenza petrolio durante il suo “La Storia siamo noi“. Per una sinossi dettagliata vi rimando alla voce relativa sulla Wikipedia in lingua inglese su linkata.

Qui farò solo un breve sunto: la docufiction è del 2005, e presenta una ipotetica emergenza petrolio a cavallo fra il 2009 e il 2010. Nella fiction si ipotizzava che, a seguito di un evento catastrofico quale un uragano, il principale oleodotto statunitense, quello di Port Fourchon in Louisiana, si interrompesse e il prezzo del petrolio cominciasse a salire. Per un’economia petroliodipendente come quella statunitense, la difficoltà di approvvigionamento causa un blocco dell’economia. Il governo si attiva, ma, visto che le disgrazie non vengono mai da sole, tutta un’altra serie (che io ho ritenuto improbabile) di eventi catastrofici, come attacchi terroristici ai pozzi arabi, portano il prezzo del petrolio a oltre 150 dollari al barile e gli Stati Uniti alla fame.

Al termine del documentario, mi sono detto che la situazione non è tanto catastrofica, anche se è possibile che un uragano, evento sempre più frequente e catastrofico, scateni una crisi simile, come era avvenuto con l’uragano Katrina.

Se non che, al termine del documentario, Minoli ha conversato con Davide Tabarelli, docente di economia ed energia e presidente di Nomisma Energia, il quale sin da principio afferma che la situazione non è come è stata descritta, ma peggiore! Infatti, secondo Tabarelli, un’emergenza simile non sarebbe tamponabile, come ipotizzato nella fiction, da petrolio russo in eccedenza, in quanto la Russia questo petrolio eccedente non ce l’ha. La Russia, infatti, si basa ancora sulle infrastrutture costruite dall’Eni di Enrico Mattei, infrastrutture mastodontiche e inutili per l’epoca, ma che oggi sono al limite.

Tabarelli afferma anche una cosa molto importante: di petrolio ce n’è in abbondanza nel sottosuolo; il problema è che nessuno investe per estrarlo, preferendo, invece, fare i finanzieri e vendere quello che c’è. E infatti gran parte del prezzo del petrolio è dovuto alla speculazione: fatto 100 il prezzo del petrolio, 80, secondo Tabarelli, viene succhiato dai petrolieri arabi, il resto dagli intermediari, e solo 10 rappresenta il reale prezzo del petrolio.

Quanto alle energie rinnovabili, Tabarelli afferma che, sì, è tutto bello, ma al massimo si può arrivare al 5%, ma ammette che è necessario investire nelle rinnovabili, perché se di petrolio ce n’è tanto, almeno in teoria, di aria pulita ce n’è sempre meno e che il riscaldamento climatico è una realtà.

Qualche considerazione: c’è un Paese, la Svezia, che ha deciso di abbandonare il petrolio dal 2020. Il motivo: costa e inquina troppo. Oggi la Svezia soddisfa il proprio fabbisogno energetico soltanto per il 32% con il petrolio. Il resto proviene da energia idroelettrica e nucleare: su quest’ultimo punto va però precisato che dal 1980 la Svezia non permette la costruzione di nuove centrali nucleari e che quelle esistenti dovrebbero essere chiuse presto. In totale, l’energia rinnovabile rappresenta il 26% del totale, contro una media europea del 6%: la Svezia sta investendo, inoltre, in biocarburante, energia eolica ed energia delle maree.

Gli Stati Uniti stanno investendo in bioetanolo per liberarsi dalla dipendenza dal petrolio. In Texas, il Paese del petrolio per eccellenza, l’ENEL costruisce wind farm. L’Islanda vuole far andare il 100% delle sue auto a idrogeno entro il 2050. Il Brasile da anni va a bioetanolo. La Gran Bretagna si butta sull’energia del mare e del vento. La Spagna punta sul sole e sul vento.

