L’Olandese volante

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L’illegalità continua

Oggi il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset, ribadendo che il Ministero delle Comunicazioni ha l’obbligo di procedere alla riassegnazione delle frequenze televisive. Dal 1999, infatti, nessun ministero di nessun colore politico ha provveduto all’assegnazione di tali frequenze, in ottemperanza alla gara che si tenne in quell’anno.

Durante tale gara, Mediaset aveva perso il diritto di trasmettere per quanto riguardava il canale Rete 4. Il governo di Massimo D’Alema, il più berlusconiano del centro[sinistra], non provvide, così come non fece il governo successivo, quello di Giuliano Amato. Nel 2001 Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, ritornò a Palazzo Chigi come Presidente del Consiglio, e ovviamente non provvide ad togliere la frequenza alla propria rete. Anzi, con un decreto e poi con la legge Gasparri, il governo Berlusconi salva Rete 4, rete, ricordiamolo, di Berlusconi stesso. Il governo Prodi che successe a Berlusconi, pur sollecitato,non ottemperò al suo obbligo.

La rete che aveva vinto la frequenza, ovvero Europa 7, ha presentato una marea di ricorsi in Italia e presso l’Unione Europea. Tutte hanno stabilito la stessa cosa: Europa 7 ha il diritto di trasmettere e il governo italiano DEVE riassegnare le frequenze e finalmente ristabilire lo stato di diritto in Italia.

Oggi il Consiglio di Stato ha nuovamente dato ragione a Europa 7. Oggi il Consiglio di Stato ha ribadito che il governo italiano DEVE assegnare le frequenze in base alla gara del 1999.

Purtroppo il governo italiano non sembra avere l’intenzione di farlo: pochi giorni fa, con un colpo di mano, il governo di Silvio Berlusconi, dimostrando di volere mantenere la situazione di conflitto d’interessi, la vergogna italiana per eccellenza, aveva tentato di dribblare tutte le sentenze inserendo una norma nascosta in un decreto milleproroghe (fortunatamente, le opposizioni se ne sono accorte e hanno miracolosamente fatto opposizione).

Grazie a questa meravigliosa opera pubblica e privata di Berlusconi l’Italia deve già pagare 3-400 mila euro al giorno come multa comminata dall’Unione Europea, che il primo gennaio 2009 (quando diventerà definitiva) ammonterà ad una cifra compresa fra 328,5 e 438 milioni di Euro, cifra che in quella data sarà definitiva e perduta per sempre. Ma oggi si aggiunge una nuova notizia: entro dicembre il Consiglio di Stato provvederà a decidere a quanto dovrà ammontare il risarcimento che lo Stato dovrà pagare ad Europa 7 per avere favorito Berlusconi. Europa 7 ha chiesto tre miliardi di euro di danni per i nove anni in cui lo Stato di diritto, in Italia, ha vissuto nell’ombra. Queste due multe le pagheremo noi, con le nostre tasse, con i nostri soldi. Il governo Berlusconi, che dice di voler abbassare le tasse, sarà costretto a chiedere agli italiani di pagare una tassa Berlusconi per pagare tutte le multe che Berlusconi stesso ci ha fatto guadagnare. si parla di miliardi di euro, che potrebbero essere usati per le scuole, la ricerca, le infrastrutture, i rifiuti. E invece dovremo pagarli perché Berlusconi possa guadagnare sulla nostra pelle.

La soluzione? Rete 4 deve smettere di trasmettere illegalmente. Berlusconi sta mettendo le mani nelle nostre tasche in modo molto più subdolo di quanto il PdL dice abbia fatto il precedente governo Prodi. Fin quando quest’essere potrà rimanere in politica, l’Italia non potrà progredire, perché sarà sempre azzoppata dal cancro che Berlusconi rappresenta.

Questa sera monitorerò i telegiornali per vedere quali daranno almeno un minimo risalto alla notizia, aggiornando mano a mano questo articolo.

(UPDATE 18:45) Studio Aperto (Mediaset), edizione delle 18:25: incredibilmente, per Studio Aperto ha ragione Rete 4. Ricordiamo: la sentenza odierna del Consiglio di Stato obbliga il governo a procedere all’assegnazione delle frequenze secondo la gara del 1999, in base alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, e in base a tale gara Rete 4 NON ha diritto di trasmettere. Ricordiamo un’altra cosa: il consiglio di Stato ha RESPINTO un ricorso presentato da Mediaset, com’è possibile che Mediaset canti vittoria? (Mi viene in mente che «Chi controlla il presente, controlla il passato, chi controlla il passato, controlla il futuro»). Pazzesco.

