La fusione fredda sembra funzionare…l’Italia si sveglierà?
Solo due parole per ritornare sulla fusione fredda. Avevo detto undici giorni fa che l’Italia era un Paese all’avanguardia in questo campo, avendo condotto sperimentazioni che avevano dato risultati “impressionanti”, ma che poi, nel labirinto della politica, degli affari, della corsa ai finanziamenti, tutto si era impantanato. Senza dimenticare uno scetticismo di principio di buona parte degli scienziati: forse provano un po’ di vergogna nel vedere che si può ottenere la fusione fredda in un garage. Questioni di orgoglio, insomma, che insieme a tanti altri motivi (oltre che a dei grossolani errori degli scopritori originari) ha fatto affondare la sperimentazione sulla fusione fredda. Fino ad oggi.
Ma ci ritorno oggi, perché poche ore fa a Osaka, davanti a un pubblico qualificato, è stato effettuato un esperimento che ha dimostrato che la fusione fredda è possibile. Non voglio soffermarmi sui dettagli. Tutto quel che mi interessa dire è che l’Italia è un Paese in prima fila in questo campo: l’ENEA deve riprendere quei progetti dalla polvere e continuare la sperimentazione, prima che altri Paesi ci raggiungano e ci superino. Lo ha scritto anche il Sole 24 Ore: «forse l’Italia si accorgerà di avere, di colpo, la seconda scuola scientifica mondiale su una frontiera strategica» (la prima, ovviamente, è in Giappone). Di fronte a tanti sprechi, lasciare questa strada intentata a fronte del passo in avanti fatto ad Osaka sarebbe davvero ridicolo.
AGGIUNTA: Cercando su Google News, l’unica fonte che trovo è il Sole 24 Ore. Temo che la notizia verrà presto sotterrata e dimenticata…
Il Sud? Una palla al piede
Come ben saprete, il governo Berlusconi prevede, già da giugno, di abolire l’ICI sulla prima casa. Di ICI abbiamo già parlato, e abbiamo concluso che crea più problemi di quanti ne vorrebbe risolvere, perché il risparmio per i cittadini è irrisorio, visto che si parla di 100 euro in media. Ma le differenze sono notevoli. Non mi dilungherò sul fatto che Tremonti ha già detto una scemenza: se il tesoretto non c’è, i soldi per sostituire l’ICI dove li prende? Oddio, una via c’è: tagliare da qualche altra parte. Che so, i servizi pubblici, i trasporti, la sanità. Con la lotta allo spreco, già avviata dal governo precedente, si può racimolare qualche altra cosa, ma cavolo, non un paio di miliardi. Quindi il tesoretto c’è, ma non vogliono farlo vedere per non dare soddisfazione all’ex coalizione di governo.
Ma c’è un’altra cosa che mi ha decisamente fatto scattare il campanello d’allarme: questo articolo. Secondo l’ANSA, Roma perderà entrate per 352 milioni di euro, Milano 155,4, Torino 94 mln. In termini percentuali, non c’è grande differenza. Il problema nasce quando si legge questo articolo, che riporta alla mente il problema del federalismo fiscale.
Un passo indietro: oggi parte delle tasse raccolte nelle regioni rimane nelle regioni (per esempio, l’ICI). Un’altra parte viene versata allo Stato, al fine di creare un fondo perequativo, in modo da spostare ricchezza dalle regioni più ricche verso quelle più povere: in pratica, le regioni che raccolgono di più doneranno parte della propria ricchezza ad altre regioni, in modo da aiutarsi a vicenda. La Costituzione, d’altra parte, prevede che il fondo perequativo deve servire solo per assicurare un livello di decente efficienza. Anche se c’è ancora poca chiarezza su come debba funzionare.
Con il federalismo fiscale, uno dei cavalli di battaglia della Lega Nord (ho qui ancora un volantino che mostra i numeri di “quanto ci costa la Campania e la Calabria a noi Lombardi”), gran parte delle tasse raccolte rimarranno nella Regione dove è avvenuta la raccolta. Se consideriamo che in Lombardia viene raccolto un terzo delle tasse, possiamo ben comprendere che il federalismo fiscale significherebbe aumentare il divario Nord-Sud. Questo non significa solo la fine del Sud, che dovrebbe tagliare molti servizi, ma anche che vi saranno sempre più persone che dovranno emigrare da Sud a Nord per sopravvivere, molto più di quanto avvenga adesso. E questo non farà bene neppure alle regioni del Nord. Senza contare che una tale pressione porterebbe ad un aumento della criminalità, e senza dimenticare, quindi, che anche gli immigrati d’oltralpe, i famigerati rumeni ed extracomunitari in generale, di cui la Lega parla spesso, finirebbero per trasferirsi dove c’è ricchezza. Per lavorare onestamente o per mettersi a rubare, ma questo è indifferente.