In Italia, il 73% dell’energia proviene da combustibili fossili, il 14,5% sono rinnovabili e il resto viene importato. Insomma, siamo petroliodipendenti come gli Stati Uniti della fiction. Ma c’è di peggio:

Morale della favola: oggi in Italia si parla di emergenza energetica, siamo in pieno shock petrolifero, e si vuole investire in rigassificatori, perché, giustamente, visto che il combustibile fossile costa sempre più, noi ne vogliamo sempre più, altrimenti non saremmo abbastanza masochisti. Altrove si dice addio al petrolio, in Italia cacciamo chi studia le energie rinnovabili, perché non si investe in ricerca. Un’azienda italiana vende e stravende auto a basso impatto ambientale all’estero, ma non in Italia, mentre buttiamo le eccedenze di canna da zucchero (da cui deriva il bioetanolo).

Solo a me tutto questo sembra da coglioni puri?

7 Marzo 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , | 2 Commenti

Ho pagato due volte per smaltire l’immondizia

In Italia lo smaltimento dei rifiuti si paga due volte, e anche se si pagasse una volta sola, sarebbe troppo. Vediamo perché.

Qualche giorno fa ho ricevuto la TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale, una tariffa prevista dal Decreto Ronchi del 1997 in sostituzione della TARSU, la TAssa sui Rifiuti Solidi Urbani. Solitamente, a parlare di tassa sui rifiuti, mi vengono in mente ricordi di me bambino, in quel della Campania, che ascoltava le lamentele di mia madre e le bestemmie di mio padre riguardo il fatto che questa tassa fosse altissima e il servizio scadente.

Invece, questa tariffa aveva un importo tanto basso, almeno secondo le mie abitudini, che non me la sono sentita di lamentarmi. Ok, vivo da solo e ovviamente pagherò di meno rispetto a una famiglia di quattro persone. Nella mia busta c’era, però, anche l’indicazione delle tariffe per componenti del nucleo familiare e per metro quadrato. Ho cercato su Google qualche informazione sulla Campania e sono giunto a queste conclusioni.

Per una famiglia di tre componenti in una casa di 100 metri quadrati nel comune dove vivo in provincia di Milano, la TIA è di 147 euro.

Per una famiglia di tre componenti in una casa di 100 metri quadrati in un comune in provincia di Napoli, la TARSU è di 283 euro, a Caserta 393, a Benevento siamo a metà strada.

Perché io pago qui meno che in Campania? Gestione più efficiente? Forse. La chiave è nelle parole che ho evidenziato poco sopra: io pago una tariffa, in Campania si paga una tassa. La differenza è semplice: con la tariffa si paga il costo effettivo del servizio, basato sui costi fissi del servizio (pulizia delle strade e cose così) e sul peso o volume dei rifiuti indifferenziati raccolti. In questo modo il cittadino paga effettivamente per quello che butta. La tassa, invece, proprio in quanto tale, non prevede una esatta controprestazione da parte dell’ente pubblico, che quindi può stabilirla in modo più o meno discrezionale. Tanto che a Palermo c’è stato un aumento del 75% della TARSU, che non è stato motivato dalle autorità. Il risultato è un avanzo di bilancio di 40 milioni di euro (ricavi da TARSU per 106 milioni meno un costo calcolato di 66 milioni di euro): chissà, magari verrà versato alle famiglie mafiose che controllano Palermo, o andranno a coprire altri costi che non devono essere compensati con la TARSU (che deve servire SOLO per i rifiuti).

E in questo modo i rifiuti si pagano una volta, chi più, chi meno, chi per avere un servizio decente, chi per uno scadente.