(UPDATE 19:10) TG3 (RAI), edizione delle 19:00: il TG3 dà correttamente la notizia. Il ricorso respinto è stato presentato da Mediaset, e ricorda che il governo deve rispettare quanto ha detto l’Europa a riguardo (e per la quale siamo stati multati). Il Consiglio di Stato ha semplicemente respinto un ricorso di Europa 7 che chiedeva di assegnare le frequenze togliendole a Rete 4, ma lo stesso consiglio di Stato, in sintesi, ha detto che non può farlo, e che invece deve farlo proprio il Governo. Insomma, Studio Aperto (e Mediaset) hanno amorevolmente distorto la notizia a proprio favore.

(UPDATE 20:25) TG1 (RAI), edizione delle 20:00: anche il TG1 dà correttamente la notizia: il Consiglio di Stato afferma che Rete 4 può continuare a trasmettere fino a quando il Governo non riassegnerà le frequenze come stabilito dalla CGCE, ovvero come da gara del 1999, ovvero assegnando una frequenza a Europa 7.

(UPDATE 21:45) TG2 (RAI), edizione delle 20:30: Come il TG1 e il TG3. Peccato per i commenti dei politici, che ovviamente hanno spostato il baricentro della notizia a favore di Mediaset (ribadisco: il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso di Mediaset e uno di Europa 7: con il primo si obbliga il governo a dare seguito alla gara del 1999 riassegnando correttamente le frequenze, in primo luogo assegnandone una a Europa 7 secondo varie sentenze italiane e europee, con il secondo si permette a Rete 4 di continuare a trasmettere fino alla riassegnazione delle frequenze - e non dopo, visto che Rete 4 quella frequenza l’ha persa).

(UPDATE 22:45) TG.com (Mediaset), edizione delle 22:30 (Italia 1): molta enfasi riguardo il ricorso respinto di Europa 7, solo una frase riguardo quello di Mediaset. Anche nel servizio del TG.com Rete 4 appare legalmente abilitata alla trasmissione, ma il servizio dimentica che il Consiglio di Stato ha espressamente fatto riferimento alla sentenza della CGCE che dà ragione a Europa 7.

(UPDATE 12:40 - 1 giugno) Rassegna stampa TG5 (Mediaset), edizione della notte: La decina di giornali presi in esame (Messaggero, Giornale, Secolo XIX, Unità, Manifesto, Mattino e altri) in gran parte non riportavano la notizia. Quelli che la riportavano, però, sono stati decisamente ignorati dal lettore del TG5, anche quando erano in una buona posizione (taglio medio con un titolo bello grosso). Mia teoria: visto che tutti riportavano la notizia correttamente (ovvero che Mediaset usciva sconfitta), il CdR del TG5 ha preferito glissare del tutto.

UPDATE 20:05 - 3 giugno): il Sole 24 Ore ci informa che la mancata assegnazione delle frequenze a Europa 7 (e di conseguenza, il conflitto di interessi in capo a Berlusconi) ci costerà «2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario». Mentre Berlusconi guadagna grazie a Rete 4, gli italiani dovranno pagare ALMENO 2 miliardi di euro. E se Berlusconi non si toglierà una rete, il risarcimento salirà ancora. E non dimentichiamo che dal gennaio 2009 pagheremo 3-400 mila euro al giorno di multa a partire dal 2006 (per un totale di almeno 300 milioni di euro), sempre per permettere a Rete 4 di rimanere abusivamente in onda. Tutto questo è favoloso!

31 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

La fusione fredda sembra funzionare…l’Italia si sveglierà?

Solo due parole per ritornare sulla fusione fredda. Avevo detto undici giorni fa che l’Italia era un Paese all’avanguardia in questo campo, avendo condotto sperimentazioni che avevano dato risultati “impressionanti”, ma che poi, nel labirinto della politica, degli affari, della corsa ai finanziamenti, tutto si era impantanato. Senza dimenticare uno scetticismo di principio di buona parte degli scienziati: forse provano un po’ di vergogna nel vedere che si può ottenere la fusione fredda in un garage. Questioni di orgoglio, insomma, che insieme a tanti altri motivi (oltre che a dei grossolani errori degli scopritori originari) ha fatto affondare la sperimentazione sulla fusione fredda. Fino ad oggi.