Per la Lega (e quindi per l’intera coalizione di Berlusconi, che dalla Lega fortemente dipende) il Sud è una palla al piede. Tuttavia non si rende conto che può staccare la palla, ma non la catena, il cui peso non è indifferente. Alla fine, tentare una manovra tanto scellerata avrebbe l’effetto opposto di quello auspicato: più ricchezza, più immigrati, più pressione sociale, più criminalità. E non dico scemenze.
E questo lo dice la Lega stessa, che con le sue manovre populiste non riesce a guardare nel lungo periodo.
Io invece al lungo periodo preferisco non guardare più, o finirò per rinchiudermi nello sgabuzzino.
Terrore politico
Indro Montanelli ha detto:
«No. Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio»
Sabato sera, Marco Travaglio era a Che tempo che fa di Fabio Fazio. L’avrete sentito. E avrete sentito soprattutto le indignazioni di cui ci hanno bombardato i giornali e i telegiornali. In modo approssimativo, come al solito, e addomesticato. I «Povero Schifani, lo prendono tutti in giro» si sono sprecati in un muro bipartisan di difesa del presidente del Senato.
Chi ha seguito Travaglio sabato sera (e io ero fra questi) sa bene cosa ha detto Travaglio. Chi non l’ha seguito, può vedere questo video.
Andiamo con ordine, e vediamo cosa ha detto Travaglio di Renato Schifani.
Innanzitutto, si è chiesto che cavolo c’entri Schifani con i suoi predecessori. Wikipedia ci presenta un bell’elenco di nomi, e sono tutte persone con curriculum rispettabili, a cominciare da Bonomi per arrivare a Marini, anche se negli ultimi quindici anni i presidenti mi sono sempre apparsi fuori luogo. Travaglio, non a caso, ha parlato di parabola discendente. Di Schifani avevo già parlato qualche giorno fa, e avevo detto, in due parole, che non c’azzeccava un cavolo con il ruolo di seconda carica dello Stato. E ho dato una spiegazione razionale. Guarda caso, non ho parlato di mafia (non perché non lo sapessi, ma perché ho voluto parlare solo della sua attività “istituzionale”). Qualcuno si è scandalizzato per la battuta sulla muffa e il lombrico: ma andiamo, assistiamo a cose ben peggiori a cominciare da politici che si sputano in faccia e mangiano mortadella (probabilmente andata a male, visto che è rimasta fuori dal frigo per molte ore) e stappano champagne. Qua si sta cercando solo un modo per sotterrare Travaglio dietro un falso scandalo.
Poi parla di informazione addomesticata, perché giornali e telegiornali (e televisione) vanno sullo stesso piano, mostrano le stesse informazioni e le stesse notizie. Mancano le notizie? La risposta è no. Io seguo la BBC e scrivo su varie Wikinews: le notizie ci sono eccome, spesso ci sono notizie che riguardano l’Italia, quindi che CI riguardano, ma scompaiono nel nulla nel momento in cui si tratta di accendere la TV o di aprire un giornale. Il caso italiano, infatti, è un’anomalia colossale, cui però ci siamo abituati: su nove televisioni nazionali, spesso se ne prendono solo sei. Tre di queste sono le televisioni Mediaset, di proprietà di Berlusconi, un politico. Le altre tre sono quelle della RAI, che sono governate da un Consiglio di Vigilanza composto da politici, da un Consiglio di amministrazione nominato da politici e da un authority per le telecomunicazioni, i cui vertici sono nominati di comune accordo dai presidenti delle Camere, ovvero altri politici (fra i quali c’è anche Schifani). Dunque sei televisioni, la maggiori a livello nazionale, sono governate da politici. Pensate il contrario? Pensate che siano indipendenti? Non resistereste un minuto all’estero, dove le televisioni sono libere per davvero. Sareste indignati perché, udite udite, c’è troppa libertà. Il lavaggio del vostro cervello è compiuto. E neppure ve ne siete accorti.