Ma è notizia di queste ore che per la modica cifra di 80 milioni di euro (o forse 130) la Germania si assumerà la gravosa (per noi) opera dello smaltimento dei rifiuti campani. Come ho già scritto in un altro post, in Germania i rifiuti li usano in svariati modi, ma non li buttano: un po’ diventano compost, un po’ vengono riciclati, un po’ inceneriti per creare energia, un po’ in altri modi. Però non li buttano. Noi (i contribuenti) paghiamo un Paese straniero per prendersi i nostri rifiuti, che loro utilizzeranno per creare ricchezza dal nulla (la Germania fattura 50 miliardi di euro coi rifiuti, e il settore dà lavoro a 250 000 persone). Un po’ come pagare la Germania per prendersi il nostro petrolio, o pagare i tedeschi per rimanersene a casa invece che venire in Italia per le vacanze, oppure ancora pagare parte della bolletta dell’energia dei cittadini tedeschi. Con l’aggravante che i soldi con cui vengono pagati i treni dei rifiuti provengono dal CIP6, la tassa che dovrebbe andare a favore dell’energia rinnovabile e che invece viene ingollata da ENEL e inceneritori (sì, il governo Berlusconi, con il d.lgs. 387/2003 ha stabilito che l’energia dei termovalorizzatori è assimilabile alle fonti rinnovabili, provocando l’ennesima apertura di procedura di infrazione ai danni dell’Italia, come se non bastassero le altre sempre da lui provocate).

In definitiva, paghiamo una volta per una raccolta e smaltimento dei rifiuti che in molte zone d’Italia non avviene o avviene male e una seconda volta per regalare rifiuti (e quindi risors) alla Germania. Senza contare le perdite che derivano dalla gestione dei rifiuti che non li rivalorizza riciclandoli (risorse materiali perdute), e quelle che invece derivano dall’uso improprio dei CIP6 (risorse finanziare che dovrebbero essere destinate allo sviluppo delle energie alternative), oltre che i danni d’immagine al Paese per le strade stracolme di rifiuti.

Tutto questo è angosciante. Grazie alle mafie e ai politici un po’ collusi, un po’ accomodanti, un po’ ignoranti, che hanno gli strumenti per manovrare le decisioni e le mentalità incivili, punendole, ed evitare questo scempio, e che invece non lo fanno. Chi ha il potere e lo usa male è colpevole due volte. Ma prima o poi, la pacchia è destinata a finire: i soldi e le risorse non piovono dal cielo.

24 Febbraio 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , , , , , | 1 Commento

Il disastro dei piani quinquennali sui rifiuti

L’Unione Europea eroga fondi alle zone meno sviluppate perché riescano, con questi soldi, ad avviare un processo virtuoso di sviluppo economico. In Campania sono arrivati fiumi di denaro (dalla UE al Governo italiano, da decenni) per creare un sistema di smaltimento dei rifiuti efficiente ed ordinato. Questi fondi sono stati perduti. Perché?

Il sistema dei rifiuti campano è formato da una quantità innumerevole di intermediari (i consorzi): i fondi che arrivano vengono scaricati sui consorzi, poi sui sotto consorzi, poi sui sotto sotto consorzi e così via. Sono stati contati anche otto livelli dall’inizio alla fine della catena (le imprese che raccolgono i rifiuti): i fondi che arrivano passano attraverso tutti questi intermediari e, scendendo la catena, arrivano sempre meno soldi. Quindi, partendo dalla cima, dove arriva un fiume di soldi, alla base ne arriva solo una goccia. E con una goccia non si può fare granché.

Paradossalmente, però, il sistema dei rifiuti campano è in mano ad una sola impresa, la Impregilo, contro tutte le regole del mercato. La Impregilo è famosa, tra le altre cose, anche per la costruzione di termovalorizzatori: nel 1998 si fece un bando, che la Impregilo vinse nel 2000, ma solo nel 2002 essa riuscì ad avere un terreno dove costruire. Insomma, si scelse un’impresa che neppure aveva un luogo dove costruire. A partire dal 2002, comunque, la Impregilo aveva un anno per costruire il termovalorizzatore, ma a tutt’oggi (2008 ) non è ancora accaduto nulla.