Ma ci ritorno oggi, perché poche ore fa a Osaka, davanti a un pubblico qualificato, è stato effettuato un esperimento che ha dimostrato che la fusione fredda è possibile. Non voglio soffermarmi sui dettagli. Tutto quel che mi interessa dire è che l’Italia è un Paese in prima fila in questo campo: l’ENEA deve riprendere quei progetti dalla polvere e continuare la sperimentazione, prima che altri Paesi ci raggiungano e ci superino. Lo ha scritto anche il Sole 24 Ore: «forse l’Italia si accorgerà di avere, di colpo, la seconda scuola scientifica mondiale su una frontiera strategica» (la prima, ovviamente, è in Giappone). Di fronte a tanti sprechi, lasciare questa strada intentata a fronte del passo in avanti fatto ad Osaka sarebbe davvero ridicolo.

AGGIUNTA: Cercando su Google News, l’unica fonte che trovo è il Sole 24 Ore. Temo che la notizia verrà presto sotterrata e dimenticata…

22 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | scienza | , , , , , , , | Nessun Commento

Il “malgiorno” si vede dal mattino

Cadendo dalle nuvole, mi ero ritrovato a sapere che nel famoso pacchetto sicurezza che il Governo voleva varare, c’era la prima legge ad personam del governo Berlusconi IV a favore di (udite udite) Berlusconi (fra gli altri).

Si tratta di una norma che prevede la possibilità di patteggiare per tutti i reati commessi fino al 31 dicembre 2001. La data non è scelta a caso: c’è un processo, ormai in dirittura d’arrivo, che riguarda proprio Berlusconi, e per la quale stanno scadendo i termini di prescrizione. Trattasi del processo Mills, in cui Berlusconi è accusato di appropriazione indebita, frode fiscale, falso in bilancio e corruzione. Rischia sei anni di carcere.

La norma, scritta da Niccolò Ghedini (deputato e, guarda caso, avvocato di Berlusconi), consta di due parti: la prima prevede che i processi per reati di pubblica sicurezza abbiano la priorità, la seconda prevede che questi processi possano essere sospesi per due mesi, al fine di permettere alla difesa di discutere un patteggiamento (anche la prescrizione sarebbe stata sospesa).

Berlusconi voleva avvalersi del patteggiamento? Difficile, significherebbe ammettere la colpevolezza. Facciamo due conti: il decreto sicurezza verrà emanato domani. Trascorsi i quindi giorni di vacatio legis, sarebbe entrato in vigore a inizio giugno. Sospensione di due mesi, si arriva agli inizi di agosto, quando tutti, giudici compresi, vanno in ferie (ma non i termini di prescrizione). La sentenza, che sarebbe dovuta arrivare al massimo a luglio, finirebbe a settembre. Forse. C’è anche la prima parte della norma, che prevede la precedenza per i reati di pubblica sicurezza, e quindi un ulteriore allungamento del procedimento (e nel caso venga aggiunto il reato di immigrazione clandestina, il processo di Berlusconi, che non riguarda la pubblica sicurezza, slitterebbe alle calende greche). Non dimentichiamo poi che c’è una forte probabilità che durante il processo di appello si rischi di finire in prescrizione. Siamo abituati ai magheggi delle leggi ad personam di Berlusconi. Ma Berlusconi vuole evitare anche la condanna in primo grado, perché accuse simili lo metterebbero in imbarazzo sulla scena internazionale. Aspettiamoci, quindi, modifiche parlamentari al decreto legge, che dovrà essere approvato entro sessanta giorni. C’è tutto il tempo, per Belusconi, di salvarsi.

Inoltre, paradossalmente, mentre il governo di Berlusconi batte sul problema sicurezza, sulla certezza della pena e sull’inasprimento delle sanzioni, lo stesso governo inserisce nel decreto sicurezza una scappatoia che, anche supponendo non fosse una legge ad personam, sarebbe comunque potuta essere usata da altri criminali comuni. Che dire, quando si dice la coerenza… per una maggiore sicurezza, offriamo scappatoie ai criminali. Ecco il motto del governo.