Prendiamo alle aggressioni di Roma. Prima del ballottaggio sembrava ci fosse un’aggressione al giorno, per due settimane siamo stati bombardati da notizie del genere, associate alle esternazioni dei politici che parlavano di problema sicurezza. Negli ultimi quindici giorni, neanche più un’aggressione. Non avvengono più? No, semplicemente non servono più, non fanno più notizia. Strano? Sì. Ma non in Italia. Poi rompono le scatole per settimane, a volte per anni, indagando ogni singolo capello dei delitti di Cogne, di Garlasco, di Erba, speciali, controspeciali, indagini, controlli incrociati, roba che Gil Grissom impallidirebbe. Ma quando si tratta di processi e indagini a carico di politici tutto cambia: si dà la notizia, seguono le esternazioni di politici a riguardo. Il giorno dopo è già finita. Se i giornali facessero sempre come coi delitti privati, oggi avremmo un Parlamento pulito e un’Italia decente.
Poi travaglio riflette sul ruolo del giornalista. E torna in campo Schifani: Schifani ha avuto documentate amicizie con persone condannate definitivamente per mafia. Ma nessun giornalista l’ha detto. Magari hanno raccontato vita, morte e miracoli di Schifani, ma hanno taciuto di quei trascorsi. Forse non lo sapevano? Impossibile: dopo neanche mezz’ora la notizia è apparsa su Wikipedia. E c’è rimasta, essendo documentata da fonti.
Poi si è parlato di necessità di contraddittorio. Una stronzata del genere non merita nemmeno di essere commentata: posso solo dire che il contraddittorio deve esserci fra politici chiamati a scegliere fra bianco, nero e grigio, non coi giornalisti, che devono solo dire la verità. Può esserci mai contraddittorio fra verità e falsità?
Ma il vero spettacolo è cominciato il giorno dopo. Tutti, da destra a sinistra, hanno attaccato Travaglio e Fazio. Nessuno invece si è posto un minimo dubbio sulla veridicità del fatto. Lo stesso Schifani ha dribblato la questione, dicendo: «Si tratta di fatti inconsistenti o manipolati che non hanno nemmeno la dignità per generare sospetto». Che cavolo vuol dire ’sta frase? Il sospetto lo generano eccome. Perché non dire «Non ho mai avuto rapporti con quelle persone»? Perché non cercare, almeno, di minacciare una querela per diffamazione? In un mondo civile si fa così se uno dice cose tanto gravi e non sono vere. Il mio sospetto è che in un’eventuale processo, Schifani perderebbe, e allora sarebbe noto a tutti che Schifani ha avuto amicizie con persone condannate per mafia. Magari dovrebbe dimettersi (ma dubito). Troppo pericoloso. Meglio lasciare perdere e frignare come dei mocciosi.
Ok, il PdL si è schierato compatto con Schifani, ed è ovvio. Ma perché anche il PD? Ovvio. Anche il PD non è lindo e profumato, e qualcosa da nascondere ce l’ha. Mio padre, da sempre a sinistra, mi ha detto due cose molto significative negli ultimi mesi. La prima è: «Sono trent’anni che sappiamo di questi scandali, di quanto guadagnano i politici e di quanti processi hanno subito. Ma dopo un po’ si ci fa l’abitudine». La seconda era una risposta alla mia domanda su «Perché il PD non caccia quelle persone che sono state condannate per corruzione, tangenti e compagnia bella?». La sua risposta fu spiazzante: «Perché sono quelli che fanno vincere le elezioni». A questo punto, mi pare ovvio che il PD difenda subito Schifani: qualcuno potrebbe aprire gli armadi del PD e trovare tanti scheletri. Travaglio potrebbe tornare in tv e dire cose vere, ma che sarebbe meglio non far sapere, su un D’Alema, un Fassino e compagnia cantante. Una mano lava l’altra, e il PD e il PdL lavano la faccia. Lo stesso Travaglio, d’altro canto, sempre a Che tempo che fa, aveva esplicitamente detto che per fare carriera in politica devi essere ricattabile, devi avere degli scheletri nell’armadio. E gli scheletri ci sono, molti sono documentati, ma in tv non ci passano.
Travaglio si documenta, cerca delle fonti, indaga, come dovrebbe fare un giornalista vero: è per questo che fa terrore ai politici: è il terrore per la verità.