I danni che la Impregilo infligge alla Campania, però, non finiscono qui: grazie ad un appalto monopolistico, la raccolta dei rifiuti in tutta la Campania deve finire nelle mani dell’Impregilo, e la quantità di rifiuti ha presto saturato il sistema. Altrove, al nord, per esempio, lo smaltimento avviene in modo concorrenziale. Esistono tante imprese che, ad esempio, riciclano questo o quel rifiuto: nel momento in cui un’impresa non riesce a riciclare, ad esempio, tutta la plastica, o si ingrandisce, oppure si fa spazio per un altro imprenditore che la tratterà. In Campania questo non può succedere, perché è tutto nelle mani della Impregilo. Un’impresa campana che lavora plastica da riciclare non può raccogliere tutta la plastica che oggi vediamo nelle strade, ed è costretta, assurdamente, a comprarla da altre regioni, per continuare a lavorare. E questo esempio è tutt’altro che peregrino: su Wikinotizie abbiamo trattato diverso tempo fa il caso di un’impresa campana che è proprio in queste condizioni. Quindi il problema non è meramente teorico, ma pratico.

In tutto questo disastro interviene poi anche la camorra, che, infiltrata com’è all’interno del sistema politico campano, si comporta come un partito di lotta e di governo: da un lato,gestisce discariche abusive che distruggono l’agricoltura campana, dall’altro fomenta la rivolta e impedisce di raggiungere una soluzione, lucrando in tutti e due gli ambiti (ad esempio, trattando i rifiuti bruciati, che valgono il triplo).

Infine, negli ultimi vent’anni, il governo comunale napoletano, quello regionale e quello italiano, di qualunque colore politico,  si è adoperato, stalinianamente, predisponendo dei piani pluriennali che non hanno mai avuto efficacia perché si erano imposti in modo dirigista, con un governo che assegna ad una “impresa di Stato”, la Impregilo, il monopolio della gestione.

Tutto questo è assurdo: non ci vuole una grande intelligenza per porre rimedio a questa situazione. Si deve convocare un tavolo a dodici (premier, governatore della Campania, presidenti di provincia e sindaci di capoluogo); sciogliere i consigli comunali campani per epurarli dalla camorra; sciogliere i consorzi e cacciare a pedate la Impregilo; liberalizzare la raccolta e creare una gestione diretta dei rifiuti. Può farlo anche questo governo. I supercommissari e i loro piani quinquennali non sono serviti a niente in vent’anni di emergenza e di soldi buttati. Ora l’Unione Europea vuole pure multarci, giustamente, perché abbiamo sprecato soldi loro, che avrebbero potuto impiegare per altre zone depresse che li meritavano più della Campania.

La politica staliniana del piano quinquennale ha dissolto l’Unione Sovietica; una politica simile è stata intrapresa dai governi italiani da Prodi a quell’anticomunista falso liberale di Berlusconi. Tutti loro han fatto come l’Unione Sovietica. Aspettiamo di fare la stessa fine, prima di capire che stiamo sbagliando tutto?

21 Febbraio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , | 1 Commento

Il rifiuto sostenibile

Oggi, durante qualche telegiornale, c’era una signora di Napoli che vaneggiava. Protestava perché nella sua città si sarebbe dovuta aprire una discarica. Il suo commento era stato: “Questi rifiuti devono essere divisi, devono essere smaltiti anche in altre parti”.

Insomma, questa qui vorrebbe che i rifiuti di Napoli, città dove la raccolta differenziata è meno che un miraggio, debbano essere smaltiti un po’ a Napoli e un po’ nel resto d’Italia. A sentire gente del genere, quasi mi auguro che Napoli venga sommersa dai rifiuti e che giunga il colera. Purtroppo mio padre lavora lì, e non posso sperarlo.

Nel corso dello stesso telegiornale si diceva che parte dei rifiuti sarebbero stati consegnati, insieme a un bel pacco di soldi, alla Germania.