Per fortuna, Di Pietro se n’è accorto (Veltroni e compagni probabilmente avevano ricevuto solo l’ombra di quella proposta), vari esponenti della maggioranza hanno storto il naso e l’ennesima legge vergogna è stata scongiurata. Almeno per il momento.

Il malgiorno, quindi, si vede dal mattino.

20 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica | , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Il Sud? Una palla al piede

Come ben saprete, il governo Berlusconi prevede, già da giugno, di abolire l’ICI sulla prima casa. Di ICI abbiamo già parlato, e abbiamo concluso che crea più problemi di quanti ne vorrebbe risolvere, perché il risparmio per i cittadini è irrisorio, visto che si parla di 100 euro in media. Ma le differenze sono notevoli. Non mi dilungherò sul fatto che Tremonti ha già detto una scemenza: se il tesoretto non c’è, i soldi per sostituire l’ICI dove li prende? Oddio, una via c’è: tagliare da qualche altra parte. Che so, i servizi pubblici, i trasporti, la sanità. Con la lotta allo spreco, già avviata dal governo precedente, si può racimolare qualche altra cosa, ma cavolo, non un paio di miliardi. Quindi il tesoretto c’è, ma non vogliono farlo vedere per non dare soddisfazione all’ex coalizione di governo.

Ma c’è un’altra cosa che mi ha decisamente fatto scattare il campanello d’allarme: questo articolo. Secondo l’ANSA, Roma perderà entrate per 352 milioni di euro, Milano 155,4, Torino 94 mln. In termini percentuali, non c’è grande differenza. Il problema nasce quando si legge questo articolo, che riporta alla mente il problema del federalismo fiscale.

Un passo indietro: oggi parte delle tasse raccolte nelle regioni rimane nelle regioni (per esempio, l’ICI). Un’altra parte viene versata allo Stato, al fine di creare un fondo perequativo, in modo da spostare ricchezza dalle regioni più ricche verso quelle più povere: in pratica, le regioni che raccolgono di più doneranno parte della propria ricchezza ad altre regioni, in modo da aiutarsi a vicenda. La Costituzione, d’altra parte, prevede che il fondo perequativo deve servire solo per assicurare un livello di decente efficienza. Anche se c’è ancora poca chiarezza su come debba funzionare.

Con il federalismo fiscale, uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord (ho qui ancora un volantino che mostra i numeri di “quanto ci costa la Campania e la Calabria a noi Lombardi”), gran parte delle tasse raccolte rimarranno nella Regione dove è avvenuta la raccolta. Se consideriamo che in Lombardia viene raccolto un terzo delle tasse, possiamo ben comprendere che il federalismo fiscale significherebbe aumentare il divario Nord-Sud. Questo non significa solo la fine del Sud, che dovrebbe tagliare molti servizi, ma anche che vi saranno sempre più persone che dovranno emigrare da Sud a Nord per sopravvivere, molto più di quanto avvenga adesso. E questo non farà bene neppure alle regioni del Nord. Senza contare che una tale pressione porterebbe ad un aumento della criminalità, e senza dimenticare, quindi, che anche gli immigrati d’oltralpe, i famigerati rumeni ed extracomunitari in generale, di cui la Lega parla spesso, finirebbero per trasferirsi dove c’è ricchezza. Per lavorare onestamente o per mettersi a rubare, ma questo è indifferente.

Per la Lega (e quindi per l’intera coalizione di Berlusconi, che dalla Lega fortemente dipende) il Sud è una palla al piede. Tuttavia non si rende conto che può staccare la palla, ma non la catena, il cui peso non è indifferente. Alla fine, tentare una manovra tanto scellerata avrebbe l’effetto opposto di quello auspicato: più ricchezza, più immigrati, più pressione sociale, più criminalità. E non dico scemenze.

E questo lo dice la Lega stessa, che con le sue manovre populiste non riesce a guardare nel lungo periodo.

Io invece al lungo periodo preferisco non guardare più, o finirò per rinchiudermi nello sgabuzzino.

15 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Economia, Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento

Terrore politico

Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»

Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.

Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.

Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.

Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.

Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.

Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.

Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.

Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?

Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.

Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.

Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

12 Maggio 2008 Pubblicato da tooby | Politica, Sociale | , , , , , , , , , , , , , , | Nessun Commento