La Germania (almeno gran parte) è un Paese virtuoso per quanto riguarda i rifiuti. Hanno capito tutto. La raccolta differenziata viene insegnata ai bambini già in tenerissima età: bambini che a quattro anni sanno che devono mettere la plastica nel sacco giallo. Qui da noi coglioni ben più vecchi i rifiuti li danno alle fiamme e ne sono pure orgogliosi (fino a quando non prendono il cancro e si lamentano, ma vabé…)

In Germania, dicevo, la raccolta avviene in casa: contenitori di colori diversi, posti nei mobili in modo adeguato, sono preposti a raccogliere, con sacchi, la carta, la plastica, il vetro, i vuoti a rendere, i rifiuti organici, la frazione secca, le batterie e via dicendo. Questi sacchi (con alcune eccezioni di cui diremo) vengono poi inseriti negli appositi contenitori colorati per l’azienda comunale che li raccoglierà. Il sistema ha diverse particolarità: se commetti un errore (come buttare del vetro nel sacco della plastica), i netturbini non raccolgono, e devi tenerti l’immondizia in casa fino al turno successivo. Poi, il contenitore della frazione secca è molto più piccolo, poiché quello che si butta costituisce una parte molto piccola del totale. E questo conviene perché, accanto a una quota fissa, parte della tassa sui rifiuti viene calcolata in base alla quantità di frazione secca buttata: quindi, più ricicli, meno butti e meno paghi.

Uno dei capolavori avviene con il vetro: innanzitutto, bisogna distinguere fra vetro da buttare e vuoti a rendere. Il primo viene raccolto e portato a buttare in vicini contenitori speciali, in modo da evitare che qualcuno possa ferirsi. La raccolta avviene per colori (!): le bottiglie verdi hanno un contenitore, quelle marroni un altro e così via.

Il secondo è il vuoto a rendere. Che cosa succede: quando si va al supermercato e si compra (poniamo) il latte, esso è contenuto in bottiglie di vetro (primo risparmio: niente tetrapack, che non può essere facilmente riciclato). Si torna a casa, si beve il latte e si conserva la bottiglia, quindi si va al supermercato. Lì si trovano dei particolari “distributori”: per ogni bottiglia inserita, si ha diritto a uno scontrino, che costituisce una sorta di sconto da presentare alla cassa. Le bottiglie così raccolte vengono accuratamente lavate e riutilizzate per contenere il latte (o altro), che viene rimesso in vendita e così via, si ricomincia. In questo modo, in sostanza, si paga solo il contenuto e non il contenitore, e si risparmia anche sullo smaltimento (in quanto non c’è niente da smaltire).

Da sottolineare che questo in Italia può avvenire solo per iniziativa privata: in Germania ci sono leggi federali che obbligano a fare questo tipo di raccolta, in Italia NO.

E non finisce qui: quando si sostituisce qualcosa (poniamo, un materasso), invece di buttarlo, esso viene raccolto in speciali aree e capannoni, dove rimangono a disposizione di chiunque. Insomma, quel che viene buttato (sedie, reti da materasso, vestiti, eccetera) diviene patrimonio della comunità, e ogni membro può appropriarsene gratuitamente o a prezzi bassissimi. Alla faccia dell’IKEA, insomma.

L’immondizia non riciclata viene poi trattata per ottenere energia.

E la Germania ci guadagna in ogni caso: quando esportiamo immondizia, paghiamo la Germania per ottenere materie prime.

Rendiamoci conto: è come pagare il benzinaio per prendersi la benzina nel nostro serbatoio. Un’assurdità, ma anche la realtà. E poi c’è gente che si lamenta che non ci sono soldi neanche per mangiare. In reatà c’è gente che mangia e si arricchisce con i soldi che noi paghiamo di tasse (come i contributi per l’energia alternativa che finisce in mano ai petrolieri, mentre ci sono aziende pronte a fornire energia solare, cui l’Enel non fornisce l’allaccio - ma questa è un’altra storia…)

Luca ha inserito una nuova recensione con prova di pagamento relativo a Buxa.in.

17 Febbraio 2008 Pubblicato da tooby | Sociale | , , | 3 Commenti